Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Non voleva perdere un dito, perciò liberò la sua ascia dall’anello alla cintura e con cautela fece pressione con la parte superiore contro il mento dell’uomo per chiudergli la bocca. Occhi color del cielo si sollevarono verso di lui in un volto scurito dal sole, privo di paura. L’uomo sorrise.
«Non ti chiedo di tradire la tua gente» disse Perrin. La gola gli faceva male dallo sforzo di mantenere ferma la voce. «Voi Shaido avete catturato alcune donne. Tutto ciò che voglio sapere è come riaverle. Una si chiama Faile. È alta quanto una delle vostre donne, con scuri occhi obliqui, un naso forte e una bocca marcata. Una donna stupenda. Te la ricorderesti, se l’avessi incontrata. L’hai vista?» Mettendo via l’ascia, si raddrizzò.
Lo Shaido lo osservò per un momento, poi sollevò la testa e ricominciò a cantare, non distogliendo mai gli occhi da Perrin. Era un motivetto gioviale, col suono allegro di una danza:
Lasciando ricadere indietro la testa, lo Shaido ridacchiò, un suono intenso e profondo. Era come se fosse steso comodo su un letto di piume.
«Se... se non riesci a farlo,» disse Aram in tono disperato «allora vattene. Prowederò io.»
Ciò che doveva essere fatto. Perrin guardò le facce attorno a sé. Arganda, con un cipiglio colmo d’odio, che fissava tanto lui quanto lo Shaido. Masema, che puzzava di follia ed era pieno di un astio sdegnato. Devi essere capace e disposto a far male a una pietra. Edarra, il volto indecifrabile come quelli delle Aes Sedai, le braccia intrecciate con calma sotto i suoi seni. Perfino gli Shaido sanno come accettare il dolore. Ci vorranno giorni. Sulin, la cicatrice lungo la sua guancia ancora pallida sulla pelle simile a cuoio, il suo sguardo impassibile e il suo odore implacabile. Cederanno lentamente, e il meno possibile. Berelain, che odorava di giudizio, una governante che aveva decretato la morte di uomini e non aveva perso neanche una notte di sonno. Ciò che doveva essere fatto. Capace e disposto a far male a una pietra. Accettare il dolore. Oh, Luce, Faile.
L’ascia fu leggera come una piuma mentre si sollevava in mano sua, e calò come un martello sull’incudine, la pesante lama che recideva il polso sinistro dello Shaido.
L’uomo grugnì dal dolore, poi si inarcò dalle convulsioni con un ringhio, schizzando deliberatamente il sangue che zampillava dal suo polso in faccia a Perrin.
«Guaritelo» disse Perrin alle Aes Sedai, facendo un passo indietro. Non cercò di pulirsi il volto. Il sangue gli stava colando nella barba. Si sentiva vuoto. Non avrebbe potuto sollevare di nuovo l’ascia nemmeno se fosse stata in gioco la sua vita.
«Sei pazzo?» esclamò irata Masuri. «Non possiamo ridare a quest’uomo la sua mano!»
«Ho detto Guaritelo» ringhiò lui.
Seonid però si stava già muovendo, sollevando le sue gonne per scivolare lungo il terreno e chinarsi accanto alla testa dell’uomo. Quello stava mordendo il suo polso reciso, tentando invano di arrestare il flusso di sangue con la pressione dei suoi denti. Ma non c’era paura nei suoi occhi. O nel suo odore. Nessuna paura.
Seonid afferrò la testa dello Shaido e all’improvviso l’uomo fu scosso di nuovo dalle convulsioni, dibattendo violentemente il suo braccio. Il fiotto di sangue scemò mentre si dimenava e si interruppe prima che si accasciasse di nuovo al suolo, il volto terreo. Malfermo, sollevò il moncherino del suo braccio sinistro per osservare la pelle liscia che lo ricopriva. Se c’era una cicatrice, Perrin non riusciva a vederla. L’uomo snudò i denti verso di lui. Ancora non odorava spaventato. Anche Seonid si accasciò, come se si fosse affaticata fino al limite delle sue forze. Alharra e Wynter fecero un passo avanti, ma lei li cacciò via con un gesto della mano, sollevandosi in piedi con un profondo sospiro.
«Mi è stato detto che potete resistere per giorni e non dire comunque quasi nulla» disse Perrin. La sua voce risuonava troppo forte nelle sue orecchie. «Non ho tempo perché mi mostriate quanto siete duri o coraggiosi. So che siete coraggiosi e duri. Ma mia moglie è prigioniera da troppo tempo. Verrete separati e vi verrà chiesto di alcune donne. Se le avete viste e quando. Questo è tutto ciò che voglio sapere. Non ci saranno carboni ardenti o altro; solo domande. Ma se qualcuno si rifiuterà di rispondere, o se le vostre risposte saranno troppo differenti, allora tutti perderanno qualcosa.» Fu sorpreso di poter riuscire a sollevare l’ascia, dopotutto. La lama era macchiata di rosso.
«Due mani e due piedi» disse in tono freddo. Per la Luce, suonava come ghiaccio. Si sentiva come ghiaccio fin nelle ossa. «Questo significa che avete quattro opportunità per rispondere allo stesso modo. E se resisterete tutti, non vi ucciderò comunque. Troverò un villaggio dove abbandonarvi, qualche posto in cui vi lascino mendicare, dove i fanciulli possano gettare una moneta ai feroci Aiel senza mani né piedi. Pensateci e decidete se vale la pena tenere lontana mia moglie da me.»
Perfino Masema lo stava fissando come se non avesse mai visto prima quell’uomo con l’ascia che se ne stava lì in piedi. Quando si voltò per andarsene, sia gli uomini di Masema sia i Ghealdani si separarono di fronte a lui come per lasciar passare un interno manipolo di Trolloc. Trovò la recinzione di pali affilati di fronte a sé e la foresta a un centinaio di passi più avanti, ma non cambiò direzione. Con l’ascia in mano, camminò finché si ritrovò circondato da enormi alberi ed ebbe lasciato indietro l’odore del campo. Portava con sé l’odore di sangue, pungente e metallico. Non poteva fuggire da quello.
Non avrebbe saputo dire quanto aveva camminato attraverso la neve. Notò a malapena l’aumentare della pendenza dei raggi di luce che fendevano le ombre sotto la volta della foresta. Il sangue era denso sulla sua faccia, nella sua barba. Stava cominciando a seccare. Quante volte aveva detto che avrebbe fatto qualunque cosa per riavere indietro Faile?
Un uomo faceva ciò che doveva. Per Faile, qualunque cosa. All’improvviso sollevò l’ascia dietro la testa con ambedue le mani e la scagliò con più forza che poteva. Roteò su sé stessa e si conficcò nello spesso tronco di una quercia con un sonoro chunk. Esalando un respiro che sembrava bloccato nei suoi polmoni, si accasciò su un ruvido affioramento di roccia che si levava alto e largo come una panca e mise i gomiti sulle ginocchia. «Puoi mostrarti, Elyas» disse in tono stanco. «Posso sentire il tuo odore lì.»
L’altro uomo comparve agilmente dalle ombre, gli occhi gialli che scintillavano debolmente sotto l’ampia tesa del suo cappello. Gli Aiel erano rumorosi, se paragonati a lui. Aggiustando il suo lungo coltello, si mise a sedere accanto a Perrin sull’affioramento, ma per un po’ si limitò a rimanere lì passandosi le dita fra la barba striata di grigio che sventolava davanti al suo petto. Fece un cenno col capo verso l’ascia conficcata nel fianco della quercia. «Una volta ti ho detto di tenerla fin quando non avessi cominciato a provare piacere nell’usarla. È successo?
Laggiù?»
Perrin scosse forte il capo. «No! Non quello! Ma...»
«Ma cosa, ragazzo? Penso che tu abbia quasi spaventato Masema. Solo che anche tu odoravi spaventato.»
«Era ora che si spaventasse per qualcosa» borbottò Perrin, scrollando le spalle a disagio. Era difficile esprimere certe cose ad alta voce. Forse era il momento, però. «L’ascia. Non l’ho notato, la prima volta; solo ripensandoci. Fu la notte in cui incontrai Gaul e che i Manti Bianchi cercarono di ucciderci. In seguito, combattendo i Trolloc nei Fiumi Gemelli, non ne fui sicuro. Ma poi ai Pozzi di Dumai sì. In battaglia sono spaventato, Elyas, spaventato e triste, perché forse non rivedrò mai più Faile.» Gli si strinse il cuore fino a che il petto non gli fece male. Faile. «Solo... ho sentito Grady e Neald parlare di com’è, afferrare l’Unico Potere. Dicono di sentirsi più vivi. In battaglia sono troppo spaventato per sputare, ma mi sento più vivo che mai solo quando ho Faile fra le braccia. Non penso di poter sopportare di sentirmi a quel modo per quello che ho appena fatto laggiù. Non credo che Faile mi rivorrebbe indietro se arrivassi a questo.»