L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Peggio ancora, la rabbia era svanita — quella stupida ragazza. Possibile che non sappia cosa succede a chi beve troppo vino? Non si è mai trovata da sola in una sala comune prima d’ora? Be’, probabilmente no — e la Vera Fonte poteva anche non esistere per quanto la riguardava. Forse non importava. A disagio, si incamminò fra le enormi colonne di granito, girandosi in un punto. Cosa era stato a far scomparire Egwene di colpo?
La Pietra era silenziosa, un vuoto cupo. Riusciva a sentire il proprio sangue che scorreva. Eppure avvertiva un formicolio fra le scapole, come se qualcuno la stesse osservando.
«Egwene?» Il grido echeggiò nel silenzio fra le colonne. «Egwene?» Niente.
Strofinando le mani sulla gonna, si accorse che impugnava un bastone ritorto con un grosso nodo in fondo. Un oggetto che le sarebbe servito, e strinse la presa su di esso. Una spada sarebbe più utile — per un istante il bastone lampeggiò trasformandosi parzialmente in una spada — ma non sapeva usarla. Rise mestamente. Qui un randello andava bene come una spada, entrambi praticamente inutili. Incanalare era la sola vera difesa, quello e correre. Al momento, dunque, aveva una sola scelta.
Adesso voleva scappare, con quella sensazione di occhi puntati su di lei, ma non si sarebbe arresa così velocemente. Solo che non sapeva cosa doveva fare. Egwene non c’era. Si trovava da qualche parte nel deserto. Rhuidean, le aveva riferito Elayne. Ovunque fosse.
Fra un passo e l’altro si ritrovò di colpo sul fianco di una montagna, con un sole forte che sorgeva sopra altre montagne frastagliate oltre la valle sottostante, rendendo l’aria asciutta e cocente. Il deserto. Si trovava nel deserto. Per un momento il sole la fece trasalire, ma il deserto era molto a est per l’alba e a Tanchico era ancora notte. Nel Tel’aran’rhiod non faceva comunque differenza. Luce solare o oscurità, non sembrava esserci una relazione con quanto avveniva nel modo reale, per quello che era riuscita a determinare.
Lunghe ombre chiare ancora coprivano quasi metà della valle, ma stranamente in questo posto ondeggiava una insolita massa di nebbia, sembrava non diminuire a causa del sole che batteva forte. Dalla nebbia spuntavano delle grandi torri, alcune sembravano incomplete. Una città nel deserto? Strizzando gli occhi riuscì a vedere una persona giù nella valle. Un uomo, o meglio, a quella distanza era solo un paio di brache e una giubba blu appariscente. Di certo non un Aiel. Camminava lungo il limitare della nebbia, di tanto in tanto si fermava per colpirla. Non poteva esserne sicura, ma le sembrava che fermasse la mano poco prima di raggiungerla. Forse dopotutto non era nebbia.
«Devi andare via da qui» disse pressantemente la voce di una donna. «Se quello ti vede sei morta, o peggio.»
Nynaeve sobbalzò, voltandosi con la mazza sollevata, quasi perdendo l’equilibrio sul pendio.
La donna che era in piedi un po’ più in alto indossava una corta blusa bianca e voluminosi pantaloni giallo chiaro stretti sopra a dei bassi stivali. Il mantello sventolava per via di un arido alito di vento. Furono i suoi lunghi capelli biondi, intrecciati in modo complesso, che fecero venire alle labbra incredule di Nynaeve un nome particolare.
«Birgitte?» Birgitte, eroina di centinaia di storie, e il suo arco d’argento con cui non mancava mai un colpo. Birgitte, una degli eroi defunti che sarebbe stata richiamata dalla tomba dal Corno di Valere per combattere durante l’Ultima Battaglia. «È impossibile. Chi sei?»
«Non c’è tempo, donna. Devi andare via prima che ti veda.» Con un solo movimento fluido estrasse una freccia d’argento dalla faretra appesa alla vita, la incoccò e la tirò vicino all’orecchio. La punta d’argento era diretta proprio al cuore di Nynaeve. «Vai!»
Nynaeve fuggì.
Non era sicura di come, ma si ritrovò in piedi nel prato comune di Emond’s Field, guardando la locanda della Fonte del Vino, camini e tetto di tegole rosse. I tetti di paglia circondavano il prato, da dove la Fonte di Vino sgorgava da una sporgenza di roccia. Il sole qui era alto, anche se i Fiumi Gemelli si trovavano molto a occidente del deserto. Eppure, malgrado un cielo privo di nuvole, sul villaggio era distesa un’ombra profonda.
Ebbe solo un momento per chiedersi come se la cavavano senza di lei. Un movimento di sfuggita le colse l’occhio, un lampo d’argento e una donna che si chinava dietro l’angolo della casa pulita di Ailys Candwin oltre le acque della Fonte di Vino. Birgitte.
Nynaeve non esitò. Corse verso uno dei ponti che oltrepassavano lo stretto torrente. I piedi batterono sulle assi di legno. «Torna qui» gridò la donna. «Torna qui e rispondimi! Chi era quello? Torna qui, o te la do io l’eroina. Ti picchierò, così penserai di aver avuto un’avventura!»
Svoltando dietro l’angolo della casa di Ailys, si aspettava solo parzialmente di trovare Birgitte. Ciò che non si aspettava affatto era un uomo con una giubba scura che le correva incontro a meno di cento passi sulla strada di terra battuta. Rimase senza fiato. Lan. No, ma aveva gli stessi lineamenti, gli stessi occhi. Fermandosi, questo sollevò l’arco e lasciò partire una freccia. Contro di lei. Gridando, Nynaeve si gettò da un lato, cercando di svegliarsi.
Elayne balzò in piedi, facendo cadere indietro lo sgabello, mentre Nynaeve si sedeva sul letto gridando con gli occhi sgranati.
«Cos’è successo, Nynaeve? Cos’è successo?»
Nynaeve tremava. «Assomigliava a Lan. Assomigliava a Lan, e ha cercato di uccidermi.» Si mise una mano tremante sul braccio sinistro, dove un taglio superficiale sanguinava, qualche centimetro al di sotto della spalla. «Se non avessi saltato, mi avrebbe trafitto il cuore.»
Sedendosi lungo il bordo del letto, Elayne esaminò il taglio. «Non è brutto. Lo pulirò e ti benderò.» Le sarebbe piaciuto saper guarire. Provare senza sapere poteva rendere peggiori le cose. Ma era davvero poco più di un graffio. Per non menzionare il fatto che ancora le sembrava di avere la testa piena di gelatina. Traballante. «Non era Lan, calmati. Chiunque fosse, non era Lan.»
«Lo so» rispose acida Nynaeve. Raccontò quanto era accaduto con la stessa voce adirata. L’uomo che le aveva scagliato contro la freccia a Emond’s Field e quello nel deserto. Non era certa che si trattasse della stessa persona. La sola idea di Birgitte era incredibile.
«Ne sei sicura?» chiese Elayne. «Birgitte?»
Nynaeve sospirò. «La sola cosa di cui sono certa è che non ho trovato Egwene. E che stanotte non ci ritorno, in quel posto.» Si batté una mano sulla coscia. «Dov’è Egwene? Cosa le è accaduto? Se ha incontrato quel tizio con l’arco... Oh, Luce!»
Elayne dovette pensare un minuto, voleva dormire e i pensieri vagavano continuamente. «Aveva detto che forse non avrebbe potuto essere presente agli incontri successivi. Forse è il motivo per cui se ne è andata così di corsa. Per qualsiasi motivo non può... voglio dire...» Non sembrava avere molto senso, ma non riusciva a dirlo come doveva.
«Lo spero» sospirò stancamente Nynaeve. Guardando Elayne, aggiunse: «Sarà meglio che vieni a letto. Sembri pronta a crollare.»
Elayne fu grata di essere aiutata a svestirsi. Si rammentò di bendare il braccio di Nynaeve, ma il letto sembrava così invitante che poteva appena pensare a qualcos’altro. Al mattino forse la stanza avrebbe smesso di girare attorno al letto. Si addormentò non appena mise la testa sul cuscino.
La mattina dopo voleva morire.
Con il sole appena sorto, la sala comune era vuota a parte lei. Con la testa fra le mani, fissava una tazza che Nynaeve le aveva piazzato sul tavolo prima di andare a cercare la locandiera. Ogni volta che respirava, poteva sentirne l’odore e cercava di chiudere il naso. Nella testa aveva la sensazione di... era impossibile descriverlo. Se qualcuno si fosse offerto di decapitarla, forse lo avrebbe anche ringraziato.
«Stai bene?»
Sobbalzò al suono della voce di Thom e riuscì appena a lamentarsi. «Sto abbastanza bene, grazie.» Parlare le faceva pulsare la testa. Thom giocava incerto con uno dei baffi. «Le tue storie ieri sera erano meravigliose, Thom. Quel che ricordo, almeno.» Riuscì comunque a ridere biasimando se stessa. «Temo di non ricordare molto, se non di essermi seduta qui ad ascoltare. Sembra che abbia mangiato della gelatina di mele andata a male.» Non avrebbe ammesso di aver bevuto tutto quel vino, non sapeva nemmeno quanto. O di essersi resa ridicola in camera sua. Soprattutto quello. Thom sembrava crederle, a giudicare dal modo sollevato in cui prese una sedia.