Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]
- Автор: Рейнольдс Даллас МакКорд Мак
- Год: 1966
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Antonangelo Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]». Краткое содержание книги:
La luce rossa si spense. Lo Studio Tre non era più collegato. La voce potente di Mulligan esplose dal citofono interno: «Wonder! L’aspettiamo nel mio ufficio. Immediatamente!»
Ed Wonder chiuse gli occhi, più disperato che mai.
Si sentiva sconvolto e sperduto. Ezechiele Giosuè Tubber e sua figlia se n’erano andati. Solo Helen Fontaine e Buzz De Kemp erano ancora seduti intorno al tavolo dello studio. Buzz sghignazzava. Il giornalista scovò in tasca un fiammifero da cucina e lo accese sfregandoci sopra un’unghia, poi accese il sigaro che fino allora aveva continuato a masticare.
«Ecco quello che chiamo un grosso spettacolo» proclamò. «Se ci fossero programmi a sorpresa come questo, credo che riuscirei anche ad ascoltare la radio.»
«Mi dispiace, Piccolo Ed» disse Helen. «Santo cielo, che sfacelo.»
Ed guardò nella cabina di regia. Jensen Fontaine e Mulligan se n’erano già andati ed evidentemente erano in conciliabolo nell’ufficio del direttore. Probabilmente gli stavano preparando la ghigliottina.
Ed si alzò, aprì la porta che dava nella cabina di regia ed entrò. Jerry stava ancora dandosi da fare con i suoi apparecchi ed era accigliato.
«Che cosa succede?» domandò Ed.
Jerry alzò la testa e si tolse la pipa dalla bocca per parlare più chiaro. «Riceviamo un’eco di un ottavo di secondo, il che equivale alla potenza del segnale originale.»
«Che cosa significa?»
Jerry glielo spiegò e aggiunse: «Basterebbe ascoltare un’eco da metà a un decimo di secondo, per diventare matto.» Strinse di nuovo la pipa in bocca e si rimise al lavoro sui suoi strumenti. «Riparerò il guasto in un minuto.»
«Nemmeno se ti romperai la testa contro il muro…» mormorò Ed uscendo dalla cabina. Helen e Buzz stavano uscendo dallo Studio Tre in quel momento.
«Veniamo con te da papà» gli disse Helen. «Non è stata colpa tua.»
Masticando il sigaro, Buzz propose: «Probabilmente il giornale ha bisogno di un redattore per la rubrica radio e TV, e potrai trovare lavoro da noi.»
Ed gli lanciò un’occhiataccia. «È proprio il momento per fare dello spirito, buffone. È stata tutta un’idea tua.»
Buzz fece un ghigno. «Mi dispiace. Non sapevo che il vecchio fosse così suonato. Hai notato la sua espressione quando scagliava la formuletta magica contro la radio? Accidenti, che storia fantastica sarebbe se funzionasse davvero. Se potesse veramente bloccare la radio con una stregoneria. Che storia meravigliosa!»
Ed si avviò lungo il corridoio. Senza fermarsi brontolò: «E allora, è bene che incominci a scriverla subito.»
Entrarono insieme nella redazione; Ed davanti, Helen e Buzz dietro. De Kemp domandò perplesso: «Che cosa vuoi dire, amico?»
Ed si fermò davanti al tavolo di Dolly. La ragazza stava rispondendo freneticamente a una serie di telefonate.
«Sì, sì, lo sappiamo. Ci sono interferenze nella ricezione. I tecnici stanno riparando il guasto. Tornerà tutto normale fra breve. Grazie per la segnalazione.» E poi, daccapo: «Sì… sì. Sappiamo che non potete ricevere i programmi. I tecnici…»
Ed, Helen e Buzz proseguirono, quest’ultimo voltandosi a guardare esterrefatto la segretaria che continuava a rispondere al telefono. «Ma che cosa sta succedendo?» chiese a Ed.
«La maledizione è entrata in funzione» rispose Wonder, tenendo la porta aperta per Helen; poi tutti e tre entrarono nell’ufficio di Mulligan.
Jensen Fontaine era in piedi al centro della stanza, meditando l’imminente sfuriata. Quando Ed mise dentro la testa, tuonò: «Wonder, lei è licenziato!»
«Lo so, lo so» gli rispose Ed con calma. Si incamminò deciso verso la parete laterale dove campeggiava un ampio schermo televisivo e accese l’apparecchio incassato nel muro. Fontaine, Mulligan e Helen, e anche Buzz del resto, lo guardavano senza parole. Non era la reazione che ciascuno di loro, conoscendo Ed Wonder, si aspettavano.
Ed attese che le immagini sullo schermo diventassero chiare. Ma non diventarono mai chiare. Infine spense il televisore. Con aria assente, disse: «Anche la TV è una forma di radio, evidentemente. Chissà se sono saltati pure i radar.»
Ed Wonder si voltò di nuovo verso Jensen Fontaine e Mulligan.
Fontaine pensò che Ed non avesse capito. Urlò di nuovo: «Dare a quell’ateo sovversivo la possibilità di esporre le sue teorie alla mia stazione radio! Idiota! Glielo ripeto, Ed Wonder, è licenziato!»
«Lo so» borbottò Ed. «E sono sul lastrico anche tutti gli altri che lavorano alla radio e alla televisione. Buonanotte a tutti.»
La mattina seguente, Ed Wonder fu svegliato dalla voce della sveglia elettronica che gli comunicò: «Sei desiderato al telefono.»
Si scosse il sonno di dosso. Stava sognando Ezechiele Giosuè Tubber che scagliava una maledizione sul cibo. Lui stesso e Nefertiti, gli altri personaggi del sogno che per chissà quale ragione erano rispettivamente in slip e in bikini, stavano disperatamente cercando di dissuaderlo. Ed si grattò i baffetti.
Il suo complicato apparecchio TV-radio-giradischi-registratore-incisore-sveglia elettronica ripeté a voce più alta: «Sei desiderato al telefono.»
Ed sbadigliò. «Sì, pronto?»
La voce di Mulligan gli blaterò nell’orecchio: «Piccolo Ed! Dove sei stato finora?»
Sbadigliò di nuovo «Non sono stato in nessun posto che la riguardi. Sono licenziato. Non ricorda?»
«Ecco, vedi, forse potremmo fare ancora qualcosa a questo proposito. Capisci, Piccolo Ed…»
Mentre l’altro continuava a parlare, Ed Wonder accese la televisione. Gli venne un colpo. Allora cambiò canale, e lo cambiò un’altra volta. L’eco di cui gli aveva parlato il tecnico stava ancora imperversando sulle onde radio e televisive. Spense l’apparecchio.
Ora Mulligan stava dicendo: «Forse il signor Fontaine ha preso una decisione un po’ affrettata.»
«Oh, non direi» rispose Ed Wonder.
«Comunque sia, pare che abbia parlato con la figlia e che lei abbia preso le sue difese. Vogliono vederla a casa loro. A parte questo, sa che cos’è successo?»
«Sì» rispose Ed.
Mulligan ignorò la risposta. «Dipende dalle macchie solari, forse. Non c’è nessuna stazione radio o televisiva in tutto il Paese che riesca a mettere in onda qualcosa di comprensibile.»
«Già» fu la reazione di Ed. Gli venne in mente che né Mulligan né Fontaine avevano sentito Tubber pronunciare la maledizione. Erano troppo occupati a strillare a Jerry nella cabina di controllo per far interrompere il collegamento con la rete.
«Insomma, Ed Wonder vuole andare a trovare i Fontaine sì o no?»
«No» disse Ed. Agganciò il ricevitore e rimase a fissare l’apparecchio per qualche istante. Si rese conto di aver realizzato un’ambizione che coltivava da anni: quella di mandare all’inferno il Grassone.
Grugnì soddisfatto. Né Mulligan, né Fontaine si rendevano conto che non aveva alcuna ragione di rivolere il posto… almeno fino a quando radio e televisione non avessero ricominciato a funzionare.
Quando ebbe finito di sbarbarsi, lavarsi e vestirsi, decise che non lo attraeva per niente la colazione che gli poteva offrire la sua cucina automatica e che preferiva scendere a mangiare un uovo con un paio di salsicce al bar all’angolo. Aveva bisogno di tempo per riflettere, ma non aveva fretta di cominciare. Si rimirò a lungo allo specchio del bagno. Trentatré anni. Dieci anni sprecati nel tentativo di entrare nelle file, sempre più scarse, del teatro. Quasi cinque anni di paziente scalata nel mondo della radio-TV. E ora, a trentatré anni, eccolo disoccupato. Splendida carriera. Ma, chissà perché, non si sentiva male come pensava che avrebbe dovuto sentirsi.
Stava per andarsene, poi diede un’ultima occhiata allo specchio concentrandosi sui baffetti. Baffi sottili come una riga li portavano quasi tutti i giovani dirigenti fra i trenta e i quarant’anni. Era la moda attuale.