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La corona di spade

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La corona di spade
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Rand sorrise a Min, per condividere con lei quel momento. Finalmente qualcuno si sarebbe avvicinato a lui senza combattere a ogni passo, o senza dividersi in fazioni come gli Aiel. Forse Min aveva capito che voleva il suo aiuto per ribadire il concetto, o forse era solo ta’veren. Lei si protese verso la Maestra delle Vele. «Verrai punita per quanto accadrà oggi qui, Harine, ma non credo che avverrà nel modo che temi. Almeno, un giorno sarai Maestra della Nave.»

Harine la guardò corrucciata, poi si rivolse alla Cercavento.

«Non è Aes Sedai» rispose Shalon, e Harine sembrò combattuta fra il sollievo e la delusione. Ma poi Rafela parlò.

«Alcuni anni fa ho sentito raccontare di una ragazza dotata dell’eccezionale talento di leggere nel futuro. Sei forse tu quella ragazza, Min?»

Min fece una smorfia, guardando fisso nella sua tazza, poi annuì con riluttanza. Era sempre stata del parere che più persone erano al corrente del suo talento, peggio era per tutti. Lanciò un’occhiata alle Aes Sedai e sospirò. Rafela annuì, ma Merana le piantò addosso i suoi occhi nocciola, avidi dietro la maschera di serenità. Senza dubbio non vedeva l’ora di affrontarla da sola e scoprire di che talento si trattasse, come funzionava, e Min l’aspettava. Rand provò una fitta d’irritazione. Min avrebbe dovuto sapere che lui l’avrebbe protetta da simili trattamenti.

«Puoi fidarti delle visioni di Min, Harine» le disse Rafela. «I resoconti che ho sentito riportano che ciò che vede si avvera sempre e, anche se forse lei non se ne rende conto, ha visto anche qualcos’altro.» Inclinò il volto rotondo da un lato e sorrise. «Se dice che verrai punita per quanto accadrà qui, significa che tu acconsentirai a concedere al Coramoor ciò che vuole.»

«A meno che io non accetti nulla» rispose Harine nervosa. «Se non stringo alcun Patto...» Serrò i pugni appoggiati sul tavolo. Aveva già ammesso di dover concludere il Patto. Aveva anche ammesso che il Popolo del Mare si sarebbe sottomesso.

«Le mi richieste non sono onerose» spiegò Rand. Ci aveva pensato da quando aveva deciso di andare laggiù. «Quando vorrò delle navi per trasportare uomini o viveri, me le procurerà il Popolo del Mare. Voglio sapere cosa sta succedendo a Tarabon e nell’Arad Doman e in tutte le terre frapposte tra queste due. Le vostre imbarcazioni possono scoprire — e lo faranno — ciò che voglio sapere. Si fermeranno a Tanchico, a Bandai Eban e nelle centinaia di villaggi di pescatori e città che incontreranno. Le vostre navi sono in grado di viaggiare in mare aperto più in fretta di qualsiasi altra. Il Popolo del Mare investigherà l’oceano Aryth spingendosi all’estremo ovest. Esiste un popolo, i Seanchan, che vive oltre l’oceano Aryth: un giorno, proverà a conquistarci. Il Popolo del Mare mi informerà del loro arrivo.»

«Chiedi molto» mormorò amareggiata Harine. «Sappiamo dei Seanchan, che vengono dall’Isola dei Morti, da cui nessuna nave fa ritorno. Alcuni dei nostri velieri hanno incontrato i loro; usano l’Unico Potere come arma. Ci stai domandando più di quanto pensi, Coramoor.» Per una volta Harine non sottolineò quel titolo nel pronunciarlo. «Una forza oscura è discesa sull’oceano Aryth. Nessuna delle nostre imbarcazioni ne ha fatto ritorno. I velieri che fanno rotta verso ovest scompaiono per sempre.»

Rand rabbrividì. Si fece girare fra le mani lo scettro del Drago, ricavato da un pezzo di lancia Seanchan. Che fossero già tornati? Erano già stati cacciati una volta, a Falme. Lui aveva tenuto quel pezzo di lancia per ricordare che aveva più nemici nel inondo di quanti riuscisse a vedere, ma era sicuro che avrebbero impiegato anni a riprendersi da quella sconfitta, dopo che erano stati cacciati in mare dal Drago Rinato e gli eroi defunti erano stati richiamati dal Corno di Valere. Il Corno si trovava ancora nella Torre Bianca? Sapeva che lo avevano portato lì.

A un tratto le dimensioni della cabina divennero insopportabili, e lui si agitò per aprire il bracciolo della sedia, che rimase bloccato. Afferrò il legno liscio e lo spaccò con uno strattone incontrollato. «Abbiamo concordato che il Popolo del Mare mi servirà» disse alzandosi. Il soffitto basso lo costrinse di nuovo a piegarsi. L’ambiente sembrava sempre più piccolo. «Se c’è dell’altro da includere in questo vostro Patto, se ne occuperanno Merana e Rafela.» Senza attendere alcuna risposta, Rand si voltò verso la porta, dove Dashiva sembrava stesse parlando da solo.

Merana l’afferrò per una manica e gli sussurrò velocemente qualcosa. «Mio lord Drago, sarebbe meglio se rimanessi. Hai visto cosa significa essere ta’veren. Se resti qui, credo che scopriremo ciò che vuole tenere nascosto e giungeremo a un accordo senza fare alcuna concessione.»

«Tu appartieni all’Ajah Grigia» le rispose lui secco. «Negozia! Dashiva, vieni con me.»

Una volta sul ponte, Rand sospirò. Il cielo era terso e libero. Libero.

Impiegò qualche istante per notare Bera e le altre due Sorelle che lo aspettavano impazienti. Flinn e Narishma stavano facendo ciò che in teoria dovevano, dedicando parte della loro attenzione al veliero e il resto alla riva, con la città da un lato e i granai parzialmente ricostruiti dall’altro. Un’imbarcazione in mezzo al fiume era un luogo vulnerabile, nel caso uno dei Reietti avesse deciso di attaccare. Per la verità, per quel che dovevano fare loro qualsiasi posto sarebbe stato pericoloso. Rand non riusciva a capire perché nessuno avesse ancora tentato di distruggere il palazzo del Sole.

Min lo prese per un braccio e Rand sussultò.

«Mi spiace. Non avrei dovuto lasciarti.»

«Va bene» rise Min. «Merana si è già messa al lavoro. Credo che voglia sfilare ad Harine anche la sua giubba migliore, e forse anche quella di riserva. La Maestra delle Onde sembrava un coniglio incastrato fra due furetti.»

Rand annuì. Il Popolo del Mare era praticamente in mano sua. Che importanza aveva se il Corno di Valere si trovava nella Torre Bianca? Lui era ta’veren. Era il Drago Rinato, e il Coramoor. Il sole non aveva ancora raggiunto il vertice di mezzogiorno. «È ancora presto, Min.» Poteva fare qualsiasi cosa. «Ti piacerebbe vedermi sistemare i ribelli? Mille corone contro un bacio, saranno miei prima del tramonto.»

35

Nella foresta

Min era seduta sul letto di Rand a gambe incrociate e lo osservava mentre, in camicia, era alla ricerca di una giubba nel suo grande guardaroba intarsiato. Come faceva a dormire in quella stanza, con tutti questi mobili neri e pesanti? Una parte di lei pensò distrattamente di spostare tutto fuori, rimpiazzando la mobilia con qualche pezzo intagliato e decorato d’oro che aveva visto a Caemlyn, e delle lenzuola di lino chiaro che di certo sarebbero state meno pesanti. Era strano: non le era mai importato nulla dell’arredamento o della biancheria, ma quell’arazzo che rappresentava una battaglia, in cui un uomo solo era circondato da nemici e stava per essere sopraffatto, doveva sparire. Ma la gran parte della sua attenzione era per Rand.

C’era una strana espressione penetrante nei suoi occhi azzurri, e la camicia bianca gli aderiva alla schiena possente. Anche le sue gambe erano bellissime, i polpacci meravigliosi, ed erano ben visibili con quelle brache aderenti e il risvolto degli stivali abbassato. Talvolta aggrottava le sopracciglia, passandosi le mani fra i capelli rossi. Per quanto si fosse pettinato, i suoi capelli sarebbero sempre stati indomabili; si arricciavano sempre intorno alle orecchie e sulla nuca. Lei non era una di quelle donne sciocche che perdevano del tutto la testa per un uomo, insieme al cuore. Solo che, quando si trovava vicino a lui, le diventava difficile pensare con chiarezza. Ecco tutto.

Le giubbe ricamate di seta finivano una dopo l’altra sul pavimento, accatastate su quella che aveva indossato per l’incontro con il Popolo del Mare. Min si chiedeva se le negoziazioni stessero procedendo bene senza la presenza di Rand ta’veren. Se solo avesse avuto delle visioni utili sul Popolo del Mare... Come sempre, intorno a Rand poteva vedere fluttuare delle immagini colorate e auree tremolanti, delle quali la maggior parte svaniva prima ancora che lei potesse interpretarle. Al momento sembravano tutte insignificanti, tranne una. Quella particolare visione si presentava per poi svanire centinaia di volte al giorno, e se Mat o Perrin erano presenti, avvolgeva anche loro, e talvolta anche altre persone. Su Rand pendeva un’ombra inquietante, che ingoiava migliaia di migliaia di luci, simili a lucciole, che vi si scagliavano come a voler tentare di riempire l’oscurità. Quel giorno parevano essere migliaia e migliaia di lucciole, ma il buio sembrava più profondo che mai. Quella visione in qualche modo rappresentava la sua battaglia con l’Ombra, ma lui non voleva sapere quasi mai come si svolgesse. Lei non avrebbe saputo dire molto con precisione, se non che quell’ombra in un modo o nell’altro sembrava vincere sempre. Sospirò di sollievo nel vederla scomparire.

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