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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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E poi; con un profondo sospiro, cedette. «La Gru Dorata sventola per Tarmon Gai’don» disse Lan piano. «Che ogni uomo o donna che desidera seguirla si unisca e combatta.»

Chiuse gli occhi mentre il grido si diffondeva. Presto divenne un’acclamazione. E poi un boato.

43

Del tè

«E questi Asha’man affermano di essere liberi dalla corruzione?» chiese Galad mentre lui e Perrin Aybara si facevano strada fra i residui della battaglia.

«Proprio così» disse Perrin. «E sono propenso a fidarmi di loro. Perché mentirebbero?»

Galad sollevò un sopracciglio. «Pazzia?»

Perrin annuì a quella risposta. Questo Perrin Aybara era un uomo interessante. Altri spesso reagivano con rabbia quando Galad diceva quello che pensava, ma stava arrivando a rendersi conto che non aveva bisogno di trattenersi con Perrin. Quest’uomo reagiva bene alla sincerità. Se era un Amico delle Tenebre o Progenie dell’Ombra, era davvero di uno strano tipo.

L’orizzonte stava cominciando a rischiararsi. Luce, la notte era già passata? Il terreno era cosparso di corpi, molti dei quali Trolloc. Il fetore era di carne e pelliccia bruciate, nauseante nel mischiarsi con quello di sangue e fango. Galad si sentiva esausto.

Aveva permesso a una Aes Sedai di Guarirlo. «Una volta impegnate le tue riserve, non ha senso tenere indietro i tuoi esploratori» piaceva dire a Gareth Bryne. Se aveva intenzione di lasciare che le Aes Sedai salvassero i suoi uomini, tanto valeva che accettasse la loro Guarigione. Una volta, accettare la Guarigione delle Aes Sedai non lo aveva infastidito così tanto.

«Forse» disse Perrin. «Forse gli Asha’man sono pazzi e la corruzione non è stata ripulita. Ma mi hanno servito bene e suppongo che si siano guadagnati il diritto che ci si fidi di loro finché non mi dimostreranno altrimenti. Tu e i tuoi uomini potete dire di dovere le vostre vite a Grady e Neald.»

«E hanno i miei ringraziamenti» disse Galad, passando sopra il corpo massiccio di un Trolloc col muso da orso. «Anche se pochi dei miei uomini esprimeranno quel sentimento. Non sono certo di cosa pensare del tuo intervento qui, Aybara.»

«Credi ancora che li abbia messi qui io in qualche modo?»

«Forse» disse Galad. «O sei un Amico delle Tenebre dall’astuzia sopraffina, oppure hai fatto davvero quello che hai detto: sei venuto a salvare i miei uomini nonostante il trattamento che ti abbiamo riservato. In quel caso, sei un uomo d’onore. Lasciarci morire avrebbe reso la tua vita molto più semplice, credo.»

«No» disse Perrin. «Tutte le spade saranno necessarie all’Ultima Battaglia. Tutte quante.»

Galad grugnì, inginocchiandosi accanto a un soldato con un mantello rosso e rigirandolo. Non era un mantello rosso: era un mantello bianco intriso di sangue. Ranun Sinah non avrebbe visto l’Ultima Battaglia. Galad chiuse gli occhi del giovane, mormorando una preghiera alla Luce in suo nome.

«Allora cosa farete adesso tu e i tuoi?» chiese Perrin.

«Proseguiremo» disse Galad alzandosi in piedi. «A nord, verso i miei possedimenti nell’Andor, per prepararci.»

«Potreste...» Perrin si interruppe. Poi si voltò, correndo per il campo di battaglia.

Galad si precipitò dietro di lui. Perrin raggiunse un cumulo di Trolloc, poi iniziò a spingere da parte i corpi. Galad udì un suono molto debole. Un gemito. Aiutò a spostare una bestia dalla testa di falco, i suoi occhi troppo umani che lo fissavano senza vita.

Sotto di essa, un giovane uomo alzò lo sguardo verso di loro, sbattendo le palpebre. Era Jerum Nus, uno dei Figli.

«Oh, Luce» gracidò il giovane. «Fa male. Pensavo di essere morto. Morto...»

Il suo fianco era squarciato. Perrin si inginocchiò in tutta fretta, sollevando la testa del ragazzo, dandogli un sorso d’acqua mentre Galad prendeva una benda dalla borsa che portava e la usava per fasciare la ferita. Il taglio era brutto. Lo sfortunato giovane sarebbe morto di sicuro. Lui... No, si rese conto Galad. Abbiamo le Aes Sedai.

Era difficile abituarsi a pensare a quel modo.

Jerum stava piangendo di gioia, aggrappandosi al braccio di Perrin. Il ragazzo pareva delirante. Non sembrava importargli un bel nulla di quegli occhi dorati.

«Bevi, figliolo» disse Perrin, la sua voce tranquillizzante. «È tutto a posto. Ti abbiamo trovato. Starai bene.»

«Mi è sembrato di urlare per ore» disse il giovane. «Ma ero così debole, ed erano in cima a me. Come... come mi hai trovato?»

«Ho buone orecchie» disse Perrin. Fece un cenno a Galad e assieme sollevarono il giovane, Perrin sotto le braccia, Galad prendendo le gambe. Lo trasportarono con cautela per il campo di battaglia. Il giovane continuò a borbottare, perdendo progressivamente conoscenza.

Al lato del campo di battaglia, le Aes Sedai e le Sapienti aiel stavano Guarendo i feriti. Mentre Galad e Perrin arrivavano, una Sapiente dai capelli chiari — una donna che non sembrava più vecchia di Galad nemmeno di un giorno, ma che parlava con l’autorità di un’attempata matrona — si precipitò da loro. Iniziò a rimproverarli per aver mosso il ragazzo mentre protendeva la mano per toccargli la testa.

«Dai tu il permesso, Galad Damodred?» chiese lei. «Questo non è in grado di parlare per sé stesso.»

Galad aveva insistito che a ciascuno dei Figli fosse data la scelta di rifiutare la Guarigione, a prescindere dalla natura della loro ferita. Alle Aes Sedai e Sapienti non era piaciuto, ma Perrin aveva ripetuto l’ordine. Parevano dargli ascolto. Strano. Raramente Galad aveva incontrato delle Aes Sedai che dessero ascolto agli ordini o anche solo alle opinioni di un uomo.

«Sì» disse Galad. «Guariscilo.»

La Sapiente si dedicò al suo lavoro. Parecchi Figli avevano rifiutato la Guarigione, anche se alcuni avevano cambiato idea dopo che Galad stesso l’aveva accettata. Il respiro del giovane divenne più regolare e la sua ferita si richiuse. La Sapiente non lo Guarì completamente, solo quanto bastava perché sopravvivesse alla giornata. Quando aprì gli occhi, pareva esausta, perfino più stanca di quanto si sentiva Galad.

Gli incanalatori avevano combattuto tutta la notte e poi erano passati alle Guarigioni. Galad e Perrin tornarono sul campo. Non erano gli unici in cerca di feriti, naturalmente. Perrin stesso sarebbe potuto tornare all’accampamento per riposarsi. Ma non l’aveva fatto.

«Posso offrirti un’alternativa» disse Perrin mentre camminavano. «Invece di stare qua, a Ghealdan, a settimane dalla tua destinazione, potrei farti arrivare nell’Andor stanotte.»

«I miei uomini non si fiderebbero di questo Viaggiare.»

«Andrebbero se tu glielo ordinassi» disse Perrin. «Hai detto che combatterai a fianco delle Aes Sedai. Bene, non vedo nulla di diverso tra questo e quello. Vieni con me.»

«Ci lasceresti unirci a te, allora?»

Perrin annuì. «Avrei bisogno di un giuramento da parte tua, però.»

«Che tipo di giuramento?»

«Sarò franco con te, Galad. Non penso che ci rimanga molto tempo. Poche settimane, forse. Be’, immagino che avremo bisogno di voi, ma a Rand non piacerà l’idea di Manti Bianchi fra i ranghi di battaglia senza alcuna supervisione. Perciò voglio che tu giuri che accetterai me come tuo comandante finché la battaglia non sarà finita.»

Galad esitò. L’alba si stava avvicinando ora; in effetti, poteva essere arrivata, dietro quelle nuvole. «Ti rendi conto di quanto è audace la tua proposta? Il lord Capitano Comandante dei Figli della Luce che obbedisce agli ordini di qualunque uomo sarebbe un avvenimento eccezionale. Ma per te, un uomo che ho da poco giudicato un assassino? Un uomo che molti dei Figli sono convinti sia un Amico delle Tenebre?»

Perrin si voltò verso di lui. «Tu vieni con me ora e io vi porterò all’Ultima Battaglia. Senza di me, chi sa cosa accadrà?»

«Hai detto tu che ogni spada era necessaria» replicò Galad. «Ci lasceresti indietro?»

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