La spada di Rhiannon [The Sword of Rhiannon - it]
- Автор: Брэкетт Ли Дуглас
- Год: 1956
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Beata Della Frattina
- Жанр: Героическая фантастика
Электронная книга - «La spada di Rhiannon [The Sword of Rhiannon - it]». Краткое содержание книги:
«Le tue ruberie non m’interessano affatto, Scyld! Dove hai preso la spada?»
Nervosamente, il soldato puntò il braccio, indicando il banco sul quale sedevano incatenati Boghaz e Carse.
«L’ho presa a quei due, Altezza, quando li ho catturati.»
Lei annuì, brevemente. Non pareva sorpresa.
«Portali nella mia cabina,» ordinò.
Poi volse le spalle alla scena, e scomparve all’interno della cabina. Scyld, con aria infelice, e completamente sconcertato, scese di nuovo verso la fossa dei rematori, per obbedire all’ordine ricevuto. In quel momento, Boghaz mandò un gemito.
«Oh, dei misericordiosi!» mormorò. «Ci siamo!» Si avvicinò ancor più a Carse, e gli disse, rapidamente, sorvegliando nel contempo con la coda dell’occhio il minaccioso approssimarsi di Scyld. «Devi mentire, come non hai mai mentito in vita tua! Se lei sospetta che tu conosci il segreto della Tomba, o lei o i Dhuviani riusciranno a strappartelo!»
Carse non disse niente. Stava compiendo uno sforzo tremendo per non perdere i sensi; non aveva tempo per pensare ad altro, per badare ad altro. Il pensiero era come una cosa viscida, che scivolava via, e minacciava di farlo cadere in un abisso di tenebre, profondo e oscuro come quello del tempo.
Scyld chiese del vino a gran voce, con una sequela di volgari imprecazioni, e subito qualcuno si affrettò a portarglielo. Allora il soldato costrinse Carse a berne qualche sorso, poi aprì le catene che tenevano legati Carse e Boghaz al remo, e li guidò verso il ponte.
Il vino, e la brezza notturna che soffiava sul ponte, rianimarono un poco Carse, dandogli l’energia sufficiente a permettergli di camminare diritto, senza barcollare e senza cadere. Il velo che ottenebrava la mente del terrestre si era lievemente dissipato, anche se la terribile sofferenza del corpo era qualcosa di vivo, di pulsante, che veniva alleviata solo perché ormai Carse aveva superato il limite della sopportazione umana, e al di là di quel limite il corpo non sentiva neppure il dolore.
Scyld li spinse, sgarbatamente, nella cabina di Ywain, che era illuminata dalle torce; la donna sedeva davanti alla spada di Rhiannon, che era posata su un prezioso tavolino intagliato, fissato con alcune borchie alla parete.
Sulla parete opposta si vedeva un’altra porta bassa, che portava in una cabina interna. Carse vide che quella porta era appena socchiusa, e da essa non filtrava alcuna luce. Eppure il terrestre aveva la sensazione che qualcuno… o qualcosa… fosse nascosto dietro quella porta, intento ad ascoltare ogni sua parola. E allora ricordò quello che gli avevano detto Jaxart e Shallàh.
C’era uno strano odore nell’aria… un odore leggero, appena percettibile, un odore di muschio, aspro e nauseante. Pareva venire da quella cabina socchiusa. E quell’odore produsse un effetto bizzarro, su Carse… senza sapere di che cosa si trattava, senza conoscere neppure il motivo di quella reazione, nel sentirlo provò un’avversione violenta, un odio bruciante che pareva nascere nella sua niente, in un angolo riposto e segreto.
Pensò che, se davvero Ywain teneva nascosto il suo amante, nella cabina socchiusa, doveva trattarsi di un amante molto strano. Ma non ebbe il tempo per abbandonarsi a ipotesi o fantasticherie; la voce dura di lei lo riportò alla realtà. Ywain lo fissò, penetrante, implacabile, e Carse pensò, come nel momento in cui l’aveva vista per la prima volta, che non aveva mai visto degli occhi come quelli. Poi lei si rivolse a Scyld, e ordinò:
«Dimmi tutto… tutto quello che sai.»
Con aria inquieta, pallidissimo, il soldato raccontò l’intera storia a Ywain, con voce tremante, e con frasi incerte, incomplete. Allora Ywain si rivolse a Boghaz.
«E tu, grassone. Come hai avuto la spada?»
Boghaz sospirò profondamente, e indicò Carse, con un cenno del capo.
«Da lui, Altezza. È un’arma bellissima, e io sono un ladro di professione.»
«Un’arma bellissima, hai detto. L’hai rubata solo per questo motivo? Non c’era altro?»
Il volto di Boghaz era un modello di sorpresa e d’innocenza.
«Per quale motivo avrei dovuto volerla? Io non sono un soldato, e non amo la violenza. E poi, c’erano la cintura e il collare… potete vedere voi stessa, Altezza, che si trattava di cose molto belle, e certamente preziose. Molti sarebbero stati disposti a pagare un buon prezzo, per averli.»
Era impossibile capire, dall’espressione di Ywain, se lei credeva o meno alle parole del grasso Valkisiano. Il suo volto era impassibile, e rimase tale, anche quando si voltò verso Carse.
«Dunque, la spada apparteneva a te?»
«Sì.»
«Dove l’hai presa?»
«L’ho comprata da un mercante.»
«Dove?»
«Nelle terre del nord, al di là del Shun.»
Ywain sorrise.
«Tu menti.»
Carse rispose, con voce stanca:
«Io sono entrato in possesso della spada onestamente,» …e, in un certo senso, questo era vero… «E non m’importa che tu creda o no alle mie parole.»
Quella fessura, quella minuscola, impercettibile fessura che appariva nella parete, là dove si apriva la porticina interna, pareva irriderlo. Avrebbe voluto spalancare quella porta, vedere che cosa si nascondeva là, ascoltando ogni parola, vigile e attento nell’ombra. Voleva vedere che cosa produceva quell’odore odioso, nauseante.
Eppure, gli pareva quasi che non ce ne fosse bisogno. Eppure, gli pareva quasi di saperlo già.
Incapace di dominarsi oltre, il rozzo Scyld domandò, impetuosamente:
«Perdonami, Altezza!… ma perché tanta agitazione per una spada?»
«Tu sei un soldato valoroso, Scyld,» rispose lei, pensierosa. «Ma sotto molti aspetti, eccelli anche per la tua ignoranza. Non hai pulito questa spada?»
«Oh, certo, Altezza! E in quali condizioni era ridotta!…» Diede un’occhiata disgustata a Carse. «Non è questo il modo di tenere una spada. Sembrava quasi che egli non l’avesse toccata da anni.»
Ywain posò la mano sull’elsa della spada, e sul gioiello fumoso che riverberava pigramente nel chiarore delle torce. Carse vide che quella mano tremava. Poi ella disse lentamente, sommessamente:
«Avevi ragione, Scyld. Nessuno l’aveva toccata, da anni. Nessuno l’aveva toccata, dal giorno in cui colui che l’ha creata, Rhiannon, venne rinchiuso nella sua tomba, per espiare i suoi peccati.»
Il volto di Scyld diventò bianco come quello di un fantasma. Per un istante, egli non manifestò alcuna espressione, alcuna reazione. Poi, lentamente, spalancò gli occhi e la bocca, e fissò la spada, e dalle sue labbra uscì una sola parola, un bisbiglio sommesso e impaurito che pareva una maledizione, o una preghiera.
Lentamente, egli ripeté:
«Rhiannon!»
Capitolo VIII
LA PRESENZA NEL BUIO
Lo sguardo di Ywain non si staccava dal volto di Carse, anche mentre la donna si rivolgeva a Scyld.
«Quest’uomo conosce il segreto della Tomba di Rhiannon, Scyld. Non può essere diversamente, perché egli possiede la spada.»
S’interruppe, e quando riprese a parlare, la sua voce fu soltanto un sussurro lieve, un mormorio che pareva esprimere i pensieri più riposti dell’anima.
«Si tratta di un segreto pericoloso. Così pericoloso che io vorrei quasi…»
Di nuovo s’interruppe, questa volta bruscamente, come se l’improvviso timore di avere detto troppo l’avesse pervasa. Era soltanto un effetto della fantasia di Carse, oppure Ywain aveva lanciato una rapida occhiata in direzione della porta socchiusa?
Fu solo un momento. Riprendendo il suo tono imperioso e arrogante, lei si rivolse a Carse.
«Ti concedo un’altra occasione, schiavo,» disse. «Dov’è la Tomba di Rhiannon?»
Ostinatamente, Carse scosse il capo.
«Io non so niente,» disse, e si appoggiò alla spalla di Boghaz, perché la stanchezza e la sofferenza e le emozioni stavano giocando un gioco crudele su di lui, e temeva di scivolare nell’incoscienza da un momento all’altro. Dei sottili rivoletti rossi, nei quali sudore e sangue si mescolavano, erano discesi lungo il suo corpo, e già avevano macchiato il tappeto che copriva il pavimento della cabina. Il volto di Ywain pareva lontanissimo, e danzava davanti ai suoi occhi stanchi, celato in parte da una nebbia color del crepuscolo.