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READ-E-BOOK » Космическая фантастика » Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]
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Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]

Электронная книга - «Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]». Краткое содержание книги:

L’inquisizione è tornata a colpire. Nell’anno del Signore 3131, la Chiesa, garante dell’immortalità fisica a tutti i suoi fedeli, ingaggia una crociata contro gli Ouster, indomiti mutanti di origine umana. E lancia nello spazio una spietata caccia a Aenea — la fanciulla ritenuta il nuovo messia — per carpire il segreto della sua forza misteriosa. Mentre Endymion è custodito nella cella della morte, la ribellione dei giusti sta per giungere al suo atto finale: tutto ruota intorno a Aenea, dotata di grandi poteri e portatrice di oscure verità… Dopo «Hyperion», «La caduta di Hyperion» ed «Endymion», Dan Simmons tocca con questo romanzo l’apice della forza visionaria e immaginativa. E conclude una delle più celebrate, irresistibili e sensazionali saghe fantascientifiche del nostro tempo.
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A livello superficiale, teleportarmi da solo era stato identico a quando Aenea mi teleportava con sé; ma a livello più profondo era stato molto diverso. Il lampo di luce bianca, la naturalezza del mutamento improvviso e il lieve smarrimento per la diversa pressione d’aria o gravità o luce erano stati identici. Ma stavolta avevo udito la luce, anziché vederla. Ero stato trasportato dalla musica delle stelle e della miriade di loro pianeti e avevo scelto io quello su cui volevo mettere piede. Non c’era stato sforzo da parte mia, nessuna grande spesa d’energia, a parte la necessità di concentrarmi e di scegliere con cura. E la musica non era svanita completamente, immaginai che non sarebbe mai svanita, anche ora risuonava in sottofondo, come venisse da musicisti che si esercitassero proprio al di là della collina per un concerto estivo serale.

Vedo segni di superstiti nello sfacelo che copre tutta la città. Nella dorata distanza, due carri di buoi si muovono all’orizzonte e sagome umane li seguono a piedi. Da questo lato del fiume vedo casupole, semplici edifici di mattoni fra i mucchi di pietra antica, una chiesa, un’altra chiesetta. Da qualche parte, molto lontano alle mie spalle, si spandono il profumo di una cena cucinata all’aperto e le inconfondibili risate di bambini che giocano.

Mentre mi giro verso il profumo e il rumore, un uomo spunta da dietro un cumulo di macerie che forse un tempo erano un posto di guardia all’ingresso di Castel Sant’Angelo. È un tipo piuttosto piccolo, svelto: viso seminascosto dalla barba, capelli raccolti a coda, ma occhi attenti. Porta un massiccio fucile a proiettili, del tipo un tempo usato per le cerimonie dalle guardie svizzere.

Ci fissiamo per un momento, l’uomo disarmato e indebolito che ha soltanto un grafer e l’abbronzato cacciatore con l’arma già pronta, e poi ciascuno riconosce l’altro. Non ho mai incontrato quell’uomo, né lui me, ma l’ho già visto nei ricordi di altri, tramite il Vuoto che lega, anche se la prima volta era in uniforme, portava l’armatura e non aveva la barba e l’ultima volta era nudo e sottoposto a tortura. Non so come faccia a riconoscermi, ma vedo il lampo che gli brilla negli occhi: depone il fucile e viene a stringermi la mano e il braccio.

«Raul Endymion!» esclama. «Il giorno è giunto! Grazie al cielo. Benvenuto.» Mi abbraccia, arretra, mi guarda di nuovo e sorride.

«Sei il caporale Kee» dico come uno sciocco. Ricordo più di tutto gli occhi così come li vedeva padre de Soya, mentre lui e Kee e il sergente Gregorius e il lanciere Rettig inseguivano Aenea e me, per anni, in tutto questo braccio della galassia.

«Ex caporale Kee» dice l’uomo e sorride. «Ora sono soltanto Bassin Kee, cittadino di Nuova Roma, membro della diocesi di Sant’Anna, cacciatore per il pasto di domani.» Scuote la testa e mi fissa. «Raul Endymion. Mio Dio. Alcuni pensavano che non saresti mai fuggito da quel maledetto arnese di Schrödinger.»

«Sai dell’ovoide di Schrödinger?»

«Certo» dice Kee. «Era parte del Momento Condiviso. Aenea sapeva dove ti avrebbero portato. Così lo sapevamo tutti. E naturalmente abbiamo percepito la tua presenza lì, tramite il Vuoto.»

All’improvviso sentii le vertigini e un po’ di nausea alla bocca dello stomaco. La luce, l’aria, la grande distanza fino all’orizzonte… L’orizzonte diventò instabile, come se lo guardassi da una piccola nave sopra un mare agitato, perciò chiusi gli occhi. Quando li riaprii, Kee mi sorreggeva per il braccio e mi aiutava a sedermi su una larga lastra bianca che pareva volata dalla cattedrale al di là del fiume vetrificato.

«Mio Dio, Raul» dice Kee «ti sei appena teleportato da lì? Non sei stato da nessun’altra parte?»

«Sì» rispondo. «No.» Traggo due respiri profondi. «Cos’è il Momento Condiviso?» Ripeto le parole come le ho udite, con l’iniziale maiuscola.

Il piccoletto mi scruta, sguardo luminoso e intelligente. Risponde con voce bassa. «Il Momento Condiviso di Aenea. Così lo chiamiamo, anche se ovviamente era più di un singolo momento. Tutti i momenti della sua tortura e della sua morte.»

«L’hai sentito anche tu?» esclamo. All’improvviso un pugno mi serra il cuore, ma non so se l’emozione sia gioia o terribile tristezza.

«Tutti l’hanno sentito» dice Kee. «Tutti l’hanno condiviso. Tutti, cioè, tranne coloro che la torturarono.»

«Tutti gli altri su Pacem?»

«Su Pacem. Su Lusus. Su Vettore Rinascimento. Su Marte, Qom-Riyadh, Rinascimento Minore, Tau Ceti Centro. Su Fuji, Ixion, Deneb Drei, Amarezza di Sibiatu. Sul mondo di Barnard, Bosco Divino, Mare Infinitum. Su Tsingtao Hsishuang Panna, Patawpha, Groombridge Dyson D.» Si interrompe e sorride della propria litania. «Su quasi ogni pianeta, Raul. E in luoghi fra i pianeti. Sappiamo che l’Albero Stella ha sentito il Momento Condiviso, tutte le biosfere Albero Stella l’hanno sentito.»

Batto le palpebre, sorpreso. «Ci sono altri Alberi Stella?»

Kee annuisce.

«E tutti quei pianeti… hanno condiviso il momento?» domando e già intuisco la risposta.

«Sì» mormora l’ex caporale Kee. «Tutti i luoghi visitati da Aenea, spesso in tua compagnia. Tutti i pianeti dove lasciò discepoli che hanno partecipato alla comunione e rinunciato al crucimorfo. Il suo Momento Condiviso, l’ora della sua morte, era come un segnale trasmesso e ritrasmesso per tutti quei pianeti.»

Mi strofino il viso. Mi sento intontito. «Allora solo chi aveva già preso la comunione o studiato con Aenea ha condiviso quel momento?»

Kee scuote la testa. «No, loro erano i transponder, le stazione relè. Hanno estratto dal Vuoto che lega il Momento Condiviso e l’hanno ritrasmesso a tutti.»

«A tutti?» ripeto stupidamente. «Anche alle decine e centinaia di miliardi che portano la croce della Pax?»

«Che portavano la croce» mi corregge Bassin Kee. «Molti di quei fedeli hanno deciso da allora di non portare su di sé un parassita del Nucleo.»

Comincio a capire. Gli ultimi istanti di Aenea erano stati qualcosa di più di parole e tortura, sofferenza e orrore… Io avevo percepito i suoi pensieri, condiviso la sua comprensione dei motivi del Nucleo, del vero parassitismo del crucimorfo, del cinico uso della morte degli esseri umani per alimentare le loro reti neurali, della bramosia di Lourdusamy per il potere, della perplessità di Mustafa, dell’assoluta mancanza di umanità di Albedo… Se tutti avevano condiviso lo stesso istante in cui avevo urlato e lottato nel serbatoio della mia prigione sulla nave torcia diretta all’esterno del sistema, allora quello era stato un luminoso e terribile momento per la specie umana. E ogni essere umano vivente aveva udito di sicuro le ultime parole di Aenea, "Ti amo, Raul", mentre le fiamme divampavano alte.

Il sole si avvia al tramonto. Raggi di luce dorata brillano fra le macerie sul lato ovest del fiume e lanciano un labirinto di ombre sulla riva orientale. La massa fusa di Castel Sant’Angelo scorre giù verso di noi come una montagna di vetro liquefatto. "Mi ha chiesto di spargere le sue ceneri sulla Vecchia Terra" penso. "E non posso fare nemmeno questo, per lei. La deludo anche dopo morta."

Guardo Bassin Kee. «Su Pacem? Non aveva discepoli su Pacem, quando… Oh.» Immediatamente prima della nostra carica in San Pietro, Aenea aveva mandato via padre de Soya, gli aveva chiesto di andarsene insieme con i frati, di mescolarsi tra la gente della città che così bene conosceva e di evitare la Pax, qualsiasi cosa fosse accaduto. Quando padre de Soya aveva protestato, Aenea aveva detto: "Chiedo solo questo, padre. E lo chiedo con amore e con rispetto". Padre de Soya era scomparso fuori nella pioggia. Ed era stato il relè di trasmissione, aveva portato a vari miliardi di persone su Pacem l’ultima sofferenza della mia amata e la comprensione.

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