La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Temo che Canvele sia d’accordo con me, Asunawa.» Lo era dall’alba di quel giorno, da quando si era accorto che Valda aveva portato mezza legione nella fortezza. Canvele non era uno sciocco. «La questione non è se io sarò il lord capitano Comandante col tramontare del sole, ma chi guiderà la Mano della Luce nella sua ricerca della verità.»
Asunawa non era un codardo, ed era persino meno sciocco di Canvele. Non tentennò, e non chiese nemmeno come Valda avesse intenzione di rendere concreta quella sua minaccia. «Capisco» rispose dopo un momento, quindi aggiunse sereno: «Vuoi ignorare la legge in tutto e per tutto, figlio mio?»
Valda scoppiò quasi a ridere. «Puoi vedere Morgase, ma non potrai sottoporla ai tuoi interrogatori fin quando non avrò finito con lei.» E per questo non sarebbe bastata una notte. Trovare un rimpiazzo per il trono del Leone, una donna che capisse qual era il suo giusto rapporto con i Figli della Luce come lo intendeva re Ailron in Amadicia, poteva richiedere del tempo.
Forse Asunawa lo capiva, e forse no. Aprì bocca, e dalla soglia giunse un sussulto. Era il segretario di Niall, nodoso e con il suo viso puntuto; teneva le labbra increspate e gli occhi socchiusi cercavano di guardare tutto tranne i corpi stesi al suolo.
«Un giorno triste, mastro Balwer» intonò Asunawa, con la voce dura ma addolorata. «Il traditore Omerna ha ucciso il nostro lord capitano Comandante Pedron Niall, che la Luce illumini la sua anima.» Non aveva alterato la verità. Il petto di Niall non si muoveva più, e ucciderlo era stato un tradimento. «Il lord capitano Valda è arrivato troppo tardi per salvarlo, ma ha ucciso Omerna proprio mentre commetteva il suo peccato.»
Balwer sobbalzò e incominciò a strofinarsi le mani.
Valda era irritato da quell’uomo simile a un uccello. «Visto che sei qui, Balwer, tanto vale che ti renda utile.» Non amava le persone inutili, e quello scrivano era l’inutilità fatta persona. «Porta questo messaggio a tutti i capitani comandanti nella Fortezza. Di’ loro che il lord capitano Comandate è stato ucciso e che convoco una riunione del Consiglio degli Unti.» Come prima cosa dopo essere stato eletto lord capitano Comandante, avrebbe cacciato quell’ometto rinsecchito dalla Fortezza, lo avrebbe scaraventato tanto lontano da farlo rimbalzare due volte e si sarebbe scelto un segretario meno irritante. «Che Omerna fosse al soldo delle streghe o del Profeta, intendo vendicare Pedron Niall.»
«Ai tuoi ordini, mio signore.» La voce di Balwer era secca e meschina. «Farò come ordini.» Alla fine riuscì a guardare il corpo di Niall; mentre se ne andava profondendosi in inchini spasmodici, non guardò altro che il cadavere.
«A quanto pare, sarai il prossimo lord capitano Comandante, dopo tutto» osservò Asunawa quando Balwer se ne fu andato.
«Così pare.» Rispose asciutto Valda. Vicino alla mano di Niall c’era una sottile striscia di carta, del tipo usato per i messaggi inviati con i piccioni viaggiatori. Valda si piegò e lo raccolse, poi emise un verso disgustato. Il rotolino era finito in una pozza di vino; qualsiasi cosa vi fosse stata scritta, era andata perduta. L’inchiostro era una macchia sfocata.
«E la Mano avrà Morgase quando lei non ti servirà più.» Non era affatto una domanda.
«Te la consegnerò io in persona.» Forse avrebbe potuto organizzare qualcosa in modo da soddisfare l’appetito di Asunawa per un po’. Poteva anche servire ad assicurare che Morgase continuasse a essere docile. Valda lasciò cadere il pezzo di carta ormai inservibile sul corpo di Niall. Col passare degli anni il vecchio lupo aveva perso scaltrezza e ardimento. Adesso toccava a Eamon Valda imbrigliare le streghe e il loro falso Drago.
Steso ventre a terra in cima a una collina, Gawyn osservava il disastro che si stendeva sotto il sole pomeridiano. I Pozzi di Dumai si trovavano chilometri a sud, oltre pianure ondulate e basse colline, ma ancora riusciva a vedere il fumo che saliva dai carri in fiamme. Non sapeva cosa fosse accaduto in quel luogo dopo che aveva condotto in salvo tutti i Cuccioli che era riuscito a riunire.
Al’Thor stava vincendo, lui e quegli uomini in giubba nera che a quanto era parso stavano incanalando, abbattendo Aes Sedai e Aiel allo stesso modo. Gawyn aveva capito che era giunto il momento di allontanarsi quando aveva visto delle Sorelle fuggire.
Gli sarebbe piaciuto uccidere al’Thor. Lo avrebbe fatto per vendicare la morte di sua madre: Egwene negava che fosse stato Rand, ma non aveva prove. E lo avrebbe fatto per sua sorella. Se Min aveva detto la verità — avrebbe dovuto costringerla a lasciare l’accampamento insieme a lui, anche se la ragazza non voleva; erano troppe le cose che avrebbe dovuto fare in maniera diversa quel giorno —, se Min aveva ragione ed Elayne amava al’Thor, quel destino terribile era un motivo sufficiente per ucciderlo. Forse l’avevano fatto gli Aiel per lui. Ma ci sperava poco.
Sollevò il cannocchiale con una risata amara. Su una delle bande dorate era incisa un’iscrizione: ‘Da Morgase, regina di Andor, al suo adorato figlio, Gawyn. Che sia sempre una spada vivente in difesa di sua sorella e di Andor.’ Quelle parole adesso erano tristi.
Non c’era molto da vedere oltre l’erba secca e i piccoli gruppi di alberi sparsi. Il vento ancora soffiava, alzando ondate di polvere. Di tanto in tanto, un movimento in una fenditura tra bassi crinali gli suggeriva la presenza di uomini in marcia. Aiel, ne era sicuro. Si confondevano troppo bene con il paesaggio per essere dei Cuccioli in giubba verde. Che la Luce volesse che se ne fossero salvati altri, a parte quelli che lui aveva condotto in ritirata.
Si sentiva uno sciocco. Avrebbe dovuto uccidere al’Thor. Doveva ucciderlo, ma non ci riusciva. Non perché quell’uomo era il Drago Rinato, ma perché aveva promesso a Egwene di non alzare un dito contro di lui. Egwene era svanita da Cairhien come un’umile Ammessa, lasciandogli solo una lettera che aveva letto e riletto fino a consumare la carta lungo le linee della piegatura, e non sarebbe rimasto sorpreso se avesse scoperto che era andata ad aiutare al’Thor in qualche modo. Gawyn non poteva infrangere una promessa, men che mai una fatta alla donna che amava. Qualsiasi fosse stato il prezzo da pagare, avrebbe mantenuto la parola data. Sperava che Egwene avrebbe accettato il compromesso che lui aveva fatto con il proprio onore: non aveva alzato un dito per fare del male ad al’Thor, ma nemmeno per aiutarlo. La Luce volesse che Egwene non gli chiedesse mai una cosa simile. Si diceva che l’amore faceva marcire il cervello di un uomo, e lui ne era la prova.
A un tratto si schiacciò il cannocchiale contro l’occhio: una donna si era lanciata al galoppo in sella a un grande cavallo nero, allo scoperto. Non riuscì a scorgerne il viso, ma nessuna servitrice poteva indossare un abito diviso per cavalcare. Quindi almeno una delle Aes Sedai era riuscita a fuggire. Se le Sorelle erano uscite vive da quella trappola, forse ce l’avevano fatta anche altri Cuccioli. Con un po’ di fortuna li avrebbe trovati prima che venissero uccisi in piccoli gruppi dagli Aiel. Ma per ora doveva risolvere la questione di quella Sorella. Per molti versi avrebbe di gran lunga preferito proseguire senza di lei, ma non poteva permettersi di lasciarla lì da sola, magari per essere trafitta da una freccia che non avrebbe neppure visto arrivare. Mentre lui si alzava per farle cenno con un braccio, il cavallo inciampò e cadde, facendola volare sopra la propria testa.
Gawyn imprecò, e lo fece di nuovo quando il cannocchiale gli mostrò una freccia che spuntava dal fianco del cavallo. Ispezionò velocemente le colline e soffocò un’altra imprecazione; circa venti Aiel velati erano in piedi su una cresta e fissavano il cavallo e l’Aes Sedai, a meno di cento passi di distanza. Subito Gawyn si guardò alle spalle. La Sorella si alzò barcollante. Se avesse mantenuto il controllo e usato il Potere, quei pochi Aiel non avrebbero potuto farle del male in alcun modo, soprattutto se si fosse nascosta dietro al cavallo per evitare altre frecce. Ciò nonostante, lui si sarebbe sentito meglio una volta che l’avesse portata al sicuro. Si allontanò dal promontorio per evitare che gli Aiel lo vedessero e scivolò dal pendio opposto fino a quando poté alzarsi.