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Crocevia del crepuscolo

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Crocevia del crepuscolo
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Anche lei portava un foglio, che appoggiò sul tavolo di fronte a Egwene. «Ho incontrato Tiana mentre venivo qui, Madre, e mi ha detto di darti questo.»

‘Questo’ era il rapporto giornaliero sulle fuggitive, anche se non arrivava proprio ogni giorno o a volte nemmeno per settimane, da quando le novizie erano state organizzate in famiglie. Le cugine si sostenevano l’una con l’altra fra la frustrazione e le lacrime, e riuscivano a convincersi a vicenda a non commettere errori irreparabili come fuggire via. C’era un solo nome sulla pagina: Nicola Treehill. Egwene sospirò e posò il foglio. Avrebbe pensato che la smania di sapere di Nicola l’avrebbe tenuta ferma nonostante tutta la frustrazione che potesse maturare. E tuttavia non poteva dire di essere dispiaciuta che quella faccenda fosse conclusa. Nicola era cospiratrice e senza scrupoli, disposta a ricorrere al ricatto o a qualunque altra cosa pensasse l’avrebbe aiutata nel suo avanzamento. Era molto probabile che avesse ricevuto aiuto. Areina non avrebbe esitato a rubare dei cavalli perché entrambe potessero fuggire.

All’improvviso le balzò all’occhio la data accanto al nome. Due date, in effetti, contrassegnate come domande. Di rado veniva inserito il nome del mese, tanto meno il numero del giorno, tranne in trattati e documenti ufficiali. Firmato, sigillato e testimoniato nella città di Illian il dodicesimo giorno di Saven, nell’Anno di Grazia tale... E in rapporti di quella natura, e nell’inserimento del nome di una donna nel registro delle novizie. Per gli usi comuni, era sufficiente indicare tanti giorni prima o dopo quella festività. Così scritte, le date le risultavano sempre un po’ strane. Dovette contare sulle dita per essere sicura di quello che vedeva.

«Nicola è scappata tre o quattro giorni fa, Sheriam, e Tiana lo riferisce soltanto adesso? Non è nemmeno sicura se siano passati tre o quattro giorni?»

«Le cugine di Nicola l’hanno coperta, Madre.» Sheriam scosse il capo con aria mesta. Stranamente, il suo piccolo sorriso pareva divertito, però. O perfino d’ammirazione. «Non per affetto, a quanto pare. Sono state liete di veder andare via la bambina e temevano che venisse riportata indietro. Era piuttosto arrogante riguardo al suo Talento per la Preveggenza. Ho paura che Tiana sia molto arrabbiata con loro. Nessuna si siederà comodamente durante le proprie lezioni oggi, o per i giorni a venire, temo. Tiana dice che intende dare a ognuna di loro una dose della cinghia invece della colazione ogni giorno finché Nicola non verrà ritrovata. Penso che possa calmarsi, comunque. Dato che è passato molto tempo prima che la sua fuga fosse scoperta, potrà volerci un bel po’ prima che venga localizzata.»

Egwene trasalì leggermente. Poteva rammentare le proprie visite allo studio della Maestra delle Novizie, allora occupato dalla medesima donna che si trovava adesso di fronte a lei. Sheriam usava le maniere forti. Una dose giornaliera sarebbe stata una punizione severa. Ma tenere nascosta la fuga di una novizia era più serio che andarsene in giro di notte o giocare uno scherzo. Spinse il rapporto da una parte.

«Tiana gestirà la faccenda come ritiene opportuno» disse. «Sheriam, ci sono stati cambiamenti su come le Sorelle parlano del mio sogno?»

Aveva rivelato il sogno su un attacco dei Seanchan la mattina successiva, e le donne a cui l’aveva detto l’avevano fissata con aria apatica, apparentemente perché la morte di Anaiya era ancora recente. Quell’evento aveva sconcertato chiunque.

Invece di rispondere, Sheriam si schiarì la gola e lisciò le sue gonne striate di azzurro. «Forse non ne sei al corrente, Madre, ma una delle cugine di Nicola è Larine Ayellin. Da Emond’s Field» aggiunse, come se Egwene non lo sapesse. «Nessuno penserebbe che stai facendo dei favoritismi se perdonassi l’intera famiglia. Che si calmi o meno, Tiana intende essere molto dura con loro nel frattempo. Soffriranno.»

Reclinandosi all’indietro, facendo attenzione per via della gamba ballerina, Egwene rivolse uno sguardo torvo all’altra donna. Larine aveva quasi la sua stessa età, e crescendo erano state ottime amiche. Avevano passato ore insieme a chiacchierare e a esercitarsi a intrecciare i loro capelli per quando il Circolo delle Donne avesse decretato che erano grandi abbastanza. Nonostante questo, Larine era stata una delle poche ragazze di Emond’s Field che pareva aver accettato che Egwene potesse davvero essere l’Amyrlin Seat, anche se lo dimostrava perlopiù tenendosi a distanza. Ma Sheriam pensava davvero che Egwene potesse fare dei favoritismi? Perfino Siuan sembrava sorpresa. «Sheriam, tu meglio di chiunque altra dovresti sapere che castigare le novizie è competenza della Maestra delle Novizie. Ameno che una ragazza non venga maltrattata, comunque, e certo non hai lasciato intendere questo. Inoltre, se Larine pensa di poterla fare franca nell’aiutare una fuggitiva oggi – aiutare una fuggitiva, Sheriam! – con cosa penserà di farla franca domani? Può raggiungere lo scialle, se ha il buon senso di sopportarne le conseguenze. Non la condurrò per un sentiero che la porterà a essere espulsa per cattiva condotta. Ora, cosa stanno dicendo sul mio sogno?»

Sheriam batté le palpebre dei suoi verdi occhi obliqui e lanciò un’occhiata a Siuan. Per la Luce, quella donna pensava forse che Egwene si stesse comportando in modo severo perché Siuan era presente? Perché Siuan avrebbe potuto riportare delle voci? Avrebbe dovuto sapere che non era così: lei era stata Maestra delle Novizie.

«L’atteggiamento fra le Sorelle, Madre,» disse infine Sheriam «è ancora che i Seanchan si trovano a mille miglia di distanza, non sanno come Viaggiare e se si mettono in marcia su Tar Valon, ne saremo al corrente prima che siano entro duecento leghe.»

Siuan borbottò qualcosa sottovoce che suonò disgustato, ma non sorpreso. Anche Egwene voleva imprecare. Le preoccupazioni per l’omicidio di Anaiya non avevano avuto nulla a che fare con l’apatia delle Sorelle. Non credevano che Egwene fosse una Sognatrice. Anaiya ne era stata sicura, ma era m’orta. Siuan e Leane ci credevano, tuttavia nessuna delle due aveva una posizione tanto elevata da essere ascoltata con qualcosa di più di impaziente educazione, se proprio era necessario. Ed era piuttosto evidente che Sheriam non ci credesse. Obbediva al suo giuramento di fedeltà con tanta scrupolosità quanta Egwene avrebbe potuto desiderare, ma non si poteva ordinare a qualcuno di credere. A parole poteva essere d’accordo con quello che le dicevi, ma non cambiava nulla.

Quando Sheriam se ne andò, Egwene si ritrovò a domandarsi quale fosse la ragione per cui era venuta. Poteva trattarsi solo del fatto che voleva informarla che Larine stava per essere punita? No di certo. Ma non aveva detto nient’altro, a parte rispondere alle domande di Egwene. Poco dopo arrivò Myrelle, seguita a ruota da Morvrin. Egwene poté percepire ognuna di loro lasciar andare la Fonte prima di entrare nella tenda, e i loro Custodi rimasero fuori in attesa. Perfino nelle brevi occhiate che riuscì a dare mentre i lembi d’ingresso venivano scostati, gli uomini parvero guardinghi, perfino per essere dei Custodi. I grandi occhi scuri di Myrelle lampeggiarono alla vista di Siuan, e le sue narici fremettero. Il viso tondo di Morvrin rimase liscio come pietra levigata, ma strofinò le sue gonne marrone scuro con entrambe le mani come per pulire via qualcosa. Forse era un gesto inconscio. A differenza di Sheriam, loro dovevano accettare gli ordini di Siuan, e a nessuna delle due questo piaceva praticamente. Non che Egwene volesse umiliarle, ma si fidava di Siuan, e giuramenti o no, non si fidava del tutto di loro. Non quanto si fidava di Siuan. Inoltre, c’erano dei momenti in cui per lei era sconveniente, se non impossibile, dire alle Sorelle a lei votate cosa voleva che facessero. Siuan poteva portare messaggi, e in questo modo Egwene poteva essere certa che fossero eseguiti.

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