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L'ascesa dell'Ombra

Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:

L'ascesa dell'Ombra
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«Eri il suo amante, vero?» Il battito degli occhi dell’uomo fu una risposta sufficiente. «Lo eri! Ho sempre saputo di Gareth Bryne. O meglio, l’ho ricostruito e ho sempre sperato che lo avrebbe sposato. Gareth Bryne, tu e questo lord Gaebril al quale secondo Mat mia madre fa gli occhi dolci e... quanti altri? Quanti? Cosa la rende diversa da Berelain, che si porta a letto ogni uomo che attiri la sua attenzione? Non è diversa...» La visione le tremò e la testa rimbombò. Ci impiegò un momento a capire che Thom l’aveva schiaffeggiata. Schiaffeggiata! Si tirò su sperando di non barcollare. «Come osi? Io sono l’erede al trono di Andor e non sarò...»

«Tu sei una ragazzina piena di vino con un accesso d’ira» scattò l’uomo. «E se ti sento ancora una volta dire una cosa simile di Morgase, ubriaca o sobria, ti metterò sulle ginocchia e ti sculaccerò per quanto tu possa incanalare! Morgase è una brava donna, la migliore che c’è!»

«Ah, sì?» la voce di Elayne tremava e si rese conto che stava piangendo. «Allora perché...? Perché...?» Si ritrovò con la testa sulla spalla di Thom, che le stava carezzando i capelli.

«Perché essere regina è un ruolo solitario» mormorò il menestrello. «Perché la maggior parte degli uomini attratti da una regina vede il potere, non una donna, e lei lo sa. Immagino che Gareth veda lo stesso in lei, come anche questo Gaebril. Devi capire, bambina. Tutti vogliono qualcuno nella propria vita, che si prenda cura di loro, del quale possano prendersi cura. Anche una regina.»

«Perché sei andato via?» sussurrò Elayne sul petto dell’uomo. «Mi facevi ridere. Me lo ricordo. Facevi ridere anche lei. E mi portavi sulle spalle.»

«È una lunga storia.» Sospirò dolorosamente. «Te la racconterò un altro giorno, se la chiederai. Se siamo fortunati, domattina avrai dimenticato questa conversazione. È tempo che tu vada a letto, Elayne.»

La guidò verso la porta e la ragazza colse l’occasione per tirargli nuovamente i baffi. «Così» disse soddisfatta. «Li tiravo proprio così.»

«Esatto. Ce la fai a scendere da sola?»

«Certo che ce la faccio.» Rivolse a Thom uno sguardo estremamente altezzoso, ma l’uomo sembrava più pronto che mai a seguirla nel corridoio. Per dimostrare che non ce ne era bisogno, Elayne camminò — con cautela — fino all’inizio delle scale. Thom la stava ancora guardando preoccupato dalla soglia della porta quando Elayne cominciò a scendere le scale.

Fortunatamente non inciampò fino a quando non fu fuori dalla visuale dell’uomo, ma oltrepassò la porta della camera e dovette tornare indietro. Doveva esserci qualcosa di sbagliato con quella gelatina di mele. Sapeva che non avrebbe dovuto mangiarne così tanta. Lini le diceva sempre... non se lo ricordava, ma era qualcosa riguardo il mangiarsi troppi dolci.

Nella stanza erano accese due lampade, una sul piccolo tavolo rotondo vicino al letto e l’altra sulla mensola intonacata di bianco del camino di mattoni. Nynaeve era sdraiata sul letto sopra le coperte, completamente vestita. Con i gomiti in fuori, notò Elayne.

Disse la prima cosa che le venne in mente. «Rand deve pensare che sono pazza, Thom è un bardo e Berelain dopotutto non è mia madre.» Nynaeve la guardò in modo strano. «Mi gira un po’ la testa per qualche motivo. Un ragazzo carino con dei dolcissimi occhi marroni si è offerto di aiutarmi a salire le scale.»

«Scommetto che lo ha fatto» rispose Nynaeve, molto dura. Si alzò e passò una mano attorno alle spalle di Elayne. «Vieni qui un momento. C’è qualcosa che credo dovresti vedere.» Apparentemente si trattava di un secchio d’acqua vicino al lavabo. «Vieni. Ci inginocchieremo tutte e due così potrai guardare.» Elayne guardò, ma nel secchio non c’era altro che il suo riflesso nell’acqua. Si chiese perché mai stesse sorridendo a quel modo. Quindi la mano di Nynaeve si appoggiò sul collo di Elayne, che si ritrovò con la testa in acqua. Agitando le mani cercò di tirarsi su, ma il braccio di Nynaeve era come una sbarra di ferro. In teoria sott’acqua dovevi trattenere il respiro. Elayne lo sapeva. Solo che non ricordava come. Tutto quello che riusciva a fare era agitarsi, gorgogliare e tossire.

Nynaeve la tirò su, l’acqua le colava sul viso, ed Elayne respirò. «Come... osi?» esclamò. «Io sono... l’erede al trono di...» Riuscì a emettere un lamento prima che la testa le affondasse nuovamente in acqua con uno scroscio. Afferrarsi al secchio con entrambe le mani e spingere non serviva a nulla. Battere i piedi per terra non serviva. Sarebbe annegata. Nynaeve lo avrebbe fatto.

Dopo un secolo fu di nuovo in grado di respirare aria. Appiccicate al viso aveva delle ciocche di capelli fradici. «Credo» annunciò con la voce più ferma che riuscì a trovare «che vomiterò.»

Nynaeve prese appena in tempo il grande catino smaltato bianco dal lavabo e lo piazzò a terra, tenendo alta la testa di Elayne mentre rigettava quanto aveva mangiato in tutta la sua vita. Un anno dopo — minuti, ma sembrava un anno — Nynaeve le stava lavando il viso e pulendo la bocca, bagnandole mani e polsi. La voce però non era affatto premurosa.

«Come hai potuto fare una cosa simile? Cosa ti possedeva? Mi sarei aspettata da uno sciocco d’uomo che bevesse fino a non reggersi in piedi, ma te! E stanotte.»

«Ne ho bevuto una sola coppa» mormorò Elayne. Anche con quel giovane che continuava a riempirla, non aveva potuto berne più di due. Certamente no.

«Una coppa delle dimensioni di una brocca.» Nynaeve tirò su con il naso, aiutandola ad alzarsi. In realtà tirandola su. «Riesci a restare sveglia? Voglio andare a cercare Egwene e ancora non mi fido di riuscire a lasciare Tel’aran’rhiod da sola senza che nessuno mi svegli.»

Elayne batté le palpebre. Avevano cercato Egwene senza successo ogni notte da quando era scomparsa di colpo da quell’incontro nel Cuore della Pietra. «Restare sveglia? Nynaeve, è il mio turno di andarla a cercare ed è meglio che sia io. Sai di non poter incanalare a meno di non essere arrabbiata, e...» Si rese conto che l’altra donna era circondata dal bagliore di saidar. A pensarci bene lo era da un po’. Si sentiva quasi avesse la testa imbottita di lana, i pensieri dovevano scavarsi un varco. Riusciva appena a percepire la Vera Fonte. «Forse è meglio se vai tu. Resterò sveglia.»

Nynaeve la guardò torva, ma alla fine annuì. Elayne provò ad aiutarla a svestirsi, ma non sembrava che le dita le funzionassero molto bene con quei piccoli bottoni. Sbuffando, Nynaeve fece da sola. Con indosso la camicia da notte, inserì l’anello di pietra nel laccio di cuoio che portava attorno al collo, vicino a un anello da uomo, pesante e d’oro. Era l’anello di Lan, Nynaeve lo portava sempre appeso al collo.

Elayne piazzò un basso sgabello di legno accanto al letto mentre Nynaeve si sdraiò di nuovo, addormentandosi rapidamente. A lei invece non sarebbe successo, seduta su quella cosa. Non cadere per terra sembrava essere il problema. «Quando riterrò che sia trascorsa un’ora, ti sveglierò.»

Nynaeve annuì e richiuse gli occhi, con entrambe le mani sui due anelli. Dopo un momento il respiro divenne regolare.

Il Cuore della Pietra era vuoto. Scrutando l’oscurità fra le grandi colonne, Nynaeve aveva compiuto un giro attorno a Callandor prima di accorgersi che indossava ancora la camicia da notte, con il laccio di cuoio attorno al collo con i due anelli. Aggrottò le sopracciglia e dopo un momento indossava un vestito dei Fiumi Gemelli di buona lana marrone e scarpe robuste. Elayne ed Egwene sembravano trovare questo tipo di cose facili da fare, ma lei no. C’erano stati momenti imbarazzanti nelle prime visite al Tel’aran’rhiod, prevalentemente dopo aver pensato distrattamente a Lan, ma cambiare d’abito intenzionalmente le costava molta concentrazione. Solo quello — ricordare il custode — e il vestito divenne di seta, trasparente come il velo di Rendra. Berelain sarebbe arrossita. Anche Nynaeve lo fece, pensando a Lan che la vedeva in quel modo. Dovette sforzarsi a riesumare il vestito di lana marrone.

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