Il lungo ritorno [Homegoing - it]
- Автор: Пол Фредерик
- Год: 1996
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Marco Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il lungo ritorno [Homegoing - it]». Краткое содержание книги:
La mandriana emise un grugnito di soddisfazione. — Ecco fatto — disse. Quando premette finalmente il pulsante della siringa, si udì un bip quasi impercettibile. Il cucciolo si irrigidì tutto emettendo un piccolo guaito, poi si rilassò.
— Va’ a prenderne un altro ora — ordinò la mandriana.
Lisandro era di pessimo umore, e il fatto che Obie, che si alternava con lui a prendere i cuccioli, fosse a sua volta depresso non aiutava di certo a migliorare il suo stato d’animo. Naturalmente, i due avevano motivi completamente diversi per essere abbattuti. Obie non faceva altro che pensare a quanto stava avvenendo in quel momento nella loro sezione dormitorio, mentre Lisandro non faceva altro che pensare a MyThara-tok.
Malgrado ciò, Lisandro non poté fare a meno di trovare molto carini i cuccioli, che fra l’altro non sembravano soffrire assolutamente delle iniezioni praticate nel loro midollo spinale dalla mandriana. Quando li riportava dalla madre dopo l’iniezione, erano molto affettuosi con lui, e venivano accettati apparentemente di buon grado dalla stessa madre. Questi hoo’hik in particolare, notò Sandy, erano decisamente più piccoli e chiari di manto rispetto agli altri hoo’hik con i quali aveva avuto modo di lavorare in passato. Quelli del Laboratorio di Genetica si preoccupavano sempre di cambiare un poco la stirpe, introducendo variazioni di sapore e di consistenza della carne in continuazione, ma le bestie mantenevano sempre il loro atteggiamento fiducioso e sottomesso, fino al giorno in cui arrivavano a leccare le dita dei loro stessi carnefici.
Persino Obie sembrava incantato dai cuccioli. Mentre ne riportava uno da sua madre, gli infilò un pollice in bocca ed emise una risatina quando questi prese a succhiarlo con convinzione. Quando ebbero finito con i 40 cuccioli, era già passato il primo dodicesimo di giorno. Quando Sandy si unì a Obie per il latte con biscotti, il suo compagno di coorte stava lacrimando per la felicita, canticchiando con l’onnipresente musica, i suoi guai completamente dimenticati.
Lisandro invece era ancora piuttosto preoccupato, tanto che rifiutò i wafer che gli vennero offerti. — Mangia, Sandy — gli disse Obie con gentilezza. — Non sarai ancora triste per MyThara?
— No, è solo che non ho fame.
— Non è vero, sei ancora triste — diagnosticò Obie. — E dire che il nostro Tutore Primario ti ha spiegato tutto stamattina.
— Lo so.
Obie annuì in silenzio, ascoltando con aria assente la musica di sottofondo. Si trattava di musica hakh’hli, decisamente diversa dai motivi terrestri diffusi nel loro settore. La musica terrestre era ritmica e ballabile; che si trattasse di un valzer, di una polka o di una marcia, era sempre musica legata a dei precisi movimenti dei piedi. Gli hakh’hli invece non avevano nulla di simile ai piedi umani, e quindi la loro musica era completamente diversa, proprio per una questione anatomica. A quel punto a Obie venne di nuovo in mente il motivo della sua precedente afflizione. — E in ogni modo, come credi che mi senta io? — sbottò improvvisamente. — Nella nostra sezione dormitorio sono tutti occupati con la loro anfilassi, e io invece sono qui con te in questo buco!
— Tu l’hai fatta ieri — osservò Sandy. — Ah, scusami se sono così, Obie. È solo che non mi piace molto questo lavoro di siringare il midollo dei cuccioli.
— Perché, cosa c’è che non va? Tanto più che lo hai già fatto altre volte.
— Non mi è piaciuto molto nemmeno allora — confessò Lisandro.
— Ma dobbiamo siringarli — disse Obie con tono ragionevole. — È per il loro bene, lo sai no? Così non diventano troppo furbi.
Lisandro sbatté le palpebre. — Cosa intendi con “troppo furbi”?
— Oh, troppo furbi — fu la risposta vaga di Obie. — Riesci a immaginarti come sarebbe terribile per loro se crescessero con… sai, con una specie di intelligenza rudimentale? Voglio dire, se si rendessero conto di essere vivi solo per essere uccisi e mangiati?
— Non possono essere così furbi!
— Dopo la siringata, no di sicuro — disse Obie convinto.
— Ma… Ma… Uccidere delle creature intelligenti è sbagliato, non è così?
— Ma loro non sono intelligenti. È proprio per questo che siringhiamo il loro midollo spinale.
— Però lo sarebbero, se non li siringassimo. Deve pur esserci un modo migliore! Quelli del Laboratorio di Genetica non possono semplicemente fare in modo che non siano intelligenti punto e basta?
— Oh, Lisandro — disse Obie con un sospiro. — Credi forse che non ci abbiano già pensato? Ci provano in continuazione, ma rovina inevitabilmente il sapore della carne!
Quando, ormai esausti, fecero ritorno alla loro sezione, era quasi l’ora del pasto di mezzogiorno. Gli altri membri della coorte erano impegnati in una partita apparentemente durissima di ciò che secondo loro doveva essere football americano. — Com’è andata? — domandò subito Obie con evidente invidia.
— Oof — disse Tania mentre Polly le piombava violentemente addosso, facendole cadere la “palla” di stracci. — Oh, è andata benissimo, Obie. Immagina, mi sono accoppiata con ChinTekki-tho! Non avevo mai visto così tante uova in vita mia!
— Scommetto che quelle che ho visto io ieri erano molte di più — ribatté Obie. Ma era inutile serbare rancore per una cosa del genere. Obie si accucciò sulle sue possenti zampe posteriori per caricarsi, quindi si lanciò con un lungo balzo in direzione di Polly, che stava cercando di scappare con la palla stretta fra le braccia.
— Vuoi entrare nel gioco, Sandy? — domandò Elena mentre rincorreva a sua volta la palla.
Sandy scosse il capo. — No, grazie — rispose. Nessuno si sorprese più di tanto, poiché sapevano tutti benissimo che Sandy non era molto adatto agli sport di contatto degli hakh’hli; soprattutto quando avevano luogo prima del pasto di mezzogiorno, un momento in cui la competitività dei giocatori veniva ulteriormente acuita dalla fame.
Sandy si recò nel suo angolo di studio personale e si sedette. Non accese lo schermo, non aprì il suo armadietto per guardare la foto di sua madre, e non rimase nemmeno lì a sognare a occhi aperti beandosi nell’aspettativa del loro ormai prossimo atterraggio sulla Terra, con tutte le sue femmine umane e con la prospettiva quasi certa di un glorioso accoppiamento da parte sua. Si limitò a sedersi e a fissare con rabbia il vuoto attorno a sé, pensando al corpo di MyThara che veniva fatto a pezzi da un titch’hik. Nel frattempo la partita finì, il carrello del cibo arrivò, e la coorte si lanciò con avidità, gridando e sbavando, sul pasto giornaliero.
Sandy non si avvicinò nemmeno al carrello finché l’ultimo dei suoi compagni si riversò a terra, con gli occhi vuoti e spalancati, nel suo periodo di intontimento. Solo a quel punto Sandy emise un sospiro, si alzò in piedi e si avvicinò per vedere che cosa era avanzato.
In verità c’era ancora parecchia roba. L’arrosto che costituiva la pietanza principale era stato letteralmente squartato, ma vi erano diversi bocconi di dimensioni adatte per un essere umano sparsi in giro.
Sandy prese un pezzo di carne e fece per infilarselo in bocca, ma poi si fermò improvvisamente per guardarlo.
Si trattava di un arrosto di hoo’hik giovane, di quello più tenero, fatto con la carne dei cuccioli.
Sandy ebbe un attimo di esitazione. Poi però mandò giù il boccone, lo masticò e, continuando a masticare, tornò al suo angolo personale dove accese lo schermo e si guardò un film musicale terrestre pieno di ragazze terrestri in abiti succinti.
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