La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Harine riprese a condurre il discorso, indicando in direzione della poppa rialzata del veliero. «Parleremo nella mia cabina, se non ti spiace. Un ‘librante’ non è un veliero grande, Rand al’Thor, e la cabina è piccola. Se non ti spiace venire da solo, qui è tutto predisposto per la tua sicurezza.» Era passata da ‘Coramoor’ a ‘Rand al’Thor’. Si sarebbe ripresa ciò che aveva concesso, alla prima occasione.
Rand stava per aprire bocca e dire che era d’accordo — qualsiasi cosa, pur di farla finita. Harine si stava già dirigendo in quella direzione, sempre facendogli cenno di seguirla, includendo nell’invito anche le altre tre donne, quando Merana tossì di nuovo.
«Le Cercavento possono incanalare» mormorò velocemente sempre schermandosi la bocca con le mani. «Dovresti portare due Sorelle con te, o crederanno di poter condurre il gioco.»
Rand aggrottò le sopracciglia. Condurre il gioco? Dopo tutto lui era il Drago Rinato. Eppure... «Ti seguirò con piacere, Maestra delle Vele, ma Min deve venire con me.» Le diede un colpetto sulla mano che lei gli aveva appoggiato sul braccio — non l’aveva lasciato andare nemmeno per un solo momento —, e Harine annuì. Taval aveva già aperto la porta; Derah fece uno dei suoi inchini appena accennati, indicandogli di procedere.
«E naturalmente anche Dashiva.» Questi sussultò nel sentire il proprio nome, come se si fosse svegliato di colpo. Ma almeno non era rimasto a occhi sgranati a guardare il ponte come Flinn e Narishma, che continuavano a fissare le donne. C’erano molte leggende sulla bellezza e la grazia delle affascinanti donne del Popolo del Mare e Rand se ne rendeva conto — camminavano come se stessero danzando, ondeggiando aggraziate — ma non aveva condotto con sé quegli uomini perché lanciassero in giro sguardi languidi. «Tenete gli occhi aperti!» ordinò loro severo. Narishma arrossì, raddrizzandosi sulla schiena e premendosi il pugno sul petto. Flinn gli fece un semplice saluto, ma entrambi sembrarono più attenti. Per qualche motivo Min lo guardò e gli rivolse un sorrisetto.
Harine fece un cenno del capo, leggermente impaziente. Fra la folla emerse un uomo, con indosso dei pantaloni a sbuffo di seta verde; aveva una spada dall’elsa d’avorio e un pugnale infilati dietro la fusciacca. I suoi capelli erano più bianchi di quelli di Harine, e portava cinque anelli sottili a ogni orecchio. Harine gli fece cenno di allontanarsi con molta impazienza. «Come preferisci, Rand al’Thor» rispose.
«E poi,» aggiunse Rand, come se avesse avuto un ripensamento «devo avere con me anche Merana e Rafela.» Non era certo del motivo per cui aveva scelto Rafela come seconda accompagnatrice, forse perché la rubiconda Tarenese era la sola Verde oltre Merana e, con sua sorpresa, quest’ultima sorrise in segno di approvazione. Anche Bera annuì, come pure Faeldrin e Alanna.
Harine invece non fu dello stesso avviso. Aveva istintivamente serrato le labbra. «Come preferisci» disse, non usando più la stessa gentilezza di prima.
Una volta entrato nella cabina di poppa, dove tutto, tranne alcune casse rinforzate di bronzo, sembrava incassato nelle pareti, Rand non fu più così sicuro che quella donna non avesse ottenuto tutto ciò che voleva portandolo lì. Per prima cosa fu costretto a piegarsi per via del soffitto basso, anche fra un trave e l’altro, o in qualsiasi modo li chiamassero su un veliero. Aveva letto diversi libri sulle imbarcazioni, ma nessuno parlava di soffitti fatti in quel modo. La sedia che gli era stata offerta davanti a uno dei tavolini era fissata sul ponte, e quando Min gli mostrò come sganciare il bracciolo della sedia facendolo ruotare verso l’esterno per potersi sedere, colpì la parte posteriore del tavolo con le ginocchia. C’erano solo otto sedie. Harine si era sistemata dal lato opposto a Rand, dando la schiena alle finestre rosse di poppa, la Cercavento era alla sua sinistra, la Maestra delle Vele alla destra e Taval subito accanto a lei. Merana e Rafela si accomodarono dopo Shalon, mentre Min si mise alla sinistra di Rand. Dashiva, cui non era stata destinata una sedia, si mise accanto alla porta senza trovare troppa difficoltà nel rimare in piedi, anche se sfiorava i travi del soffitto con la testa. Una ragazza con indosso una giubba di un azzurro brillante, con un solo anello per ogni orecchio, portò delle tazze di tè, scuro e amaro.
«Sbrighiamoci con questa faccenda» disse Rand seccato non appena la donna con il vassoio si allontanò. Appoggiò la sua tazza sul tavolo dopo averne preso un sorso. Non poteva allungare le gambe. Odiava sentirsi imprigionato. I ricordi di quando era rimasto piegato in due nella cassa gli ritornarono subito in mente, e la sola cosa che poté fare fu sforzarsi di tenere a bada i nervi. «La. Pietra di Tear è caduta, gli Aiel hanno attraversato il Muro del Drago, la vostra profezia Jendai si è avverata per intero. Io sono il Coramoor.»
Harine sorrise da dietro la tazza, un ghigno freddo, nient’affatto divertito. «Potrebbe anche essere, se lo vuole la Luce, ma...»
«Lo è» scattò Rand, nonostante lo sguardo ammonitore di Merana. La donna gli diede addirittura un colpetto con un piede, cosa che naturalmente Rand ignorò. In qualche modo, adesso la cabina gli sembrava anche più angusta. «A cos’è che non credi, Maestra delle Vele? Che le Aes Sedai mi servono? Rafela, Merana.» Fece un cenno brusco.
Voleva solo che gli si avvicinassero, che si mostrassero mentre obbedivano, invece le due appoggiarono le tazze con molta grazia, si portarono accanto a lui e... si inginocchiarono. Ognuna prese una mano di Rand fra le proprie e premette le labbra proprio nel punto in cui si trovavano le teste dalla criniera d’oro dei Draghi che lui teneva avvolte attorno agli avambracci. Rand riuscì appena a nascondere la propria sorpresa, e non distolse lo sguardo da Harine. Il volto della donna divenne leggermente grigio.
«Le Aes Sedarmi servono, e il Popolo del Mare farà la stessa cosa.» Fece cenno alle Sorelle di andarsi a sedere. Stranamente, sembrarono un po’ sorprese. «È quanto proclamano le profezie Jendai. Il Popolo del Mare servirà il Coramoor. E io sono il Coramoor.»
«Sì, ma dobbiamo regolare il Patto.» Dalla voce di Harine si era sentito benissimo che aveva messo una forte enfasi sulla parola ‘Patto’. «Le profezie Jendai sostengono che tu ci porterai alla gloria e che tutti i mari del mondo saranno nostri. Noi ti daremo qualcosa, e tu dovrai concederci altrettanto. Se io non negozio bene il Patto, Nesta mi impiccherà nuda al sartiame per le caviglie e chiamerà i Primi Dodici del clan Shodein perché venga eletta una nuova Maestra delle Vele.» Mentre pronunciava quelle parole, sul volto le passò uno sguardo di puro terrore, e le sue iridi nere si fecero sempre più larghe. La sua Cercavento la guardò con gli occhi fuori dalle orbite, mentre Derah e Taval cercavano di non farlo, e fissavano il tavolo.
E, tutto a un tratto, Rand capì. Ta’veren. Ne aveva già visti gli effetti, quando si verificavano gli eventi più inattesi solo perché lui era nelle vicinanze, ma non era mai riuscito a capire cosa stesse succedendo se non dopo che tutto era finito. Cercò di rilassare le gambe più che poté, e appoggiò i gomiti sul tavolo. «Gli Atha’an Miere mi serviranno, Harine. È un fatto.»
«Sì, ti serviremo, ma...» Harine si tirò indietro sulla sedia, quasi rovesciando il tè. «Che cosa mi state facendo, Aes Sedai?» gridò tremante. «Questa non è una negoziazione leale!»
«Noi non stiamo facendo nulla» rispose Merana con calma, riuscendo addirittura a bere un sorso di quel tè senza fare alcuna smorfia.
«Sei alla presenza del Drago Rinato» aggiunse Rafela. «Il Coramoor, colui che le tue profezie sostengono che servirete.» Si appoggiò un dito su una guancia rotonda. «Hai detto di parlare in nome della Maestra della Nave. Significa che la tua parola lega tutti gli Atha’an Miere?»
«Sì» rispose rauca Harine, lasciandosi ricadere sulla sedia. «Ciò che dico condiziona e lega tutte le imbarcazioni, e tutti alla Maestra delle Nave.» Per una persona del Popolo del Mare era praticamente impossibile impallidire, ma guardando Rand lei vi andò molto vicina.