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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Un leggero fruscio alle sue spalle gli fece fiutare l’aria. «Cosa c’è, Dannil?» chiese senza voltarsi.

Sentì un’esclamazione, un momento di sorpresa, prima che Dannil Lewin annunciasse: «La lady è qui, Perrin.» Nessuno di loro si era abituato al fatto di essere riconosciuto prima di essere visto, o al buio, ma a Perrin non importava cosa gli altri trovassero strano.

Aggrottò le sopracciglia. Dannil sembrava più magro di com’era. I contadini non potevano nutrirne più di tanti e il cibo era banchetto o carestia mentre la caccia proseguiva. Prevalentemente carestia. «La lady?»

«Lady Faile. Con lord Luc. Sono giunti da Emond’s Field.»

Perrin si alzò lentamente, procedendo a lunghe falcate che costringevano Dannil a correre per mantenere il passo. Cercò di non guardare la casa. Il legno carbonizzato e i camini fuligginosi che una volta erano stati la casa dove era cresciuto. Scrutò fra gli alberi alla ricerca delle sue sentinelle, quelle vicino alla fattoria. Così vicino al Waterwood la terra era piena di alte querce e cicuta, frassini e alloro. Il fogliame fitto nascondeva bene i ragazzi — gli abiti grigi dei contadini erano ottimi per nascondersi — per cui anche lui aveva difficoltà a vederli. Doveva parlare con quelli più lontani, in teoria avevano l’incarico di accertarsi che nessuno si avvicinasse senza essere visto. Anche Faile e questo Luc.

L’accampamento, in un boschetto che Perrin da bambino faceva finta fosse una foresta selvatica, era un luogo impervio fra il sottobosco, con le coperte tese fra i rami per creare ripari e altre sparse in terra vicino ai piccoli fuochi da cucina. I rami gocciavano anche qui. La maggior parte dei quasi cinquanta uomini del campo, tutti giovani, non erano rasati, alcuni per imitare Perrin, altri perché era sgradevole radersi con l’acqua fredda. Erano bravi cacciatori — aveva rimandato a casa chiunque non lo fosse — ma non abituati a più di una notte o due all’aperto. Nemmeno abituati a ciò che Perrin stava facendo fare loro.

Proprio in quel momento erano in piedi a bocca aperta attorno a Faile e Luc, e solo quattro o cinque avevano gli archi in mano. Questi infatti il più delle volte erano a terra vicino ai giacigli, come anche le faretre. Luc giocava pigramente con le redini dell’alto stallone nero, l’immagine dell’indolenza, pura arroganza in giubba rossa e freddi occhi azzurri che ignoravano gli uomini che lo circondavano. L’odore dell’uomo risaltava fra quello degli altri, freddo e distante, quasi come se non avesse nulla in comune con loro, nemmeno l’umanità.

Faile andò subito incontro a Perrin con un sorriso, la stretta gonna separata di seta grigia che frusciava. Profumava vagamente di sapone alle erbe, e del suo odore naturale.

«Mastro Lunati aveva detto che avremmo potuto trovarti qui.»

Perrin aveva intenzione di domandarle cosa ci facesse lì, invece l’abbracciò e sollevandola in aria le disse: «È bello vederti. Mi sei mancata.»

Faile si scostò per guardarlo. «Sembri stanco.» Perrin ignorò l’osservazione, non aveva tempo di essere stanco. «Hai portato tutti sani e salvi a Emond’s Field?»

«Si trovano alla locanda della Fonte del Vino.» Faile sorrise di colpo. «Mastro al’Vere ha trovato una vecchia alabarda e ha dichiarato che se i Manti Bianchi li vogliono, dovranno passare sul suo corpo. Adesso sono tutti al villaggio, Perrin. Verin, Alanna e i Custodi. Facendo finta chiaramente di essere qualcun altro. E Loial. Di certo ha attirato l’attenzione. Anche più di Bain e Chiad.» Il sorriso mutò in un’espressione cupa. «Loial mi ha chiesto di riferirti un messaggio. Alanna è scomparsa due volte senza dire niente a nessuno, una volta da sola. Loial ha anche detto che Ihvon sembrava sorpreso della sua scomparsa e di non riferirlo a nessun altro.» Studiò il volto di Perrin. «Cosa significa, Perrin?»

«Niente, forse. Solo che non posso essere certo di potermi fidare di lei. Verin mi ha avvisato di fare attenzione ad Alanna. Ma posso fidarmi di Verin? Hai detto che Bain e Chiad si trovano a Emond’s Field? Immagino significhi che lui ne è al corrente.» Fece un cenno con la testa verso Luc. Alcuni degli uomini gli si erano avvicinati ponendo diverse domande e questi rispondeva con un sorriso accondiscendente.

«Sono venute con noi» rispose Faile lentamente. «Adesso stanno esplorando le vicinanze del tao campo. Non credo che abbiano un’opinione molto elevata delle tue sentinelle. Perrin, perché non vuoi che Luc sappia degli Aiel?»

«Ho parlato con diverse persone alle quali non è stata incendiata la fattoria.» Luc era troppo lontano per sentire, ma Perrin abbassò comunque la voce. «Contando quella di Flann Lewin, Luc si è recato in cinque di esse il giorno che furono attaccate, o quello precedente.»

«Perrin, l’uomo è uno sciocco arrogante per molti versi — ho sentito dire che vuole reclamare il trono di una delle terre delle Marche di Confine, anche se ci ha detto di essere del Murandy — ma non puoi davvero credere che sia un Amico delle Tenebre. Ha dato dei buoni consigli quando eravamo a Emond’s Field. Quando ho detto che tatti si trovano lì, intendevo tatti.» Scosse la testa scura pensierosa. «Centinaia e centinaia di persone sono giunte dal Nord e dal Sud, da ogni direzione, con il bestiame e le pecore, tatti parlavano degli avvertimenti di Perrin Occhidoro. Il tao piccolo villaggio sta preparandosi a difendersi in caso di bisogno e Luc in questi giorni si è recato ovunque.»

«Perrin chi?» esclamò trasalendo. Cercando di cambiare argomento aggiunse: «Dal Sud? Ma questo è il punto più a sud dove mi sia recato. Non ho parlato con nessun contadino a più di un chilometro al di sotto delle acque della Fonte del Vino.»

Faile gli tirò la barba ridendo. «Le voci si spargono, mio bravo generale. Credo che la metà di loro si aspetti che li assembli in un esercito e che iniziate a ricacciare i Trolloc fino alla Grande Macchia. Ci saranno delle storie su di te nei Fiumi Gemelli per almeno i prossimi mille anni. Perrin Occhidoro, cacciatore di Trolloc.»

«Luce!» mormorò Perrin.

Cacciatore di Trolloc. C’era stato poco fino al quel momento per giustificare quel titolo. Due giorni dopo aver liberato comare Luhan e gli altri, il giorno dopo che Verin e Tomas se ne erano andati, erano giunti alle rovine ancora fumanti di una fattoria, lui e quindici ragazzi dei Fiumi Gemelli che erano con lui allora. Dopo aver sepolto chi avevano ritrovato fra le ceneri, fu abbastanza facile seguire i Trolloc. Fra le conoscenze di Gaul e il suo fiuto. Il fetido e acuto puzzo dei Trolloc non aveva avuto il tempo di svanire, non per il suo naso. Alcuni ragazzi erano diventati esitanti quando avevano scoperto che intendeva davvero dare la caccia ai Trolloc. Se avessero dovuto allontanarsi molto, sospettava che molti se ne sarebbero andati quando nessuno stava guardando, ma la traccia guidava verso un boschetto a non più di cinque chilometri di distanza. I Trolloc non si erano presi la briga di piazzare delle sentinelle — non c’erano Myrddraal con loro a sopraffarne la pigrizia — e gli uomini dei Fiumi Gemelli sapevano come appostarsi silenziosamente. Morirono trentadue Trolloc, molti fra le loro coperte sudice, trafitti dalle frecce prima che riuscissero a gridare, o snudare spade o asce. Dannil, Ben e gli altri erano pronti a celebrare il gran trionfo, finché non scoprirono cosa c’era nella pentola dei Trolloc piazzata sul fuoco. La maggior parte si allontanò per vomitare e più di uno piangeva apertamente. Perrin aveva scavato personalmente la fossa. Solo una. Non c’era modo di dire quale parte appartenesse a chi. Per quanto si sentisse freddo dentro, non era certo che lo avrebbe sopportato se ci fosse stato modo di distinguerli.

Più tardi il giorno seguente nessuno esitò quando colse un’altra traccia fetente, anche se qualcuno si chiedeva cosa stesse seguendo fino a quando Gaul non trovò le impronte di zoccoli e stivali, troppo grossi per essere umani. Un altro boschetto, più vicino al Waterwood, nascondeva quarantuno Trolloc e un Fade, con le sentinelle stavolta, anche se la maggior parte dormiva. Non avrebbe fatto differenza se fossero stati svegli. Gaul uccise quelli che lo erano, scivolando fra gli alberi come un’ombra e gli uomini dei Fiumi Gemelli erano quasi trenta a quel punto. Quelli che non avevano visto la pentola ne avevano sentito parlare e gridavano mentre scagliavano le frecce, con soddisfazione non meno selvaggia degli ululati gutturali dei Trolloc. Il Myrddraal vestito di nero era stato l’ultimo a morire, un porcospino trafitto di frecce. Nessuno si prese la briga di recuperare le anni da quel corpo, anche quando finalmente aveva smesso di avere le convulsioni.

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