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READ-E-BOOK » Научная фантастика » I reietti dell’altro pianeta [The Dispossessed - it]
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I reietti dell’altro pianeta [The Dispossessed - it]

Электронная книга - «I reietti dell’altro pianeta [The Dispossessed - it]». Краткое содержание книги:

Due pianeti gemelli, Urras e Anarres. Il primo, quasi desertico, non ha mai favorito gli insediamenti umani finché non vi sono giunti i seguaci di Odo, in contrasto insanabile con la società del benessere che prospera su Anarres. Da allora, gli Odoniani hanno creato una società di sopravvivenza, consona ai loro ideali: una «fratellanza» da cui sono esclusi i concetti di proprietà, di governo e di autorità. I contatti fra i due pianeti sono limitati e un muro chiude il porto franco in cui scendono le navi spaziali anarresiane, salvaguardando gli «anarchici», i nullatenenti di Urras, dalle idee (non meno che dai microbi) di Anarres.
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Fu una rivelazione, una liberazione. Fisici, matematici, astronomi, logici, biologi, tutti erano all’Università, e si recavano da lui o lo accoglievano in visita, e parlavano con lui, e dalle loro parole nascevano mondi nuovi. È nella natura delle idee il fatto di essere comunicate: scritte, dette, fatte. L’idea è come l’erba. Brama la luce, ama le folle, s’irrobustisce con gli incroci, cresce più forte se la si calpesta.

Già in quel primo pomeriggio all’Università, con Oiie e Pae, egli seppe di avere trovato qualcosa che gli era mancato fin da quando, da ragazzi e su un livello da ragazzi, egli e Tirin e Bedap solevano parlare fino a tarda notte stuzzicandosi e sfidandosi reciprocamente a voli mentali sempre più temerari. Egli ricordava ancora vivacemente alcune di quelle serate. Gli parve di vedere Tirin; Tirin che diceva: «Se sapessimo com’è veramente Urras, forse qualcuno di noi desiderebbe andarci.» Ed egli era stato così sconvolto dall’idea, che era balzato addosso a Tirin, e Tirin si era immediatamente tirato indietro; si era tirato indietro ogni volta, povera anima inquieta, e aveva sempre avuto ragione.

La conversazione era cessata. Pae e Oiie stavano in silenzio.

— Mi spiace — egli disse. — La testa è pesante.

— Come va, con la gravità? — chiese Pae, con il sorriso affascinante di un uomo che, come un bambino intelligente, faccia affidamento sulle proprie attrattive.

— Non me ne accorgo — disse Shevek. — Solo nelle, come si dice?

— Ginocchia… articolazioni delle ginocchia.

— Sì, ginocchia. La funzione ne è diminuita. Ma mi abituerò. — Fissò Pae, quindi Oiie. — C’è una domanda. Ma non vorrei offendere.

— Non abbia paura, signore! — disse Pae.

Oiie disse: — Non credo che saprebbe come fare. — Oiie non era un tipo simpatico come Pae. Anche nel parlare di fisica, aveva un modo di fare evasivo, riservato. Eppure, al di sotto del modo di fare, c’era qualcosa, Shevek sentiva, di cui fidarsi; mentre invece sotto il fascino di Pae che cosa c’era? Bene, lasciamo perdere. Doveva avere fiducia in ciascuno di loro, e si ripromise di averla.

— Dove sono le donne?

Pae rise. Oiie sorrise e chiese: — In che senso?

— In tutti i sensi. Ho conosciuto donne al ricevimento, ieri sera… cinque, dieci… e centinaia di uomini. Nessuna di esse era uno scienziato, credo. Chi erano, allora?

— Mogli. Una di esse era mia moglie, anzi — disse Oiie, con il suo sorriso riservato.

— Dove sono le altre donne?

— Oh, nessuna difficoltà sotto questo aspetto, signore — si affrettò a dire Pae. — Basta che lei ci dica le sue preferenze, e non ci sarà difficoltà a procurargliele.

— Si sentono delle illazioni assai pittoresche sui costumi che regnano su Anarres, ma credo che possiamo trovare qualsiasi cosa lei abbia in mente — disse Oiie.

Shevek non aveva idea di cosa stessero dicendo. Si grattò la nuca. — Allora, tutti gli scienziati, qui, sono degli uomini?

— Scienziati? — disse Oiie, incredulo.

Pae tossichiò. — Scienziati. Oh, sì, certamente, sono tutti uomini. Ci sono alcune insegnanti nelle scuole femminili, com’è naturale. Ma non superano quasi mai il livello del diploma.

— Perché no?

— Non riescono a capire la matematica; non hanno testa per il pensiero astratto; non è roba loro. Lei sa com’è, quello che le donne chiamano «pensare» viene fatto con l’utero! E naturalmente ci sono sempre delle eccezioni. Donne con tanto di cervello, e con l’atrofia vaginale.

— Voi Odoniani, invece, fate studiare scienze alle donne? — domandò Oiie.

— Be’, se ne trovano nelle varie scienze, sì.

— Non molte, spero.

— Ecco, metà e metà.

— Ho sempre sostenuto — disse Pae, — che le assistenti non laureate, trattate adeguatamente, potrebbero togliere dalle spalle degli uomini una buona dose di lavoro, in tutte le situazioni di laboratorio. Sono effettivamente più abili e più svelte degli uomini nei lavori ripetitivi, e più docili… si annoiano meno facilmente. Potremmo rendere disponibili gli uomini molto prima perché svolgano lavori originali, se ci servissimo delle donne.

— Non certo nel mio laboratorio, però — disse Oiie. — Che se ne restino al loro posto.

— Lei ha incontrato qualche donna capace di lavoro intellettuale originale, dottor Shevek?

— Be’, è più esatto dire che sono state loro a trovare me. Mitis, nell’Insediamento del Nord, è stata mia insegnante. E così pure Garab; voi la conoscete, credo.

— Garab era una donna? — disse Pae, genuinamente sorpreso. Poi rise.

Oiie non parve convinto. Sembrava offeso, anzi. — Non si può mai capire dai vostri nomi, naturalmente — disse con freddezza. — Voi vi fate un punto d’onore, suppongo, di non fare distinzioni tra i sessi.

Shevek disse in tono blando: — Odo era una donna.

— Ecco la spiegazione — disse Oiie. Non alzò le spalle, ma parve quasi che stesse per farlo. Pae assunse un’aria quasi deferente, e annuì col capo, esattamente come faceva quando il vecchio Atro diceva qualcosa a vanvera.

Shevek si accorse di avere toccato in questi uomini una animosità impersonale che si spingeva fino a livelli molto profondi. Evidentemente anch’essi, come i tavolini dell’astronave, contenevano una donna: una donna rimossa, messa in silenzio, ridotta a una bestia; una furia ingabbiata. Egli non aveva il diritto di stuzzicarli. Essi non conoscevano altra relazione che il possesso. Erano posseduti.

— Una donna dolce e virtuosa — disse Pae, — è la migliore ispirazione… la cosa più preziosa che esista al mondo.

Shevek si sentiva estremamente a disagio. Si alzò e si recò alla finestra. — Il vostro mondo è bellissimo — disse. — Sarei lietissimo di conoscerlo meglio. Mentre dovrò restare chiuso qui dentro, mi potete dare dei libri?

— Ma certo, signore! Che libri?

— Storia, fotografie, racconti, qualsiasi cosa. Forse è meglio che siano libri per bambini. Vedete, io so pochissimo. Sì, ci insegnano qualcosa di Urras, ma si tratta quasi sempre di fatti risalenti all’epoca di Odo. E prima di lei ci sono stati ottomila e cinquecento anni! Inoltre, dall’epoca dell’Insediamento di Anarres è passato un secolo e mezzo; e dopo il giorno in cui l’ultima nave ha portato gli ultimi coloni… ignoranza completa. Noi vi ignoriamo; voi ci ignorate. Voi siete la nostra storia. Noi siamo forse il vostro futuro. E io desidero imparare, e non ignorare. È questa la ragione che mi ha spinto a venire. Dobbiamo conoscerci reciprocamente. Noi siamo dei primitivi. La nostra mentalità non è più quella tribale, non può esserlo. Una simile ignoranza è un torto, da cui possono nascere solamente altri torti. Così, sono venuto per imparare.

Aveva parlato con grande sincerità. Pae annuì, con calore. — Esattamente, signore! Tutti noi siamo perfettamente d’accordo con i suoi scopi!

Oiie lo sogguardò con quei suoi occhi neri, opachi, ovali, e disse: — Allora lei è giunto qui, sostanzialmente, come emissario della sua società?

Shevek tornò a sedere sulla panca di marmo, accanto al focolare: il luogo che egli sentiva già come la propria sede, il proprio territorio. Voleva un territorio. Sentiva l’urgenza che l’aveva portato a spingersi al di là dell’abisso inospitale che separava i due mondi: il bisogno di comunicare, il desiderio di abbattere i muri.

— Sono giunto — disse, facendo attenzione alle parole, — come membro del Gruppo dell’Iniziativa: il gruppo che ha parlato per radio con Urras negli scorsi due anni. Ma non sono, sappiate, l’ambasciatore di alcuna autorità, di alcuna istituzione. Spero che non mi abbiate richiesto qui in tale veste.

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