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La corona di spade

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La corona di spade
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«Non sono venuto qui fuori per restare fermo tutto il giorno» disse irritato. Le Aes Sedai si erano disposte in modo tale da lasciare Bera davanti: le altre si erano tenute mezzo passo indietro. Se non fosse stata lei, sarebbe stata Kiruna. Era una disposizione che seguiva i loro criteri, non quelli di Rand. Non gli importava poi molto, fintanto che avessero tenuto fede ai propri giuramenti, e le avrebbe anche lasciate in pace, se non fosse stato per Min e Alanna. «D’ora in poi la vostra portavoce sarà Merana. Prenderete gli ordini da lei.»

A giudicare da come avevano tutte sgranato gli occhi, sembrava che le avesse appena schiaffeggiate. Inclusa Merana. Perfino Alanna si voltò di scatto. Perché erano stupite? Certo, erano sempre state Bera e Kiruna a parlare dal tempo dei Pozzi di Dumai, ma Merana era l’ambasciatrice ufficiale inviata a Caemlyn.

«Sei pronta, Min?» chiese Rand, e senza aspettare la risposta si diresse verso il cortile. Il castrone dai grandi occhi neri e ardenti che aveva cavalcato tornando dai Pozzi di Dumai era stato portato fuori per lui. Aveva la sella con il pomello alto lavorata in oro, con un panno da sella rosso con il disco bianco e nero ricamato in ogni angolo. Le guarnizioni erano perfette per quell’animale, e anche il nome: Tai’daishar, nella lingua antica, Signore della gloria.

Mentre Rand montava in sella, Min prese la sua giumenta grigio topo mentre si infilava i guanti per cavalcare prima di montare in sella a sua volta. «Seiera è un bell’animale» disse carezzandole il collo arcuato. «Mi piacerebbe che fosse mia. Mi piace anche il nome. Noi chiamiamo quel fiore occhio-azzurro, vicino Baerlon, e a primavera crescono dappertutto.»

«È tua» rispose Rand. Qualsiasi Aes Sedai ne fosse stata la padrona, non si sarebbe rifiutata di venderla a lui. A Kiruna avrebbe offerto mille corone per Tai’daishar: non avrebbe potuto lamentarsi. Il più bel purosangue allevato a Tairen non sarebbe costato un decimo di quella cifra. «Hai avuto una conversazione interessante con Alanna?»

«Nulla che potrebbe esserti utile» rispose Min disinvolta, anche se arrossì di nuovo.

Rand sbuffò, quindi alzò la voce: «Lord Dobraine, credo di aver fatto aspettare il Popolo del Mare fin troppo.»

La processione attirò la curiosità della folla lungo i grandi viali, e le finestre e i tetti si riempirono di gente man mano che si spargeva la voce. Alla guida del gruppo vi erano venti lancieri di Dobraine, per liberare la strada, insieme a trenta Fanciulle e altrettanti Occhi Neri, poi i tamburini, che imperversavano con il loro droom, droom, droom, DROOM, DROOM, e le trombe che sottolineavano il tutto. Le grida degli spettatori erano talmente forti che quasi soffocavano la marcia, un boato in cui ogni parola veniva persa, e che avrebbe potuto essere di rabbia quanto di approvazione. Sfilarono i portabandiera, proprio davanti a Dobraine, e dietro Rand si vedevano la grande bandiera bianca del Drago e quella rossa della Luce. Gli Aiel velati correvano accanto ai lancieri, con i loro guidoni spiegati. Di tanto in tanto qualcuno lanciava dei fiori a Rand. Forse non lo odiavano. Forse avevano solo paura. Avrebbe dovuto accontentarsi.

«Una processione degna di un re» disse Merana ad alta voce, per farsi sentire.

«Allora è abbastanza per il Drago Rinato» rispose Rand duro. «Potresti spostarti dietro? Anche tu, Min.» Su diversi tetti si erano nascosti degli assassini. Le frecce o i dardi destinati a lui oggi non avrebbero colpito nessuna donna.

Le due si misero dietro il grande castrone nero, a una distanza di tre passi, e poi tornarono di nuovo al suo fianco. Min gli disse cosa aveva scritto Berelain sul Popolo del Mare sulle navi, sulle profezie Jendai e sul Coramoor, e Merana aggiunse ciò che sapeva su quelle profezie, anche se ammise che non era molto, ma solo poco più di quanto aveva spiegato Min.

Rand era concentrato sui tetti e non prestava loro molta attenzione. Non aveva afferrato saidin, ma lo sentiva in Dashiva e negli altri due alle sue spalle. Non sentiva quel prurito che significava che Aes Sedai stavano abbracciando la Fonte: aveva detto loro di non farlo, non senza il suo permesso. Forse avrebbe dovuto modificare quell’ordine. Sembrava che quelle donne stessero mantenendo la parola data, e d’altra parte come avrebbero potuto fare altrimenti? Erano Aes Sedai. Sarebbe stato assurdo se lui fosse stato trafitto dalla lama di un assassino mentre una delle Sorelle cercava di decidere se servirlo, salvandolo, o obbedirgli non incanalando.

«Perché ridi?» chiese Min. Fece avvicinare Seiera e sorrise a Rand.

«Non mi sembra una faccenda divertente, mio lord Drago» disse acida Merana dall’altro lato. «Gli Atha’an Miere possono essere molto particolari. Tutti diventano suscettibili quando si parla delle loro profezie.»

«Il mondo è davvero buffo» le rispose Rand. Min rise con lui, ma Merana tirò su con il naso e riprese a parlare del Popolo del Mare non appena Rand smise di ridacchiare.

Al fiume, le alte mura della città arrivavano fino all’acqua, fiancheggiando gli approdi di pietra grigia che sporgevano dal molo. Battelli fluviali, barche e chiatte di tutti i tipi e dimensioni erano ancorati ovunque; le ciurme si trovavano tutte sui ponti per vedere cosa stesse accadendo, ma il veliero che Rand cercava era pronto e in attesa, in fondo a uno degli approdi dove gli operai avevano tutti finito il proprio lavoro. La chiamavano barcaccia, allungata e senza alberi, con a prua solo una staffa alta quattro passi, una lanterna in cima e un’altra a poppa. Lunga circa trenta passi, con una serie di remi che correva per tutta la sua estensione, non poteva trasportare lo stesso carico di un veliero, ma non aveva bisogno del vento, e con il pescaggio basso poteva navigare sia di giorno che di notte, usando i rematori a turno. Le barcacce venivano usate sul fiume per carichi importanti o urgenti. Era sembrata la scelta giusta.

Il capitano si inchinò diverse volte mentre Rand scendeva la rampa con Min sottobraccio e le Aes Sedai seguite da vicino dagli Asha’man. Elver Shaene era anche più esile della sua imbarcazione e indossava una giubba gialla nello stile del Murandy che gli arrivava fino alle ginocchia. «È un onore averti a bordo, mio lord Drago» mormorò, asciugandosi la testa calva con un grande fazzoletto. «Un vero onore. Sul serio. Un onore.»

Ovviamente l’uomo avrebbe preferito riempire la barca fino all’orlo di vipere vive. Batté le palpebre quando scorse gli scialli delle Aes Sedai e fissò i loro volti dall’età indefinibile inumidendosi le labbra, a disagio, spostando lo sguardo da loro a Rand. Gli Asha’man lo fecero rimanere a bocca aperta quando associò le giubbe nere con le voci che aveva sentito e, da quel momento in poi, evitò anche solo di guardarli. Shaene osservò Dobraine mentre portava a bordo gli uomini con le lance, i trombettieri e i tamburelli coi loro strumenti, poi fissò i cavalieri che si allineavano lungo il molo, come se sospettasse che anche loro volessero salire a bordo. Nandera, con venti Fanciulle e Camar con venti Occhi Neri, tutti con gli shoufa avvolti attorno al capo anche se senza veli, fecero muovere velocemente il capitano per fare in modo che le Aes Sedai si trovassero tra lui e loro. Gli Aiel avevano sguardi cupi, preoccupati che senza il velo avrebbero potuto essere più lenti, ma forse il Popolo del Mare conosceva il significato del velo e non sarebbe stato un bene se avessero creduto di essere sotto attacco. Rand pensò che il grosso fazzoletto di Shaene gli avrebbe rimosso i pochi capelli grigi che gli erano rimasti sulla fronte.

La barcaccia si allontanò dal molo al ritmo dei remi, con le due bandiere che sventolavano a prua, mentre i tamburi e le trombe ancora suonavano. Lungo il fiume, la gente saliva sui moli a guardare, e alcuni si erano addirittura arrampicati sul sartiame. Salirono anche sul veliero del Popolo del Mare, molti vestiti con colori brillanti, a differenza di quelli cupi di coloro che si trovavano sugli altri velieri. Lo spruzzo bianco era un natante più grande di molti altri, ma anche il più veloce, con due alti alberi sul retro e dei pennoni che andavano dall’uno all’altro, mentre quasi tutte le altre imbarcazioni avevano pennoni inclinati che erano quasi sempre più lunghi degli alberi per sostenere la maggior parte delle vele. Tutto sembrava differente, ma Rand sapeva che in una cosa gli Atha’an Miere erano come tutti gli altri: avrebbero potuto acconsentire nel seguirlo di loro spontanea volontà o esservi costretti, ma le Profezie dicevano che lui avrebbe unito le genti di tutte le terre. ‘Il nord sarà legato dà lui all’est, e l’ovest al sud’, diceva, e a nessuno sarebbe stato concesso di rimanerne fuori. Ormai ne era consapevole.

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