Il lungo ritorno [Homegoing - it]
- Автор: Пол Фредерик
- Год: 1996
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Marco Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il lungo ritorno [Homegoing - it]». Краткое содержание книги:
— Fra l’altro, noi non esisteremmo nemmeno — intervenne Polly. — Possibile che tu non riesca mai a ragionare, Sandy?
Il Tutore Primario fu costretto a rimproverarla. — Certo che riesce a ragionare. Sandy è un essere intelligente a tutti gli effetti, anche se non è hakh’hli. E per questo sa anche che MyThara-tok ha moltissime uova nel congelatore, che prima o poi verrà concesso il permesso di schiudere alcune di quelle uova, e che allora lei vivrà di nuovo nella sua progenie. E sa anche che queste decisioni sono state prese dai Grandi Anziani. E tu non metti in dubbio le decisioni dei Grandi Anziani, vero Lisandro?
Lisandro trasalì. — Oh, no, certo che no! Solo che… — Si morse il labbro. — Solo che pensavo che magari si potrebbero anche fare delle speciali eccezioni, quando si tratta di una persona particolarmente valida come lo è MyThara…
— E non ritieni che anche questa sia una decisione che spetta ai Grandi Anziani? — domandò il Tutore Primario gentilmente.
Sandy scrollò le spalle. Era stanco di quella discussione, che si stava protraendo da quando si erano svegliati. — Arriveremo in ritardo per il nostro turno di lavoro — disse, evitando la risposta.
ChinTekki-tho accettò di buon grado il cambiamento di argomento. — Bene — commentò. — In fondo è proprio per questo che sono venuto qui. Quale compito vi è stato assegnato per oggi?
— Dobbiamo occuparci degli animali da macello, ChinTekki-tho — rispose Chiappa rispettoso. — Gli hoo’hik stanno figliando.
— Certo — disse il tutore con aria pensierosa. — Be’, temo che il mandriano dovrà rimanere un po’ a corto di aiuto per oggi. Ho delle nuove istruzioni per voi da parte dei Grandi Anziani.
I componenti della coorte si sollevarono leggermente sulle zampe posteriori, evidentemente interessati. ChinTekki-tho li scrutò con aria benevola. — Come ben sapete — iniziò — ieri Obie è entrato nel suo periodo di fertilità, interrompendo la nostra riunione con i Grandi Anziani.
— Lo sappiamo, lo sappiamo — intervenne Polly acida rivolgendo un’occhiataccia a Obie.
— Ebbene, i Grandi Anziani hanno pensato che se una cosa del genere dovesse accadere durante la missione, potrebbe aumentare notevolmente i rischi a essa connessi. Immaginate che cosa potrebbe accadere se Chiappa o Demetrio dovessero diventare fertili proprio nel mezzo di qualche importante trattativa con i terrestri.
Polly assunse un’espressione allarmata. — Oh, Chin-Tekki-tho! Non vorrai mica dire che hai intenzione di dare ai maschi qualcosa per evitare che entrino nel loro periodo di fertilità?
— No, no, nulla del genere — disse il tutore incrociando le zampe con fare affabile. — Anzi, sarà esattamente il contrario. I Grandi Anziani hanno deciso di accelerare il processo e di fare entrare i maschi nel loro periodo subito, così non vi saranno problemi in seguito. In questo modo, trascorreranno almeno sei o dodici dodigiorni prima che il problema si ripresenti.
— Davvero? — esclamò Chiappa. — Vuoi dire che avremo la possibilità di farlo adesso?
L’intera coorte iniziò subito a gioire, ma Polly interruppe i festeggiamenti con una considerazione. — Ma Obie è appena uscito dal suo periodo!
— Certo — assentì ChinTekki-tho. — Naturalmente, lui sarà esentato dal farlo di nuovo. Probabilmente fornirebbe a una di voi un numero ridotto di cellule spermatiche, e immagino che nessuna di voi voglia deporre uova sterili. Oberon sarà esentato per oggi.
Obie assunse un’espressione abbattuta, ma neanche le femmine del gruppo parvero particolarmente felici di quest’ultima informazione. — Ma allora ci saranno solo due maschi, e noi siamo tre… — protestò Tania con apprensione.
— Abbiamo pensato anche a questo — disse il Tutore Primario con tono indulgente. — La soluzione è che anche io accetterò una puntura assieme a voi, così non mancherà il terzo maschio.
— E io? — domandò Obie fra le grida di esultanza delle femmine.
— Naturalmente, tu e Lisandro vi dedicherete al vostro normale turno di lavoro. Lisandro, ti faccio presente che quando una persona si sente abbattuta per qualsiasi motivo, il lavoro con gli animali può risultare molto consolante. Quando ero un cheth, provavo un grande conforto nell’occuparmi delle bestie.
Se il Laboratorio di Genetica era un luogo pieno di strani odori, le stalle degli hoo’hik erano qualcosa di realmente disgustoso. Sandy non provò alcun tipo di conforto recandovisi. Tanto più che per arrivare alle stalle bisognava per forza passare attraverso le vasche coperte piene di quegli esseri schifosi, copulanti e divoranti che erano i titch’hik, e questo per Sandy non solo non era confortante, ma era addirittura quasi insostenibile. (Che cosa stavano divorando in quel momento? O meglio, chi? E che cosa avrebbero divorato da lì a pochi giorni?) Sandy alzò lo sguardo, e in quel momento vide una squadra di operai hakh’hli che calava rispettosamente il cadavere di qualche loro compagno in una delle vasche.
Sandy rabbrividì. L’unica cosa confortante era che almeno quel giorno lui e Obie non erano costretti a lavorare con le ossa o con i titch’hik. Non erano nemmeno costretti a imbrattarsi tutti nelle stalle degli hoo’hik; quattro femmine di quei placidi animali avevano figliato proprio negli scorsi giorni, e il compito assegnato alla sua coorte per quel turno di lavoro consisteva solamente nel siringare il midollo spinale dei cuccioli appena nati.
— Tu — disse la mandriana rivolgendosi a Lisandro con un sorriso — va’ a prendere i cuccioli. No, non ti preoccupare — aggiunse con gentilezza. — Le madri non ti faranno niente. Basta che lasci che ti annusino.
Da’ loro qualche carezza magari, e non farle innervosire. Poi portami qui i cuccioli uno per volta.
Lisandro scrutò all’interno della stalla più prossima. Si era già occupato di quel compito in passato, ma non si sentiva ancora del tutto sicuro di ciò che lui doveva fare.
La femmina hoo’hik non mostrò alcun timore quando lo vide entrare nella stalla, limitandosi a rivolgergli uno sguardo incuriosito mentre stringeva a sé con fare protettivo due dei suoi cuccioli con le zampe anteriori. I due succhiavano dalle mammelle con estremo vigore.
— Non metterci un dodicesimo di giorno intero — disse la mandriana con tono irritato.
— Quale prendo per primo? — domandò Lisandro.
— Uno qualunque! E sbrigati, per favore. Ne abbiamo 40 da fare, e poi c’è l’allattamento…
Lisandro inspirò profondamente e infilò una mano sotto il petto della femmina hoo’hik, dove si agitavano ciecamente una mezza dozzina di cuccioli in attesa del loro turno. Ne prese uno a caso, un cosino miagolante delle dimensioni della sua testa che si agitava emettendo preoccupati guaiti fra le sue mani. Trasportò l’animaletto dalla mandriana. — Giralo — ordinò questa mentre prendeva in mano una siringa con un lungo ago. Il manico della siringa era anatomico, e sopra il manico vi erano un quadrante e un pulsante. La mandriana controllò il quadrante, quindi attese pazientemente che Lisandro immobilizzasse la piccola bestia. A quel punto afferrò la testa dell’animale con una mano, tenendola con forza ma senza stringere troppo, e cercò con l’ago il punto giusto alla base del cranio, proprio dove iniziava il collo.
— Avete visto il film terrestre che hanno proiettato ieri sera? — domandò, chiacchierando mentre continuava a lavorare. Sandy scosse il capo, sperando che la mandriana la facesse finita alla svelta. — Si chiamava Quell’ultimo ponte, e parlava di persone in guerra e non in pace. Oh, Lisandro, mi raccomando, sii molto cauto quando vai su quel pianeta…