Il lungo ritorno [Homegoing - it]
- Автор: Пол Фредерик
- Год: 1996
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Marco Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il lungo ritorno [Homegoing - it]». Краткое содержание книги:
Il modulo di atterraggio che porterà la Coorte Missione Terra fino alla superficie del pianeta ha una lunghezza di 45 metri e assomiglia molto a un aeroplanino di carta. È dotato di ali retrattili ad apertura variabile. Quando sarà nell’atmosfera terrestre, le sue ali potranno essere estese a seconda delle esigenze e delle condizioni di volo, allargandosi e mutando gradualmente di forma man mano che la velocità viene ridotta. I propulsori sono alimentati da alcol e perossido di idrogeno. Una volta che la navetta si troverà nell’atmosfera l’ossigeno sarà fornito dall’aria stessa, e di conseguenza il perossido di idrogeno potrà essere risparmiato per le manovre nello spazio. Questo è di notevole importanza per gli hakh’hli, poiché l’alcol e il perossido di idrogeno bruciati dalla navetta non potranno più essere processati nei sistemi di riciclaggio della nave, e di conseguenza dovranno essere recuperati da qualche fonte esterna. La maggior parte del peso della navetta è rappresentata proprio dal carburante, poiché dovrà bastare sia per il viaggio di andata sia per quello di ritorno. Grazie alla sofisticata tecnologia hakh’hli, la struttura della piccola navetta è decisamente leggera: nonostante questo, il peso totale al momento del lancio è di oltre 200 tonnellate. L’atterraggio sulla Terra è relativamente semplice, poiché la gravità di superficie del pianeta è di un solo G, mentre la navetta è stata progettata per atterrare in gravità fino a due G. All’interno vi sono otto “inginocchiatoi “ hakh‘hli; uno di questi però è stato sostituito con una “poltrona” più adatta all’anatomia di Lisandro Washington. Si tratta di una poltrona particolarmente grande, del tipo che viene normalmente riservato agli Anziani, anche se nessun Anziano accompagnerà la coorte nella sua missione. Questo particolare rende impossibile per Sandy raggiungere la plancia, ma ciò è irrilevante, dato che nessuno dei suoi compagni gli affiderebbe comunque i comandi della navetta.
Quando la Coorte Missione Terra venne finalmente mandata a ripulire la navetta per prepararla al volo, erano tutti piuttosto nervosi. Non ne avevano mai visto l’interno, e per quel che erano riusciti a vedere attraverso i boccaporti, sembrava maledettamente piccola. Inoltre, si trovava in un punto della nave decisamente scomodo per chiunque, sia hakh’hli sia umano. Quando la navetta non era in uso, ovverossia quasi sempre, rimaneva chiusa in un recesso della scocca esterna della grande astronave. Questa era la parte peggiore di tutta la faccenda, poiché, come del resto quasi tutte le sezioni più esterne della nave, anche quella era stata lasciata riscaldare quando la nave aveva compiuto la sua virata in prossimità del sole della Terra. Mentre si avvicinavano e iniziavano a sentire il calore, i componenti della coorte presero a emettere sbuffi di impazienza. — Come possono pretendere che lavoriamo lì dentro? — domandò Chiappa con tono sprezzante.
— Chiudi il becco — intervenne Polly. Si concesse una pausa per pensare a qualche commento supplementare che lo zittisse definitivamente, e infine lo trovò. — E ringrazia che non ci hanno mandati a lavorare là fuori — aggiunse.
Erano tutti disposti a ringraziare per quello. Attraverso i piccoli boccaporti di osservazione, potevano vedere la navetta, attorno alla quale stavano lavorando una decina di massicci hakh’hli-operai, di quelli generati appositamente per il lavoro all’esterno. Le tute spaziali che indossavano assomigliavano a delle sfere, perfettamente rotonde salvo per una sporgenza per la testa alla sommità e diverse braccia meccaniche che spuntavano un po’ da tutti i lati. La nave si trovava su una rotta tale da permettere loro di rimanere all’ombra del Sole, ma questo non risolveva certo i loro problemi. La scocca esterna della grande nave infatti aveva assorbito una tale quantità di calore durante il suo passaggio accanto al Sole che irradiava ancora costantemente un bagliore invisibile di radiazioni infrarosse; di sicuro gli hakh’hli che si trovavano là fuori erano letteralmente inzuppati di sudore nelle loro tute. Il lavoro che stavano compiendo non era solo faticoso ma anche pericoloso, poiché nemmeno un hakh’hli-operaio geneticamente programmato per quello scopo preciso poteva resistere troppo a lungo a quel calore. Tuttavia, si trattava di un lavoro necessario, che consisteva soprattutto nel fissare lungo tutto lo scafo della navetta una fitta rete metallica, sulla quale sarebbe stata successivamente posta una pellicola in grado di intercettare la maggior parte degli oggetti che avrebbero incontrato attraversando la fascia di relitti in orbita attorno alla Terra.
L’interno della navetta, scoprirono poco dopo, era ancora più caldo. Polly controllò con fare pignolo tutti gli indicatori di pressione, quindi premette il pulsante di apertura. Non appena lo sportello della navetta si aprì, vennero tutti sopraffatti da una terribile ondata di aria caldissima e puzzolente di alcol e decomposizione. — Oh, cacca — commentò Elena con un grugnito. — Volete dire che dobbiamo lavorare lì dentro?
Naturalmente, era proprio così. Polly ordinò a Chiappa di entrare per primo per accendere l’impianto di aerazione. Quando Chiappa riapparve davanti allo sportello ansimando per dire che l’impianto era acceso, Polly spinse dentro Demmy con un calcio. Gli altri seguirono.
Anche con l’impianto di aerazione in funzione, l’aria all’interno della navetta rimaneva quasi irrespirabile. L’odore di chiuso e di putrefazione era realmente fortissimo. Del resto, non vi era nulla di strano in questo, dato che il modulo di atterraggio non era stato usato né nel sistema Alfa Centauri né nel corso della precedente visita al sistema solare della Terra. Ad Alfa Centauri non era stato usato perché non era stato trovato alcun luogo in cui atterrare, e nel sistema Sol non era stato usato perché i Grandi Anziani avevano sentito puzza di bruciato, tanto da portarli a decidere di dare alla Terra qualche anno in più per calmare i suoi bollenti spiriti.
Chiunque fossero stati gli ultimi a usare la navetta, non si era certamente trattato di persone particolarmente ordinate. Tre dei sedili erano pieni di macchie e incrostazioni, e nelle dispense vi erano pezzi di materia decomposta che una volta doveva essere stata cibo. — Maiali — dichiarò Sandy tappandosi il naso. — Vorrei averli sottomano per dir loro un paio di cosette!
— Non contarci — replicò Chiappa. — Chiunque fossero, sono stati dati in pasto ai titch’kik ormai da secoli. Non effettuiamo un atterraggio su un pianeta da… quanto tempo sarà trascorso, ormai, Polly? Almeno sei stelle fa?
— Potrai controllarlo personalmente quando avrai del tempo libero — ordinò Polly. — Avanti, diamoci da fare!
— Sì, ma aspetta un attimo — intervenne Demmy. — Che cosa mi dici di questa puzza di alcol?
— Perché, che cosa c’è? Mi pare che si stia diradando, no?
— Non mi sto lamentando per la puzza in sé — ribatté Demmy. — Mi sto solo domandando come mai si sente. Come è possibile che ci sia odore di alcol nella cabina di pilotaggio? Non potrebbe trattarsi di una perdita?
— Se siamo qui adesso — sentenziò Polly con tono secco — è proprio per verificare certe cose. Probabilmente si tratta semplicemente di un trasudamento, però penso che sia comunque il caso di aprire i sigilli per controllare.
Aprire i sigilli risultò essere il compito più difficile in assoluto (impiegarono un intero dodicesimo di duro lavoro per farlo), ma fortunatamente scoprirono che non vi era nulla di strano. L’odore di carburante era dovuto semplicemente al lento trasudare dei fumi d’alcol avvenuto nel corso dei secoli. I serbatoi erano perfettamente sigillati e funzionanti, e una volta verificato ciò la coorte si rasserenò.
Il lavoro che stavano svolgendo era arduo e non certo gradevole, ma in fondo lo stavano facendo per il loro stesso bene. Stavano per partire! Mentre si dedicavano al compito ben più semplice, per quanto forse più scocciante, di ripulire tutto l’interno della navetta, anche il calore divenne decisamente più sopportabile. Una volta eliminato tutto ciò che era stato lasciato dal precedente equipaggio, infatti, avrebbero portato delle cose loro, che sarebbero servite a loro e a nessun altro. — Facciamo una partita al Gioco delle Domande! — propose Tania, ormai completamente rinfrancata. Sandy aprì la bocca per suggerire un argomento, ma venne preceduto da Polly.