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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Infilando l’a’dam nel sacco, si mise a pulire la tazza e la teiera per distrarsi. Le piaceva l’ordine, e trasse una piccola soddisfazione nel pulire la cucina. Prima di accorgersene si stava preparando una tazza di tè. Non voleva pensare a Bethamin, e anche questo era pericolosamente stupido. Tornando al tavolo, mise nel tè scuro quanto più miele possibile. Non era kaf, ma avrebbe dovuto accontentarsi.

Malgrado le negazioni e le preghiere, Bethamin poteva incanalare. Ne erano in grado anche altre sul’dam? Per quello la Somma signora Suroth voleva far uccidere quelle che erano state lasciate a Falme? Era impensabile. Impossibile. Le prove annuali eseguite in tutta Seanchan trovavano ogni ragazza che avesse la scintilla dell’incanalare. Ognuna veniva eliminata dal gruppo dei cittadini, dai registri familiari e portata via per divenire Damane. Le stesse prove individuavano le ragazze che potevano portare il bracciale delle sul’dam. Nessuna donna sfuggiva alle prove annuali fino a quando non fosse stata troppo grande perché il potere si manifestasse. Come poteva anche una sola ragazza essere presa come sul’dam quando invece era una Damane? Eppure in cantina c’era Bethamin, imprigionata da un a’dam come da un’ancora.

Una cosa era certa. Le possibilità qui erano mortali. Questo fatto coinvolgeva il Sangue e i Cercatori. Forse anche il Trono di Cristallo. La Somma signora Suroth poteva osare nascondere una tale conoscenza all’imperatrice? Un semplice capitano di una nave poteva morire gridando per uno sguardo diretto nel modo sbagliato in tale compagnia, o ritrovarsi a essere una proprietà per un capriccio. Doveva saperne di più se sperava di evitare la Morte delle Diecimila Lacrime. Tanto per iniziare significava elargire altro denaro a Gelb e agli altri scansafatiche come lui, trovare altre sul’dam e vedere se un a’dam poteva trattenerle. Oltre a quello... Oltre a quello navigava lungo scogliere non segnate sulle carte geografiche senza un guardacoste sul ponte.

Toccando la balestra ancora sul tavolo caricata con il dardo mortale, si rese conto che qualcos’altro era certo. Non avrebbe lasciato che il Cercatore la uccidesse. E non solo per aiutare la Somma signora Suroth a mantenere un segreto. Forse non c’era un motivo. Era un pensiero terribilmente vicino al tradimento, ma non voleva andare via.

39

Una coppa di vino

Quando Elayne salì sul ponte con il suo bagaglio quasi pronto, il sole calante sembrava toccare l’acqua oltre la bocca del porto di Tanchico, mentre le ultime gomene venivano legate per far accostare il Danzatore delle onde a una nave attraccata al molo, una delle tante lungo la penisola più occidentale della città. Alcuni marinai stavano ammainando le ultime vele. Oltre le lunghe banchine la città sorgeva su diverse colline, bianca e splendente, piena di cupole e guglie, con le banderuole lucide che brillavano.

A forse un chilometro di distanza scorgeva alte mura rotonde, il Grande Circolo, se ricordava correttamente.

Mettendosi il fagotto in spalla si unì a Nynaeve sulla passerella, con Coine e Jorin. Era quasi strano vedere le sorelle di nuovo completamente vestite, con broccati di seta dai colori brillanti che si abbinavano ai pantaloni. Ormai si era abituata alla vista degli orecchini, anche di quello al naso, e alla sottile catena d’oro che attraversava la guancia di ogni donna.

Thom e Juilin stavano da un lato con il loro bagaglio e sembravano un po’ imbronciati. Nynaeve aveva ragione. Avevano cercato di indovinare il vero scopo di questo viaggio, a cominciare da quando parte di esso era stato rivelato loro due giorni addietro. Nessuno dei due sembrava credere che le giovani donne fossero competenti — competenti! — per cercare l’Ajah Nera. La minaccia di Nynaeve di farli trasferire su un’altra imbarcazione del Popolo del Mare diretta nella direzione opposta aveva stroncato la discussione all’inizio. Almeno aveva funzionato quando Toram e una dozzina di marinai si erano riuniti pronti a gettarli in una scialuppa per farli trasbordare. Elayne li guardò con espressione indagatrice. Essere di cattivo umore significava ribellione. Da questi due avrebbero avuto altri problemi.

«Dove vi dirigerete adesso, Coine?» stava chiedendo Nynaeve mentre Elayne la raggiunse.

«A Dantora e ad Aile Jafar,» rispose la Maestra delle Vele «quindi a Cantorin e Aile Somera, per diffondere le notizie sul Coramoor, se la Luce vorrà. Ma devo permettere a Toram di commerciare qui, o scoppierà.»

Suo marito adesso era sul molo, senza quelle strane lenti montate sul metallo, a torso nudo e circondato da persone, e parlava con dei tipi che indossavano pantaloni bianchi a sbuffo e giubbe ricamate a spirali sulle spalle. Ogni abitante di Tanchico indossava un cappello scuro cilindrico e un velo trasparente davanti al viso. I veli sembravano ridicoli, specialmente sugli uomini con i baffi.

«Che la Luce vi faccia viaggiare sicuri» la benedisse Nynaeve, spostando il carico sulla spalla. «Se dovessimo scoprire qualcosa di pericoloso che potrebbe minacciarvi prima che salpiate, ve lo faremo sapere.» Coine e la sorella sembravano estremamente calme. Sapere dell’esistenza dell’Ajah Nera non le turbava affatto. Era il Coramoor, Rand, a essere importante.

Jorin si baciò la punta delle dita e le appoggiò sulle labbra di Elayne.

«Se la Luce vorrà, ci incontreremo ancora.»

«Per volontà della Luce» rispose Elayne, imitando il gesto della Cercavento. Era strano, ma si trattava anche di un onore riservato solo ai parenti stretti o agli amanti. Le sarebbe mancata questa donna del Popolo del Mare. Aveva imparato molto e insegnato poco. Certamente Jorin adesso poteva lavorare meglio con Fuoco.

Quando raggiunsero il fondo della passerella, Nynaeve esalò un sospiro di sollievo. Una pozione oleosa che produceva Jorin le aveva calmato lo stomaco dopo due giorni di navigazione, ma rimase tesa per tutto il tempo, finché Tanchico non fu in vista.

I due uomini le seguirono immediatamente, senza alcuna istruzione, Juilin in testa con il fagotto dietro le spalle e il sottile bastone chiaro fra entrambe le mani, gli occhi scuri all’erta. Thom a chiudere il gruppo, riuscendo in qualche modo ad avere un aspetto pericoloso malgrado i capelli bianchi, l’andatura zoppicante e il mantello da menestrello.

Nynaeve si umettò le labbra per un momento ma non disse nulla, cosa che Elayne ritenne saggia. Prima che avessero percorso cinquanta passi lungo il molo di pietra aveva visto innumerevoli occhi viziosi e facce affamate che li studiavano, gente di Tanchico e altri che si passavano casse, pacchi, e sacchi sul molo. Aveva il sospetto che uno qualsiasi di loro le avrebbe volentieri tagliato la gola nella speranza che quel vestito di seta significasse soldi nella borsa. Non la spaventavano, poteva badare a due o tre di loro, ne era certa. Ma lei e Nynaeve avevano riposto gli anelli con il Gran Serpente nei sacchetti appesi alle cinture e sarebbe stato inutile sostenere di non essere collegate alla Torre Bianca se avessero incanalato di fronte a centinaia di uomini. Era meglio che Juilin e Thom sembrassero il più spaventosi possibile. Non le sarebbe dispiaciuto avere altri dieci come loro a circondarla.

Improvvisamente dal ponte di una delle imbarcazioni più piccole si sollevò un grido.

«Voi! Siete voi!» Un uomo grosso dal viso rotondo che indossava una giubba di seta verde balzò sul molo, ignorando il bastone sollevato di Juilin per fissare lei e Nynaeve. La barba senza baffi lo classificava proveniente da Illian, come anche l’accento. Sembrava vagamente familiare.

«Mastro Domon?» disse Nynaeve dopo un momento, tirando la treccia. «Bayle Domon?»

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