Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Научная фантастика » I reietti dell’altro pianeta [The Dispossessed - it]
I reietti dell’altro pianeta [The Dispossessed - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

I reietti dell’altro pianeta [The Dispossessed - it]

Электронная книга - «I reietti dell’altro pianeta [The Dispossessed - it]». Краткое содержание книги:

Due pianeti gemelli, Urras e Anarres. Il primo, quasi desertico, non ha mai favorito gli insediamenti umani finché non vi sono giunti i seguaci di Odo, in contrasto insanabile con la società del benessere che prospera su Anarres. Da allora, gli Odoniani hanno creato una società di sopravvivenza, consona ai loro ideali: una «fratellanza» da cui sono esclusi i concetti di proprietà, di governo e di autorità. I contatti fra i due pianeti sono limitati e un muro chiude il porto franco in cui scendono le navi spaziali anarresiane, salvaguardando gli «anarchici», i nullatenenti di Urras, dalle idee (non meno che dai microbi) di Anarres.
1 ... 14 15 16 17 18 19 20 21 22 ... 96
Перейти на страницу:

Era pesante; il cubo giallo era d’oro massiccio. Shevek rimase immobile, con il premio in mano.

— Non so cosa vogliate fare voialtri giovanotti — disse Atro, — ma io adesso mi siedo. — Tutti si accomodarono nelle poltrone profonde e morbide; Shevek le aveva già esaminate in precedenza, ed era incuriosito dal materiale di cui erano coperte: un materiale marrone che non era un tessuto e che al tatto pareva pelle. — Quanti anni avevi, nove anni fa, Shevek?

Atro era il più importante fisico urrasiano vivente. Non c’era in lui soltanto la dignità degli anni, ma anche la schietta sicurezza delle persone abituate a venire rispettate. Non si trattava di una cosa nuova per Shevek. Atro aveva esattamente l’unico tipo di autorità che Shevek potesse ammettere. Inoltre gli piaceva, finalmente, che qualcuno si rivolgesse a lui parlandogli in modo tanto familiare.

— Avevo ventinove anni quando finii i Princìpi, Atro.

— Ventinove? Santo Dio. Sei quindi il più giovane Premio Seo Oen negli ultimi cento anni. Non si sono decisi a darmi il mio finché non ho avuto sessant’anni o giù di lì… Quanti anni avevi allora, quando mi hai scritto per la prima volta?

— Circa venti.

Atro sbuffò. — Ti avevo preso per un quarantenne, all’epoca! — disse.

— E Sabul? — domandò Oiie. Oiie aveva una statura ancora più bassa di quella media degli urrasiani, che parevano tutti piccini a Shevek; aveva volto pacioso e ovale, occhi neri come giaietto. — C’è stato un periodo di sei, sette anni in cui lei non ci ha scritto, e i contatti con noi venivano tenuti da Sabul; ma Sabul non ha mai parlato con noi mediante il ponte radio del vostro pianeta. Ci siamo spesso chiesti quale fosse il rapporto tra voi.

— Sabul è il membro anziano per la fisica all’Istituto di Abbenay — disse Shevek. — Io lavoravo con lui.

— Un rivale più anziano; geloso; ha messo le mani nei libri di Shevek; la cosa era abbastanza chiara. Non c’è bisogno di spiegazione, Oiie — disse il quarto del gruppo, Chifoilisk, con voce brusca. Era di mezza età: un uomo di carnagione più scura, robusto, con le mani curate della persona che lavora a tavolino. Era l’unico di loro che non si radesse completamente la faccia: si era lasciato la peluria sul mento, per equilibrare i capelli corti, color grigio ferro. — Non è il caso di pretendere che tutti voi fratelli odoniani siate pieni di amore fraterno — disse. — La natura umana è sempre quella.

L’assenza di una risposta da parte di Shevek sarebbe potuta parere assai significativa, ma egli venne salvato da una serie di starnuti. — Non ho un fazzoletto — si scusò, strofinandosi gli occhi.

— Prendi il mio — disse Atro, ed estrasse da una delle proprie tasche un fazzoletto, bianco come la neve. Shevek lo prese, e mentre così faceva, un ricordo importuno gli strinse il cuore. Ricordò la propria figlia Sedik, una bambina piccola, dagli occhi scuri, che gli diceva: — Puoi dividere con me il fazzoletto che uso. — Quel ricordo, che gli era molto caro, ora risultò insopportabilmente doloroso per lui. Per sfuggire a quel peso, sorrise a caso e disse: — Sono allergico al vostro pianeta. Così dice il dottore.

— Santo Dio, non continuerai eternamente a starnutire come adesso? — gli chiese il vecchio Atro, scrutandolo attentamente.

— Non è ancora arrivato il suo addetto? — disse Pae.

— Il mio addetto?

— Il cameriere. Doveva portarle alcune cose. Tra cui i fazzoletti. Quel che le può occorrere per i primi momenti, finché lei andrà a scegliersi quello che più le piace. Niente di lussuoso… anzi, temo che non si possa trovare nulla di lussuoso, tra la roba su misura, per un uomo della sua altezza!

Quando Shevek ebbe dipanato tutto questo discorso (Pae parlava rapidamente, senza pronunciare bene le parole: questo si adattava ai suoi lineamenti delicati e aggraziati), disse: — È stato un pensiero assai gentile. Mi sento… — Guardò Atro. — Io sono, devi sapere, il Mendicante — disse all’uomo più anziano, come già aveva detto al dottor Kimoe sulla nave. — Non ho potuto portare denaro, noi non ne usiamo. Non ho potuto portare doni, non usiamo nulla di cui voi abbiate bisogno. E così sono venuto, da buon Odoniano, «a mani vuote».

Atro e Pae gli assicurarono che era un ospite, che non si doveva assolutamente parlare di pagamento, che era per loro un onore. — E inoltre — intervenne Chifoilisk con la sua voce acida, — il Governo lotico paga il conto.

Pae gli rivolse un’occhiataccia, ma Chifoilisk, invece di restituirgliela, fissò negli occhi Shevek. Sul suo viso scuro compariva un’espressione ch’egli non cercò di nascondere in alcun modo, ma che Shevek non riuscì a interpretare: avvertimento, o complicità?

— Ha parlato il thuviano impenitente — disse il vecchio Atro, con il suo sbuffo abituale. — Ma cosa intendi dire, Shevek, che non hai portato nulla con te… nessuno scritto, nessun nuovo lavoro? Aspettavo con ansia un tuo libro. Una nuova rivoluzione nella fisica. Vedere mettere a posto questi giovanotti invadenti, come hai messo a posto me con i Princìpi. Su che cosa hai lavorato, negli ultimi tempi?

— Be’, ho letto l’articolo di Pae… del dottor Pae sull’universo-blocco, il Paradosso e la Relatività.

— Ottimo. Saio è il nostro divo del momento, non c’è dubbio. Soprattutto nella sua stessa mente, eh, Saio? Ma che cosa c’entra con i nostri affari? Dov’è la tua Teoria Temporale Generale?

— Qui, nella mia testa — disse Shevek con un sorriso ampio, allegro.

Ci fu una brevissima pausa.

Oiie gli chiese se avesse visto il lavoro sulla teoria della relatività scritto da un altro fisico, Ainsetain di Terra. Shevek non l’aveva visto. Tutti si interessavano animatamente dell’argomento, ad eccezione di Atro, che ormai si era lasciato alle spalle, con l’età, l’animazione. Pae corse alla propria stanza a prendere una copia della traduzione per Shevek. — Ha già alcune centinaia di anni, ma contiene delle idee freschissime per noi — disse.

— Può darsi — disse Atro. — Ma nessuno di questi forestieri riesce a seguire la nostra fisica. Gli Hainiti la chiamano materialismo, e i Terrestri la chiamano misticismo: a questo punto, entrambi lasciano perdere. Non lasciarti portare su un binario morto da queste mode per tutto ciò che è forestiero, Shevek. In esse non c’è niente per noi. Scavati da te le tue patate, come diceva sempre mio padre. — Ripeté il suo sbuffo senile e si alzò a forza di braccia dalla poltrona. — Vieni a fare un giro in giardino con me. Non c’è da stupirsi che tu abbia il naso chiuso, a stare in gabbia qui dentro.

— Il dottore dice che devo rimanere in questa stanza per tre giorni. Potrei essere… infettato? Infettivo?

— Non dare mai ascolto ai dottori, caro amico.

— Forse sì, in questo caso, dottor Atro — suggerì Pae, col suo tono tranquillo, conciliante.

— Dopo tutto, quel dottore viene dal Governo, no? — disse Chifoilisk, con chiara malignità.

— Il migliore che hanno potuto trovare, ne sono certo — disse Atro, senza sorridere, e se ne andò senza insistere con Shevek. Chifoilisk se ne andò con lui. I due uomini più giovani rimasero con Shevek, a parlare di fisica, per lungo tempo.

Con immenso piacere, e con il senso profondo di riconoscere qualcosa, di trovare che una cosa è esattamente come dovrebbe essere, Shevek scoprì per la prima volta nella sua vita la conversazione di persone uguali a lui.

Mitis, sebbene fosse stata una splendida insegnante, non era mai stata capace di seguirlo nelle nuove aree di teoria che egli, con l’incoraggiamento di lei, aveva cominciato a esplorare. Garab era l’unica persona da lui incontrata la cui istruzione e la cui abilità fossero paragonabili alla propria, ma egli e Garab si erano incontrati troppo tardi, quasi alla fine della vita di lei. Da allora Shevek aveva lavorato con molte persone di talento, ma poiché egli non era un membro a tempo pieno dell’Istituto di Abbenay, non era stato capace di portarle abbastanza avanti: esse rimanevano impantanate nei vecchi problemi, la classica fisica Sequenziale. Egli non aveva avuto uguali. Qui, nel regno dell’ineguaglianza, egli finalmente li incontrò.

1 ... 14 15 16 17 18 19 20 21 22 ... 96
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)