Il lungo ritorno [Homegoing - it]
- Автор: Пол Фредерик
- Год: 1996
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Marco Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il lungo ritorno [Homegoing - it]». Краткое содержание книги:
— Sì, per comprare — ripeté Sandy annuendo con entusiasmo. Quante lezioni avevano dovuto sopportare sul “comprare”, lo “spendere” e il “pagare”! La pietruzza d’oro ustionò quasi la mano di Sandy, ma dato che si trattava di una cosa terrestre la tenne ugualmente, rimirandola con una certa riverenza.
— Secondo me comprare è una cosa molto sciocca — intervenne Obie mentre osservava a sua volta con curiosità una pietruzza di quel metallo giallo. Poi alzò lo sguardo, e il viso gli si illuminò per la sorpresa. — Teseo! — esclamò. — Non mi aspettavo di vederti qui!
Evidentemente, nemmeno il giovane hakh’hli si era aspettato di incontrarli lì. Teseo faceva parte delle tre o quattro dozzine di hakh’hli con i quali erano cresciuti, prima che venissero separati quando era stata decisa la composizione definitiva della Coorte Missione Terra.
A quel punto fu anche evidente che l’Anziano non gradiva affatto che loro avessero incontrato Teseo. Si scusò e si portò accanto a uno schermo per le comunicazioni.
— Voi due non dovreste trovarvi qui — disse Teseo con tono asciutto.
— E perché no?
— Perché questi sono gli ordini, ecco perché!
— Questo non è un buon motivo — ribatté Obie con testardaggine. — Ci hanno solo ordinato di rimanere nella nostra sezione, tutto qui. Poi ci hanno ordinato di uscire per andare da qualche parte, e nessuno ha mai detto che non potevamo farci un giro. Tu piuttosto, che cosa ci fai qui?
— Sono venuto per prendere delle cose — rispose Teseo. — Ma ti assicuro che dovrai mandare giù la tua stessa saliva se ti trovano qui.
— E perché mai? Quale grande segreto ci sarebbe qui?
— Non è permesso parlarne — ribatté Teseo seccamente. I due si fissarono in cagnesco, a pochi centimetri di distanza l’uno dall’altro.
Lisandro sapeva bene che non era mai il caso di mettersi in mezzo fra due hakh’hli che stavano per affrontarsi fisicamente, solo che in questo caso si trattava di suoi amici. Obie almeno era certamente suo amico, su questo non aveva dubbi, e in quanto a Teseo era stato quantomeno un suo compagno, prima che il loro gruppo venisse separato dagli altri. Aprì la bocca per tentare di farli ragionare.
Ma non fu necessario. Lo scontro venne fermato sul nascere da una voce gracchiante che proveniva dallo schermo. — John William Washington! HoCeth’ik ti’Koli-kak! — Si trattava della voce di MyThara, e il solo fatto che si fosse rivolta a loro chiamandoli con i loro nomi formali lasciava intendere in che tipo di guai si fossero cacciati. Sandy rivolse un’occhiata di fuoco all’Anziano che aveva fatto la spia, ma non ebbe il tempo per dire alcunché. — Quando l’Anziano ha chiamato non ho voluto crederci, ma invece è proprio vero! — continuò MyThara. — Vi trovate in un luogo dove non dovrefte affolutamente effere! Lifandro, fatti trovare immediatamente nella voftra fezione dormitorio! E in quanto a te, Oberon, torna immediatamente alla fala del fimulatore con i tuoi compagni!
Quando MyThara giunse alla sezione dormitorio della coorte, (vi arrivò ben dopo Lisandro, poiché zoppicava ancora vistosamente) trovò Sandy nel suo angolo di studio che osservava la fotografia di sua madre. Ma non si trattava solo di un semplice stratagemma da parte di Sandy per impietosirla. Quando si trovava in una situazione problematica, infatti, Lisandro provava sempre un certo conforto nel guardare l’unico ricordo che avesse della donna che gli aveva dato la vita. Tuttavia, vi era anche una parte di malizia in quel suo gesto, poiché aveva imparato ormai da molto tempo che l’ira di MyThara per qualsiasi tipo di trasgressione da parte sua poteva essere notevolmente placata se riusciva a farla impietosire almeno un poco.
— Non ferve a nulla, Lifandro — esordì MyThara severamente. — Oggi fei ftato molto cattivo!
— Lo so, MyThara — rispose Sandy in tono pentito. — MyThara? — aggiunse però subito dopo. — Perché ho solo questa fotografia di mia madre?
La tutrice gli rivolse un sibilo di rimprovero, ma Sandy si rese subito conto che aveva abboccato al suo amo. — I coftumi degli hakh’hli non prevedono che le perfone fi tengano fotografie di altre perfone morte — gli ricordò.
— Ma io non sono un hakh’hli!
— Certo che no — disse MyThara comprensiva più che irata. — Infomma, non abbiamo potuto fare di meglio. L’abbiamo trovata nel “portafoglio” di tuo padre. È molto fomigliante, fai?
— Perché, tu hai avuto modo di vederla? — domandò subito Sandy con curiosità.
— Ma certo — rispose MyThara in tono cordiale. — Era molto bella. Per un terreftre, naturalmente. Credo che tu le affomigli abbaftanza.
Sandy le rivolse un’occhiata carica di scetticismo. — Che cosa intendi dire? Lei è così magra, mentre io sono grasso!
— Tu non fei graffo, Lifandro. È folo mufcolo.
— Ma guarda la differenza che c’è fra me e lei!
— Certo che vi è una differenza. La differenza è che tu fei cresciuto qui fulla noftra nave, e la gravità terreftre corrisponde a foli otto dodicesimi della noftra. Fe tua madre foffe crefiuta anche lei fulla nave, farebbe ftata fenz’altro molto più groffa.
— Certo — disse Sandy assumendo un’aria seria. — Capisco perfettamente, ma…
A quel punto MyThara perse la pazienza. — Fandy! — sbottò. — Non credere che non mi fia refa conto di ciò che ftai tentando di fare!
— Scusami? — domandò Sandy lanciandole uno sguardo innocente.
La vecchia tutrice arricciò il naso, dispiaciuta. Sembrava stanca e delusa. — Oh, Lifandro — disse con voce triste. — Come hai potuto?
— Mi chiamo Lisandro — ribatté Sandy, solo per ferire i sentimenti di MyThara.
— Fcuvami — disse MyThara con rabbia, sforzandosi per far uscire il suono giusto. — Voglio dire, scusami. Sono piuttosto stanca, caro Lisandro, ma sono anche molto delusa. Posso raccontarti una ft… una storia?
— Non vedo proprio come potrei impedirtelo — rispose Sandy.
MyThara gli rivolse uno sguardo triste, ma cominciò comunque la sua storia. — Una volta, tanto tempo fa, quando avevo ancora solo metà coda, fuggì una regina di ape-falco. Quefta regina riuffì a nafconderfi fra le pareti e a deporre le fue uova, e cofì fece un fuo nido nella nave del quale neffuno fapeva nulla. — Stava nuovamente iniziando a sbagliare la esse, ma Sandy non ebbe il cuore di farglielo notare. — Pofò anche un uovo di regina, e quando quefto fi fchiuse la nuova regina volò via e fece naffere un altro nido, fempre all’infaputa di tutti. Neffuno fapeva niente di quefti nidi, ma tutti ftavano inifiando a lamentarfi per la prefenza di tutte quelle api. Da dove vengono tutte quefte api-falco? fi chiedevano. E come fanno a fopravvivere, vifto che non ci fono infetti qui?
Si concesse una pausa, assumendo un’espressione particolarmente intensa.
— Poi, un bel giorno, il pilota della nave voleva fare una correzione di rotta. Inferì il comando nell’apparecchiatura di controllo centrale… e quefta non rifpose! La nave non cambiò rotta!
— Caspita — commentò Lisandro.
La tutrice agitò la lingua con fare solenne. — Cafpita veramente — disse. — Naturalmente, a quel punto è entrato in azione il fiftema aufiliario, e il cambiamento di rotta è ftato comunque effettuato. Ma quando i tecnici fono andati a controllare l’apparecchiatura centrale, hanno fcoperto che vi era dentro un nido di api-falco! Il nido aveva caufato un corto circuito. A quel punto, Fandy, non ti immagini neanche quanto abbiamo dovuto faticare, per diverfi dodigiorni, a controllare ogni palmo dei condotti di ventilazione, oltre a tutti i paffaggi! Fummo coftretti a lavorare tutti quanti per un dodicesimo in più ogni giorno finché non abbiamo ripulito tutto ed eliminato anche l’ultimo dei nidi delle api-falco. Capifci la morale di quefta ftoria?