Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
«Sei pazzo?» sputacchiò Luca. «Se cerco di cacciare via quelle persone, succederà una rivolta! E vorranno indietro i loro soldi!» Per la Luce, quell’uomo avrebbe pensato al denaro con il collo steso sul ceppo del boia.
«Pensa a quello che succederà se un migliaio di Seanchan vi troverà qui domani.» La voce di Mat era tanto fredda quanto riusciva a renderla. Se avesse fallito, i Seanchan avrebbero rintracciato lo spettacolo di Luca in brevissimo tempo anche se si fossero affannati a frustare i loro cavalli. Anche Luca lo sapeva, dal modo in cui la bocca gli si era arricciata, come se avesse appena mangiato una prugna marcia. Mat si costrinse a ignorarlo. I dadi stavano sbatacchiando forte, ma non si erano ancora fermati. «Juilin, lascia tutto l’oro per Luca tranne una borsa sostanziosa.» Forse l’uomo poteva riuscire a corromperli, una volta che i Seanchan avessero visto che non aveva la loro Figlia delle dannate Nove Lune. «Raduna tutti e allontanatevi più in fretta che potete. Una volta fuori vista della città, deviate per la foresta. Vi troverò.»
«Tutti?» Riparando Thera col proprio corpo, Juilin fece scattare la testa verso Tuon e Selucia. «Lascia quelle due a Jurador, i Seanchan potrebbero fermarsi a riprendersele. Potrebbe rallentarli, almeno. Continui a dire che le lascerai andare, presto o tardi.»
Mat incontrò gli occhi di Tuon. Grandi occhi liquidi, in un volto liscio privo d’espressione. Aveva tirato un po’ indietro il suo mantello, cosicché lui poteva vederle chiaramente il volto. Se l’avesse lasciata indietro, lei non avrebbe potuto pronunciare le parole o, se anche l’avesse fatto, lui sarebbe stato troppo lontano perché avessero importanza. Se l’avesse lasciata indietro, non avrebbe mai saputo il perché di quei suoi sorrisi misteriosi, o cosa si celava dietro il mistero. Luce, era davvero un pazzo! Pips danzò qualche passo impaziente.
«Tutti» disse. Tuon aveva forse annuito lievemente, come fra sé e sé? E perché avrebbe annuito? «Andiamo» disse a Harnan. Dovettero far procedere al passo i loro cavalli attraverso la folla per uscire dallo spettacolo, ma non appena ebbero raggiunto la strada, Mat spronò Pips al galoppo, il mantello che sventolava dietro di lui e la testa bassa per impedire che il suo cappello volasse via. Non era un’andatura che si poteva esigere a lungo da un cavallo. La strada serpeggiava attorno a colline e superava alture, ogni tanto tirando dritta dove la salita non era troppo alta. Sguazzarono per torrenti alti fino alle caviglie e superarono di gran carriera ponti di legno su acque più profonde. Alcuni alberi cominciarono a riapparire sui pendii, pini ed ericacee che mostravano del verde fra i rami degli altri alberi spogliati dall’inverno. Fattorie erano abbarbicate su alcune colline, basse cascine di pietra dal tetto di tegole e granai più alti, e qua e là un piccolo agglomerato di otto o dieci case.
A poche miglia dallo spettacolo, Mat individuò un uomo corpulento davanti a loro, seduto sulla sua sella come un sacco di lardo. Il cavallo era un grigio dalle zampe lunghe, che copriva terreno a un trotto regolare. Si capiva che un ladro di cavalli aveva l’occhio allenato per un buon animale. Percependo il suono dei loro zoccoli, Vanin si guardò indietro, ma rallentò solo fino a un passo normale. Ciò era male. Quando Mat fece accostare Pips accanto al grigio, Vanin sputò.
«La possibilità migliore che abbiamo è trovare il suo cavallo morto di sfinimento in modo che io possa seguire le sue tracce a piedi da lì» borbottò. «Lo sta spronando più forte di quanto immaginassi, cavalcando a pelo. Se ci diamo dentro, forse possiamo acciuffarla per il tramonto. Se il suo cavallo non si azzoppa o muore, sarà più o meno l’ora in cui arriverà a Coramen.»
Mat inclinò la testa indietro per dare un’occhiata al sole, quasi dritto sopra di loro. Era un lungo tragitto da coprire in meno di mezza giornata. Se avesse girato i tacchi, per il tramonto si sarebbe potuto trovare a una buona distanza dall’altra parte di Jurador, in compagnia di Thom, Juilin e degli altri. Con Tuon. Con i Seanchan che sapevano di dare la caccia a Mat Cauthon. L’uomo che aveva rapito la Figlia delle Nove Lune non poteva possedere una fortuna tale da cavarsela con l’essere reso da’covale. E domani o il giorno successivo avrebbero messo Luca su un’asta da impalamento. Luca e Latelle, Petra e Clarine e tutti gli altri. Una foresta di aste da impalamento. I dadi sbatacchiarono e rimbalzarono nella sua testa.
«Possiamo farcela» disse. Non c’era altra scelta.
Vanin sputò.
C’era un solo modo per coprire molta distanza velocemente su un cavallo, se alla fine avevi intenzione di trovarti in sella a un animale vivo. Condussero i cavalli al passo per mezzo miglio, poi al trotto per un altro mezzo. Lo stesso al piccolo galoppo, poi di corsa, per poi tornare al passo. Il sole cominciava a scivolare in basso e i dadi roteavano. Aggirarono colline con rade foreste e alture sormontate da alberi: Superarono torrenti che potevano essere attraversati con tre falcate, bagnando a malapena gli zoccoli dei cavalli, e altri larghi trenta passi con piatti ponti di legno o a volte di pietra. Il sole era sempre più basso e i dadi rotolavano sempre più veloci. Erano quasi arrivati all’Elbar e non c’era segno di Renna, eccetto tracce sulla terra battuta che Vanin indicò come se fossero dei cartelli.
«Ci stiamo avvicinando, ora» borbottò l’uomo grasso. Non suonava contento, però.
Poi aggirarono una collina e di fronte a loro comparve un altro basso ponte. Al di là la strada svoltava a nord per superare l’altura successiva attraverso una sella. Il sole, posato in cima alla balza, sfavillava nei loro occhi. Coramen si trovava dall’altro lato di quell’altura. Abbassandosi il cappello per schermarsi, Mat ispezionò la strada in cerca di una donna, di chiunque, a piedi o a cavallo, ed ebbe un tuffo al cuore.
Vanin imprecò e indicò.
Un baio coperto di schiuma si stava inerpicando faticosamente su per il pendio dall’altra sponda del fiume, una donna che gli scalciava frenetica nei fianchi, spronandolo a salire. Renna era stata troppo ansiosa di raggiungere i Seanchan per rimanere sulla strada. Era forse a duecento passi da loro, ed era come se fossero miglia. Il suo destriere era sul punto di crollare, ma lei poteva smontare e correre in vista delle guarnigioni prima che loro potessero raggiungerla. Tutto ciò che doveva fare era raggiungere la cresta, altri cinquanta piedi.
«Mio signore?» disse Harnan. Aveva una freccia incoccata e l’arco semisollevato. Gorderan teneva la balestra pesante contro la spalla, un dardo dalla punta spessa era pronto per essere scagliato. Mat sentì dentro di sé qualcosa vacillare e morire. Non sapeva cosa. Qualcosa. I dadi rombavano come un tuono. «Lanciate» disse. Voleva chiudere gli occhi. La balestra schioccò; il dardo descrisse una scia nera nell’aria. Renna fu sbalzata in avanti quando venne colpita alla schiena. Era quasi riuscita a rimettersi di nuovo eretta contro il collo del baio quando la freccia di Harnan la centrò.
Lentamente ruzzolò da cavallo, scivolando giù per il pendio, rotolando, rimbalzando contro degli arbusti, precipitando sempre più veloce e finendo nel torrente con un tonfo. Per un istante galleggiò a faccia in giù contro la riva, poi la corrente la catturò e la strappò via, le gonne che si gonfiavano sul pelo dell’acqua. Lentamente venne trascinata verso l’Elbar. Forse alla fine avrebbe raggiunto il mare. Non pareva avere importanza che i dadi si fossero fermati. E così erano tre. Mai più, pensò mentre Renna galleggiava fuori vista dietro un’ansa. Se anche fosse in gioco la mia vita, mai più.
Non si affrettarono nel tornare verso est. Non c’era motivo, e Mat si sentiva troppo esausto. Non si fermarono, tranne per far abbeverare i cavalli e far prendere loro fiato. Nessuno aveva voglia di parlare. Era ormai notte fonda quando raggiunsero Jurador, la cittadina era una massa scura con i cancelli ben chiusi. Le nuvole coprivano la luna. Cosa sorprendente, le pareti di tela dello spettacolo di Luca erano ancora al loro posto poco oltre la città. C’erano un paio di uomini corpulenti, avvolti in alcune coperte, che russavano sotto il grosso striscione mentre sorvegliavano l’ingresso. Perfino dalla strada, al buio, era evidente che carri e tende riempivano lo spazio dietro la tela.