Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]
- Автор: Симмонс Дэн
- Серия: Canti di Hyperion #4
- Год: 1999
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-45610-8
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]». Краткое содержание книги:
«Ciò che dici è interessante, figlia mia, ma privo d’importanza» mormorò il cardinale Lourdusamy. «E tutto questo…» con un rapido movimento delle dita tozze e grassocce indicò le ferite e la nudità di Aenea, come se ne fosse contrariato «è molto spiacevole.» Si sporse verso di lei e parve trapassarla con lo sguardo degli occhietti porcini e intelligenti. «E niente affatto necessario. Rispondi alle domande del consigliere.»
Aenea alzò la testa e guardò negli occhi il gigantesco cardinale. «Vuole sapere come ci si teleporta senza teleporter?»
Il cardinale Lourdusamy si umettò le labbra sottili. «Sì, sì.»
Aenea sorrise. «Semplice, eminenza. Deve solo partecipare ad alcune lezioni, imparare che si può apprendere il linguaggio dei morti, il linguaggio dei vivi, che si può udire la musica delle sfere, e poi fare comunione col mio sangue o col sangue di uno dei miei seguaci che ha bevuto il vino.»
Il cardinale Lourdusamy indietreggiò come schiaffeggiato. Alzò la croce pettorale e la tenne davanti a sé come uno scudo. «Bestemmia!» sbraitò. «Jesus Cristus est primogenitus mortuorum; ipsi gloria et imperium in saecula saeculorum!»
«Gesù Cristo fu il primo a nascere dai morti» replicò piano Aenea, con l’occhio che le brillava per il riflesso luminoso della croce. «E voi dovreste rendergli gloria! E sovranità, se così scegliete. Ma non è mai stata sua intenzione che gli esseri umani fossero richiamati dalla morte come cavie di laboratorio, a seconda del capriccio di macchine pensanti…»
«Nemes» ordinò seccamente Albedo, e stavolta non vi fu contrordine. Il clone di Nemes si scostò dalla parete e si accostò alla grata, estese unghie di cinque centimetri e graffiò le guance di Aenea, proprio sotto gli occhi, recidendo i muscoli e mettendo a nudo, nell’aspra luce, l’osso degli zigomi. Aenea emise un lungo, orribile sospiro e si accasciò all’indietro contro l’intelaiatura. Nemes sporse il viso e mise in mostra i denti piccoli e acuminati in un ampio sogghigno. Il suo alito sapeva di carogna.
«Strappale a morsi il naso e le palpebre» ordinò Albedo. «Lentamente.»
«No!» gridò il cardinale Mustafa. Balzò in piedi, venne avanti, protese la mano per fermare Nemes. La mano dell’ologramma attraversò la fin troppo solida carne di Nemes.
«Un momento» disse il consigliere Albedo, alzando il dito. Nemes si fermò, a bocca aperta sopra gli occhi di Aenea.
«È mostruoso!» disse il Grande Inquisitore. «Come fu mostruoso il tuo trattamento nei miei confronti.»
Albedo si strinse nelle spalle. «Fu deciso che aveva bisogno di una lezione, eminenza.»
Il cardinale Mustafa tremava d’indignazione. «Credete davvero di essere i nostri padroni?»
Il consigliere Albedo sospirò. «Siamo sempre stati i vostri padroni. Siete carne marcia intorno a un cervello da scimpanzé, primati che balbettano e decadono verso la morte dal momento stesso della nascita. Nell’universo avete solo il ruolo di levatrici per una più alta forma di autocoscienza. Una forma di vita veramente immortale.»
«Il Nucleo…» disse con grande disprezzo il cardinale Mustafa.
«Si sposti» ordinò Albedo. «Altrimenti…»
«Altrimenti cosa?» rise il Grande Inquisitore. «Torturerai anche me come torturi quella povera visionaria? O mi farai di nuovo picchiare a morte dal tuo mostro?» Mosse il braccio avanti e indietro nel corpo di Nemes, poi in quello di Albedo. Rise ancora e si rivolse a Aenea. «Tu sei morta comunque, bambina. Rivela a questa creatura senz’anima ciò che gli serve sapere e metteremo subito fine alle tue pene, senza…»
«Silenzio!» gridò Albedo. Alzò la mano, con le dita piegate come in un artiglio.
L’ologramma del cardinale Mustafa urlò di dolore, si afferrò convulsamente il petto, rotolò sulla grata, attraversò i piedi insanguinati di Aenea e l’intelaiatura di ferro, attraversò rotolando le gambe di uno dei cloni Nemes, urlò di nuovo e svanì di colpo.
Il cardinale Lourdusamy e monsignor Oddi guardarono Albedo. Il loro viso era privo d’espressione. «Consigliere» disse il segretario di Stato, in tono basso, rispettoso «potrei interrogare per qualche momento la ragazza? Se non avremo successo, faccia pure di lei ciò che vuole.»
Albedo fissò freddamente il cardinale, ma dopo un attimo strinse la spalla della Nemes; la macchina omicida indietreggiò di tre passi e chiuse la bocca.
Lourdusamy allungò la mano verso quella mutilata di Aenea, come per stringerla. Le dita dell’ologramma parvero sprofondare nella carne martoriata del mio tesoro. «Quod petis?» mormorò il cardinale e io, lontano dieci minuti luce, urlando e torcendomi nel serbatoio, capii attraverso Aenea ciò che diceva. "Cosa cerchi?"
«Virtutes» mormorò Aenea. «Concede mihi virtutes quibus indigeo.»
Annegando nella rabbia e nel cordoglio e nello sciaguattante liquido del serbatoio, allontanandomi da Aenea di secondo in secondo, capii: "Forza. Dammi la forza che mi manca".
«Desiderium tuum grave est» mormorò il cardinale Lourdusamy. "Il tuo è un desiderio impegnativo." «Quod ultra quaeris?» "Che altro cerchi?"
Aenea batté le palpebre per eliminare dall’occhio gocce di sangue e guardare in faccia il cardinale. «Quaero pacem» rispose piano, con voce ferma. "Cerco la pace."
Il consigliere Albedo rise di nuovo. «Eminenza» disse, sarcastico «crede che non capisca il latino?»
Il cardinale guardò Albedo. «Al contrario, consigliere, ero sicuro che lo capisse. La ragazza sta per spezzarsi, sa, glielo leggo in viso. Ma sono le fiamme ciò di cui ha più paura, non la belva cui vuole darla in pasto.»
Albedo parve scettico.
«Mi dia cinque minuti per usare le fiamme, consigliere» disse il cardinale. «Se fallisco, sguinzagli pure la sua belva.»
«Tre minuti» concesse Albedo. Arretrò e si sistemò accanto alla Nemes che aveva scarnificato le guance a Aenea.
Lourdusamy indietreggiò di vari passi. «Figlia» disse, parlando di nuovo l’inglese della Rete «purtroppo questo sarà molto doloroso.» Mosse la mano e un getto di fiamma azzurrina scaturì dalla grata e diventò una colonna di fiamma che strinò le piante dei piedi di Aenea stretti nelle morse. La pelle bruciò, si annerì, si arricciò. Il puzzo di carne bruciata riempì la cella.
Aenea urlò e cercò di liberarsi. Le morse non si mossero nemmeno. Il fondo della sbarra d’acciaio alla quale Aenea era legata incominciò a risplendere, inviò ondate di dolore su per le gambe e le cosce nude. Anche lì la pelle si coprì di vesciche. Aenea urlò di nuovo.
Il cardinale Lourdusamy mosse ancora la mano e la fiamma tornò sotto la grata, divenne una luce pilota che guatava come l’occhio azzurro di un carnivoro affamato.
«Era solo un assaggio del dolore che sentirai» mormorò il cardinale Lourdusamy. «E purtroppo, nel caso di ustioni gravi, il dolore continua anche dopo che carne e nervi sono bruciati irrimediabilmente. Dicono che sia la morte più dolorosa.»
Aenea digrignò i denti per non urlare ancora. Gocce di sangue le cadevano dalle guance straziate sui pallidi seni, gli stessi seni che avevo accarezzato e baciato, su cui avevo preso sonno. Imprigionato nel serbatoio, lontano milioni di chilometri, pronto a passare a velocità C-più e nell’oblio della crio-fuga, urlai e mi agitai come una furia fino a perdere la voce.
Albedo mise i piedi sulla grata e disse alla mia amata: «Telepòrtati via da tutto questo. Telepòrtati sulla nave che conduce Raul a morte certa e liberalo. Telepòrtati sulla nave del console. Il robochirurgo di bordo ti guarirà. Vivrai per anni insieme con l’uomo che ami. L’alternativa è una lenta e orribile morte per te, qui, e una lenta e orribile morte per Raul, da un’altra parte. Non lo rivedrai mai più. Non sentirai mai più la sua voce. Telepòrtati, Aenea. Salvati, finché sei ancora in tempo. Salva la persona che ami. Fra un minuto quest’uomo ti brucerà la carne delle gambe e delle braccia fino ad annerire anche le ossa. Ma non ti lascerà morire. E io lascerò che Nemes si cibi di te. Telepòrtati, Aenea. Telepòrtati adesso.»