La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Il giorno prima gli Aiel avevano preso prigionieri circa duecento Shaido, uomini e Fanciulle — non molti, considerando il numero delle persone coinvolte nello scontro — e questi ora se ne andavano in giro liberamente, per certi versi. Perrin si sarebbe sentito molto più a suo agio se fossero stati controllati da qualcuno. E vestiti. Al contrario, svolgevano le loro commissioni e andavano a prendere l’acqua nudi come il giorno in cui erano venuti al mondo. Con gli Aiel erano docili come topolini. Chiunque altro riceveva occhiate di sfida. Perrin non era il solo che cercava di non notarli e Aram non era l’unico a lamentarsi. Molti degli uomini dei Fiumi Gemelli presenti nell’accampamento facevano entrambe le cose. A quasi tutti i Cairhienesi sembrava stesse per venire un colpo quando vedevano uno Shaido. Quelli di Mayene si limitavano a scuotere il capo, come se fosse tutto uno scherzo. E lanciavano sguardi languidi alle donne. Avevano poco senso del pudore, come gli Aiel.
«Gaul me l’ha spiegato, Aram. Sai cos’è un gai’shain, vero? La faccenda sul ji’e’toh e il servire un anno e un giorno e tutto il resto?» L’altro uomo annuì, e fu un bene. Perrin non ne sapeva molto. Le spiegazioni di Gaul sulle usanze Aiel lo lasciavano spesso ancor più confuso. Gaul pensava sempre che tutto fosse chiarissimo. «Be’, ai gai’shain non è permesso indossare nulla che potrebbe usare un algai’d’siswai. Significa ‘combattente della lancia’» aggiunse vedendo l’espressione interrogativa di Aram. Si accorse d’improvviso che stava fissando una Shaido che correva verso di lui, una donna alta e giovane, con i capelli biondo oro e il volto grazioso nonostante una lunga cicatrice sottile su una guancia e altre un po’ ovunque. Molto graziosa e molto nuda. Perrin distolse lo sguardo schiarendosi la voce. Sentiva di avere il volto in fiamme. «Comunque, questo è il motivo per cui sono... come sono. I Gai’shain indossano abiti bianchi, e qui non ne hanno nessuno. Sono le loro usanze.» Che Gaul sia folgorato, lui e le sue spiegazioni, pensò. Potrebbero coprirli con qualcosa!
«Perrin Occhidoro,» disse una voce femminile «Carahuin vuole sapere se desideri dell’acqua.» Aram divenne viola in volto e si girò di scatto dando le spalle alla donna.
«No, grazie.» Perrin non ebbe bisogno di alzare lo sguardo per capire che si trattava della giovane Shaido bionda. Rimase girato, gli occhi persi nel vuoto. Gli Aiel avevano uno strano senso dell’umorismo, e quello delle Fanciulle della Lancia — Carahuin era una Fanciulla — era ancora più strano. Si erano accorte subito di come reagivano gli abitanti delle terre bagnate davanti agli Shaido — avrebbero dovuto essere cieche per non notarlo — e da allora in poi avevano cominciato a mandare i gai’shain a destra e a sinistra, mentre gli Aiel si rotolavano a terra dalle risate alla vista degli uomini che arrossivano e balbettavano o talvolta gridavano persino. Perrin era sicuro che in quel momento Carahuin e le sue amiche lo stavano osservando. Questa era almeno la decima volta che una donna veniva inviata da lui per chiedergli se voleva dell’acqua, se aveva una pietra da cote o per qualche altro motivo parimenti futile.
A un tratto fu colpito da un pensiero. Era raro che gli uomini di Mayene venissero infastiditi a quel modo. Ad alcuni’ Cairhienesi quel tipo di spettacolo piaceva e se lo godevano apertamente, anche se non come gli abitanti di Mayene, e lo stesso si poteva dire di alcuni tra gli uomini più anziani dei Fiumi Gemelli, che pure avrebbero dovuto comportarsi meglio. Il punto era che nessuno di loro aveva ricevuto un secondo messaggio fasullo. Quelli che reagivano con maggior imbarazzo invece... I Cairhienesi che si erano lamentati per l’indecenza e due o tre ragazzi dei Fiumi Gemelli, che balbettavano e arrossivano tanto da sembrare pronti a liquefarsi, erano stati tormentati fino a quando avevano abbandonato i carri...
Perrin fece uno sforzo e guardò la gai’shain dritto in faccia. Concentrati sugli occhi, si disse agitato. Erano verdi e grandi, per niente remissivi. Il suo odore era quello della furia più totale. «Ringrazia Carahuin da parte mia, e dille che potresti oliare la mia sella di riserva, se non le dispiace. Ah, non ho nemmeno una camicia pulita. Forse potrebbe farti fare anche un po’ di bucato, sempre che non le dispiaccia.»
«Non le dispiacerà» rispose la donna con voce tesa, poi si voltò e corse via.
Perrin distolse subito lo sguardo, ma l’immagine gli rimase impressa nella mente. Luce, Aram aveva ragione! Ma con un po’ di fortuna forse era riuscito a porre fine a quelle visite. Avrebbe dovuto farlo presente ad Aram e agli uomini dei Fiumi Gemelli. Forse anche i Cairhienesi gli avrebbero dato ascolto.
«Che cosa ne faremo di loro, lord Perrin?» Aram, ancora girato, non si stava riferendo più ai gai’shain.
«Questa decisione spetta a Rand» rispose Perrin pensieroso, con la soddisfazione che gli svaniva dal volto. Forse era strano pensare che della gente che se ne andava in giro nuda fosse un problema irrilevante, eppure ce n’era uno molto più importante. Uno che Perrin si sforzava di evitare con la stessa energia con cui evitava ciò che giaceva a nord.
Dal lato opposto della cerchia di carri c’erano circa venti donne sedute in terra. Erano tutte ben vestite, molte indossavano abiti di seta e quasi tutte avevano un leggero mantello di lino per proteggersi dalla polvere, ma non era visibile una sola goccia di sudore sui loro volti. Tre parevano talmente giovani che avrebbe potuto invitarle per un ballo, se non fosse stato sposato con Faile.
E se non fossero Aes Sedai, pensò sarcastico. Una volta aveva ballato con un’Aes Sedai e si era quasi ingoiato la lingua quando aveva capito chi aveva fatto vorticare fra le sue braccia. Si era trattato di un’amica, se si poteva usare quella parola con un’Aes Sedai. Quelle tre dovevano essere state innalzate da poco al rango di Sorelle, se si riusciva a capire che erano giovani. Le altre erano di età indefinibile. Forse avevano vent’anni, forse quaranta, sembravano diverse a ogni sguardo. Almeno per quanto riguardava i lineamenti, poiché molte avevano i capelli grigi. Non era possibile capire l’età di un’Aes Sedai. E non solo l’età.
«Almeno quelle non sono più pericolose» osservò Aram, voltandosi di scatto verso tre Sorelle un po’ discoste dalle altre.
Una piangeva con il volto appoggiato alle ginocchia, le altre due fissavano stanche nel vuoto, una lisciandosi automaticamente il vestito. Erano in quella condizione dal giorno prima, ma almeno avevano smesso di gridare. Se Perrin aveva capito bene la situazione, cosa di cui non era affatto sicuro, dovevano essere state quietate quando Rand si era liberato. Non avrebbero mai più incanalato l’Unico Potere. Con ogni probabilità, per un’Aes Sedai era meglio la morte.
Si era aspettato che le altre Aes Sedai le consolassero, invece per lo più le ignoravano del tutto, anche se era un po’ troppo evidente il loro sforzo di guardare qualsiasi altra cosa, da qualsiasi altra parte. D’altronde, anche le Aes Sedai quietate sembrava si rifiutassero di riconoscere la presenza delle altre. All’inizio, almeno, alcune delle altre Sorelle si erano avvicinate a loro, sempre una alla volta, calme in apparenza ma pervase da una forte avversione e riluttanza. Tuttavia, non potevano far nulla per alleviare il dolore delle tre, né a parole né con lo sguardo. Oggi nessuna si era accostata.