Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Il palazzo di lady Aethelaine dall’esterno non appariva diverso dalle magioni dei mercanti di sale, ma era situato nella piazza principale della cittadina, un’ampia distesa di pietra levigata dove una spaziosa fontana rotonda di marmo spruzzava acqua nell’aria. La gente però riempiva i propri secchi e grandi giare di terracotta da tubi che la versavano in vasche di pietra negli angoli delle altre piazze. La grande fontana emanava un odore salino. Era un simbolo della ricchezza di Jurador, pompata dalla stessa sorgente dei pozzi di sale nelle colline circostanti. Mat riuscì a vedere buona parte della cittadina prima che il sole arrivasse solo a metà del suo percorso fino allo zenit. Ogni volta che Tuon e Selucia notavano un negozio che esponeva delle sete, si fermavano presso il tavolo lungo e stretto per tastare i rotoli di tessuto e sussurrare con le teste vicine, allontanando con un gesto l’attenzione del vigile negoziante. Quelli sorvegliavano le merci in modo molto guardingo, finché non si rendevano conto che Mat era assieme alle due donne. Nei loro robusti abiti di lana, piuttosto consunti e che calzavano male, non sembravano clienti che si potessero permettere della seta. Mat, con un lato del suo mantello tirato indietro per mettere in evidenza il rivestimento, sì. Ogni volta che lui tentava di manifestare un interesse, però le donne dicevano di volerlo! – ogni volta che si avvicinava tanto da udire quello che stavano dicendo, le donne ammutolivano e lo guardavano – freddi occhi scuri e azzurri che lo fissavano dal profondo dei loro cappucci – fino a che lui non indietreggiava di un passo o due. Poi Selucia inclinava la testa verso quella di Tuon e ricominciavano a mormorare e a tastare seta: seta rossa, seta azzurra , seta verde, seta liscia lucente e seta broccata. Jurador era una cittadina davvero ricca. Per fortuna aveva riposto una borsa di denaro bella piena nella tasca della sua giacca. Nessuna di quelle sete sembrava quella giusta, però. Inevitabilmente, Tuon scuoteva il capo e le due donne si allontanavano tra la folla, con Mat che cercava di stare al passo con loro fino al successivo negozio che esponeva seta. I dadi continuavano a rimbalzare all’interno del suo cranio. Non erano gli unici a essere venuti in città dallo spettacolo. Notò Aludra, il suo volto incorniciato da trecce adornate di perline, che camminava tra la folla con un uomo dai capelli grigi che, a giudicare dallo splendido ricamo di fiori e colibrì che ricopriva la sua giacca di seta, doveva essere un mercante di sale. Cosa ci faceva rllluminatrice con un mercante di sale? Qualunque cosa gli stesse dicendo, il suo sorriso compiaciuto aveva aggiunto alcune rughe alla sua faccia, e lui stava annuendo.
Tuon scosse il capo e le due donne si allontanarono verso la bottega seguente, ignorando i profondi inchini del negoziante. Be’, la maggior parte di questi erano rivolti a Mat. Forse quello sciocco pelle e ossa pensava che lui volesse comprare della seta per sé. Non che avrebbe lasciato correre l’opportunità di avere una nuova giacca di seta o anche di più, ma chi poteva pensare alle giacche quando stava aspettando che quei maledetti dadi si fermassero? Solo un po’ di ricamo, sulle maniche e sulle spalle.
Thom gli passò accanto stringendosi nel suo mantello color bronzo, toccandosi con le nocche i lunghi baffi bianchi e sbadigliando come se avesse trascorso la notte sveglio. Poteva darsi. Il menestrello non aveva ripreso a bere, ma Lopin e Nerim si lamentavano che rimanesse sveglio fino a tardi, tenendo accesa una lampada per poter leggere e rileggere la sua preziosa lettera. Cosa ci poteva essere di così affascinante in una lettera da parte di una donna morta? Una donna morta. Luce, forse quella gente per strada... No, non ci avrebbe pensato affatto. Tuon prese tra le dita un pezzo di seta e lo lasciò ricadere mentre si voltava senza saggiarne un altro. Selucia rivolse alla tarchiata negoziante una tale occhiataccia prima di seguirla che la donna rispose a sua volta con uno sguardo torvo. Mat le rivolse un sorriso. Negozianti offesi potevano portare a guardie cittadine che ponevano domande, e chi poteva dire a cosa avrebbe condotto quello? Sapeva che il suo sorriso poteva placare la maggior parte delle donne. La negoziante dal volto tondo lo guardò con disprezzo e si piegò a lisciare il rotolo di seta con tanta tenerezza come se stesse rimboccando le coperte a un bambino. La maggior parte delle donne, pensò con amarezza.
Lungo la strada, una donna con un mantello disadorno lasciò ricadere il suo cappuccio, e a Mat si bloccò il respiro in gola. Edesina sollevò di nuovo il suo cappuccio, ma senza fretta, e il danno era fatto comunque: un volto senza età da Aes Sedai in bella vista per chiunque sapesse cosa stava osservando. Nessuno in strada diede segno di aver notato nulla, ma Mat non poteva scorgere ogni faccia. Qualcuno stava forse pensando a una ricompensa? Potevano non esserci Seanchan a Jurador al momento, ma vi passavano.
Edesina scivolò dietro un angolo e due figure ammantate di scuro la seguirono. Due. Le sul’dam avevano lasciato solo una di loro all’accampamento a sorvegliare due Aes Sedai? O forse Teline e Teslyn erano da qualche parte lì vicino e lui non le aveva viste. Allungò il collo, cercando un altro mantello disadorno tra la folla, ma tutti quelli che vedeva avevano almeno un minimo di ricamo.
All’improvviso un pensiero lo colpì come una pietra in mezzo agli occhi. Tutti i mantelli che poteva vedere avevano almeno un po’ di ricamo. Dov’erano la dannata Tuon e la dannata Selucia? I dadi stavano rotolando più veloci?
Col respiro affannoso, si mise in punta di piedi, ma la strada era un fiume di mantelli ricamati, giacche ricamate, abiti ricamati. Non voleva dire che stessero cercando di scappare. Tuon gli aveva dato la sua parola; aveva rinunciato a una perfetta occasione per tradirlo. Ma tutto quello che bastava fare a una delle due donne era pronunciare tre parole, e chiunque le avesse udite avrebbe riconosciuto un accento seanchan. Quello poteva essere sufficiente a mettere i segugi sulle sue tracce. Più avanti c’erano due negozi che parevano esporre stoffa, uno da ciascun lato della strada. Nessuno con un paio di donne ammantate di scuro davanti ai tavoli di fronte. Potevano aver svoltato un angolo piuttosto facilmente, ma doveva fidarsi della sua fortuna. La sua fortuna funzionava particolarmente bene con i giochi casuali. Quelle maledette donne probabilmente pensavano che fosse davvero un dannato gioco. Che fosse folgorato, la fortuna doveva aiutarlo.
Chiudendo gli occhi, roteò in cerchio nel mezzo della strada e fece un passo. A caso. Andò a sbattere contro qualcuno, tanto forte che grugnirono entrambi. Un tizio grande e grosso con una bocca piccola e scadenti motivi a volute sulle spalle della sua rozza giacca era lì in piedi a studiarlo quando aprì gli occhi, aveva lo sguardo torvo e tastava l’elsa del suo pugnale ricurvo. A Mat non importava. Era proprio di fronte a uno dei due negozi. Calandosi il cappello stretto sulla testa, corse. I dadi stavano rotolando più in fretta.