Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » Crocevia del crepuscolo
Crocevia del crepuscolo - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Crocevia del crepuscolo

Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:

Crocevia del crepuscolo
1 ... 178 179 180 181 182 183 184 185 186 ... 214
Перейти на страницу:

Perrin mise da parte la presenza di Masema all’interno dell’accampamento. «Perché avete lasciato che li prendesse Arganda?» chiese a Edarra. Dannil non avrebbe potuto impedirlo, ma le Sapienti erano un’altra faccenda.

Edarra pareva non molto più vecchia di Perrin, tuttavia i suoi freddi occhi azzurri sembravano aver assistito a molto più di quanto lui avrebbe mai visto. Intrecciò le braccia sotto il petto in un fracasso di braccialetti. E con una punta d’impazienza. «Perfino gli Shaido sanno come accettare il dolore, Perrin Aybara. Ci vorranno giorni per far sì che qualcuno di loro parli, e non c’era motivo di aspettare.»

Se gli occhi di Edarra erano freddi, quelli di Sulin erano ghiaccio azzurro. «Le mie sorelle della lancia e io avremmo potuto fare più in fretta, un po’, ma Dannil Lewin ha detto che non volevi che fosse sferrato nessun colpo. Gerard Arganda è un uomo impaziente, e non si fida di noi.» Dal suo tono pareva che avrebbe sputato se non fosse stata Aiel. «Può darsi che tu non apprenda molto, in ogni caso. Sono Cani di Pietra. Cederanno lentamente, e il meno possibile. In un caso come questo, è sempre necessario mettere assieme un po’ da uno e un po’ dall’altro per ricomporre lo schema.»

Accettare il dolore. Doveva esserci dolore quando interrogavi un uomo. Perrin non aveva lasciato che quel pensiero si facesse strada nella sua mente prima di allora. Ma per riavere indietro Faile...

«Trovate qualcuno che asciughi Resistenza» disse bruscamente gettando le redini a Dannil.

La parte ghealdana dell’accampamento non poteva essere più diversa dai rozzi ripari e dalle tende disposte a casaccio degli uomini dei Fiumi Gemelli. Qui le tende di tela a punta si ergevano in file precise, la maggior parte con coni di lance con la punta d’acciaio disposti fuori dai lembi d’ingresso e cavalli sellati legati da un lato, pronti da montare. Lo schiocco delle code dei cavalli e i lunghi pennacchi delle lance che si sollevavano con una fredda brezza erano gli unici segni di disordine in vista. I sentieri fra le tende erano tutti della stessa larghezza, e tra le file di fuochi da campo si sarebbe potuta tracciare una linea retta. Perfino le grinze nella tela, dove le tende erano state piegate per essere riposte sul fondo dei carri fino all’arrivo delle nevi, formavano linee dritte. Tutto preciso e ordinato.

Un odore di farina d’avena e ghiande bollite aleggiava nell’aria, e alcuni uomini in giacca verde stavano raschiando via con le dita dai loro piatti di stagno quello che rimaneva del pasto di mezzogiorno. Altri stavano già strofinando le pentole. Nessuno mostrava segni di tensione. Stavano soltanto mangiando e sbrigando le loro faccende con uguale piacere. Era qualcosa che doveva essere fatto.

Un grosso capannello di uomini era assiepato in un anello attorno ai pali appuntiti che contrassegnavano il limite esterno dell’accampamento. Non più della metà di loro indossava le giacche verdi e le corazze brunite dei lancieri ghealdani. Alcuni degli altri portavano lance o avevano spade assicurate sopra le loro giacche sgualcite. Queste ultime andavano dalla seta raffinata o buona lana ai rimasugli di un sacco di stracci, ma nessuna poteva essere definita pulita se non a paragone di So Habor. Si potevano sempre distinguere gli uomini di Masema, perfino di spalle.

Un altro odore lo raggiunse quando si avvicinò al cerchio di uomini. L’odore di carne arrosto. E c’era un suono attuato che cercava di non sentire. Quando cominciò a farsi strada a spintoni, i soldati si girarono e, vedendolo, lo lasciarono passare di malavoglia. Gli uomini di Masema si fecero indietro, borbottando qualcosa su occhi gialli e Progenie dell’Ombra. A ogni modo, riuscì ad arrivare fin davanti. Quattro uomini alti, dai capelli rossi o pallidi nel cadin’sor grigio e marrone, giacevano legati con i polsi attaccati alle caviglie nella parte inferiore della schiena e robusti pezzi di ramo assicurati dietro gomiti e ginocchia. Le loro facce apparivano malmenate e piene di lividi, e avevano stracci appallottolati legati fra i denti. Il quinto uomo era nudo, assicurato a quattro robusti pioli conficcati nel terreno e tirato così forte che i suoi tendini risaltavano. Si dibatteva quanto gli consentivano i suoi legacci, e ululava dentro gli stracci che gli riempivano la bocca, un ovattato grido di agonia. Dei carboni ardenti erano ammonticchiati sulla sua pancia, emanando un filo di fumo. Era l’odore della carne che si riempiva di vesciche quello che il naso di Perrin aveva colto. I carboni aderivano alla pelle tesa dell’uomo, e ogni volta che contorcendosi riusciva a farne cadere uno, un tizio sogghignante con una lurida giacca di seta verde, acquattato accanto a lui, usava un paio di pinze per rimpiazzarlo con un altro da una pentola che stava sciogliendo un cerchio di fango nella terra. Perrin lo conosceva. Si chiamava Hari, e gli piaceva collezionare orecchie appese a una corda di cuoio. Orecchie di uomini, di donne, di bambini; per Hari non faceva differenza. Senza pensare, Perrin avanzò e scalciò via la piccola pila di carboni dall’uomo legato. Alcuni di essi colpirono Hari, il quale balzò all’indietro con uno squittio spaventato che si tramutò in un urlo quando la sua mano finì nella pentola. Ruzzolò di lato, stringendo a sé la mano bruciata e lanciando un’occhiata a Perrin, un furetto con sembianze umane.

«Il selvaggio fa scena, Aybara» disse Masema.

Perrin non aveva nemmeno notato che si trovasse lì, la faccia come una pietra accigliata sotto il suo cranio rasato. I suoi scuri occhi febbrili avevano in sé una buona dose di sdegno.

L’odore della follia si fece largo attraverso il puzzo di carne bruciata. «Li conosco. Fanno finta di provare dolore, ma non è così; non allo stesso modo in cui lo provano altri uomini. Devi essere capace e disposto a far male a una pietra per costringere uno di loro a parlare.»

Arganda, rigido accanto a Masema, stringeva l’elsa della sua spada tanto forte che la mano gli tremava. «Forse tu sei disposto a perdere tua moglie, Aybara,» disse con voce roca «ma io non perderò la mia regina!»

«Dev’essere fatto» disse Aram, in parte supplicando, in parte pretendendolo. Era dall’altro lato di Masema, afferrando i bordi del suo mantello verde come per tenere lontane le mani dalla spada che portava sulla schiena. I suoi occhi erano roventi quasi quanto quelli di Masema.

«Tu mi hai insegnato che un uomo fa quello che deve.»

Perrin si costrinse a disserrare i pugni. Quello che doveva essere fatto, per Faile.

Berelain e le Aes Sedai si fecero largo a spintoni tra la folla, e la Prima di Mayene arricciò lievemente il naso alla vista dell’uomo disteso fra i pioli. Era come se le tre Aes Sedai stessero guardando un pezzo di legno, a giudicare dalla loro espressione. C’erano anche Edarra e Sulin, nessuna delle due più turbata di loro. Alcuni dei soldati ghealdani lanciarono occhiate torve alle due donne aiel e mugugnarono sottovoce. Gli uomini scompigliati e dalle facce sporche di Masema scrutarono Aiel e Aes Sedai allo stesso modo, ma molti si allontanarono dai tre Custodi, e quelli che non lo fecero vennero spinti via dai loro compagni. Alcuni sciocchi conoscevano i limiti della stupidità. Masema scoccò uno sguardo arcigno a Berelain prima di decidere di far finta che non esistesse. Alcuni sciocchi non conoscevano alcun limite. Piegandosi, Perrin slacciò gli stracci attorno alla bocca dell’uomo legato ai pali e strappò via il tampone che aveva fra i denti. Riuscì appena a tirare indietro la mano da un morso selvaggio come quello che avrebbe potuto dare Resistenza.

Immediatamente, l’Aiel gettò indietro la testa e cominciò a cantare con voce chiara e profonda:

Lava le lance; la luce è più forte. Lava le lance; la luce è più fosca. Lava le lance; chi teme la morte? Lava le lance; nessun che conosca!

La risata di Masema si alzò nel bel mezzo del canto. Anche i peli sulla nuca di Perrin si alzarono. Non aveva mai sentito Masema ridere prima. Non era un suono piacevole.

1 ... 178 179 180 181 182 183 184 185 186 ... 214
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)