Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Muovere Egeanin poteva essere sufficiente a ucciderla, ma ci poteva essere ancora tempo per la Guarigione, se le Aes Sedai avessero fatto in fretta. Non aveva però intenzione di dire quel nome ad alta voce, con la gente che passava, soffermandosi per occhiate curiose prima che Luca o Latelle gli dicessero di allontanarsi. Tutti si muovevano più velocemente per lei che non per lui. Latelle stessa era l’unica che davvero sobbalzava per Luca.
«Renna!» Domon sbraitò il nome. Malgrado i suoi corti capelli e quella barba illianese che lasciava scoperto il suo labbro superiore, ora non sembrava ridicolo. Pareva spaventato e aveva l’aria omicida, una combinazione pericolosa. «L’ho vista accoltellare Egeanin alla schiena e fuggire. Se avessi potuto raggiungerla, le avrei spezzato il collo, ma la mia mano è tutto ciò che trattiene il sangue di Egeanin. Dov’è quella dannata Aes Sedai?» ringhiò. E lui che cercava di essere cauto con la lingua.
«Eccomi qui, Bayle Domon» annunciò Teslyn freddamente, accorrendo con Thera, che rivolse un’occhiata terrorizzata a Tuon e Selucia e si avvinghiò al braccio di Juilin con uno squittio, gli occhi a terra. Dal modo in cui iniziò a tremare, poteva finirci lei entro un minuto.
L’Aes Sedai dagli occhi duri fece una smorfia come se avesse la bocca piena di rovi quando vide cosa giaceva di fronte a lei, o forse dove giaceva, ma si affrettò ad accovacciarsi sotto il carro accanto a Domon e afferrò la testa di Egeanin fra le sue mani ossute. «Joline è più abile di me in questo,» borbottò quasi sottovoce «ma potrei essere in grado...»
La testa di volpe d’argento divenne fredda contro il petto di Mat, ed Egeanin sussultò con tanta violenza che la parrucca le cadde dalla testa, quasi divincolandosi dalla presa di Domon mentre strabuzzava gli occhi. La convulsione durò solo il tempo necessario perché si mettesse semiseduta con un rantolo glaciale; poi si accasciò contro il torace di Domon, ansante, e il medaglione tornò a essere solo un pezzo d’argento lavorato. Mat si era quasi abituato a questo. Odiava esserci abituato. Anche Teslyn si accasciò, sul punto di crollare a terra fino a che Domon non spostò la sua presa su Egeanin per sorreggere l’Aes Sedai con una mano. «Grazie» disse Teslyn dopo un momento, le parole che suonavano quasi estorte a forza. «Ma non mi serve aiuto.» Utilizzò il lato del carro per sostenersi mentre si alzava , il suo freddo sguardo da Aes Sedai che sfidava chiunque a fare un commento. «La lama è scivolata su una cestola e perciò ha mancato il cuore. Tutto ciò di cui ha bisogno ora è cibo e riposo.»
Non si era attardata ad afferrare un mantello, si rese conto Mat. In una direzione lungo la viuzza , un capannello di donne in mantelli adorni di lustrini stava osservando davanti a una tenda a strisce verdi, i loro sguardi assorti e concentrati. Nell’altra, mezza dozzina di uomini e donne in giacche striate di bianco e brache attillate, acrobati che si esibivano a cavallo, scoccarono delle occhiate verso Teslyn mentre univano le teste per sussurrare. Troppo tardi per preoccuparsi che qualcuno riconoscesse un volto da Aes Sedai. Troppo tardi per preoccuparsi che uno di loro riconoscesse la Guarigione quando la vedeva usare. I dadi percossero l’interno della testa di Mat. Non si erano fermati. La partita non si era ancora giocata.
«Chi la sta cercando, Juilin?» chiese. «Juilin?»
Il cacciatore di ladri smise di scrutare Tuon e Selucia e di mormorare a Thera, anche se continuò a rassicurare con delle pacche la donna tremante. «Vanin e le Braccia Rosse, Lopin e Nerim. Anche Olver. Era lontano prima che potessi prenderlo. Ma in questo...» Si interruppe per tranquillizzare Thera quanto bastava e fare un gesto verso la via principale. Il chiacchiericcio di voci era chiaramente udibile perfino da quella distanza. «Le basta solo mettere le mani su uno di quei mantelli decorati e può sgattaiolare fuori assieme ai primi spettatori che se ne vanno. Se cerchiamo di fermare ogni donna col cappuccio alzato o anche solo di guardare all’interno ci ritroveremo una rivolta per le mani. Questa gente è permalosa.»
«Disastro» gemette Luca, avvolgendo il mantello stretto attorno a sé. Latelle lo cinse con un braccio. Doveva essere come venire confortato da un leopardo, ma in ogni caso Luca non parve molto sollevato.
«Che io sia folgorato, perché?» ringhiò Mat. «Renna era sempre pronta a leccarmi i dannati piedi! Pensavo che se c’era qualcuno che poteva perdere il controllo...» Non guardò nemmeno Thera, ma Juilin lo squadrò comunque con aria cupa.
Domon si era alzato con Egeanin fra le braccia. Lei si contorse debolmente sulle prime – Egeanin non era una donna che si lasciasse portare come una bambola – ma alla fine parve rendersi conto che se si fosse messa in piedi sarebbe crollata a terra. Si curvò contro il petto dell’illianese con un cipiglio di risentimento. Domon avrebbe imparato; perfino quando una donna aveva bisogno d’aiuto, se non lo voleva, te l’avrebbe fatta pagare per averglielo dato. «Sono l’unica che conosce il suo segreto» disse strascicando la sua debole voce. «L’unica che può rivelarlo, perlomeno. Può darsi che abbia ritenuto più sicuro tornare a casa, con me morta.»
«Che segreto?» chiese Mat.
La donna esitò, per qualche ragione, accigliandosi verso il torace di Domon. Infine sospirò. «A Renna è stato messo il collare, una volta. E anche a Bethamin e Seta. Possono incanalare. O forse imparare a farlo; non lo so. Ma l’ a’dam ha funzionato su quelle tre. Forse funziona su qualunque sul’dam.» Mat emise un fischio tra i denti. Quello sì che sarebbe stato un colpo al cuore per i Seanchan.
Luca e sua moglie si scambiarono occhiate perplesse, non avendo capito chiaramente una parola. La bocca di Teslyn pendeva aperta, la serenità da Aes Sedai spazzata via dallo shock. Selucia emise un suono arrabbiato, gli occhi azzurri che avvampavano, e lasciò cadere l’involto di stoffa dalla schiena mentre faceva un passo verso Domon. Un rapido guizzo delle dita di Tuon la fermò di botto, anche se fu un arresto esitante. Il viso di Tuon era una maschera scura, indecifrabile. Non le piaceva ciò che aveva udito. A pensarci bene, lei aveva detto di aver addestrato delle damane. Oh, che fosse folgorato, ci mancava solo che stesse per sposare una donna in grado di incanalare!
Il rumore di zoccoli di cavalli annunciò l’arrivo a un veloce trotto di Harnan e delle altre tre Braccia Rosse da una viuzza fra le tende e i carri. Le spade erano assicurate alla cintura sotto i loro mantelli, con Metwyn che aveva perfino un pugnale lungo quasi quanto una spada corta, e la balestra pesante di Gorderan pendeva dalla sua sella, già pronta e caricata. La manovella alla sua cintura avrebbe impiegato un minuto intero prima di tirare indietro la spessa corda, ma in questo modo tutto quello che occorreva fare era mettervi il dardo. Harnan portava un arco da cavaliere a doppia curva, con una faretra traboccante contro la sua anca. Fergin stava conducendo Pips.
Harnan non si scomodò a smontare. Fissando Tuon e Selucia con sospetto, e Luca e Latelle con aria quasi altrettanto dubbiosa, si chinò verso il basso dalla sua sella, il rozzo tatuaggio di un falco nitido sulla guancia, «Renna ha rubato un cavallo, mio signore» disse con calma.
«Ha travolto uno dei custodi di cavalli all’ingresso nel fuggire. Vanin la sta seguendo. Dice che lei potrebbe raggiungere Coramen per stanotte. È lì che è diretta. Si sta muovendo molto più velocemente di quanto facevano i carri. Ma sta cavalcando a pelo: possiamo riacciuffarla, con un po’ di fortuna.» Da come lo diceva, pareva che la fortuna fosse un dato di fatto. Gli uomini della Banda confidavano nella fortuna di Mat Cauthon più di lui stesso.
In realtà non sembrava esserci scelta. I dadi stavano ancora martellando nella sua testa. C’era ancora una possibilità che si fermassero in suo favore. Una piccola possibilità. La fortuna di Mat Cauthon. «Metti in marcia la tua gente quanto più rapidamente riescono a fare i bagagli, Luca» disse montando su Pips. «Lascia la parete di tela e qualsiasi altra cosa non riusciate a caricare in fretta sui carri. Vai.»