La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Furono le Fanciulle stesse a trascinare la grande vasca di rame nella stanza, scambiandosi informazioni con il linguaggio delle mani una volta che la ebbero depositata sul pavimento, ridendo, troppo emozionate per lasciare che i servitori del palazzo del Sole svolgessero il loro lavoro o per consentire loro di portare i secchi d’acqua calda nella stanza. Per Rand fu difficile spogliarsi. In realtà fu difficile anche lavarsi, e non poté evitare che Nandera gli insaponasse i capelli. La bionda Somara e la rossa Enaila insistettero per radergli la barba mentre ancora era immerso nella vasca, così concentrate che sembrava avessero paura di tagliargli la gola. Ormai si era abituato a quel servizio, non era la prima volta che quelle donne rifiutavano di lasciargli usare rasoio e spazzola. Era abituato a essere circondato e osservato dalle Fanciulle, che volevano lavargli la schiena o i piedi, che chiacchieravano in silenzio usando il linguaggio delle mani, ancora in parte scandalizzate alla vista di qualcuno seduto nell’acqua. Riuscì almeno a liberarsi di alcune di loro, mandandole in giro a eseguire i suoi ordini.
Non era invece abituato alla presenza di Min, seduta a gambe incrociate sul letto con il mento sulle mani, che osservava tutta la scena affascinata. Con quella folla di Fanciulle, Rand non si era accorto della sua presenza fino a quando non si fu spogliato, e la sola cosa che aveva potuto fare allora era stata sedersi in acqua più velocemente possibile, facendola uscire quasi tutta dalla vasca. Quella ragazza sarebbe stata un’ottima Fanciulla. Parlava apertamente di lui con le Aiel senza mai arrossire! Era lui quello che arrossiva.
«Sì, è molto timido» disse Min, d’accordo con Malindare, una donna senza dubbio più rotonda della maggior parte delle Fanciulle, con i capelli più scuri che Rand avesse mai visto in un Aiel. «La timidezza è la corona di gloria di un uomo.» Malindare annuì, ma Min aveva un sorriso che quasi le separava in due il volto.
Poi la ragazza disse: «Oh, no, Domeille, sarebbe un peccato rovinare un viso tanto grazioso con una cicatrice.» Domeille, con il mento sporgente e più capelli grigi di Nandera, della quale era anche più magra, sosteneva che Rand non era abbastanza carino per poter andare in giro senza una cicatrice che esaltasse la sua bellezza. Erano state le sue parole. Il resto era peggio. Gli era sempre sembrato che le Fanciulle si divertissero a farlo arrossire. Min di sicuro si stava divertendo tantissimo.
«Prima o poi dovrai asciugarti, Rand» gli disse, passandogli un asciugamano bianco. Si era fermata a tre passi dalla vasca e le Fanciulle si erano tutte fatte indietro per osservare quell’incontro. Il sorriso di Min era talmente innocente che un magistrato l’avrebbe accusata di colpevolezza solo per quello. «Vieni e asciugati, dai.»
Rand non si era mai sentito tanto sollevato in vita sua nell’indossare degli abiti asciutti. A quel punto ormai tutti i suoi ordini erano stati consegnati e tutto era pronto. Rand al’Thor poteva anche essere infilato a forza in una vasca da bagno, ma il Drago Rinato sarebbe andato dal Popolo del Mare con uno stile che avrebbe fatto prostrare tutti, in preda all’ammirazione.
34
Ta’veren
Nel cortile davanti al palazzo del Sole, tutto era pronto secondo gli ordini di Rand. O quasi. Il sole del mattino proiettava le lunghe ombre delle torri di camminamento, per cui l’unico tratto in piena luce era a dieci passi davanti agli alti cancelli di bronzo. Dashiva, Flinn e Narishma, i tre Asha’man che aveva assunto, attendevano vicino ai cavalli, e perfino Dashiva era splendido con la spada d’argento e il Drago rosso e oro sul colletto nero, anche se continuava a toccare l’arma che aveva al fianco come se fosse sorpreso di trovarcela. Un centinaio degli uomini di Dobraine erano in sella proprio dietro il loro capo, con due lunghe bandiere che pendevano flosce nell’aria immobile; le armature scure, appena lucidate, risplendevano al sole, e dei guidoni di seta rossa, bianca e nera erano legati sotto le punte delle lance. Non appena videro Rand lo acclamarono. Rand portava il cinturone con la fibbia d’oro del Drago sopra una giubba rossa ricamata in oro.
Le grida: «Al’Thor! Al’Thor! Al’Thor!» riempivano il cortile. La gente riunita sotto gli archi e alle finestre si unì a loro, Tarenesi e Cairhienesi, con le giubbe di seta e i merletti, coloro che solo una settimana prima avevano salutato con lo stesso vigore Colavaere. Uomini e donne, alcuni dei quali avrebbero preferito che non fosse mai tornato a Cairhien, agitavano le braccia e applaudivano. Rand sollevò lo scettro del Drago per mostrare che li aveva sentiti, e loro gridarono anche più forte.
Un roboante rullo di tamburi e uno squillo di trombe si sollevarono fra le acclamazioni, suonati da una dozzina degli uomini di Dobraine che indossavano il tabarro rosso con il disco bianco e nero sul petto; alcuni avevano delle lunghe trombe con appesi dei drappi dello stesso colore, gli altri dei tamburi decorati che tenevano appesi ai fianchi dei cavalli. Cinque Aes Sedai con lo scialle andarono incontro a Rand mentre scendeva l’ampia scalinata. Alanna gli rivolse uno sguardo indagatore con i suoi grandi occhi scuri e penetranti: il piccolo nodo di emozioni che lui aveva in fondo al cranio gli diceva che era calma, più rilassata di come l’avesse mai vista. Poi lei accennò un piccolo movimento, e Min gli toccò un braccio, per poi allontanarsi con lei. Bera e le altre gli fecero delle piccole riverenze, inclinando leggermente il capo, mentre gli Aiel uscivano dal palazzo in processione alle sue spalle. Nandera era al comando di duecento Fanciulle — non si sarebbero lasciate oscurare dai ‘trasgressori del giuramento’ — e Camar, uno snello Daryne del Picco Inclinato, con i capelli ancora più grigi di quelli di Nandera e alto almeno una spanna più di Rand, era a capo di duecento Seia Doon che non si sarebbero lasciati offuscare dalle Far Dareis Mai, e meno che mai dai Cairhienesi. Si disposero ai lati di Rand e delle Aes Sedai, formando un circolo intorno al cortile. C’erano Bera, che ricordava una contadina orgogliosa; Alanna, che invece faceva venire in mente qualche bella regina tenebrosa, avevano gli scialli con le frange verdi; la rotonda Rafela, anche più scura, era avvolta nel suo scialle dalle frange azzurre e lo guardava ansiosa; Faeldrin, con lo sguardo freddo, anche lei Verde, con le treccine decorate con perline colorate, e la snella Merana con le frange grigie, dallo sguardo talmente severo da far sembrare Rafela l’immagine della serenità Aes Sedai. Cinque.
«Dove sono Kiruna e Verin?» chiese Rand. «Vi ho mandate a chiamare tutte.»
«Lo hai fatto, mio lord Drago» rispose Bera con calma. Gli fece anche un’altra riverenza. Era solo leggermente più profonda della prima, ma lui non se l’aspettava. «Non siamo riuscite a trovare Verin, credo che sia da qualche parte nell’accampamento Aiel a interrogare le...» la sua voce vacillò per un istante «...le prigioniere, penso nel tentativo di scoprire quale fosse il piano una volta raggiunta Tar Valon.» Sapeva bene che non doveva parlarne in luoghi dove altri potevano sentire. «Kiruna invece si sta... consultando con Sorilea su questioni di protocollo, ma sono sicura che sarà molto felice di unirsi a noi, se manderai una richiesta personale a Sorilea. Andrei io stessa, se tu...»
Rand scacciò quell’idea con un cenno della mano. Cinque potevano bastare. Forse Verin avrebbe scoperto qualcosa, ma lui, voleva sapere? E Kiruna... Una questione di protocollo! «Sono contento che andiate d’accordo con le Sapienti.» Bera fece per parlare, ma poi serrò la bocca. Qualsiasi cosa Alanna stesse dicendo a Min, le guance di quest’ultima erano diventate rosse, e lei aveva sollevato il mento, anche se, stranamente, sembrava stesse rispondendo con grande calma. Rand si chiese se Min gliene avrebbe mai parlato. Una cosa sulle donne di cui era sicuro era che ognuna aveva dei segreti in fondo al cuore, talvolta condivisi con altre, ma mai con gli uomini. Era la sola cosa di cui fosse certo riguardo le donne.