Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]
- Автор: Рейнольдс Даллас МакКорд Мак
- Год: 1966
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Antonangelo Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]». Краткое содержание книги:
Buzz De Kemp ribatté scettico: «E lei pensa di poter iniziare questa nuova religione?»
«Un solo individuo, caro fratello, non dà origine a una religione. Una religione sorge dai cuori della gente, in risposta a una necessità. Se Cristo fosse nato duemila anni prima, nessuno avrebbe ascoltato le sue parole, perché il suo tempo non era ancora venuto. Se fosse ora in vita il profeta Maometto, troverebbe orecchie sorde, invece dell’aperta accoglienza che gli fu accordata nel Sesto secolo. Semplicemente, io sono stato fra i primi a sentire questa necessità di una nuova fede. L’ho sentita e su di me grava il dovere di diffondere la parola.»
Ed Wonder non era per niente soddisfatto di come si mettevano le cose. Mulligan gli aveva ripetuto fino alla noia di tenersi lontano dalla politica e da chiunque attaccasse le religioni accettate. Mulligan non voleva né sovversivi né atei, a radio Wan.
Ed cercò di puntellare la situazione: «Bene, amici, tutto questo è molto interessante» disse in fretta. «Il nostro ospite d’onore sembra pensare che il mondo aspiri a una nuova religione. Mi ricorda quel personaggio che abbiamo avuto in trasmissione alcuni mesi fa, il quale ci disse di essere stato su Giove, dove gli fu consegnata una Nuova Bibbia che avrebbe pubblicato sulla terra.»
La faccia di Tubber si stava rabbuiando e Nefertiti fece inutilmente dei segni a Ed Wonder nel tentativo di distoglierlo da quella chiacchierata.
«Ma torniamo a questa faccenda della maledizione, signore. Ora…»
Buzz De Kemp lo interruppe. «Aspetta un momento, Piccolo Ed.» Poi si rivolse a Tubber. «Da quello che ha detto e dai sermoni ai quali ho assistito, mi sono fatto l’idea che entrino nel nuovo credo alcuni elementi economico-sociali. Può ora esporci brevemente i pilastri fondamentali della sua nuova religione?»
«Sì, certamente.» Ora sembrava che Tubber si fosse un poco placato. «Noi cerchiamo la via che conduce a una vita migliore, cioè a Elisio, dove una nuova società si sostituirà a quella attuale.»
«Un attimo» intervenne Buzz. «Vuol dire che questa sua religione tende a rovesciare l’attuale ordine sociale?»
«Esattamente» gli rispose Tubber.
«A rovesciare anche il governo?»
«Naturalmente» rispose Tubber, come se niente fosse più ovvio.
«Ha intenzione di stabilire una specie di comunismo?»
«No di certo. I comunisti non sono abbastanza estremisti per noi, caro fratello.»
Ed Wonder chiuse gli occhi. Si sentiva venir meno. Si immaginava Fontaine, Mulligan e l’intera Associazione Stephen Decatur, tutti intenti ad ascoltare la radio.
Cercò di fare qualcosa, disperatamente. «Occupiamoci ora di questa maledizione.»
«Ma di quale maledizione parla?» chiese Tubber. Era evidente che la trasmissione non andava come lui si era aspettato. «Continua a parlare di maledizioni e sortilegi. Ma questo è un programma serio, o no?»
Nefertiti gli pose una mano sul braccio e sussurrò: «Padre mio…»
Tubber allontanò la mano della figlia e fulminò Ed con lo sguardo.
Buzz De Kemp stava sghignazzando silenziosamente. Ed guardò il futuro capo religioso con aria idiota. «Ma sì, la maledizione. Quella maledizione che lei ha scagliato sulla signorina Fontaine e su mezza umanità.»
«Ora fu Tubber a non capire.» È impazzito? «chiese.»
Ed Wonder si passò la mano sugli occhi e appoggiò per un istante la testa sul tavolo.
A questo punto intervenne Helen per la prima volta. Si sporse in avanti verso di lui e disse in fretta: «Il Piccolo Ed mi ha chiesto di chiederle scusa pubblicamente e di pregarla di ritirare la maledizione.»
Ezechiele Giosuè Tubber stava cominciando a gonfiarsi, la barba ritta come il pelo di un gatto.
«Che maledizione?» tuonò.
«Sabato scorso» spiegò Helen intimorita «stava parlando dello spreco di risorse nazionali e disse che le donne, adattandosi a tutti i cambiamenti di moda, contribuivano notevolmente a depredare la ricchezza del nostro Paese, o qualcosa del genere. Io mi sono alzata per discutere con lei.»
Nefertiti cercò di placare le acque. «Mio padre dimentica quello che dice, quando parla nell’ira.»
La voce di Ezechiele Giosuè Tubber tuonò minacciosa: «Comincio a sospettare che tu mi abbia trascinato qui per coprire di ridicolo la via che conduce a Elisio.»
Ed Wonder poteva vedere il suo superspettacolo andare in fumo a mano a mano che il tempo passava. «Senta un momento, signor Tubber…»
«Le ho già detto che proibisco a chiunque di rivolgersi a me chiamandomi signore…» Il predicatore aveva incominciato a respirare profondamente, e per la seconda volta Ed Wonder e Helen Fontaine furono testimoni del suo apparente ingigantimento fisico.
«Va bene, va bene» disse Ed, facendosi più piccolo possibile. «Tutto quello che posso dire è che non mi sembra per niente grato della possibilità che le ho offerto di raggiungere tanta brava gente che ascolta la radio per divertirsi un po’.»
«Per divertirsi!» esplose Tubber. «Sì, per divertirsi! Lei mi hai condotto di fronte alle ampie moltitudini per presentarmi come un buffone, come un fanatico. Non conoscevo la vera natura della sua trasmissione, Edward Wonder.» Si alzò.
«Oh no!» mormorò Nefertiti come in un lamento.
Buzz De Kemp si tolse il sigaro dalla tasca della giacca e lo portò alla bocca. Ghignava beato. «Deve accettare la realtà, Zechi vecchio mio. L’unica possibilità che ha di diffondere il suo vangelo è attraverso la radio e la televisione. Alla gente non piace l’idea di appollaiarsi su sedie di legno sotto una tenda. Vogliono vedere spettacoli divertenti e serviti a domicilio. E, mi creda, se vuole piazzare la sua storia, dovrà renderla più appetibile. Dovrà inserire qualche jolly nel mazzo» finì con una risata.
Ed Wonder vide con orrore, al di là della parete di vetro spesso dello studio, Jensen Fontaine e Matthew Mulligan avvicinarsi come due furie. Puntavano dritti verso la cabina di regia.
Ed chiuse gli occhi.
Quando li riaprì vide di fronte a sé Ezechiele Giosuè Tubber torreggiare da un’altezza apparente di almeno due metri, agitando sopra il capo la mano destra chiusa a pugno. «Radio!» proruppe con voce che sembrava la tromba del giudizio universale. «In verità io ora maledico la radio, questo frutto del male che ha derubato il nostro popolo di ogni individualità, che ha fatto di ogni uomo un oggetto senz’anima perpetuamente in attesa di futili divertimenti!»
«Fantastico!» mormorò Buzz, beato.
«…il potere…» sussurrò Nefertiti disperata.
Ezechiele Giosuè Tubber girò su se stesso e infilò come un turbine la porta dello studio, con Nefertiti che gli correva dietro.
Ed si lasciò sprofondare nella sedia con un gemito. Nella cabina di regia si agitavano Mulligan e Fontaine. Ed vedeva i loro movimenti, ma l’isolamento acustico gli impediva di sentire le parole, ovviamente ordini urlati al tecnico dal milionario paonazzo d’ira. Jerry non sembrava molto scosso. Aveva la testa china sul quadro di controllo e muoveva le mani fra interruttori e manometri.
10
Per salvare quel poco che c’era ancora da salvare dopo il disastro, Ed Wonder afferrò il microfono e si mise a parlare rapidamente. «Per concludere, amici, temo che questa serata sia stata un fiasco. Naturalmente è una cosa che può succedere anche nei programmi migliori, quando la trasmissione avviene in diretta e gli ospiti non sono professionisti. Metteremo ora in onda qualche brano di musica leggera ed eventualmente, più tardi, vi potrò fornire alcune informazioni su come speravamo che sarebbe andata stasera. Jerry, a te la linea: musica!»