La spada di Rhiannon [The Sword of Rhiannon - it]
- Автор: Брэкетт Ли Дуглас
- Год: 1956
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Beata Della Frattina
- Жанр: Героическая фантастика
Электронная книга - «La spada di Rhiannon [The Sword of Rhiannon - it]». Краткое содержание книги:
Questa volta, l’uomo alato parlò, e anche in quelle condizioni la sua voce serbava un poco di melodia, un poco di libera armonia, e faceva intuire quale meraviglioso canto sarebbe stata, se il Celeste avesse potuto aprire le sue ali e balzare verso il cielo.
«Sarà una prova dolorosa, straniero. Cerca di sopportarla, se ti sarà possibile… perché ti aiuterà.» Sollevò il secchio. La bianca acqua di mare, che conservava una strana, intensa luminescenza, si riversò sulla schiena e sul corpo di Carse, dandogli per qualche tempo un aspetto spettrale, rivestendolo di fiamma fredda e pulsante.
Un fiamma che pareva fredda, ma non sul corpo del terrestre.
In quel momento, Carse capì il motivo del sorriso crudele di Ywain, quando aveva impartito gli ordini a Scyld; e capì il motivo dell’aspra risata del soldato. Qualunque fosse la sostanza chimica che dava al mare quella soprannaturale, indescrivibile fosforescenza, essa poteva avere delle prodigiose proprietà curative, ma in questo caso la cura era infinitamente peggiore del male. L’acqua era come un acido corrosivo, un acido che pareva bruciare e divorare la carne, penetrando fino alle ossa. Carse chiuse gli occhi, e strinse i denti, cercando di sopportare quel nuovo, atroce dolore.
Le ore della notte passarono lente, interminabili, e dopo qualche tempo Carse sentì che il dolore diminuiva, che l’agonia si faceva un po’ meno intollerabile. Si accorse che le ferite non sanguinavano più, e l’acqua cominciava a dargli un senso di frescura. Con sua sorpresa, vide sorgere la seconda alba sul Mare Bianco, in uno spettacolo fantasmagorico di luci e colori che i suoi occhi non avevano più sperato di rivedere.
Poco dopo il sorgere del sole, dall’albero maestro giunse il grido della vedetta. I Banchi Neri erano in vista.
Attraverso il portello del remo, Carse poté scorgere una distesa vasta e tumultuosa d’acque inquiete e di spuma luminescente, uno spumeggiare pauroso che si stendeva per chilometri e chilometri. Nella schiuma rugghiante apparivano rocce e scogli, banchi rocciosi irregolari e neri artigli contorti.
«Non cercheremo certamente di passare per quell’inferno!» esclamò Carse, attonito e spaventato, alla vista di quella paurosa distesa di scogli micidiali e di schiuma impetuosa.
«È la rotta più breve per Sark,» disse Boghaz. «In quanto alla possibilità di passare attraverso i Banchi… per quale, motivo credi che ogni galera Sark porti a bordo dei prigionieri Nuotatori?»
«Me lo sono chiesto, infatti.»
«Be’, tra poco vedrai.»
Ywain apparve sul ponte, e Scyld la raggiunse immediatamente. Né l’una né l’altro si degnarono di abbassare lo sguardo sulla fossa dei rematori, e sulle due figure stanche, curve che faticavano da sole sull’enorme remo.
Immediatamente, Boghaz gemette, in tono querulo:
«Pietà, Altezza!»
Ywain non prestò alcuna attenzione a quella supplica. Si rivolse a Scyld, e impartì un ordine secco:
«Fa’ rallentare la battuta, e manda giù i Nuotatori.»
Due soldati si avvicinarono a Naram e Shallah, e aprirono le catene che serravano le caviglie e i polsi dei due Nuotatori prigionieri. Non appena furono liberi, i due schiavi corsero via. Ai loro colli c’era un collare di metallo, al quale era attaccata una lunghissima catena di filo metallico, assicurata a sua volta a un anello di ferro infisso sul ponte del castello di prua.
Senza paura, senza neppure un attimo di esitazione, i due Nuotatori si tuffarono nelle acque spumeggianti, e i sottili cavi metallici cominciaarono, dopo qualche tempo, a tendersi, mentre Carse poteva vedere di quando in quando la testa dei due Nuotatori galleggiare come sughero tra i flutti, sempre più avanti. I due stavano nuotando, con sicurezza incredibile, in quella terribile distesa di rocce e scogli e onde tumultuose, stavano precedendo la galera nei rombanti Banchi.
«Vedi?» disse Boghaz. «Tra i Banchi, esiste un canale naturale… un passaggio, nel quale la galera potrà procedere senza correre il rischio di urtare ima roccia, e affondare. E loro riescono a trovare il passaggio, nuotando davanti alla nave. Con il loro aiuto, non esistono scogliere abbastanza pericolose, o rapide abbastanza mortali, da fermare una nave.»
Nel cupo, lento rullare del tamburo, che scandiva la battuta per i rematori, la galera nera avanzava tra le acque tumultuose.
Ywain era in piedi, diritta, con i capelli agitati dal vento, e l’usbergo che riluceva nel sole… ed era accanto al timoniere. Sia lei che Scyld guardavano avanti, con occhi socchiusi, per vedere meglio, per proteggersi dal riverbero delle bianche acque. Le acque agitate scorrevano intorno alla chiglia, la sollevavano con l’impeto delle onde, sibilavano e soffiavano e rombavano a ogni istante, a un certo punto, un remo urtò uno scoglio, spezzandosi. Ma lentamente, lentamente, attraverso il dedalo bianco e mortale dei Banchi, la galera riuscì a trovare la strada, e a raggiungere la salvezza.
Il passaggio, però, fu lungo e laborioso. Il sole saliva lentamente nel cielo, verso lo zenit. A bordo della galera, c’era una forte tensione, un’atmosfera di pericolo incombente, di attesa del peggio, che pareva una cosa viva, una stretta fisica intorno alla gola di ciascuno.
Carse riuscì a udire soltanto confusamente il rombo minaccioso delle onde che si frangevano sugli scogli, mentre lui e Boghaz lottavano ostinatamente, ciecamente con un remo che si era fatto troppo pesante, troppo ribelle, ora che anche le acque tempestose univano la loro forza a quella del legno, per frustrare gli sforzi dei due uomini. Era una specie di musica di morte, di minaccia, e pareva quasi che le onde rombassero seguendo il battito lento, grave del tamburo, fondendosi in un universo pulsante, nel quale solo il remo aveva importanza, solo il remo e la battuta e il sudore che scendeva copioso lungo il corpo, dalla fronte, sugli occhi. Il grasso Valkisiano pareva trovare, nella fatica, la forza per dare voce ai suoi lamenti; borbottava tra sé di continuo, gemendo e piagnucolando e maledicendo. Carse sentiva le braccia di piombo, e gli pareva che il suo cervello fosse serrato da una morsa d’acciaio.
Ma finalmente la galera ritrovò delle acque tranquille, dove le onde erano solo un dolce, placido rollio, e la bianca distesa del mare era appena increspata dalla brezza. I Banchi Neri erano passati, una massa biancheggiante e confusa ormai lontana, a poppa. Il rombo minaccioso e cupo che giungeva dalla strana scogliera era attutito, lontano. Le catene di filo di ferro vennero tirate a bordo, e, con esse, i Nuotatori risalirono sul ponte, per essere nuovamente incatenati al loro posto.
Allora, per la prima volta, Ywain abbassò lo sguardo sulla fossa dei rematori, sugli schiavi esausti chini sui remi.
«Date loro un po’ di riposo!» ordinò, rivolgendosi ai sorveglianti. «E… Scyld, ora voglio parlare di nuovo con quei due.»
Carse seguì con lo sguardo Scyld, che attraversava il ponte e discendeva rapidamente la scaletta. Dentro di sé, il terrestre avvertiva un cupo presentimento, e uno strano senso d’angoscia.
Lui non voleva ritornare in quella cabina. Lui non voleva rivedere quella porta socchiusa, con quella fessura che pareva irriderlo e schernirlo, e soprattutto non voleva più sentire quell’odore sgradevole, nauseabondo.
Ma lui e Boghaz vennero di nuovo slegati, e condotti a prua, e non c’era niente, niente che egli potesse fare per opporsi ai soldati che lo scortavano.
La porta della cabina si chiuse alle loro spalle, con uno scatto che parve stranamente definitivo, irrevocabile. Scyld, Ywain dietro il tavolino intarsiato, con la spada di Rhiannon che scintillava nel chiarore delle torce. Lo stesso odore che aleggiava nell’aria. E la porticina bassa della cabina interna, appena socchiusa… appena socchiusa. Immagini, immagini, immagini, quasi come la prima volta… e l’odore, e il pensiero, il pensiero dietro le immagini.
Le immagini si animarono. Il silenzio fu spezzato.
Ywain parlò.