L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Nynaeve era troppo dura, doveva sempre essere prepotente con gli altri. Elayne sorrise e si sporse per appoggiare una mano sul braccio di Domon. «Non abbiamo intenzione di intimidirti, mastro Domon, ma potremmo davvero avere bisogno di aiuto. So che sei un uomo coraggioso, altrimenti non ci avresti attese così a lungo come hai fatto a Falme. Te ne saremmo molto grate.»
«Vi riesce molto bene» mormorò Domon. «Una con un bastone per far camminare i buoi, l’altra con il miele di una regina. Oh, molto bene. Aiuterò come posso. Ma non prometto di rimanere per un’altra Falme.»
Thom e Juilin lo interrogarono serratamente su Tanchico mentre mangiavano. Almeno Juilin lo fece in maniera tortuosa, suggerendo domande a Thom su quale distretto frequentassero i ladri, i tagliaborse e gli svaligiatori, quale enoteca e chi comprasse i beni rubati. Il cacciatore di ladri sosteneva che certa gente spesso sapeva quanto stava succedendo in una città più delle autorità. Non sembrava voler parlare direttamente all’uomo di Illian, e Domon sbuffava ogni volta che rispondeva a una delle domande del Tarenese poste da Thom. Non rispondeva finché non gli venivano rivolte da Thom. Le domande di Thom, se si contava che era un menestrello, suonavano invece insensate. Chiedeva dei nobili e delle fazioni, degli odi e delle alleanze, delle mire, delle motivazioni e dei risultati. Non il tipo di domande che Elayne si aspettava da lui, anche dopo la conversazione sul Danzatore delle onde. Thom aveva voglia di parlare con lei — sembrava addirittura piacergli — ma in qualche modo ogni volta che lei pensava di aver scoperto qualcosa sul passato dell’uomo, proprio allora lui riusciva a ritirarsi e a farla andare via. Domon rispondeva a Thom con maggior alacrità che alle domande di Juilin. In entrambi i casi però sembrava conoscere molto bene Tanchico, sia i signori che gli ufficiali e i bassifondi; mentre parlava sembrava che ci fosse poca differenza.
Una volta chieste tutte le informazioni, Nynaeve chiamò Rendra per avere penna, inchiostro e carta, ed elencò le Sorelle Nere unendovi una descrizione. Tenendo i fogli cautamente in una grossa mano, Domon li guardò a disagio, come se fossero le donne in persona, ma promise che avrebbe chiesto ai suoi uomini presenti nel porto di tenere gli occhi aperti. Quando Nynaeve gli rammentò che lui e i suoi uomini dovevano essere estremamente prudenti, rise come se la ragazza gli avesse detto di non farsi trapassare da una spada.
Juilin se ne andò subito dopo Domon, girandosi fra le mani il bastone chiaro e spiegando che la notte era il momento migliore per trovare i ladri e la gente che viveva alle spalle dei ladri. Nynaeve annunciò che si sarebbe ritirata nella sua stanza — la sua stanza — per riposarsi un po’. Sembrava leggermente instabile e di colpo Elayne si accorse del motivo. Nynaeve si era abituata al rollio del Danzatore delle onde, adesso aveva problemi con la terra ferma. Lo stomaco della donna non era un compagno di viaggio piacevole.
Elayne seguì Thom nella sala comune, dove aveva promesso a Rendra che si sarebbe esibito. Stranamente trovò posto a sedere su una panca a un tavolo vuoto, e poche fredde occhiate bastarono a tenere lontani gli uomini che d’improvviso sembrava si volessero sedere proprio lì. Rendra le portò un calice d’argento colmo di vino ed Elayne lo sorseggiò mentre ascoltava Thom suonare l’arpa, cantando canzoni d’amore come La prima rosa di primavera e Il vento che scuote il salice, o canzoni allegre come Solo uno stivale e La vecchia oca grigia. Gli ascoltatori apprezzavano, battendo le mani sul tavolo per applaudire. Dopo un po’ Elayne fece lo stesso. Non aveva bevuto più della metà della coppa di vino, ma un giovane cameriere di bell’aspetto le sorrise e la riempì ancora. Era tutto insolito ed eccitante. In tutta la vita non era mai stata nella sala comune di una locanda più di una mezza dozzina di volte, e mai per sorseggiare del vino ed essere intrattenuta come una persona normale.
Facendo svolazzare il mantello per mostrare le pezze colorate, Thom recitò alcune storie, Mara e i tre re sciocchi, più alcune altre su Anla, la saggia consigliera; recitò un lungo brano dalla Grande Caccia al Corno, con tale potenza che i cavalli sembravano impennarsi e le trombe squillare nella sala comune, mentre uomini e donne combattevano, amavano e morivano. Cantò e recitò fino a notte, fermandosi solo di tanto in tanto per bagnarsi la gola con un sorso di vino mentre gli avventori chiedevano altre storie. La donna che suonava il dulcimero stava seduta in un angolo con lo strumento appoggiato sulle ginocchia e un’espressione amareggiata. La gente lanciava spesso delle monete a Thom — aveva arruolato un ragazzino per raccoglierle — ed era improbabile che avessero fatto lo stesso per la sua musica.
Thom sembrava gradire la situazione, l’arpa e in particolar modo recitare le storie. Be’, era un menestrello, ma sembrava qualcosa di più. Elayne avrebbe giurato che lo aveva sentito recitare la Grande Caccia prima d’ora, ma in un canto aulico, non volgare. Come poteva essere? Era solo un vecchio menestrello.
Finalmente, a notte fonda, Thom si inchinò con un ultimo svolazzo del mantello e si diresse verso le scale fra il clamore del pubblico. Elayne batteva le mani vigorosamente come gli altri.
Alzandosi per seguirlo, scivolò e ricadde seduta, guardando cupa il calice di vino. Certamente aveva bevuto un po’. Per qualche motivo si sentiva stordita. Sì. Quel dolce giovane uomo con quei caldi occhi marroni che le aveva riempito la coppa... quante volte? Non ne beveva mai più di una. Mai. Era il fatto di essere scesa dal Danzatore delle onde e trovarsi nuovamente sulla terraferma. Stava reagendo come Nynaeve. Era tutto.
Alzandosi con cautela — e rifiutando la più che sollecita offerta d’aiuto del giovane — riuscì a risalire le scale malgrado il modo in cui ondeggiava. Senza fermarsi al secondo piano, dove si trovava la stanza che divideva con Nynaeve, salì al terzo e bussò alla porta di Thom. L’uomo aprì lentamente, guardando sospettoso. Sembrava che avesse un pugnale fra le mani, ma era scomparso. Strano. La ragazza lo afferrò per un baffo.
«Mi ricordo» disse Elayne. Non sembrava che la lingua funzionasse come doveva, la parola sembrava... incoerente. «Sedevo sulle tue ginocchia e ti tiravo i baffi...» lo tirò di nuovo per offrire una dimostrazione «... e mia madre si appoggiava alle tue spalle e rideva.»
«Credo sia meglio che tu vada in camera tua» le rispose, cercando di liberarsi dalla sua presa. «Penso che tu abbia bisogno di dormire.»
Elayne rifiutò di lasciare la presa. In realtà sembrava addirittura che lo avesse spinto dentro la stanza. Sempre tirando il baffo. «Anche mia madre sedeva sulle tue ginocchia. L’ho visto. Lo ricordo.»
«Sonno, ecco di cosa hai bisogno, Elayne. Domattina ti sentirai meglio.» Riuscì a liberarsi e cercò di farla uscire dalla stanza, ma la ragazza gli girò intorno. Il letto non aveva il baldacchino. Se lo avesse avuto e lei avesse potuto appoggiarvisi, forse la stanza avrebbe smesso di ondeggiare avanti e indietro.
«Voglio sapere perché mia madre sedeva sulle tue ginocchia.» Thom fece un passo indietro ed Elayne si accorse che stava di nuovo cercando di prenderlo per un baffo. «Tu sei un menestrello. Mia madre non siederebbe sulle ginocchia di un menestrello.»
«Vai a letto, bambina.»
«Non sono una bambina!» Batté nervosamente il piede a terra e quasi cadde. Il pavimento era più basso di quel che sembrava. «Non sono una bambina. Adesso me lo dirai!»
Thom sospirò e scosse il capo. Alla fine disse rigido: «Non sono sempre stato un menestrello. Una volta ero un bardo. Un bardo di corte. A Caemlyn. Per la regina Morgase. Tu eri una bambina. Stai solo ricordando male, ecco tutto.»