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Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]

Электронная книга - «Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]». Краткое содержание книги:

Definire insolito un romanzo di fantascienza, e raccomandarlo come tale ai lettori, può sembrare il colmo dell’ingenuità e del semplicismo. Eppure è proprio quest’aggettivo, insolito, che conviene prima di ogni altro al lungo e straordinario romanzo che presentiamo in questo numero di Natale: insolito per l’intreccio, d’una semplicità, e nello stesso tempo d’una sapienza unica nel dosaggio e nella progressione dei colpi di scena; insolito per l’acutezza dell’osservazione psicologica, superiore non solo a quella della fantascienza media, ma perfino a quella di uno specialista del «mordente» come Sheckley; insolito per la raffinatezza della scrittura, e per l’incredibile spigliatezza con cui affronta le situazioni «sociologiche» più sbalorditive, traendone effetti di un irresistibile realismo; insolito per un umorismo che, senza nuocere alla drammaticità della narrazione, arriva facilmente e senza parere, a vette di alta letteratura; insolito infine e soprattutto, per una carica fantastica che lo qualifica senz’altro, a nostro avviso, come il più nutrito e divertente di tutti i romanzi americani di fantascienza e non di fantascienza, tradotti in Italia quest’anno. Siamo doppiamente lieti, perciò, di poterlo presentare ai nostri Lettori col nostro «Buon Natale».
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Helen rifletté sugli argomenti di Buzz.

«Sa…» riprese infine «le sembrerà un’eresia, ma non ho niente in contrario a questa allergia che ho nei confronti dei cosmetici e degli abiti eleganti. Mi sento più a mio agio di quanto sia mai stata dai giorni dell’infanzia.»

«Certo, certo. Ma pensi alle altre donne del mondo. Miliardi di donne. Lei è giovane e bella. Qualsiasi moda le dona, perfino la Moda Domestica. Ma le altre donne che non hanno le sue qualità? Anche loro sono vittime di questa maledizione che si è tirata sulla testa.»

Wonder lo guardò stupito. «Ma io pensavo che tu non ci credessi.»

«Taci» ribatté Buzz. «È solo per amor di tesi.» Poi, rivolto a Helen: «E, oltre a tutto, è la grande occasione per il Piccolo Ed. Sarà una trasmissione clamorosa. Avrà altrettanta pubblicità dell’invasione dei marziani inventata da Orson Welles prima della seconda guerra mondiale. Lei è la testimone principale, e la principale vittima contro cui Tubber si è scagliato; ma, trascinato dall’ira, il vecchio ha esteso il sortilegio a tutte le altre donne. Il Piccolo Ed ha bisogno di lei, nel suo programma.»

Helen si decise. «D’accordo, sarò anch’io della partita. Sarebbe meglio che mi facessi bruciare il cervello, ma ci sarò. Però, glielo voglio dire fin da ora, mio caro signor furbo: la mia intuizione femminile mi dice che questa ciambella non riuscirà col buco.»

Buzz si tolse il sigaro di bocca e osservò attentamente l’estremità non accesa. «Intuizione femminile» disse con voce secca. «Prima, maledizione e sortilegi; adesso, intuizione femminile. La settimana prossima mi verrà fra i piedi qualcuno che crede alle fate.»

9

Sin dall’inizio, la trasmissione non prese la strada che Ed Wonder e Buzz De Kemp avevano previsto. Anzi, assunse una piega che non si avvicinava nemmeno lontanamente alle loro previsioni.

Fino all’istante in cui Jerry, il tecnico nella cabina di regia, diede il segnale che erano in onda, ogni cosa si era svolta regolarmente. Ed Wonder aveva fatto preparare lo Studio Tre per cinque persone, quattro ospiti oltre a se stesso. Ciascuno di loro aveva un microfono a disposizione. Accanto a ogni microfono c’era un taccuino per appunti e una matita, in modo che ciascuno potesse prendere annotazioni o fare scarabocchi. Tubber e sua figlia Nefertiti erano arrivati un’ora buona prima della trasmissione. Helen e Buzz De Kemp arrivarono insieme, mezz’ora dopo. Buzz era passato a prendere Helen a casa, temendo che la ragazza cambiasse idea all’ultimo momento e non si facesse viva.

Dieci minuti prima di andare in onda, Jerry aveva controllato il livello delle voci. Poi, tutti avevano aspettato l’ora. Quando si era accesa la luce rossa a indicare che lo studio era collegato con la rete, Ed era partito con l’attacco iniziale che, essendo un programma in diretta e non registrato, variava da trasmissione a trasmissione. A volte il suo ospite e le persone intervenute a far domande riuscivano a consumare l’intera ora a disposizione e il programma filava liscio, senza sforzo. Altre volte, invece, Ed si trovava sulle spalle un impiastro incapace di rendere minimamente interessante la trasmissione: allora era costretto a mettere subito fine all’intervista e a, intrattenere lui, da solo, gli spettatori con quattro chiacchiere e un po’ di musica registrata, fino alla fine del tempo a sua disposizione.

Quella sera, aveva la soddisfatta certezza che non ci sarebbe stato bisogno di ricorrere alla musica.

Dopo gli annunci d’obbligo iniziali, la sigla della stazione radio e la denominazione del programma, Ed Wonder disse: «Amici ascoltatori, stasera abbiamo per voi qualche cosa di veramente speciale. Naturalmente, ogni venerdì sera cerchiamo di portare nelle vostre case argomenti e persone diverse. Abbiamo spaziato dall’uomo che parlava ai cavalli alla donna che volava. Detta così, è comprensibile, a molti di voi queste cose potrebbero sembrare ben oltre i limiti della realtà. Ma in questa trasmissione ogni cosa è speciale, diversa: infatti, non solo quel nostro ospite parlava ai cavalli come qualsiasi fantino o cow-boy sarebbe stato capace di fare, ma otteneva risposte poiché parlava il linguaggio dei cavalli. E la donna che volava non aveva bisogno di mettersi un aeroplano intorno ai fianchi. Volava da sola. Levitazione, diceva lei.»

Con la coda dell’occhio, Ed Wonder poté notare che l’ospite della serata, Ezechiele Giosuè Tubber, non apprezzava troppo le sue parole. E sua figlia, che sedeva accanto a lui, mostrava i sintomi di un’incontenibile apprensione.

Ed tagliò subito corto. «Ma stasera, amici, abbiamo qui per voi una persona che vi farà restare senza fiato. Un profeta, facciamoci il segno della croce e alziamo le braccia al cielo, che può scagliare maledizioni all’ingrosso. E, quello che più importa, siamo in grado di darvene la prova. Perché, amici, abbiamo qui nel nostro studio il responsabile della Moda Domestica, quella cosiddetta moda che ha sconvolto tutto il mondo negli ultimi due giorni. Non è una moda, amici ascoltatori, non è affatto una delle tante mode: si tratta di una vera e propria maledizione, un incantesimo che il nostro ospite della serata, Ezechiele Giosuè Tubber, ha scagliato sull’intera umanità femminile. Con noi, stasera, ci sono anche Nefertiti Tubber, figlia dell’ospite d’onore, Helen Fontaine, nota esponente dell’alta società di Kingsburg, e Buzz De Kemp, la cui firma nelle pagine del “Times Tribune” è ormai nota a tutti. Il signor De Kemp, che non crede agli incantesimi, porrà alcune domande al predicatore Ezechiele Giosuè Tubber.

«E ora, per entrare nel vivo, la prima domanda al signor Tubber. Immagino che, dato il suo nome, prosegua la lunga tradizione di un’antica famiglia cristiana, vero?»

A mano a mano che Ed procedeva, la faccia serena del profeta si era indurita. Tubber disse a denti stretti: «La sua deduzione è sbagliata, Edward. Nei miei raduni non cerco di immettere nuova linfa nella religione cristiana. Io insegno che il Cristianesimo, come le religioni ebraica e maomettana, e in verità come tutte le altre religioni organizzate dei nostri giorni, è una fede morta e senza significato. Non ho alcuna intenzione di far rivivere un cadavere.»

«Ah!» esclamò Ed allibito. «Evidentemente mi sono fatto un’impressione sbagliata, amici. E allora, qual era l’oggetto delle sue prediche nella tenda di Houston Street, signor Tubber?»

«Una religione nuova, Edward. Una religione adatta ai nostri tempi.» La sua voce, ora, aveva un tono ispirato.

Buzz De Kemp intervenne in tono asciutto. «L’umanità ha bisogno di un’altra religione come ha bisogno di un terzo occhio nella testa. Ci sono tante religioni, al giorno d’oggi, che non si è più in grado di distinguerle l’una dall’altra.»

Tubber si voltò verso di lui di scatto. «Al contrario. Basta avere un’elementare conoscenza del problema, per rendersi conto che nessuna grande religione è apparsa sulla scena del mondo da quasi millecinquecento anni. E che religione era? Il Maomettanesimo, una fede, come il Giudaismo e il Cristianesimo, nata nel deserto per esprimere i bisogni religiosi di una popolazione nomade e semi-barbarica. Le grandi religioni orientali, come l’Induismo e il Buddismo, sono ancora più antiche. Io vi dico, cari fratelli, che forse, originariamente, queste credenze dei nostri antenati avevano un significato positivo. Ma il mondo è mutato. L’uomo è mutato. Oggi è necessaria una nuova religione che sia adatta ai tempi nuovi. Che indichi il cammino verso una vita più piena, e che non si limiti a ripetere come un disco le parole di uomini dei secoli passati che non conoscevano i problemi che la nostra generazione deve affrontare. La prova che queste decrepite religioni del passato non sono più valide è visibile nel comportamento religioso del nostro popolo. Nelle nostre chiese, sinagoghe e moschee preghiamo solo con le labbra, dal momento che poi la vita che conduciamo è priva di morale.»

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