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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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Aviendha rispose mentre ancora ridacchiava e sorseggiava vino. Considerava gli Shaido finiti, nemmeno degni di essere presi in considerazione adesso. Erano state fatte migliaia di prigionieri, una parte ancora veniva portata al campo, e le battaglie erano terminate, tranne alcune piccole schermaglie di tanto in tanto. Ma più Rand otteneva informazioni da lei, meno gli sembrava che la faccenda fosse conclusa con loro. Con i quattro clan che tenevano occupato Han, il gruppo della gente di Couladin aveva superato il Gaelin in ordine, portando anche via un discreto numero di prigionieri cairhienesi. Peggio ancora, avevano distratto il ponte di pietra alle loro spalle.

Questo non importava ad Aviendha, ma interessava a Rand. Decine di migliaia di Shaido a nord del fiume, senza modo di raggiungerli fino a quando non avessero rimpiazzato il ponte, e anche uno di legno avrebbe richiesto del tempo, che lui non aveva a disposizione.

Alla fine, quando sembrava che non ci fosse più altro da aggiungere sugli Shaido, Aviendha gli rivelò perché poteva smettere di preoccuparsi degli Shaido e dei problemi che potevano causare. Lo aveva inserito nel discorso per caso, come se se ne fosse quasi dimenticata.

«Mat ha ucciso Couladin?» ripeté Rand incredulo quando Aviendha finì il racconto. «Mat?»

«Non è forse quello che ho detto?» Il suo tono era duro, ma non molto accalorato. Guardandolo da sopra il bordo della coppa di vino, sembrava più interessata a come avrebbe accolto la notizia del fatto che dubitasse della sua parola.

Asmodean suonò una musica marziale e l’arpa parve fare eco a tamburi e trombe. «A modo suo un giovane che riserva molte sorprese come te. Non vedo davvero l’ora di incontrare il terzo, questo Perrin, un giorno o l’altro.»

Rand scosse il capo. Per cui Mat non era riuscito a sfuggire all’attrazione del ta’veren verso un altro ta’veren. O forse era rimasto impigliato nel Disegno, e sull’essere ta’veren. Comunque fossero andate le cose sospettava che Mat non fosse troppo contento di come si erano svolti i fatti. L’amico non aveva imparato la sua stessa lezione. Cerca di fuggire e il Disegno ti tira indietro, spesso rozzamente. Corri nella direzione che la Ruota ha intessuto e a volte riesci ad avere un po’ di controllo sulla tua vita. A volte. Se eri fortunato forse anche più di quanto chiunque si aspettasse, almeno alla lunga. Ma adesso aveva problemi più urgenti di Mat o degli Shaido, ora che Couladin era morto.

Un’occhiata all’ingresso della tenda gli aveva detto che il sole era ben alto, anche se tutto quello che vide furono due Fanciulle piazzate fuori con le lance sulle ginocchia. La notte e la maggior parte della mattina le aveva trascorse in uno stato di incoscienza, e Sammael o non aveva tentato di trovarlo o non ci era riuscito.

Era molto cauto nell’usare quel nome, anche da solo, ma un altro adesso vagava nella sua mente ora. Tel Pani Aellinsar. Non era ricordato da nessuna storia, non c’erano frammenti nella biblioteca di Tar Valon che lo menzionassero, Moiraine gli aveva raccontato tutto quello che le Aes Sedai sanno dei Reietti ed era poco più di quanto veniva narrato nelle favole dei villaggi. Anche Asmodean lo aveva sempre chiamato Sammael, pure se per un motivo diverso. Molto prima che la Guerra dell’Ombra finisse, i Reietti avevano adottato i nomi che gli uomini avevano assegnato loro, come simbolica rinascita nell’Ombra. Il vero nome di Asmodean, Joar Addam Nesossin, provocava una strana reazione nell’uomo, che aveva dichiarato di aver dimenticato gli altri durante il trascorrere di tremila anni.

Forse non vi era una vera ragione per nascondere cosa stesse accadendo nella sua testa, forse era solo un tentativo di negare la realtà a se stesso, ma Sammael, l’uomo, rimaneva. E come Sammael avrebbe pagato per ogni Fanciulla che aveva ucciso. Le Fanciulle che Rand non era riuscito a tenere al sicuro.

Mentre ancora valutava la decisione da prendere, fece una smorfia. Aveva iniziato inviando Weiramon a Tear. Con l’aiuto della Luce solo lui e Weiramon ne sapevano così tanto per ora, ma non poteva correre appresso a Sammael, anche se lo desiderava o lo aveva giurato. Non ancora. C’erano faccende da sistemare lì a Cairhien. Forse Aviendha pensava che lui non capisse ji’e’toh e forse era vero, ma capiva il dovere e ne aveva uno nei confronti di Cairhien. E poi c’erano sistemi per ottenere quello che voleva servendosi di Weiramon.

Sedendosi in modo che non trasparisse lo sforzo che gli era costato, si coprì meglio che poteva con la coperta chiedendosi dove fossero i vestiti. Non vedeva nulla oltre gli stivali, vicino Aviendha. Lei probabilmente lo sapeva. Forse lo avevano spogliato i gai’shain, ma era anche possibile che fosse stata lei.

«Devo andare in città. Natael, fammi sellare Jeade’en e portamelo qui.»

«Forse domani» gli rispose Aviendha con fermezza, afferrando Asmodean per la manica della giubba mentre si alzava. «Moiraine Sedai ha detto che devi riposare almeno per...»

«Oggi, Aviendha. Adesso. Non so perché Meilan non è qui, se è vivo, ma voglio scoprirlo. Natael, il mio cavallo?»

La donna assunse un’espressione ostinata, ma Asmodean si liberò dalla sua presa, lisciando il velluto sgualcito e disse: «Meilan era qui con altri.»

«Non glielo dovevi dire» interloquì Aviendha furiosa, quindi serrò le labbra prima di terminare la frase. «Ha bisogno di riposare.»

Per cui le Sapienti pensavano di potergli tenere nascoste le notizie. Be’, non era debole come credevano. Cercò di alzarsi tenendo chiusa la coperta e cambiò idea e posizione quando le gambe si rifiutarono di cooperare. Forse era debole come credevano. Ma non voleva che questo lo fermasse.

«Riposero da morto» aggiunse e si pentì di averlo fatto quando la donna lo guardò come se l’avesse colpita. No. Non lo avrebbe detto se l’avesse colpita. Che lui restasse in vita era importante per il benessere degli Aiel e una minaccia poteva farle più male che un pugno. «Dimmi di Meilan, Natael.»

Aviendha mantenne un silenzio indignato; anche se le occhiate avessero avuto qualcosa a che vedere con questo, Asmodean sarebbe diventato muto solo per quello e forse anche lui.

Un messaggero inviato da Meilan era giunto nella notte, riferendo elogi fioriti e assicurando lealtà illimitata. All’alba Meilan in persona era apparso, con altri sei sommi signori di Tear che si trovavano in città e un piccolo gruppo di soldati tarenesi; questi avevano le mani sull’elsa delle spade e impugnavano le lance come se si aspettassero di dover combattere contro gli Aiel che erano rimasti in piedi e in silenzio a osservarli entrare nel campo.

«Si è avvicinato» disse Asmodean. «Questo Meilan non è abituato a essere ostacolato, e nemmeno gli altri penso. Specialmente quello con il viso butterato, Torean? E Simaan. Quello ha gli occhi aguzzi quasi quanto il naso. Sai che sono avvezzo a una compagnia pericolosa, ma questi a modo loro sono pericolosi come non ne ho mai conosciuti.»

Aviendha tirò sonoramente su con il naso. «A qualsiasi cosa siano abituati, non hanno avuto scelta con Sorilea, Amys, Bair e Melaine da un lato e Sulin dall’altro con un migliaio di Far Dareis Mai. C’erano anche alcuni Cani di Pietra» concesse. «Alcuni Cercatori d’Acqua e qualche Scudo Rosso. Se davvero servi il Car’a’carn come sostieni, Jasin Natael, dovresti accertarti che riposi come fanno loro.»

«Io seguo il Drago Rinato, giovane donna. Il Car’a’carn lo lascio a te.»

«Prosegui, Natael» disse Rand impaziente, guadagnandosi un verso di disprezzo da parte di Aviendha.

La donna aveva ragione riguardo le scelte dei Tarenesi, anche se forse le Fanciulle e altri che si toccavano i veli li avevano preoccupati più delle Sapienti. In ogni caso anche Aracome, un uomo snello dai capelli grigi che si arrabbiava difficilmente, era quasi esploso quando avevano fatto fermare e girare i cavalli, mentre Gueyam, calvo come una roccia e ampio di spalle come un fabbro, era bianco in viso dalla collera. Asmodean non era sicuro se non avevano estratto le spade per la certezza di essere sopraffatti o perché avevano capito che, se anche fossero riusciti ad arrivare da Rand, era improbabile che li avrebbe accolti benevolmente con il sangue dei suoi alleati sulle lame.

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