L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«Non ha senso» osservò Asne aggrottando le sopracciglia. «Dobbiamo legarlo, controllarlo, ma non ucciderlo.» Rise improvvisamente, una risata bassa e morbida, appoggiandosi allo schienale della sedia. «Se ci fosse un modo per controllarlo, non mi dispiacerebbe legarlo a me. È un giovane di bell’aspetto, dal poco che ho visto.» Liandrin tirò su con il naso, non le piacevano affatto gli uomini.
Rianna scosse il capo preoccupata. «Ha un senso invece, e preoccupante. Gli ordini della Torre erano chiari, ma è anche chiaro che Carridin ne ha altri. Posso solo supporre che fra i Reietti ci sia disaccordo.»
«I Reietti» mormorò Jeaine, stringendo forte le braccia. La sottile seta bianca divenne anche più rivelatrice attorno ai seni. «Che bene possono portare le promesse che governeremo il mondo quando il Sommo Signore ritornerà, se restiamo schiacciate da una guerra fra i Reietti prima che accada? Qualcuna di voi crede che riusciremmo ad affrontare uno qualsiasi di loro?»
«Fuoco malefico.» Asne si guardò intorno, gli occhi scuri a mandorla avevano un’espressione di sfida. «Il fuoco malefico distruggerebbe anche uno dei Reietti. E siamo in grado di produrlo.» Uno dei ter’angreal che avevano rubato alla Torre, una verga nera scanalata lunga un passo, serviva a quello scopo. Nessuna sapeva perché era stato ordinato loro di prenderla, nemmeno Liandrin. La stessa cosa valeva per troppi altri ter’angreal, rubati perché era stato ordinato senza che fossero state fornite ragioni, ma alcuni ordini andavano eseguiti e basta. Liandrin avrebbe voluto prendere anche un angreal.
Jeaine tirò su con il naso. «Se qualcuna di noi può controllarlo. O avete dimenticato che la sola prova che abbiamo tentato mi ha quasi uccisa? E ha provocato un buco su entrambe le fiancate della nave prima che riuscissi a bloccarlo? Ci sarebbe servito a molto annegare ancor prima di raggiungere Tanchico.»
«Che bisogno abbiamo del fuoco malefico?» chiese Liandrin. «Se riusciamo a controllare il Drago Rinato, lasciate che i Reietti pensino a come vedersela con noi.» Di colpo divenne consapevole di un’altra presenza nella stanza. La donna di nome Gyldin che spolverava una sedia intarsiata in un angolo. «Che cosa ci fai qui, donna?»
«Pulisco.» La donna con la treccia nera si raddrizzò con fare indifferente. «Mi hai detto di pulire.»
Liandrin quasi la colpì con il Potere. Quasi. Ma Gyldin certamente non sapeva che erano Aes Sedai. Quanto aveva sentito di quel discorso? Nulla di importante. «Andrai dal cuoco» le disse Liandrin con fredda furia «e gli dirai che deve prenderti a cinghiate. Molto forte! E non mangerai nulla fino a quando la polvere non sarà sparita tutta.» Di nuovo. La donna l’aveva fatta parlare ancora come una donna grossolana.
Marillin si alzò, strofinando il naso contro quello del gatto, e passò la creatura a Gyldin. «Fai in modo che abbia una ciotola di latte quando il cuoco avrà finito con te. E un po’ di quell’ottimo agnello. Taglialo a pezzi piccoli, non gli sono rimasti molti denti, povera bestiola.» Gyldin la guardò senza battere ciglio e questa aggiunse: «C’è qualcosa che non capisci?»
«Ho capito.» Le labbra di Gyldin erano tese. Forse alla fine aveva capito; era una cameriera, non una loro pari.
Liandrin attese un momento dopo che la donna se ne fu andata con il gatto fra le braccia, quindi aprì di colpo una delle altre porte. L’ingresso era vuoto. Gyldin non stava origliando. Non si fidava di quella donna. Ma in realtà non riusciva a pensare a nessuno di cui si fidasse.
«Dobbiamo occuparci di ciò che ci preoccupa» puntualizzò tesa, chiudendo la porta. «Eldrith, hai trovato un nuovo indizio fra quelle pagine? Eldrith?»
La donna paffuta sobbalzò, quindi le guardò battendo le palpebre. Era la prima volta che alzava la testa dal manoscritto giallo e rovinato. Sembrò sorpresa di vedere Liandrin. «Cosa? Indizi? Oh, no. È già difficile accedere alla biblioteca del re. Se portassi via anche una sola pagina il bibliotecario se ne accorgerebbe immediatamente. Ma senza non scoprirei nulla. Quel posto è un labirinto. No, questo l’ho trovato da un libraio vicino al palazzo del re. È un trattato interessante su...»
Abbracciando saidar, Liandrin fece cadere le pagine in terra. «A meno che non siano un trattato su come controllare Rand al’Thor, che brucino! Che cosa hai scoperto di quanto stiamo cercando?»
Eldrith guardò le carte sparpagliate. «Be’, si trova nel Palazzo del Panarca.»
«Questo lo hai scoperto due giorni fa.»
«E deve trattarsi di un ter’angreal. Controllare qualcuno che può incanalare richiede Potere, dal momento che si tratta di un utilizzo specifico: deve essere un ter’angreal. Lo troveremo nella sala delle esposizioni, o forse nella collezione del Panarca.»
«Qualcosa di nuovo, Eldrith.» Sforzandosi Liandrin rese la voce meno stridula. «Hai scoperto qualsiasi cosa che sia nuova? Una qualsiasi?»
La donna dal viso rotondo batté le palpebre incerta. «Be’... no.»
«Non importa» intervenne Marrilin. «Fra qualche giorno, quando sarà eletta la preziosa Panarca, potremo iniziare le ricerche, e a costo di dover frugare in ogni candelabro, lo troveremo. Ci siamo quasi, Liandrin. Metteremo Rand al’Thor al guinzaglio e gli insegneremo a sedersi e a rotolarsi.»
«Oh, sì» esclamò Eldrith felice. «Al guinzaglio.»
Liandrin lo sperava. Era stanca di aspettare e di nascondersi. Che il mondo la conoscesse. Che si inginocchiassero come le era stato promesso la prima volta che aveva rinnegato i vecchi giuramenti per i nuovi.
Egeanin si accorse di non essere sola non appena entrò nella sua piccola casa dalla porta della cucina, ma si tolse noncurante la maschera e lasciò cadere il sacco di iuta sul tavolo, avviandosi verso un secchio d’acqua posto accanto al camino di mattoni. Quando si inchinò per prendere il mestolo di rame, diresse la mano destra verso una cavità dove due mattoni erano stati rimossi, dietro al secchio. Si alzò di scatto con una piccola balestra in mano. Non più lunga di trenta centimetri, era poco potente da lontano, ma la teneva sempre carica e la sostanza scura che macchiava la punta di acciaio del dardo avrebbe ucciso in un attimo.
Se l’uomo che era appoggiato con fare indifferente nell’angolo aveva visto la balestra, non lo manifestava apertamente. Aveva i capelli chiari e gli occhi azzurri, di mezza età e di bell’aspetto. Anche se, per i suoi gusti, troppo magro. Chiaramente l’aveva guardata attraversare il piccolo cortile dalle inferriate delle finestre accanto a lui. «Credi che io sia una minaccia?» chiese dopo un momento.
Riconobbe l’accento familiare di casa, ma non abbassò la balestra. «Chi sei?»
In risposta l’uomo infilò due dita nel sacchetto appeso alla cintura — quindi poteva vedere — e ne estrasse qualcosa di piccolo e piatto. Egeanin gli fece cenno di appoggiarla sul tavolo e farsi indietro.
Solo dopo che fu tornato nell’angolo si avvicinò abbastanza per raccogliere l’oggetto. Senza mai distogliere occhi o balestra da lui, lo sollevò dove poteva vedere. Una piccola placca d’avorio bordata d’oro, con una torre e un corvo incisi sulla superficie. Gli occhi del corvo erano due zaffiri neri. Un corvo, simbolo della famiglia imperiale, la Torre dei Corvi, simbolo della giustizia imperiale.
«Normalmente questo sarebbe sufficiente» spiegò Egeanin «ma siamo lontani da Seanchan, in una terra dove le cose bizzarre sono quasi un fatto normale. Quale altra prova puoi offrire?»
Sorridendo divertito si tolse la giacca, slacciò la camicia e se la tolse. Su ogni spalla aveva tatuati il corvo e la torre.
La maggior parte dei Cercatori di Verità aveva tatuato il simbolo del corvo oltre a quello della torre, e nessuno che avesse osato rubare la placca dei Cercatori avrebbe osato tatuarsi a quel modo. Avere il marchio del corvo significava essere proprietà della famiglia imperiale. C’era una vecchia storia di un giovane sciocco signore e una dama che si erano fatti tatuare quando erano ubriachi, circa trecento anni fa. Quando l’imperatrice lo aveva scoperto li aveva fatti condurre alla Corte delle Nove Lune e aveva fatto loro pulire i pavimenti. Questo tipo poteva essere uno dei loro discendenti. Il marchio del corvo era per sempre.