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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Alliandre sorseggiò il suo tè. «A te il matrimonio non sembra nulla più di un calcolo, allora? I vantaggi ottenuti?»

«C’è anche la gioia della caccia, l’eccitazione del gioco.»

«E l’amore?»

«L’amore è per quelli che non governano» disse Berelain. «Una donna vale molto di più della sua capacità di effettuare un’unione, ma io devo prendermi cura di Mayene. Se andiamo all’Ultima Battaglia senza che io mi sia assicurata un marito, questo mette in pericolo la successione. E quando Mayene ha una crisi di successione, Tear è fin troppo lesta a farsi avanti. Il romanticismo è una distrazione che non posso permettermi...»

Tutt’a un tratto si interruppe, la sua espressione che cambiava. Cosa stava succedendo? Alliandre si voltò di lato, accigliandosi finché non vide la causa.

Galad Damodred era entrato nella radura.

Aveva sangue sulla sua uniforme bianca e sembrava esausto. Eppure stava eretto, a schiena dritta, e il suo volto era pulito. Sembrava quasi troppo bello per essere umano, con quel viso perfettamente mascolino e aggraziato, la sua figura snella. E quegli occhi! Come pozze scure e profonde. Sembrava praticamente risplendere!

«Io... Cosa stavo dicendo?» chiese Berelain, gli occhi fissi su Damodred.

«Che non c’è posto per il romanticismo nella vita di un governante?»

«Sì» disse Berelain, suonando distratta. «Non è per nulla ragionevole.»

«Niente affatto.»

«Io...» iniziò Berelain, ma Damodred si girò verso di loro. Lei si interruppe quando i loro occhi si incontrarono.

Alliandre represse un sorriso mentre Damodred attraversava la radura. Eseguì un’altra serie perfetta di inchini, uno per ciascuna di loro, anche se parve notare a malapena Alliandre.

«Mia... lady Prima» disse. «Lord Aybara dice che, quando si è accostato all’inizio a questa battaglia, tu l’hai implorato a mio favore.»

«Scioccamente» disse Berelain. «Temevo che avrebbe attaccato te.»

«Se temere questo rende qualcuno sciocco,» disse Damodred «allora siamo entrambi degli sciocchi. Ero certo che i miei uomini sarebbero caduti a causa di Aybara.»

Lei gli sorrise. Pareva essersi dimenticata così in fretta di tutto quello che aveva detto prima.

«Gradiresti del tè?» disse Damodred, parlando un po’ inaspettatamente nell’allungare una mano verso le tazze, posate su un panno lontano dal fuoco.

«Ne sto bevendo un po’» osservò lei.

«Un altro poco, allora?» chiese lui, affrettandosi a inginocchiarsi e a versarne una tazza.

«Ehm.»

Lui si alzò in piedi, reggendo la tazza, per poi vedere che lei ne aveva già una tra le mani.

«Ci sono ancora bende da tagliare» disse Berelain. «Forse potresti aiutare.»

«Forse» disse lui. Porse la tazza che aveva versato ad Alliandre. Berelain — con gli occhi ancora fissi nei suoi — le porse anche la propria, all’apparenza inconsapevole di quello che stava facendo.

Alliandre sorrise profondamente — ora reggendo tre tazze — mentre i due si dirigevano alla pila di stoffa da tagliare. Poteva uscire qualcosa di buono da tutto questo. Come minimo, avrebbe fatto allontanare quei dannati Manti Bianchi dal suo regno. Tornò verso Faile e Perrin. Mentre lo faceva, fece scivolare via la camicia di seta blu dalla pila che aveva messo da parte da tagliare.

Sarebbe diventata davvero un’ottima fusciacca.

44

Una richiesta ambigua

Morgase uscì dalla sua tenda sul fianco della collina e guardò L’Andor. Sotto si trovava Whitebridge, benedettamente familiare, anche se poteva vedere che era cresciuta. Le fattorie erano in disarmo, le ultime scorte dell’inverno si stavano guastando, così molta gente si dirigeva nelle città.

Il paesaggio sarebbe dovuto essere verde. Invece perfino l’erba ingiallita stava morendo, lasciando cicatrici di marrone. Non sarebbe passato molto prima che l’intera terra fosse come il Deserto. Lei agognava fare qualcosa. Questa era la sua nazione. O lo era stata un tempo.

Lasciò la sua tenda, andando in cerca di mastro Gill. Sulla strada, passò davanti a Faile, che stava parlando di nuovo con il furiere. Morgase annuì, mostrando deferenza. Faile annuì a sua volta. C’era una crepa tra loro due ora. Morgase desiderava potesse essere altrimenti. Lei e le altre avevano condiviso un frammento delle loro vite quando la speranza era stata più debole della fiamma di una candela. Era stata Faile che aveva incoraggiato Morgase a usare l’Unico Potere — strizzando ogni goccia della sua patetica abilità — per segnalare aiuto quando erano state intrappolate.

Il campo era già ben organizzato e, cosa sorprendente, i Manti Bianchi si erano uniti a loro, ma Perrin non aveva ancora deciso cosa fare. O almeno, se l’aveva deciso, non aveva condiviso tale decisione con Morgase.

Si diresse alle linee dei carri, passando davanti a maniscalchi e stallieri che cercavano pascoli migliori, gente che discuteva del deposito delle provviste, soldati che di malavoglia scavavano trincee per i rifiuti. Tutti avevano il loro posto tranne Morgase. I servi si allontanavano con un mezzo inchino, incerti su come trattarla. Lei non era una regina, ma non era nemmeno una semplice nobildonna come altre. Di sicuro non era più una serva.

Anche se il suo tempo con Galad le aveva ricordato cosa volesse dire essere una regina, era grata per quello che aveva imparato come Maighdin. Non era stato così male come aveva temuto; c’erano stati vantaggi nell’essere la cameriera di una signora. Il cameratismo con gli altri servitori, la libertà dai fardelli del comando, il tempo passato con Tallanvor...

Quella vita non era la sua. Era tempo di smettere di fingere.

Alla fine trovò Basel Gill che caricava il carro, con Lini a supervisionare, Lamgwin e Breane che aiutavano. Faile aveva esonerato Breane e Lamgwin dal suo servizio in modo che potessero servire invece Morgase. Morgase non aveva detto nulla sul fatto che Faile le avesse così gentilmente concesso di nuovo i suoi servitori.

Tallanvor non era lì. Be’, non poteva più struggersi per lui come una ragazzina. Doveva tornare a Caemlyn e aiutare Elayne.

«Maes...» disse Gill con un inchino. Esitò. «Voglio dire, mia signora. Perdonami.»

«Lascia stare, mastro Gill. Io stessa ho problemi a ricordarlo.»

«Sei sicura di voler procedere con questo?» Lini incrociò le braccia sottili.

«Sì» disse Morgase. «È nostro dovere tornare a Caemlyn e offrire a Elayne l’assistenza che possiamo.»

«Se lo dici tu» replicò Lini. «Io penso che chiunque permetta che ci siano due galli nello stesso granaio si meriti il putiferio che fanno.»

Morgase sollevò un sopracciglio. «Annotato. Ma penso che scoprirai che sono piuttosto capace di aiutare senza usurpare l’autorità a Elayne.»

Lini scrollò le spalle.

La donna non aveva tutti i torti: Morgase doveva essere cauta. Restare nella capitale troppo a lungo poteva gettare un’ombra su Elayne. Ma se c’era una cosa che aveva appreso dai suoi mesi come Maighdin era che le persone avevano bisogno di fare qualcosa di produttivo, perfino se si trattava di qualcosa di così semplice come imparare a servire il tè. Morgase aveva capacità di cui Elayne poteva avvalersi per i tempi pericolosi ormai prossimi. Se lei avesse iniziato a mettere in ombra sua figlia, però, se ne sarebbe andata da Caemlyn per ritirarsi nei suoi possedimenti a ovest.

Gli altri lavorarono rapidamente per caricare e Morgase dovette incrociare le braccia per trattenersi dall’aiutarli. C’era un certo appagamento nel fare qualcosa da sé. Mentre aspettava, notò qualcuno giungere a cavallo su per il sentiero da Whitebridge. Tallanvor. Cos’era andato a fare in città? Lui la vide e si avvicinò, poi si inchinò, la sua faccia magra e squadrata un modello di deferenza. «Mia signora.»

«Hai fatto visita alla città? Hai avuto il permesso di lord Aybara?» Perrin non aveva voluto che un’improvvisa piena di soldati e profughi si riversasse nella città, causando guai.

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