Il lungo ritorno [Homegoing - it]
- Автор: Пол Фредерик
- Год: 1996
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Marco Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il lungo ritorno [Homegoing - it]». Краткое содержание книги:
— Non mi sembra proprio il caso — dichiarò. — Non comportiamoci in maniera immatura. Dobbiamo concentrarci sulla nostra missione, e non su cose infantili. Piuttosto, perché non interroghiamo Sandy sulla sua storia di copertura?
— Oh, cacca — disse Sandy, ma gli altri accettarono subito l’idea di buon grado.
— Dicci il tuo nome — iniziò immediatamente Elena.
Sandy scrollò le spalle mentre sgomberava l’interno di un armadietto con un bastone. — Mi chiamo John William Washington — disse di malavoglia.
— Allora perché ti chiamano “Sandy”? — domandò Obie, che era affaccendato attorno a uno dei sedili di pilotaggio.
— È solo un soprannome. Un diminutivo di Lisandro.
— Posso vedere la tua carta d’identità? — intervenne Polly.
Questa era nuova. Sandy ebbe un attimo di esitazione, rimanendo imbambolato con il bastone in mano. Non aveva alcun tipo di documenti. — Non so che cosa rispondere a questa domanda — confessò.
Demmy gli diede una mano. — Puoi dire che sei stato rapinato, Sandy.
— Cosa significa “rapinato”?
— Dai che lo sai, è come “derubato”. Sai, come Robin Hood.
— Già, certo — disse Sandy, iniziando a cogliere lo spirito della cosa. — Sono stato derubato. Hanno rubato il mio portafoglio e la mia valigia…
— Non la valigia! — lo interruppe seccamente Polly. — Non andavi mica in giro con una valigia, vero?
— Va bene, il mio zaino. Mi hanno rubato lo zaino con dentro tutti i documenti.
— Pfui! — esclamò Obie, che si stava ritraendo schifato da un armadietto che aveva appena aperto. — È orribile!
— Orribile o no — intervenne nuovamente Polly — devi pulirlo comunque. E ora dimmi, John William Washington, da dove vieni?
— Questa è facile. Sono di Miami Beach, in Florida. La Florida è uno stato. Sono uno studente universitario e mi sono preso una vacanza. Sto facendo… uh… l’“autostop”.
— Come si chiamano i tuoi genitori?
— I miei genitori? — Sandy dovette fermarsi di nuovo per riflettere. — Ah, i miei genitori si chiamano Peter e Alice. Peter è il maschio. Solo che sono morti, tutt’e due. Sono morti in un incidente automobilistico e… be’, ci sono rimasto molto male. Così ho deciso di lasciare la scuola per un certo tempo. In ogni caso, ho sempre desiderato visitare l’Alaska.
— Che mingherlino che sei, Mingherlino — disse Polly con tono sprezzante. — Spero che te la caverai meglio, una volta sulla Terra. Immagina una persona che non ricorda nemmeno i nomi dei suoi genitori!
— Ah, sì? — ribatté Sandy con rabbia. — E allora chi erano i tuoi genitori?
Polly fece oscillare la testa con fare minaccioso. — I dati genetici della mia famiglia sono in archivio, e lo sai benissimo — ribatté con tono tagliente. Si accovacciò sulle zampe posteriori, come se stesse per compiere un balzo. Sandy si rannicchiò in una posizione difensiva.
Ma venne salvato da un urlo da parte di Demmy. — Insetti! — sbottò. — Questo armadietto è pieno di insetti! Come hanno fatto a entrare qui dentro?
Distratta da questo commento, Polly rivolse uno sguardo glaciale in direzione di Demmy. — Che differenza fa come hanno fatto ad arrivare? — domandò con rabbia. — L’unica cosa che conta è che dobbiamo liberarcene. Demetrio, va’ immediatamente a requisire un nido di api-falco.
— E tu chi saresti per darmi ordini a questo modo? — domandò a sua volta Demmy mentre si accovacciava sulle possenti zampe, preparandosi alla carica.
La rissa venne evitata grazie alla voce di MyThara. — Che ftoria è mai quefta? — domandò la tutrice. — Vi pare quefto il modo per portare a termine le iftruzioni urgenti dei Grandi Anziani, comportandovi come degli infanti appena fchiufi? E ora fpiegatemi che cofa ftate combinando.
Quando la coorte ebbe spiegato tutto, l’anziana tutrice agitò la sua mascella. — Beniffimo, allora. Dobbiamo andare a prendere un nido di api-falco per liberarci degli infetti. Demmy, va’ a prenderlo. E quefta roba che cof’è? — Indicò un mucchio di rifiuti puzzolenti che erano stati radunati sul pavimento.
— È da gettare nelle vasche dei titch’hik — dichiarò Polly con tono solenne. — È tutta roba in decomposizione.
— Eccome fe lo è! Hai forfè intenzione di avvelenare i titch’hik? Quel materiale deve andare nelle vafche di decontaminazione per essere fterilizzato. Portalo immediatamente, Ippolita.
— Perché non ci mandi Sandy?
— Lifandro non ci andrà — spiegò MyThara — perché ci ho appena mandato te. Lifandro ha altri compiti da portare a termine al momento. E ora datevi da fare.
— Si guardò attorno. — Vedo che avete già fgomberato tutti gli armadietti — disse. — Quefto è un bene. Potrete averne uno per uno.
— Uno folo? — domandò Obie con tono lamentoso.
— Per andare fino alla Terra?
— Uno solo ciafcuno — replicò MyThara con durezza. — Gli altri fervono per le provvifte e l’equipaggiamento neceffario. In fondo, dovrete portarvi dietro provvifte per tre fettimane.
— Perché solo tre settimane? — domandò Elena tirando fuori la lingua con fare irritato.
— Perché quefto è ftato l’ordine dei Grandi Anziani, Elena. Bene, Lifandro, ora vieni con me. È ora di provare i tuoi nuovi abiti.
Solo tre settimane? Perché solo tre settimane? Mentre seguiva MyThara con fare scocciato, Sandy pensò che forse alcuni di loro avrebbero potuto rimanere solo per tre settimane, ma non necessariamente tutti… Magari altri sarebbero rimasti per più tempo…
MyThara lo lasciò nella sezione dormitorio della coorte mentre andava a prendere i suoi abiti terrestri, ma prima di uscire gli ordinò di spogliarsi e di infilare la sua tuta di tutti i giorni nell’armadietto.
Sandy si spogliò, ma mentre lo faceva si ritrovò improvvisamente a tremare.
Il fatto che fosse effettivamente in procinto di lasciare la nave non si era ancora fatto strada fino a quella parte della sua mente che provava il panico, e ora si stava rifacendo per il tempo perduto.
Si guardò attorno, continuando a rabbrividire. Avrebbe lasciato la nave! Una cosa del genere non era mai accaduta prima di allora! Non sapeva di nessuno che avesse effettivamente “lasciato” la nave. Certo, le persone morivano e venivano divorate dai titch’hik, ma per quanto ne sapeva Sandy questo era l’unico modo in cui una persona poteva cessare di esistere all’interno della nave. Al di fuori della nave non vi era altro che lo spazio.
Quando MyThara fece finalmente ritorno, con le tozze braccia che sorreggevano a fatica due cesti pieni di capi di abbigliamento, Sandy si trovava seduto per terra davanti al suo armadietto, con la testa chinata, gli occhi serrati e un’espressione di puro panico dipinta sul volto. — Lifandro! — esclamò seccamente la tutrice. — Che cofa ti è fucceffo? Fei malato?
— Lascerò la nave! — disse Sandy in tono lamentoso.
— Ma certo che la lafcerai. Fei ftato addeftrato a quefto fcopo per tutta la tua vita.
— Ma io ho paura, MyThara. Io non voglio lasciarti. La tutrice ebbe un attimo di esitazione, poi avvolse dolcemente una mano dura e ruvida attorno al braccio di Sandy. Sandy sentì il dito “tutore” che gli penetrava nella pelle, ma era una sensazione più rassicurante che sgradevole. — Avrai una vita del tutto nuova — lo rassicurò. — E ora, per favore, provati quefti abiti. Voglio proprio vedere come farà bello il mio Lifandro una volta sulla Terra!