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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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Un uomo, un tipo alto con una giubba rossa stracciata che era appartenuta a qualcun altro, con il ricamo verde e oro, corse davanti agli altri sulle lunghe gambe, agitando un’ascia sopra la testa. La freccia di Birgitte lo trafisse in un occhio. Questi cadde in un mucchio convulso e venne travolto dagli altri, tutti con i volti contorti tra le urla silenti. Nulla li avrebbe fermati. Con un gemito quasi di oltraggio, in parte di puro terrore, Nynaeve estrasse il pugnale e allo stesso tempo si preparò per incanalare.

Come un’ondata che travolgeva dei massi, la carica si diffuse sull’acciaio dello Shienar. Gli uomini con il codino, non meno stracciati di quelli contro cui combattevano, usavano gli spadoni a due mani metodicamente, artigiani all’opera, e il macello non superava la loro linea. Gli uomini cadevano gridando in nome del Profeta, ma altri li calpestavano e oltrepassavano. Juilin, quello sciocco, si trovava in quella fila, il cappello a cono dalla punta piatta in bilico sulla testa scura, il bastone sottile velocissimo mentre parava gli affondi, rompeva braccia e teste. Thom lavorava dietro la linea, zoppicando visibilmente mentre scattava da un punto all’altro per affrontare i pochi che riuscivano a passare, solo un pugnale per mano, eppure anche gli spadaccini morivano per quelle coltellate. Il volto rugoso del menestrello era cupo, ma quando un grosso tipo con la veste da fabbro ebbe quasi raggiunto Elayne con il forcone, Thom ringhiò in modo feroce, come l’intera folla di attaccanti, e quasi staccò la testa dell’uomo mentre gli squarciava la gola. In tutto questo Birgitte cambiava posizione con calma, ogni freccia centrava un occhio. Mentre loro mantenevano impegnata la folla, Galad la fendette. Affrontava la carica come se attendesse il prossimo ballo, con le braccia conserte e per nulla preoccupato, nemmeno si prendeva il disturbo di estrarre la spada prima che gli aggressori gli fossero quasi addosso. Allora danzava, tutta la sua grazia era convertita in un istante di fluida morte. Non rimaneva fermo davanti a loro, si scavava un percorso nei cuori, una fascia chiara mentre la grande spada affondava. A volte cinque o sei uomini lo circondavano, con spade, asce e zampe di tavoli da usare come randelli, ma solo per il breve momento che serviva loro a morire. Alla fine tutta la loro rabbia e quella sete di sangue non furono sufficienti per sopraffarlo. Fu da lui che fuggì il primo uomo scagliando lontano l’arma, e quando il resto lo imitò si divisero al suo fianco. Mentre svanivano nella direzione dalla quale erano giunti, Galad rimase a venti passi da chiunque altro, solo fra i corpi e i gemiti dei moribondi.

Nynaeve fu scossa dai brividi quando l’uomo si chinò per pulire la lama sulla giubba di uno dei cadaveri. Era aggraziato anche in quello. Era bellissimo, pure in quel momento. Nynaeve pensò che avrebbe vomitato.

Non aveva idea di quanto fosse durato il tutto. Alcuni Shienaresi erano appoggiati alle spade e ansimavano. Guardavano Galad con grande rispetto. Thom era chino in avanti con una mano su un ginocchio, cercando di allontanare Elayne con l’altra mentre le spiegava che stava solo riprendendo fiato. Minuti, un’ora, era lo stesso.

Per una volta, guardando gli uomini feriti a terra da tutte le parti, quelli che strisciavano via, non avvertiva il desiderio di guarire, non sentiva alcuna pietà. Non lontano vi era un forcone, rimasto dove qualcuno lo aveva lanciato, la testa decapitata di un uomo era infilata in una delle punte, quella di una donna su un’altra. Era solo nauseata e grata che non si trattasse della sua. Provava quello e il freddo.

«Grazie» disse ad alta voce, a nessuno in particolare e a tutti. «Grazie molte.» Le parole erano leggermente stridenti, non le piaceva confessare qualcosa che non era stata in grado di fare da sola, ma quegli uomini erano stati assai ferventi. A quel punto Birgitte annuì in assenso e Nynaeve dovette combattere con se stessa. Ma la donna aveva fatto molto come tutti gli altri. Più di quanto avesse fatto lei. Nynaeve ripose nuovamente il pugnale da cintura nella custodia. «Sai... tirare bene.»

Con un sorriso, come se si rendesse esattamente conto di quanto era stato difficile scegliere quelle parole, Birgitte incominciò a recuperare le frecce. Nynaeve rabbrividì e cercò di non guardare.

Molti Shienaresi erano feriti, anche Thom e Juilin sanguinavano in diversi punti; miracolosamente Galad non aveva segni, o forse non così miracolosamente, se solo ricordava come aveva maneggiato la spada, ma, uomini fino in fondo, ognuno insisteva che le proprie ferite non erano serie. Anche Uno sosteneva che dovevano continuare a muoversi, con un braccio che pendeva e un taglio sul viso la cui cicatrice sarebbe stata la gemella della prima se non l’avessero guarita immediatamente.

Per la verità Nynaeve non era riluttante ad andare via, anche se continuava a ripetersi che doveva curare le ferite. Elayne mise un braccio attorno a Thom per sostenerlo e questi rispose rifiutando di appoggiarsi a lei e incominciando a recitare un canto aulico così fiorito che era difficile riconoscere la storia di Kirulan, la bellissima regina soldato durante le Guerre Trolloc.

«Aveva il carattere di un cinghiale preso fra le spine quando era al meglio» disse piano Birgitte a nessuno in particolare. «Niente affatto come qualcuna qui vicino.»

Nynaeve digrignò i denti. Che non si azzardasse più a complimentarsi con la donna, non importa cosa facesse. Le venne in mente che qualsiasi uomo nei Fiumi Gemelli avrebbe tirato bene a quella distanza. Anche un ragazzino.

Furono seguiti da boati, ruggiti distanti che provenivano dalle strade, e spesso aveva la sensazione di occhi che osservavano da una delle finestre. Ma doveva essersi sparsa la voce, o forse avevano visto cosa era accaduto, perché non videro nessuno finché improvvisamente due dozzine di Manti Bianchi si fecero avanti nella strada davanti a loro, parte con le frecce incoccate, il resto con le lame snudate. Le lame degli Shienaresi si sollevarono all’istante.

Ci furono delle parole scambiate velocemente fra Galad e un uomo brizzolato con un elmetto a cono che riferì agli altri, anche se questi guardò dubbioso gli Shienaresi, Thom e Juilin e anche Birgitte. Fu sufficiente a far infuriare Nynaeve. Andava bene che Elayne si mettesse a camminare a mento alto, ignorando i Manti Bianchi come se fossero dei servi, ma a Nynaeve non piaceva essere data per scontata.

Il fiume non era lontano. Oltre alcune case di pietra e magazzini dai tetti scoscesi di ardesia, i tre moli della città raggiungevano appena l’acqua sopra il fango secco. Un grande veliero con due pennoni era ancorato alla fine di uno di essi. Nynaeve sperava che non ci sarebbero stati problemi per ottenere cabine separate. Si augurava che non avrebbe ondeggiato troppo.

C’era una piccola folla a venti passi dal molo sotto l’occhio attento di quattro guardie con i manti bianchi; quasi una dozzina di uomini, prevalentemente vecchi, vestiti di stracci e lividi e quasi un numero doppio di donne con due o tre bambini attaccati alle gonne, alcune anche con un neonato fra le braccia. Altri due Manti Bianchi si trovavano proprio davanti al molo. I bambini nascondevano i visi nelle vesti delle madri, ma gli adulti guardavano desiderosi la nave. Quella vista toccò il cuore di Nynaeve, ricordava gli stessi sguardi, molti, a Tanchico. Gente disperata che sperava di fuggire e mettersi in salvo. Quella volta non aveva potuto fare nulla.

Prima che potesse fare qualcosa per questi, Galad aveva afferrato lei ed Elayne per un braccio e le aveva spinte lungo il molo e su una instabile passerella. Altri sei soldati dai visi severi erano in piedi e tenevano d’occhio un gruppo di uomini a piedi e torso nudi, piazzati sotto alle vele del boma. Erano vicini quando il capitano in fondo alla passerella guardò i Manti Bianchi più amaramente che il gruppo disparato che stava salendo a bordo.

Agni Neres era un uomo alto e ossuto con una giubba scura, orecchie a sventola e un’espressione tetra in viso. Non prestava alcuna attenzione al sudore che gli colava in faccia. «Mi hai pagato il passaggio per due donne. Immagino che tu voglia far salire anche l’altra serva e gli uomini gratis?» Birgitte lo guardò pericolosamente, ma non sembrava prestarle attenzione.

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