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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Erano tutti alleati, gli uomini delle Marche di Confine. Ma questo non impediva agli Arafelliani di volere una buona fortezza che bloccasse la strada fino a Shol Arbela. Accampato di fronte a quella fortezza c’era un assembramento di migliaia di persone, assiepate in piccoli capannelli. La bandiera di Malkier — la Gru Dorata — sventolava sopra alcuni dei gruppi. Altri esponevano gli stendardi di Kandor o dell’Arafel.

«Chi di voi ha infranto il suo giuramento?» chiese Lan, lanciando un’occhiata dietro di sé verso il convoglio.

Gli uomini lì scossero il capo.

«Nessuno ha avuto bisogno di infrangere il suo giuramento» disse Andere. «Cos’altro avresti fatto? Avresti tagliato per le Terre Spezzate? Per le Colline Senza Cima? Era o qui o da nessuna parte. Loro lo sanno. E perciò ti aspettano.»

Lan bofonchiò. Probabilmente era vero. «Siamo un convoglio» disse ad alta voce. «Ricordate, se qualcuno lo chiede, che potete ammettere che siamo Malkierani. Potete dire che aspettate il vostro re. Quella è la verità. Non potete menzionare di averlo trovato.»

Gli altri parvero turbati, ma non mossero obiezioni. Lan fece strada giù per il pendio, con la loro carovana di venti carri, cavalli da guerra e attendenti che lo seguivano.

Questo era ciò che aveva sempre temuto succedesse. Riconquistare Malkier era impossibile. Sarebbero morti, per quanto fosse numerosa la loro armata. Un assalto? Sulla Macchia? Ridicolo.

Non poteva chiedere questo a loro. Non avrebbe potuto permetterglielo. Mentre continuava giù lungo la strada, divenne più risoluto. Quegli uomini coraggiosi, che sventolavano quelle bandiere... si sarebbero dovuti unire alle forze shienaresi e combattere in una battaglia che significava qualcosa. Lui non avrebbe preso le loro vite.

La morte è più leggera di una piuma... Rakim gliel’aveva ricordato diverse volte durante la loro cavalcata. Aveva seguito Lan decenni prima, durante la Guerra Aiel. Il dovere è più pesante di una montagna.

Lan non stava fuggendo dal dovere. Stava correndo verso di esso. Tuttavia la vista di quei campi gli mosse il cuore mentre raggiungeva il fondo del pendio, poi cavalcava avanti. Gli uomini in attesa indossavano semplice abbigliamento da guerriero, l’hadori al suo posto, le donne segnate con un ki’sain sulla fronte. Alcuni degli uomini indossavano giacche con la Gru Dorata sulle spalle, il simbolo della guardia reale di Malkier. Le avrebbero indossate solo se i loro padri o nonni avevano servito in quel corpo.

Era una vista che avrebbe fatto piangere Bukama. Lui aveva pensato che i Malkierani fossero scomparsi come popolo, sparpagliati, ridotti in frantumi, assorbiti da altre nazioni. Eppure eccoli qui, radunati a un semplice sussurro di una chiamata alle armi. Molti erano più vecchi: Lan era stato solo un bambino quando il suo regno era caduto, e coloro che ricordavano quel giorno come uomini ora sarebbero stati nella loro settima o ottava decade. Avevano capelli grigi, ma erano ancora guerrieri, e avevano portato i loro figli e nipoti.

«Tai’shar Malkier!» gridò un uomo mentre il gruppo di Lan passava. Quell’urlo si levò una dozzina, due dozzine di volte mentre vedevano il suo hadori. Nessuno parve riconoscerlo per chi era davvero. Presumevano che fosse venuto per la loro stessa ragione.

L’Ultima Battaglia sta arrivando, pensò Lan. Devo negare loro il diritto di combattere al mio fianco?

Sì, doveva. Meglio passare inosservato e non riconosciuto. Tenne gli occhi in avanti, la mano sulla spada, la bocca chiusa. Ma ciascun urlo di Tai’shar Malkier gli metteva voglia di sedersi più dritto. Ciascuno sembrava rafforzarlo, spingendolo avanti.

I cancelli tra le due rocche erano aperti, anche se i soldati controllavano ogni uomo che passava di qua. Lan arrestò Mandarb e la sua gente si fermò dietro di lui. Gli Arafelliani potevano avere ordini di cercarlo? Quale altra scelta aveva tranne andare avanti? Girare al largo avrebbe richiesto settimane. Il suo convoglio attese il proprio turno, poi si avvicinò al posto di guardia.

«Scopo?» domandò l’Arafelliano in uniforme, i capelli acconciati in treccine.

«Viaggiare a Fai Moran» disse Lan. «Per via dell’Ultima Battaglia.»

«Non avete intenzione di aspettare qui come gli altri?» disse la guardia, agitando una mano guantata di maglia verso i Malkierani radunati lì. «Di aspettare il vostro re?»

«Io non ho re» disse Lan piano.

Il soldato annuì lentamente, sfregandosi il mento. Poi fece cenno ad alcuni soldati di ispezionare il contenuto dei carri. «Ci sarà un dazio su quello.»

«Ho intenzione di dare tutto quanto agli Shienaresi per combattere nell’Ultima Battaglia» disse Lan. «Non chiederò alcun prezzo.»

La guardia sollevò un sopracciglio.

«Hai il mio giuramento su questo» disse Lan piano, incontrando gli occhi dell’uomo.

«Niente dazio, allora. Tai’shar Malkier, amico.»

«Tai’shar Arafel.» Lan spronò avanti il suo cavallo. Odiava passare attraverso l’Argentomuro; gli dava la sensazione che mille arcieri stessero mirando su di lui. I Trolloc non sarebbero passati facilmente da qui, se gli Arafelliani fossero stati costretti ad arretrare così tanto. C’erano state delle volte in cui era accaduto, e avevano retto qui ogni volta, come nei giorni di Yakobin l’impavido.

Lan trattenne praticamente il fiato per tutto il tragitto. Fu lieto di raggiungere l’altra parte e spronò Mandarb sulla strada a nordest.

«Al’Lan Mandragoran?» gridò una voce distante.

Lan si immobilizzò. Quella voce era venuta da sopra. Si voltò, guardando verso la fortezza di sinistra. Da una finestra faceva capolino una testa.

«Sia lodata la Luce, sei davvero tu!» chiamò la voce. La testa tornò dentro.

Lan provò l’impulso di schizzare via. Ma se l’avesse fatto, di sicuro questa persona avrebbe chiamato gli altri. Attese. La figura giunse correndo fuori da una delle porte della fortezza.

Lan lo riconobbe: un ragazzo ancora non diventato uomo vestito di rosso, con un elegante mantello blu. Kaisel Noramaga, nipote della regina di Kandor.

«Lord Mandragoran» disse il giovane, trotterellando verso di lui. «Sei venuto! Quando ho sentito che la Gru Dorata era stata innalzata...»

«Io non l’ho innalzata, principe Kaisel. Il mio piano era di cavalcare da solo.»

«Ma certo. Mi piacerebbe cavalcare da solo con te. Posso?»

«Non è una scelta saggia, altezza» disse Lan. «Tua nonna è nel Sud; ritengo che sia tuo padre a governare a Kandor. Dovresti essere con lui. Cosa stai facendo qui?»

«Mi ha invitato il principe Kendral» disse Kaisel. «E mio padre mi ha ordinato di venire. Progettiamo entrambi di cavalcare con te!»

«Anche Kendral?» chiese Lan sconcertato. Il nipote del re di Arafel? «Il vostro posto è con la vostra gente.»

«I nostri antenati hanno pronunciato un giuramento» disse il giovane. «Un giuramento per proteggere. Quel giuramento è più forte del sangue, lord Mandragoran. È più forte della volontà o della scelta. Tua moglie ci ha detto di aspettarti qui; ha detto che avresti tentato di passare senza salutarci.»

«Come mi hai notato?» chiese Lan, trattenendo la sua rabbia.

«Il cavallo» disse Kaisel, annuendo verso Mandarb. «Lei ha detto che avresti potuto travestirti. Ma non avresti mai lasciato il cavallo.»

Dannazione a quella donna, pensò Lan mentre sentiva un urlo che risuonava per la fortezza. Nynaeve era stata più scaltra di lui.

Maledizione a Nynaeve. E che sia anche benedetta.

Cercò di inviarle un senso di amore e frustrazione attraverso il legame.

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