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READ-E-BOOK » Космическая фантастика » Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]
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Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]

Электронная книга - «Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]». Краткое содержание книги:

L’inquisizione è tornata a colpire. Nell’anno del Signore 3131, la Chiesa, garante dell’immortalità fisica a tutti i suoi fedeli, ingaggia una crociata contro gli Ouster, indomiti mutanti di origine umana. E lancia nello spazio una spietata caccia a Aenea — la fanciulla ritenuta il nuovo messia — per carpire il segreto della sua forza misteriosa. Mentre Endymion è custodito nella cella della morte, la ribellione dei giusti sta per giungere al suo atto finale: tutto ruota intorno a Aenea, dotata di grandi poteri e portatrice di oscure verità… Dopo «Hyperion», «La caduta di Hyperion» ed «Endymion», Dan Simmons tocca con questo romanzo l’apice della forza visionaria e immaginativa. E conclude una delle più celebrate, irresistibili e sensazionali saghe fantascientifiche del nostro tempo.
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Non avevo mai domandato a Aenea il nome di suo figlio. Dolorosamente consapevole di questo fatto, mi sentii bruciare gli occhi e chiudere la gola. Aenea era sempre stata reticente a parlare di quel periodo della sua vita e io non avevo fatto domande nelle settimane trascorse insieme dopo di allora: non volevo turbarla, mi dicevo, con domande o indagini che avrebbero indotto in lei il senso di colpa e in me l’istinto omicida. Ma quando mi aveva brevemente parlato del matrimonio e del figlio, Aenea non aveva mostrato alcun senso di colpa. Per essere onesti, era una delle ragioni per cui, quando l’avevo saputo, mi ero sentito così infuriato e impotente. Eppure, è incredibile, quel fatto non ci aveva impedito di essere amanti. Come diceva il messaggio trovato nel monitor del grafer mesi fa, il messaggio che ero sicuro provenisse da Aenea? "Amanti di cui canterebbero i poeti." Ecco. Il sapere del suo breve matrimonio e del figlio non ci aveva impedito di sentirci come amanti che non avessero mai provato quel sentimento per altri.

E forse lei non l’aveva provato, mi resi conto. Avevo sempre ritenuto che il suo matrimonio fosse stato una di quelle passioni improvvise, quasi un impulso; ora invece lo consideravo in un altro modo. Ma chi era il padre? Nel suo messaggio Aenea diceva di amarmi a ritroso e in avanti nel tempo, che è precisamente ciò che provavo io nei suoi confronti, come se l’avessi sempre amata, come se avessi aspettato l’intera vita per scoprire la realtà di quell’amore. E se il matrimonio di Aenea non fosse stato di passione o d’impulso ma… di convenienza? No, no, non è la parola giusta. Di necessità?

Le profezie dei templari, degli Ouster, del culto Shrike della Chiesa della redenzione finale e di altri, dicevano che Brawne Lamia avrebbe generato una figlia, Colei che insegna, Aenea, come risultò. Secondo i Canti del vecchio poeta, il giorno in cui il secondo cìbrido John Keats morì di morte fisica e Brawne Lamia si aprì combattendo la strada per rifugiarsi nel tempio dello Shrike su Lusus, i fedeli di quel culto avevano cantato: "Benedetta sia la Madre della Nostra Salvezza, benedetto sia lo Strumento della Nostra Redenzione", riferendosi proprio a Aenea.

E se Aenea fosse stata destinata ad avere un figlio per continuare la stirpe dei messia? In nessuna profezia, per quanto ne sapevo, si parlava di figli, ma nei mesi in cui avevo scritto della vita di Aenea, avevo scoperto una cosa incontrovertibile: Raul Endymion quasi sempre l’ultimo a capire. Forse c’era un’infinità di varianti sulla profezia dell’avvento di chissà quanti Colui o Colei che insegna. O forse quel figlio avrebbe avuto poteri e intuizioni del tutto diverse, forse quello che l’universo e la specie umana aspettavano da tempo.

Ovviamente non sarei stato io il padre di un tale secondo messia. L’unione del secondo cìbrido John Keats e di Brawne Lamia era stata, lo aveva detto Aenea, la grande riconciliazione fra i migliori elementi del TecnoNucleo e la specie umana. Erano occorse le abilità e le percezioni sia delle IA sia degli esseri umani, per creare l’ibrida capacità di vedere direttamente nel Vuoto che lega, in modo che l’uomo apprendesse finalmente il linguaggio dei morti e dei viventi. Empatia era un altro modo per definire quella capacità ed Aenea era stata nel senso più calzante la Figlia dell’Empatia.

Chi poteva essere il padre di suo figlio?

La risposta mi colpì come un fulmine. Per un attimo, lì nella scatola di Schrödinger, rimasi sconvolto dalla logica della risposta, tanto da essere sicuro che il rivelatore in perenne ticchettio nella parete di energia della mia prigione avesse individuato la particella emessa al momento giusto e avesse già liberato il cianuro. Quale ironia, capire come stavano le cose e morire nello stesso istante!

Ma non c’era gas venefico nell’aria, solo la crescente forza della mia certezza e l’impulso anche più forte ad agire in qualche modo.

Nella cosmica partita a scacchi che Aenea e gli altri giocavano ormai da tre secoli standard, c’era un altro partecipante: il quasi mitico osservatore delle specie aliene senzienti, che Aenea aveva menzionato brevemente in diversi contesti. I Leoni e Tigri e Orsi, gli esseri così potenti da prelevare la Vecchia Terra e trasportarla nella Piccola Nube di Magellano, anziché guardarne la distruzione, avevano (secondo Aenea) inviato tra noi negli ultimi secoli uno o più osservatori, entità che (secondo la mia interpretazione delle parole di Aenea) avevano assunto forma umana e si erano aggirate fra noi per tutto il tempo. Sarebbe stato relativamente facile, nell’era della Pax, con la diffusa immortalità virtuale garantita dal crucimorfo. E c’erano di sicuro altri che, come il vecchissimo poeta Martin Sileno, erano rimasti in vita mediante una combinazione di scienza medica della Rete dei Mondi, di trattamento Poulsen e di pura ostinazione.

Martin Sileno era vecchio, fuor di dubbio, forse il più vecchio essere umano della galassia, ma non era lui l’osservatore, altrettanto fuor di dubbio. L’autore dei Canti era troppo dogmatico, troppo attivo, troppo visibile al grande pubblico, troppo disgustoso e in genere troppo maledettamente intrattabile per essere un freddo osservatore in rappresentanza di specie aliene tanto potenti da distruggerci in un batter di ciglia. Almeno, me lo auguravo.

Ma da qualche parte, probabilmente in un luogo che non avevo mai visitato e che non sarei riuscito a immaginare, l’osservatore era rimasto in attesa e aveva investigato sotto spoglie umane. Pareva ragionevole che Aenea fosse stata costretta, sia dalla profezia sia dalla necessità di una evoluzione umana priva di intralci di cui aveva parlato e in cui aveva creduto, a teleportarsi lontano dalla sua odissea in quel remoto pianeta dove l’osservatore aspettava, incontrarlo, accoppiarsi con lui e mettere alla luce quel figlio. Così avrebbe riconciliato il Nucleo, la specie umana e i remoti Altri.

L’idea era sconvolgente, mi turbava moltissimo, ma mi elettrizzava come niente aveva più fatto, dalla morte di Aenea.

Conoscevo Aenea. Suo figlio sarebbe stato un bambino umano, pieno di vita e di allegria e di amore per qualsiasi cosa, dalla natura ai vecchi olodrammi. Non avevo mai capito come Aenea avesse potuto abbandonare il bambino, ma ora mi resi conto che non aveva avuto scelta. Lei conosceva il terribile destino che l’aspettava nella cella sotterranea di Castel Sant’Angelo. Sapeva che sarebbe morta sotto tortura, tra le fiamme, circondata da nemici non umani e da mostruosi cloni Nemes. L’aveva sempre saputo, fin da prima della nascita.

Il pensiero mi fece tremare le ginocchia. Come aveva potuto, la mia cara amica, ridere così spesso con me, affrontare con tanto ottimismo e tanta felicità il nuovo giorno, celebrare così completamente la vita, sapendo che ogni ora trascorsa la portava più vicino a una morte così terribile? Scossi la testa all’idea della forza di volontà che l’aveva sostenuta. Io non avevo quella forza, lo sapevo benissimo. Aenea l’aveva avuta.

Sapendo quando e come quella terribile fine avrebbe avuto luogo, non avrebbe mai potuto tenere con sé il figlio. Perciò era presumibile che ora il bambino venisse allevato dal padre. Dall’Altro in forma umana. Dall’osservatore.

Questa idea era più sconvolgente delle precedenti. Fui allora colpito da un’altra certezza: Aenea avrebbe voluto che io avessi un ruolo nella vita di suo figlio, se l’avesse ritenuto possibile. Era ragionevole ipotizzare che le sue fuggevoli visioni di possibili futuri terminassero tutte con la sua morte. Forse Aenea ignorava che io non sarei stato giustiziato con lei. Ma no, mi aveva chiesto di spargere le sue ceneri sulla Vecchia Terra, perciò sapeva che le sarei sopravvissuto. Forse l’aveva ritenuta una richiesta troppo grande, che io trovassi suo figlio — bambino o bambina — e lo aiutassi in ogni modo possibile mentre cresceva, che collaborassi a proteggerlo in un universo tutto spigoli taglienti.

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