La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Ho avuto conferma che la Torre Bianca è davvero spezzata» proseguì Omerna. «La... L’Ajah Nera ha preso Tar Valon.» Non c’era da meravigliarsi se sembrava nervoso, visto che stava pronunciando un’eresia. Non esisteva l’Ajah Nera; tutte le streghe erano Amiche delle Tenebre.
Niall lo ignorò e ruppe il sigillo di cera con l’unghia del pollice. Aveva usato Balwer per far circolare queste voci, e adesso ritornavano a lui. Omerna credeva in ogni pettegolezzo che sentiva, e li sentiva tutti.
«E alcuni rapporti dicono anche che le streghe stanno facendo trattative con il Falso Drago al’Thor, mio signore.»
Ma era ovvio che si accordassero con lui! Era una loro creatura, la loro marionetta. Niall ignorò le chiacchiere di quell’idiota e tornò verso la scacchiera mentre estraeva un sottile rotolo di carta dal cilindro. Non lasciava mai che gli altri conoscessero il contenuto di quei messaggi, ed erano comunque pochi anche quelli al corrente della loro mera esistenza. Srotolò il foglio con mani tremanti. Non gli succedeva da quando era stato un. ragazzino alla sua prima battaglia, più di settant’anni addietro. Ora quelle mani parevano poco più che un ammasso di nervi e ossa, ma erano ancora abbastanza forti per ciò che doveva fare.
La calligrafia non era quella di Varadin ma di Faisar, inviato a Tarabon per un motivo diverso. Leggendo, Niall sentì un nodo allo stomaco. Il messaggio era chiaro, non cifrato come quelli di Varadin. I rapporti di quest’ultimo erano il lavoro di un uomo sull’orlo della follia se non già pazzo, eppure Faisar ne confermava le ipotesi peggiori e andava anche oltre. Assai oltre. Al’Thor era una bestia furiosa, un distruttore che andava fermato, ma ora era apparso uri secondo animale, uno che forse poteva essere anche più pericoloso delle streghe di Tar Valon con il loro falso Drago addomesticato. Ma come avrebbe fatto lui, per la Luce, a combatterli entrambi?
«Sembra che la regina Tenobia abbia lasciato la Saldea, mio signore. E... e i fautori del Drago stanno mettendo a ferro e fuoco Altara e Murandy. Ho sentito dire che il Corno di Valere è stato ritrovato a Kandor.» .
Ancora in parte distratto, Niall sollevò lo sguardo e vide che Omerna gli era accanto, si stava inumidendo le labbra e tamponava il sudore della fronte con il dorso della mano. Senza dubbio sperava di riuscire a dare un’occhiata al messaggio. Be’, tutti lo avrebbero saputo abbastanza presto.
«Sembra che una delle tue fantasie più sfrenate non fosse poi tanto folle» osservò Niall, e fu allora che sentì il pugnale penetrargli fra le costole.
Il violento stupore lo paralizzò abbastanza a lungo da permettere a Omerna di liberare il pugnale e affondarlo di nuovo. Altri lord capitani comandanti erano morti in questo modo prima di lui, ma Niall non avrebbe mai pensato che l’assassino potesse essere Omerna. Cercò di bloccarlo, ma non aveva forza nelle braccia. Rimase aggrappato a lui, che resse il suo peso, e si ritrovò a fissarlo negli occhi.
Il volto di Omerna era rosso, sembrava sull’orlo delle lacrime. «Era necessario. Era necessario. Hai lasciato che le streghe se ne stessero indisturbate a Salidar e...» Come se si fosse accorto di colpo che stava abbracciando la sua vittima, lo spinse via.
Ora Niall non aveva più forza neppure nelle gambe. Cadde pesantemente contro il tavolo da gioco, facendolo capovolgere. Le pedine bianche e nere si sparsero intorno a lui sul pavimento di legno lucidato; la caraffa d’argento cadde versando il vino.. Il freddo che aveva sentito nelle ossa adesso stava espandendosi in tutto il corpo.
Niall non capì se fosse la sua percezione del tempo a rallentare o se tutto stesse accadendo così in fretta. Sentì il rumore di passi che risuonavano sul pavimento e sollevò il capo per vedere Omerna a bocca aperta e con gli occhi sgranati che si ritraeva da Eamon Valda. Proprio come Omerna, anche questi era l’immagine perfetta di un lord capitano, con il tabarro bianco e oro e la giubba bianca. Non era altrettanto alto e nemmeno così imperioso, ma il suo volto scuro era duro come non mai, e aveva un’arma fra le mani, la spada con il marchio dell’airone che gli era tanto cara.
«Tradimento!» gridò, per affondare poi la lama nel petto di Omerna.
Se avesse potuto, Niall avrebbe riso. Era difficile respirare, e sentiva il sangue che gli gorgogliava in gola. Valda non gli era mai piaciuto — in effetti, lo disprezzava — ma qualcuno doveva sapere. Cercò con lo sguardo la striscia di carta arrivata da Tanchico, che era caduta non molto lontano dalla sua mano; poteva passare inosservata, ma non se il suo cadavere l’avesse stretta tra le dita. E; quel messaggio andava letto. La mano sembrò strisciare lentamente sul pavimento, sfiorò la carta, spingendola lontano mentre cercava di afferrarla. La vista si stava annebbiando. Niall cercò di costringersi a vedere bene. Doveva... La nebbia si era ispessita. Una parte di lui cercò di ignorare quel pensiero; non c’era nebbia. La nebbia era più densa, e là fuori c’era un nemico, invisibile, nascosto, pericoloso quanto al’Thor e forse anche di più. Il messaggio. Cosa? Quale messaggio? Era tempo di montare a cavallo e sguainare la spada, era giunto il momento dell’ultimo attacco. Per la Luce, vincere o morire, stava arrivando! Niall cercò di ringhiare.
Valda pulì la lama sul tabarro di Omerna, poi si accorse che il vecchio lupo ancora respirava, un rumore graffiante e gorgogliante. Con una smorfia, si piegò per finirlo e... una mano scarna dalle dita lunghe lo afferrò per un braccio.
«Sarai tu adesso il lord capitano Comandante, figlio mio?» Il volto emaciato di Asunawa era quello di un martire, eppure gli occhi scuri bruciavano di un fervore che avrebbe intimorito anche quelli che non sapevano chi fosse. «Potresti benissimo esserlo, dopo che avrò testimoniato che hai ucciso l’assassino di Pedron Niall. Ma non se dovrò dire che hai squarciato anche la gola di Niall.»
Snudando i denti in quello che poteva essere anche un sorriso, Valda si tirò su. Asunawa aveva una strana forma di amore per la verità. Poteva legarla, appenderla e frustarla mentre gridava ma, per quanto ne sapeva lui, quell’uomo non aveva mai mentito. Uno sguardo agli occhi vitrei di Niall e alla pozza di sangue che si allargava sotto di lui bastò a Valda. Il vecchio stava morendo.
«Hai detto ‘potresti’, Asunawa?»
Il sommo Inquisitore si fece indietro allontanando il candido mantello dal sangue di Niall, e i suoi occhi erano più ardenti che mai. Neppure un lord capitano avrebbe dovuto trattarlo con tanta familiarità. «Esatto, figlio mio. Sei stato stranamente riluttante nel concordare che la strega Morgase dev’essere consegnata alla Mano della Luce. A meno che non mi assicuri...»
«Morgase ci serve ancora.» Interrompere Asunawa diede a Valda un grande piacere. Non gli piacevano gli Inquisitori, la Mano della Luce, come si facevano chiamare. Chi poteva apprezzare uomini che non incontravano mai un nemico se non disarmato e in catene? Si tenevano lontani dai Figli, separati. Sul mantello di Asunawa c’era solo il pastorale scarlatto degli Inquisitori, non il sole raggiato dei Figli che adornava il suo tabarro. Peggio ancora, gli Inquisitori parevano convinti che il lavoro con la ruota e le pinze roventi fosse il solo vero compito dei Figli. «Morgase ci darà Andor, quindi non ve la daremo prima di aver messo le mani su quel regno. E non potremo prendere Andor fino a quando non riusciremo a schiacciare la teppaglia del Profeta.» La precedenza spettava al Profeta, che predicava la venuta del Drago Rinato e, con la sua plebaglia, incendiava i villaggi restii a schierarsi con al’Thor. Il torace di Niall si sollevava a malapena, ormai. «A meno che tu non voglia barattare l’Amadicia con Andor invece di averle entrambe. Ho intenzione di vedere al’Thor impiccato e la Torre Bianca ridotta in polvere, Asunawa, e non mi sono unito al tuo piano solo per vederti mandarlo a monte in pieno svolgimento.»
Asunawa non fu colto alla sprovvista; non era facile intimorirlo. Non lì, con centinaia di Inquisitori nella Fortezza e quasi tutti i Figli attenti a non fare passi falsi con loro. Ignorò la spada fra le mani di Valda, e su quel volto da martire apparve un velo di tristezza. Le gocce di sudore sembravano lacrime di rammarico. «In questo caso, visto che il lord capitano Canvele crede che la legge vada rispettata, penso che...»