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Il lungo ritorno [Homegoing - it]

Электронная книга - «Il lungo ritorno [Homegoing - it]». Краткое содержание книги:

Sono gli Hakh’hli. Sono alieni. Si nutrono di carne umana. Il lungo viaggio nello spazio era alla fine. Sandy, l’umano cresciuto su un’astronave degli extraterrestri Hakh’hli, era pronto al ritorno sulla Terra. Gli alieni erano animati dalle migliori intenzioni.. Solo la scienza Hakh’hli poteva risolvere il problema di trasformare i pianeti. I terrestri avevano bisogno di quel contatto. Ma c’era da fidarsi?
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Lentamente, Sandy ubbidì. Dovette infilarsi innanzitutto i capi bianchi e sottili che MyThara definì “intimi”, e che consistevano in una “mutanda” e in una “canottiera”. Poi passò alle “calze”, dei lunghi tubi di tessuto chiusi da un lato. La “camicia” era color rosa pastello, i “pantaloni” erano color blu scuro, il “gilet” era rosso, la “giacca” marrone, e le “scarpe” nere.

— Ftai beniffimo — disse MyThara quando ebbe finito di vestirsi.

— Ho molto caldo — si lamentò Sandy.

— Perché farà molto freddo nel luogo in cui andrai, Lifandro — disse la tutrice assumendo un’aria serena. — Per quefto motivo, ho anche delle altre cofe da farti provare. — Quindi tirò fuori dal secondo cesto un altro paio di pantaloni, decisamente più pesanti degli altri e molto più stretti in fondo, un paio di pesanti sovrascarpe che calzavano perfettamente sopra le scarpe da ballo leggere che Sandy aveva già indossato, e una giacca con tanto di cappuccio che pesava di più di tutto il resto messo assieme. Quando ebbe indossato ogni cosa, Lisandro stava ormai sudando copiosamente.

— Fei molto elegante — disse MyThara con voce triste.

— Mi sento come un tubero bollito — grugnì Sandy.

— Va bene, adeffo puoi toglierti tutto. — Man mano che Sandy si toglieva gli abiti, MyThara li piegò uno per uno e li ripose nelle ceste. — Fapevi che hanno riaperto l’impianto del peroffido? — domandò.

— Davvero? — Lisandro rifletté su questo fatto. Le navette erano gli unici apparecchi hakh’hli alimentati ad alcol e perossido di idrogeno, e di conseguenza l’impianto per la produzione del perossido della grande nave rimaneva inattivo per decenni, a volte anche per secoli. Non serviva alcun tipo di carburante di tipo chimico per far procedere la grande astronave fra le stelle. Sentendosi un poco meglio, Sandy tentò di prodursi in un sorriso. Tuttavia, non riuscì a mantenerlo, poiché aveva percepito qualcosa di strano nel tono di MyThara. — Non sei felice per me? — le domandò. — Credevo che tu fossi orgogliosa di vedermi andare sulla Terra!

— È che non credo che ti vedrò, Lifandro — biascicò lei con tristezza. — Anzi, fono ficura che non ti vedrò. Vedi, Lifandro, domani devo fare il mio efame di idoneità, e fono ficura che non lo pafferò.

Il giorno in cui la nave interstellare si trovò finalmente nel punto previsto della sua orbita attorno alla Terra, con la navetta completamente ripulita e pronta a partire, le parole di MyThara si rivelarono veritiere. MyThara non era più con loro. Non aveva passato l’esame di idoneità fisica.

La loro partenza non venne salutata da alcun tipo di cerimonia. Non venne nessuno a vederli partire, a parte ChinTekki-tho, che galleggiava nervosamente a mezz’aria nella microgravità della nave, i cui motori principali erano stati spenti per la prima volta da decenni. — Vi sono molte nuvole nella regione in cui atterrerete — annunciò il Tutore Primario rivolto alla coorte che si preparava a salire a bordo della navetta. — Questo è un bene, perché significa che potrete atterrare senza essere visti.

— Che cosa sono le “nuvole”, ChinTekki-tho? — domandò Obie con apprensione, guadagnandosi un pizzicotto da parte di Polly.

— Le nuvole sono un bene — disse Polly. — Non fare il mingherlino come Sandy!

ChinTekki-tho intanto stava guardando Sandy, che era in piedi da solo con gli stivali in mano e il volto solcato dalle lacrime. — Che cosa è successo a Lisandro? — domandò.

— È per via di MyThara. È morta — disse Polly.

— Certo che è morta; non ha passato l’esame. Ma per quale motivo trova questo fatto tanto ridicolo?

— Non lo trova ridicolo, ChinTekki-tho — spiegò Obie. — È un terrestre, sai? Sta piangendo. È così che fanno quando sono tristi.

— E per quale motivo dovrebbe rattristarsi per la morte di una vecchia hakh’hli? Oh, Lisandro — disse ChinTekki-tho dispiaciuto — mi fai venire dei dubbi sul modo in cui ti abbiamo addestrato. Ma ormai è troppo tardi per preoccuparsi di una cosa simile. Avanti, è venuto il momento di entrare nella navetta. Il lancio avverrà fra un dodicesimo di dodicesimo.

7

Ora la grande nave interstellare è immobile, o almeno così sembra a tutti coloro che si trovano al suo interno. In realtà, naturalmente, si trova in orbita attorno al pianeta Terra, dove sta sfruttando la combinazione della sua stessa velocità orbitale con quella della Terra attorno al Sole… nonché il movimento del Sole all’interno della sua galassia, e la costante caduta della galassia verso il suo Grande Attrattore. Se messo in relazione con un riferimento stazionario, il movimento della nave sarebbe simile a quello di un cavatappi; solo che non vi è alcun riferimento stazionario con il quale metterlo in relazione. Comunque sia, per coloro che si trovano all’interno della grande nave è come se questa fosse perfettamente immobile. I motori sono fermi. La spinta non c’è più. L’accelerazione (o la “gravità”) di 1,4 G alla quale i componenti della nave si sono abituati per tutte le loro vite non esiste più, e gli hakh’hli e i loro oggetti galleggiano a mezz’aria. Di conseguenza, ogni movimento viene amplificato. Persino la spinta leggerissima dei rampini magnetici che lanciano il modulo di atterraggio verso la sua rotta viene percepito all’interno della nave. Tutti i 22.000 hakh’hli che si trovano a bordo della nave lo sentono, e tutti quanti gioiscono nel sentirlo. La Terra è il migliore pianeta che abbiano trovato in oltre 3.000 anni di viaggio, e ora è quasi già loro.

Vi erano diverse forze contrarie da contrastare: l’orbita ellittica solare andava trasformata in un’orbita planetaria polare, e la velocità di fuga iniziale andava annullata. I propulsori del modulo di atterraggio stavano spingendo a tutta forza. Dopo circa trenta secondi dal momento in cui il modulo si era staccato dalla nave madre, Sandy iniziò a vomitare. Non poté farne a meno. Non si era mai sentito male in vita sua per il movimento. In verità, non aveva mai provato un movimento del genere, almeno non in uno spazio chiuso.

I sei hakh’hli, il cui orecchio interno era strutturato in maniera completamente differente, non soffrivano di mal di mare. Alla lunga, però, questo particolare anatomico non li aiutava più di tanto, poiché dal momento in cui la navetta avrebbe fatto il suo ingresso nell’atmosfera, i loro corpi sarebbero stati sballottati più velocemente di quanto i loro stomaci potessero sopportare.

Come se tutto ciò non bastasse, all’interno della navetta vi era anche una certa animosità generale nei confronti di Sandy. — Cerca di controllarti, Mingherlino! — sbottò Demmy. — Woof! Augh! — si lamentò Elena.

— Maledizione, Sandy, perché non usi un sacchetto, o qualcosa del genere? — domandò Polly dal suo sedile di pilotaggio. Poi però Polly tacque, poiché erano appena entrati nella fascia dei relitti. Grazie all’approccio programmato erano riusciti a evitare gli oggetti più grandi in orbita intorno alla Terra, ma non vi era la certezza di evitarli tutti. Fortunatamente, la navetta era dotata di un radio localizzatore in grado di individuare qualsiasi oggetto che si trovasse sulla loro traiettoria e di azionare automaticamente i propulsori laterali per evitare la collisione. Quando anche questa misura non risultava sufficiente per l’elevata velocità, entravano in funzione i repulsori magnetici, che attutivano notevolmente l’impatto.

Ciò nonostante, tutti potevano sentire una serie di piccoli ma preoccupanti colpi, come se qualcuno stesse lanciando dei ciottoli sulla superficie esterna della loro navetta. Si trattava di frammenti metallici che colpivano la navetta a bassa velocità. Poi vi erano anche altri suoni, tonfi più deboli e secchi, dati da frammenti ancora più piccoli che riuscivano a perforare la pellicola esterna fissata attorno allo scafo. Un’ape-falco passò davanti alla faccia di Polly, facendola sbottare: — Toglietemi di torno quest’ape! Come cavolo posso pilotare questo arnese se ci sono insetti che mi volano negli occhi?

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