Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
A mezzogiorno i carrettieri sgombrarono chiazze di neve dal pendio che si sollevava dal fiume, per avviare piccoli fuochi e mettere a bollire del blando té con foglie che erano in infusione per la terza o forse la quarta volta. Alcuni dei guidatori guardarono i ponti come se pensassero di entrare a So Habor per vedere cosa potevano trovare da mangiare. Un’occhiata alla gente incrostata di sporcizia che lavorava ai canestri del setaccio li fece tornare indietro a tirare fuori i loro sacchetti di avena e ghiande macinate. Almeno sapevano che quel miscuglio era pulito. Alcuni diedero un’occhiata ai sacchi già caricati sui carri, ma i fagioli dovevano essere messi a mollo e il grano fatto passare attraverso le grandi macine a mano che erano state lasciate nell’accampamento, e questo dopo che i cuochi avessero tolto quante più larve pensavano che gli uomini non potessero sopportare di ingerire.
Perrin non aveva appetito, nemmeno per il pane più pulito, ma stava bevendo quello che veniva spacciato per té da una tazza di stagno rovinata quando Latian lo trovò. Il Cairhienese non venne precisamente da lui: l’uomo basso nella scura giacca a strisce cavalcò lentamente oltre il fuocherello presso cui Perrin era in piedi, poi accigliato arrestò il suo cavallo un po’ su per il pendio. Smontando, Latian sollevò lo zoccolo anteriore del suo castrone e corruccio la fronte. Ovviamente alzò gli occhi due volte per vedere se Perrin lo stava raggiungendo. Con un sospiro, Perrin restituì la tazza ammaccata alla donnetta robusta da cui l’aveva presa in prestito, una carrettiera ingrigita che allargò le sue gonne scure in una riverenza. E sogghignò scuotendo la testa verso Latian. Era probabile che sapesse essere dieci volte più furtiva di lui. Neald, acquattato accanto al fuoco con le mani avvolte attorno a un’altra tazza di stagno, scoppiò a ridere così forte da doversi asciugare una lacrima. Forse stava cominciando a impazzire. Per la Luce, come faceva quel posto a far venire pensieri allegri a un uomo?
Latian si raddrizzò per il tempo sufficiente a rivolgere un inchino a Perrin e a dire: «Ti vedo, mio signore.» Poi si riaccucciò ad afferrare di nuovo la zampa anteriore come uno stupido. Nessuno afferrava le zampe di un cavallo a quel modo se non voleva che scalciasse. D’altra parte, Perrin non si aspettava altro che stupidità. Prima Latian aveva giocato a essere un Aiel, con i suoi capelli lunghi fino alle spalle legati in una coda in una pallida imitazione di come gli Aiel tagliavano i loro, e adesso l’uomo stava giocando a fare la spia. Perrin appoggiò una mano sul collo del castrone per calmare l’animale dopo tutto quell’afferrare di zampe e assunse un’aria interessata mentre esaminava uno zoccolo che non aveva assolutamente nulla che non andava. Tranne per un’intaccatura in un ferro dove questo si sarebbe potuto spezzare se non fosse stato sostituito. Le sue mani prudevano dalla voglia di avere degli attrezzi da maniscalco. Sembravano essere passati anni da quando aveva cambiato i ferri a un cavallo o lavorato a una forgia.
«Mastro Balwer mi manda a riferirti, mio signore» disse piano Latian, la testa bassa. «Il suo amico è in viaggio per vendere la sua mercanzia, ma ci si aspetta che torni domani o il giorno dopo. Ha detto di chiedere se sei d’accordo che vi raggiungiamo allora.» Scrutando da sotto il ventre del cavallo la gente che setacciava presso il fiume, aggiunse: «Anche se non pare che partirete prima.»
Perrin guardò torvo il setaccio. Guardò torvo la fila di carri in attesa del proprio turno di essere caricati, verso la mezza dozzina circa che aveva i teloni già abbassati. Uno di quelli conteneva la prima parte del cuoio per rammendare gli stivali, e candele e cose del genere. Niente olio, però. L’olio per lampade di So Habor aveva un odore rancido quanto quello per cucinare. E se Gaul e le Fanciulle avessero portato notizie di Faile? Se l’avessero davvero vista? Avrebbe dato qualunque cosa per parlare con qualcuno che l’aveva vista, che gli potesse dire che era illesa. E se gli Shaido avessero cominciato a spostarsi all’improvviso? «Di’ a Balwer di non aspettare troppo» mugugnò. «Per quanto riguarda me, me ne andrò entro un’ora.»
Tenne fede alla sua parola. Molti dei carri e dei guidatori dovettero essere lasciati indietro e avrebbero compiuto il viaggio di una giornata per tornare al campo da soli, con Kireyin e i suoi soldati dagli elmi verdi a sorvegliarli, con l’ordine che nessuno doveva attraversare i ponti. Con lo sguardo freddo, parendo completamente ripreso dalla sua crisi, il Ghealdano gli assicurò che era pronto e in forma. Era molto probabile, ordini o meno, che lui sarebbe tornato dentro So Habor solo per convincersi di non avere paura. Perrin non perse tempo a cercare di persuaderlo a non farlo. Fra l’altro, Seonid doveva essere trovata. Non si stava precisamente nascondendo, tuttavia aveva appreso della sua partenza e, lasciando piuttosto apertamente i suoi Custodi a tenerle il cavallo, lo scansava cercando di mantenere i carri fra lei e lui. La pallida Aes Sedai non poteva celare il suo odore, o anche se ne era in grado non sapeva che era necessario. Rimase sorpresa quando lui la rintracciò rapidamente, e indignata quando la ricondusse al suo cavallo davanti a Resistenza. Perfino con questo inconveniente, non era passata ancora un’ora quando si allontanò da So Habor, con le Guardie Alate che formavano il loro anello di armature rosse attorno a Berelain, gli uomini dei Fiumi Gemelli che circondavano gli otto carri carichi che procedevano dietro i tre stendardi rimanenti e Neald che sogghignava, per quanto avesse importanza. Per non parlare del fatto che cercava di attaccare bottone con le Aes Sedai. Perrin non sapeva cosa fare se il tizio fosse davvero impazzito. Non appena l’altura ebbe nascosto So Habor dietro di loro, sentì allentarsi un nodo che non si era reso conto di avere fra le spalle. Questo ne lasciò solo altri dieci, assieme a un nodo di impazienza che gli torceva lo stomaco. L’evidente solidarietà di Berelain non poteva alleviarli.
Il passaggio di Neald li portò dal campo coperto di neve alla piccola radura del terreno di Viaggio fra gli alberi svettanti, quattro leghe in un passo, ma Perrin non attese che la manciata di carri l’attraversasse. Pensò di aver udito Berelain emettere un suono contrariato quando spronò Resistenza a un trotto veloce, diretto al campo. O forse era stata una delle Aes Sedai. Molto più probabile. C’era un senso di immobilità quando cavalcò fra le tende e le capanne degli uomini dei Fiumi Gemelli. Il sole era sospeso non troppo in alto nel cielo grigio, ma non c’erano pentole sui fuochi e pochissimi degli uomini erano radunati lì attorno, tenendo stretti i loro mantelli e scrutando assorti tra le fiamme. Una manciata di loro era seduta sui rozzi sgabelli che Ban Crawe sapeva come costruire; il resto era in piedi o accucciato a terra. Nessuno parve alzare lo sguardo. Di certo nessuno venne di corsa a prendere il suo cavallo. Non immobilità, si rese conto. Tensione. L’odore in qualche modo gli ricordò un arco teso fino al punto di rottura. Poteva quasi sentire lo scricchiolio.
Mentre smontava di fronte alla tenda a strisce rosse, Dannil apparve dalla direzione delle basse tende aiel procedendo a passo svelto. Sulin e Edarra, una delle Sapienti, lo stavano seguendo e tenevano facilmente il passo anche se nessuna sembrava andare di fretta. Il volto di Sulin era una maschera di cuoio scurito dal sole. Quello di Edarra, a malapena rivelato dallo scuro scialle avvolto attorno alla sua testa, era l’immagine della calma. Malgrado le sue gonne voluminose, faceva rumore quanto la Fanciulla dai capelli bianchi, neanche un flebile tintinnio dai suoi braccialetti e collane in oro e avorio. Dannil stava masticando il bordo di uno spesso baffo, tirando fuori distrattamente la sua spada dal ruvido fodero di cuoio e poi spingendocela dentro con decisione. Tira e spingi. Trasse un profondo respiro prima di parlare.
«Le Fanciulle hanno portato qui cinque Shaido, lord Perrin. Arganda li ha condotti alle tende dei Ghealdani per interrogarli. Masema è con loro.»