Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]
- Автор: Рейнольдс Даллас МакКорд Мак
- Год: 1966
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Antonangelo Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]». Краткое содержание книги:
Ed Wonder prese il tubo di crema depilatoria per barba e se ne spalmò una striscia sui baffi. Poi prese il rasoio e insieme alla crema tolse anche i baffi. Si guardò allo specchio e si rivolse un cenno di approvazione.
Al bar c’era una grande folla, ma Ed riuscì lo stesso ad accaparrarsi uno sgabello all’estremità del banco. Quasi tutti i clienti erano radunati intorno alla rivendita dei giornali.
Ed era amico del proprietario del locale. Lo vide e gli domandò: «Che cosa succede qua dentro?»
«Non ho mai venduto tanti fumetti da quando lavoro» rispose quello. «Ho praticamente esaurito la scorta e non è ancora mezzogiorno. Ne ho dovuto ordinare altri con urgenza.»
«Fumetti?»
«Sì, giornali a fumetti. Qualcosa non funziona nella radio e nella televisione. Un giornale dice che è sabotaggio sovietico e che tutto dipende da una diavoleria scientifica installata in Siberia. Comunque, finché non riparano il guasto, la tele è fuori uso. Mia moglie e i miei figli probabilmente finiranno al manicomio: ma per lo meno sono certo di vendere un quantità enorme di fumetti.»
«Non riusciranno a riparare il guasto» disse Ed con voce assente. «Rimarremo senza radio e televisione.»
Il proprietario lo squadrò: «Non dire sciocchezze, Piccolo Ed. Non si può fare a meno della TV.»
Ed non aveva voglia di discutere. Guardò ancora una volta la folla di adulti accalcata intorno al banco dei giornali, poi si voltò e compose sul dispositivo automatico l’ordinazione della colazione. Cercò di non pensare all’argomento che si agitava intorno a lui, nonostante continuasse a insinuarsi nella sua mente. Ogni volta che il pensiero lo sfiorava, Ed lo allontanava temendo che quell’inevitabile riflessione gli sarebbe stata molto dolorosa.
Appena ebbe terminato di mangiare, scese nel garage sotto casa sua e uscì con la Volksair. Probabilmente sarebbe andato incontro a un grosso guaio. Si diresse ugualmente verso Houston Street per raggiungere lo spiazzo dove Tubber e sua figlia avevano montato la tenda. La ragazza aveva detto che il vecchio non ricordava ciò che diceva nei momenti d’ira, ed evidentemente i suoi anatemi li pronunciava solo nei momenti d’ira. Bisognava prenderlo per il verso giusto, in modo da non farlo infuriare. Forse c’era un sistema per rimettere le cose a posto. Se Tubber era in grado di ritirare le sue maledizioni, allora avrebbe pensato a darsi da fare per riavere il posto.
Lo spiazzo dove sorgevano le tende era vuoto.
Ed fissò stordito la spianata. Avrebbe dovuto ricordarsene. Stavano facendo le valigie per andarsene già quando lui e Buzz avevano agganciato Tubber per la trasmissione.
Rifletté un minuto. Poi ripartì in volo con la Volksair diretto al palazzo del “Times Tribune”. Mezzogiorno era già passato, ma Buzz faceva orari a dir poco strampalati. C’erano tante probabilità di trovarlo al giornale durante le ore dei pasti quante ce n’erano nelle altre.
Sembrava che ci fosse un’insolita animazione nelle strade. La maggior parte della gente si aggirava apparentemente senza meta. E c’erano lunghe code all’ingresso dei cinema. Ed non riuscì a capire il perché, in quel momento.
Fortunatamente, De Kemp era al suo tavolo. All’arrivo di Wonder alzò gli occhi dal lavoro. Ed prese una sedia, la voltò con la spalliera verso il tavolo di Buzz e si sedette a cavalcioni appoggiandosi con le braccia allo schienale. I due si guardarono negli occhi.
«Hai scritto il pezzo?» chiese infine Ed.
Buzz scrollò le spalle e pescò uno dei suoi soliti zampironi. «L’ho scritto. È nell’ottava pagina dell’edizione del mattino. In redazione me l’hanno un po’ modificato. Pensavano che fosse un abile pezzo di fantasia, buono per la pagina di varietà.» Il tono divenne cinico. «L’hanno notevolmente migliorato. È più brillante adesso.»
«Allora, nessuno ti ha creduto, eh?»
«Nessuno. Io non ho insistito. Il capo cronista la pensa così. E tutti sono sempre d’accordo con il capo cronista. Vuoi saperne una bella? Mi ha spedito a casa a farmi passare la sbornia!»
«Non è possibile!» esclamò Ed. «Non ci credo.»
Si guardarono di nuovo negli occhi senza parlare.
Infine Ed si schiarì la gola e disse: «Vengo ora dallo spiazzo dove Tubber teneva i suoi raduni.»
«E…?»
«Se n’è andato. Non c’è traccia delle tende. Pensavo di discuterne con lui e sua figlia. La ragazza sembra abbastanza equilibrata.»
Buzz ci pensò un istante. «Controlliamo in archivio» disse infine alzandosi dalla sedia.
Ed lo seguì lungo un corridoio ed entrò con lui in una stanza dove un vecchio giornalista in pensione stava tagliando senza fretta un mucchio di giornali del giorno prima con un paio di forbici enorme. Borbottò una specie di saluto a Buzz, che ricambiò con un grugnito, poi i due continuarono a ignorarsi.
De Kemp si diresse allo schedario, mormorando: «Tubber» e prese un grosso pacco di fascicoli. Li scorse in fretta. «Tubber, Tubber… Ezechiele Giosuè Tubber, eccolo.»
Estrasse la cartelletta, l’aprì e si avviò a un grande tavolo. C’erano tre piccoli ritagli con le date segnate a biro sul margine. Buzz li scorse rapidamente passandoli a uno a uno a Ed.
Poi si appoggiò alla spalliera della sedia, scuotendo la testa. «Solo gli annunci dei suoi raduni negli ultimi giorni. La località dove aveva piantato le tende, l’ora d’inizio delle prediche. E il titolo della sua prima conferenza: La nazione si sta impoverendo con le sue stesse mani. Nessun accenno da dove sia venuto o dove sia diretto.»
Ed Wonder disse tetro: «Jensen Fontaine pensa che quel nome sia uno pseudonimo.»
Buzz fece segno di no con la testa. «Non un nome simile. Solo genitori appartenenti a circoli biblici avrebbero il coraggio di affibbiare a un neonato un’etichetta simile. Nessuno andrebbe a sceglierselo da solo.»
«Lui dice di non essere cristiano.»
«Lui forse no, ma i suoi certamente lo erano. Probabilmente evangelici. Quando si scalda, senza accorgersene, parla come i profeti della Bibbia. Deve essere un ricordo d’infanzia. Dimmi, Piccolo Ed, fino a che punto sei deciso a scovarli? E perché? E cosa ne hai fatto dei baffi?»
Ed si grattò il punto dove ancora quella mattina aveva la sottile riga di peli. Con aria di autocommiserazione disse: «Forse, ora che non sono più un giovane brillante con una carriera davanti, non ha nessuna importanza che cerchi di averne l’aspetto.»
De Kemp scosse la testa con un cenno di disapprovazione e accese il sigaro con il quale fino a quel momento aveva solo giocherellato. «Non si comporta così il Piccolo Ed Wonder che mi immagino io» disse.
«E come t’immagini il Piccolo Ed Wonder?» ribatté Ed, polemico.
Buzz fece un sogghigno. «Normalmente come una vipera pronta a scattare sulla preda.»
«Non capisco come tu riesca ad andare d’accordo con me» sbottò Ed.
«Me lo sono chiesto anch’io» ribatté Buzz. «Forse perché mi sono abituato ad averti tra i piedi. Hai mai notato come si sopporta la gente che si conosce? Chissà perché, non si ha il coraggio di mandare all’inferno le persone che si conoscono veramente a fondo.»
«E così, quando hai finalmente capito che razza di vipera io fossi, ti eri ormai abituato a me e non potevi più fare a meno di essermi amico? È così?»
«Più o meno. Ma calmati ora. Dimmi piuttosto fino a che punto sei deciso a scovare il vecchio Tubber?»
Ed non riusciva mai ad arrabbiarsi con Buzz De Kemp. Ma anche se ci fosse riuscito, non era quello il momento per farlo. «Non lo so esattamente» borbottò. «Forse sono stupido. È probabile che, appena mi vede, mi scaraventi addosso un anatema che durerà come l’emofilia. Ma mi sono impegolato in questa faccenda sin dall’inizio e ormai è troppo tardi per lavarsene le mani.»