La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Quello» spiegò lady Caraline «è lord Toram Riatin in persona. È il suo compagno inseparabile di quest’ultimo periodo, mastro Jeraal Mordeth. Un piccolo uomo odioso. Il suo sguardo mi fa venire voglia di fare un bagno. Tutti e due mi fanno sentire sporca.» Caraline batté le palpebre, sorpresa da quanto aveva appena detto, ma riprese in fretta il controllo di sé. Min aveva la sensazione che poche cose al mondo avessero il potere di sconvolgere troppo a lungo Caraline Damodred. In questo era molto simile a Moiraine. «Se fossi in te sarei molto prudente, cugino Tomas» proseguì. «Forse hai eseguito uno dei tuoi miracoli da ta’veren su di me, magari anche su Darlin, ma non saprei dire cosa succederebbe con Toram. Non ti prometto nulla, ma ti odia a morte. Non era tanto male prima che Mordeth si unisse a lui, ma da allora... Toram vorrebbe attaccare la città al più presto, di notte. Con te morto, dice, gli Aiel se ne andrebbero, ma io credo che gli interessi la tua morte anche più di quanto non gli importi del trono.»
«Mordeth» ripeté Rand. Aveva lo sguardo fisso su Riatin e l’altro uomo. «Il suo vero nome è Padan Fain, e c’è una taglia di centomila corone d’oro sulla sua testa.»
Caraline fu sul punto di lasciar cadere il calice in terra. «Per delle regine è stato pagato un riscatto inferiore. Che cos’ha fatto?»
«Ha devastato la mia casa solo perché era la mia casa.» Lo sguardo di Rand era gelido, la voce glaciale. «Ha spinto i Trolloc a uccidere i miei amici solo perché erano tali. È un Amico delle Tenebre, e un uomo morto.» Pronunciò quelle ultime parole a denti strettì. Il vino finì sul tappeto mentre il calice d’argento veniva stritolato nel suo pugno.
Min si sentiva male per l’entità del dolore che lui stava provando — aveva saputo ciò che aveva fatto Fain nei Fiumi Gemelli —, ma appoggiò una mano sul petto di Rand quasi in preda al panico. Se si scopriva adesso, incanalando con chissà quante Aes Sedai nella tenda... «Per amore della Luce, controllati» cominciò a dire, e una voce di donna parlò gradevolmente alle sue spalle.
«Non hai intenzione di presentarmi a questo tuo alto amico, Caraline?»
Min si voltò, e si trovò davanti un volto dall’età indefinibile, dagli occhi freddi e i capelli grigi come il ferro acconciati in una crocchia dietro la testa dalla quale pendevano dei piccoli ornamenti dorati. Reprimendo un grido, deglutì. Credeva che Caraline l’avesse giudicata con un solo sguardo, ma quello sguardo freddo pareva sapere cose sul suo conto che forse anche lei stessa aveva dimenticato. Il sorriso dell’Aes Sedai mentre si aggiustava lo scialle con le frange verdi non era affatto gradevole come la sua voce.
«Ma certo, Cadsuane Sedai.» Caraline sembrava scossa, ma controllò il proprio tono di voce prima ancora di aver finito le presentazioni di suo ‘cugino’ e della ‘moglie’ di lui. «Temo che Cairhien al momento non sia un buon posto per loro» disse, di nuovo in sé, sorridendo ma allo stesso tempo dispiaciuta di non poter trattenere più a lungo Rand e Min. «Hanno acconsentito a seguire il mio consiglio e ritornare ad Andor.»
«Davvero?» rispose secca Cadsuane. Il cuore di Min sprofondò. Anche se Rand non le aveva parlato di lei, dal modo in cui la donna lo guardava era evidente che lo conosceva. Dei piccoli uccelli d’oro e delle mezze lune ondeggiarono quando scosse il capo. «La maggior parte dei ragazzi impara a non infilare le dita in quei graziosi fuochi dopo essersi bruciati una volta, Tomas. Altri hanno bisogno di essere sculacciati per imparare. Meglio un fondoschiena dolorante di una mano bruciata.»
«Sai bene che non sono un bambino» rispose Rand brusco.
«Davvero lo so?» La donna lo guardò dalla testa alla punta dei piedi e la fece sembrare una distanza non troppo lunga. «Be’, a quanto pare presto scoprirò anche se hai bisogno o meno di essere sculacciato.» Gli occhi freddi si spostarono su Min, poi su Caraline e, con un’ultima sistemata di scialle, Cadsuane scomparve nella folla.
Min ingoiò il nodo che aveva in gola e fu felice di constatare che Caraline fece lo stesso, autocontrollo o meno. Rand, quello stupido cieco, rimase a fissare l’Aes Sedai come se stesse per correrle dietro. Stavolta fu Caraline ad appoggiare una mano sul petto di Rand.
«Suppongo che tu conosca Cadsuane» disse senza fiato. «Stai attento. Anche le altre Sorelle la temono.» La voce gutturale divenne seria. «Non ho idea di cosa succederà alla fine di questa giornata, ma, qualsiasi cosa sia, credo che sia l’ora che tu te ne vada, cugino Tomas. È giunta l’ora. Farò preparare dei cavalli...»
«Questo sarebbe tuo cugino, Caraline?» chiese una voce maschile calda e profonda, e Min sussultò pur non volendo.
Toram Riatin era ancora più bello da vicino, di una bellezza virile e un’aria di conoscenza del mondo che avrebbe attirato Min se non avesse conosciuto Rand. Be’, lo trovava comunque attraente, sebbene non quanto Rand. Il suo sorriso sicuro era molto interessante.
Lo sguardo di Toram cadde sulla mano di Caraline, ancora sul petto di Rand. «Lady Caraline diventerà mia moglie» disse pigramente. «Lo sapevi?»
Lei arrossì, furiosa. «Non dirlo, Toram! Ti ho già risposto di no e non lo sarò!»
Toram sorrise a Rand. «Credo che le donne non sappiano cosa vogliono fino a quando un uomo non le mette davanti al fatto compiuto. Che cosa ne pensi, Jeraal? Jeraal?» Si guardò intorno aggrottando le sopracciglia. Min lo fissava sorpresa. Era bello, proprio con quell’aria di... le sarebbe piaciuto essere in grado di evocare le visioni a richiesta.
Voleva davvero sapere quale sarebbe stato il futuro di quell’uomo.
«Ho visto il tuo amico dirigersi di corsa da quella parte, Toram.» Caraline storse le labbra in una smorfia di disgusto e fece un vago cenno con la mano. «Penso che lo troverai vicino alle bevande, o a dar fastidio alle cameriere.»
«Più tardi, mia cara.» Cercò di toccarle una guancia e assunse un’espressione divertita quando lei si ritrasse. Senza fermarsi si rivolse, sempre divertito, a Rand, lanciando un’occhiata anche alla spada che aveva al fianco. «Ti piacerebbe fare un po’ di movimento, cugino? Ti chiamo così perché saremo cugini, quando Caraline diventerà mia moglie. Naturalmente con le spade da esercitazione.»
«Certo che no» rise Caraline. «Toram è solo un ragazzo, e riconosce appena il lato di una spada dall’altro. Sua madre non mi perdonerebbe mai se permettessi...»
«Movimento» l’interruppe Rand brusco. «Mi piacerebbe proprio provare. Va bene.»
36
Lame
Min non sapeva se lamentarsi, gridare o sedersi e piangere. Caraline fissava Rand a occhi sgranati e sembrava in preda allo stesso dilemma.
Toram rise, e iniziò a strofinarsi le mani. «Ascoltate tutti» gridò. «Adesso vedrete un po’ di movimento. Fate spazio. Fate spazio.» Si allontanò facendo cenno agli altri di spostarsi dal centro della tenda.
«Pastore,» gridò Min «non è vero che hai un cervello di gallina. Non hai alcun cervello!»
«Io non la metterei così,» osservò Caraline con voce molto asciutta «ma suggerisco comunque che ve ne andiate adesso. Qualsiasi ‘trucco’ tu abbia in mente di usare, ci sono sette Aes Sedai in questa tenda, e quattro appartengono all’Ajah Rossa. Sono arrivate da sud, erano dirette a Tar Valon. Se una di loro avesse anche solo un qualche sospetto, temo proprio che qualsiasi beneficio tu possa aver ottenuto da questa giornata verrà vanificato. Vai via.»
«Non userò alcun trucco.» Rand si slacciò il cinturone e lo passò a Min. «Se sono riuscito a raggiungere te e Darlin, forse posso fare lo stesso con Toram.» La folla stava facendosi indietro, lasciando aperto un varco di circa venti passi fra due dei grandi pali di sostegno della tenda. Alcune persone guardavano Rand, e molti si scambiavano gomitate e risate maliziose. Naturalmente alle Aes Sedai furono offerti i posti d’onore: Cadsuane e le sue due amiche da un lato, quattro donne dall’età indefinibile con gli scialli dell’Ajah Rossa dall’altro. Cadsuane e le sue compagne guardavano Rand con aperta disapprovazione e con in volto dipinta tutta l’irritazione che un’Aes Sedai poteva manifestare, ma le Sorelle Rosse parevano più preoccupate di quelle tre. Anche se stavano in piedi di fronte alle altre, fecero il possibile per ignorare la presenza delle altre Sorelle. Il loro sforzo di non vederle era palese.