I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
«I Tarenesi non sono miei amici e Daerid è... inutile. Certo non un amico.» Fra i signori si levarono risate asciutte. «Ma guiderò una metà se tu guiderai l’altra.»
Talmanes prese uno dei guanti di metallo e se lo mise sulla mano, ma per un momento. Mat lo fissò. Guidare? Lui? Io sono un giocatore, non un soldato. Un amante, pensò. Ricordi di battaglie passate da molto tempo gli turbinavano in testa, ma li respinse. Tutto quello che doveva fare era cavalcare. Ma allora forse Talmanes avrebbe lasciato Estean e Daerid con tutto il resto, ad arrostire. Sullo spiedo che aveva preparato proprio lui. Anche così, fu una sorpresa per lui quando afferrò la mano dell’altro e disse: «Pensa a essere lì quando devi.»
In risposta Talmanes iniziò a fare nomi ad alta voce. Signori giovani o meno si diressero verso Mat, ognuno seguito da un portabandiera e forse una dozzina di seguaci. Fino a quando non ebbe circa quattrocento Cairhienesi. A Talmanes non restò molto da dire dopo la conversazione. Si limitò a guidare gli altri verso ovest, al trotto, sollevando una debole nuvola di polvere.
«Restate insieme» disse Mat alla sua metà. «Attaccate quando ve lo ordino, ritiratevi quando ve lo ordino e non fate rumore.»
Si sentì lo scricchiolio delle selle e il suono degli zoccoli mentre lo seguivano, ma almeno non parlavano o ponevano domande.
Un’ultima occhiata al gruppo di bandiere e ‘con’, quindi una curva nella valle li nascose alla visuale. Come aveva potuto cacciarsi in tutto questo? Era iniziato tutto così semplicemente. Solo avvisare e andare via. Ogni passo successivo era sembrato così piccolo, così indispensabile. Adesso era immerso nel fango fino alla vita e non aveva scelta se non proseguire. Sperava che Talmanes si sarebbe fatto vedere. L’uomo non gli aveva nemmeno chiesto chi fosse.
La valle tra le colline curvava e si biforcava mentre si dirigeva verso nord, tuttavia Mat aveva un buon senso dell’orientamento. Per esempio, sapeva bene da quale parte si trovavano il sud e la salvezza, e non era la sua direzione. Delle nuvole scure si stavano formando in alto verso la città, le prime così consistenti che vedeva da quelle parti. La pioggia avrebbe interrotto la siccità, un bene per i contadini se ne erano rimasti, e avrebbe impedito che la polvere si alzasse, fatto positivo per i cavalieri, perché non si sarebbero annunciati troppo presto. Forse se avesse piovuto gli Aiel avrebbero rinunciato e se ne sarebbero andati a casa. Anche il vento si stava sollevando, portando un po’ di frescura, tanto per cambiare.
Il rumore della battaglia proveniva dalla sporgenza, uomini che gridavano, strillavano. Era iniziata.
Mat fece voltare Pips, sollevò la lancia e la agitò a destra e sinistra. Fu quasi sorpreso quando i Cairhienesi si disposero in una lunga linea da entrambi i lati, rivolti verso il pendio. La reazione era stata istintiva, proveniente da un altro tempo e un altro luogo, ma quegli uomini avevano visto la battaglia. Mat fece procedere Pips attraverso gli alberi radi a passo lento, e gli altri lo seguirono con appena il rumore delle briglie.
Il suo primo pensiero dopo aver raggiunto la sommità fu di sollievo nello scorgere Talmanes e i suoi uomini che entravano nel campo visivo sulla cresta davanti a lui. Il secondo fu un’imprecazione.
Daerid aveva formato la posizione fortificata, delle foreste di lance per quattro file miste ad arcieri per creare un largo quadrato. Le lunghe picche rendevano difficile per gli Shaido avvicinarsi, anche se ci provavano, gli arcieri e i balestrieri scambiavano tiri intensi e veloci con gli Aiel. Uomini cadevano da entrambi i lati, ma le picche si chiudevano quando uno veniva a mancare, stringendo il quadrato. Naturalmente gli Shaido non sembravano ridurre il loro attacco.
I difensori erano smontati da cavallo nel centro, e forse la metà dei signori tarenesi con i loro seguaci. La metà. Era quello che gli faceva venire voglia di imprecare. Il resto si era scagliato fra gli Aiel, sferrando colpi e affondando con spade e lance in gruppi di cinque o dieci, a volte da soli. Dozzine di cavalli senza nessuno in sella costituivano la rappresentazione più eloquente di come se la stessero cavando. Melarmi era a terra con i suoi portabandiera, dandosi da fare con la sua spada. Due Aiel sfrecciarono per colpire i tendini del cavallo del giovane lord, e quello cadde agitando la testa. Mat era sicuro che aveva gridato, ma il clamore della battaglia coprì il rumore, poi Melarmi scomparve dietro delle figure coperte dai cadin’sor che affondavano le lance. Il portabandiera resistette qualche attimo in più.
Meglio così, pensò torvo Mat. In piedi sulle staffe sollevò la lancia con la lama della spada, quindi la spinse in avanti gridando: «Los! Los caba’drin!»
Se avesse potuto avrebbe ritirato quelle parole e non perché erano nella lingua antica. La valle sembrava un calderone in ebollizione. Anche se i Cairhienesi non avevano capito il comando di ‘avanti cavalleria’ nella lingua antica, avevano afferrato il gesto, specialmente quando Mat ricadde sulla sella e tirò in basso i talloni. Non che davvero volesse, ma adesso non vedeva cos’altro poteva fare. Aveva messo lui quegli uomini in una situazione del genere, alcuni forse si sarebbero salvati se gli avesse detto di voltarsi e fuggire, ma non aveva scelta.
Con le bandiere e i ‘con’ che si agitavano, i Cairhienesi caricarono a fondovalle con lui, lanciando grida di battaglia. «Sangue e maledette ceneri!» Dal lato opposto della valle Talmanes caricava con la stessa veemenza.
Certi di avere tutti gli abitanti delle terre bagnate stretti in una morsa fatale, gli Shaido non videro gli altri fino a quando non gli piombarono addosso alle spalle o da entrambi i fianchi. Fu allora che i fulmini incominciarono a cadere. Dopo le cose divennero davvero spaventose.
44
La tristezza minore
Rand aveva la camicia appiccicata addosso per il sudore causato dallo sforzo, ma teneva la giubba come protezione dai refoli di vento che soffiavano verso Cairhien. Mancava almeno un’altra ora prima che il sole raggiungesse il picco di mezzogiorno, eppure si sentiva già come se avesse corso tutta la mattina e alla fine fosse stato preso a bastonate. Avvolto nel vuoto era solo vagamente consapevole della debolezza, percepiva appena il dolore nelle braccia, nelle spalle, in fondo alla schiena e un pulsare attorno alla ferita non cicatrizzata nel fianco. Che ne fosse consapevole la diceva lunga. Colmato dal Potere, riusciva a distinguere le foglie sugli alberi a cento passi di distanza, ma qualsiasi cosa accadesse al suo corpo avrebbe dovuto percepirla come se riguardasse qualcun altro.
Da molto tempo stava attingendo saidin attraverso l’angreal che, aveva in tasca, la piccola scultura dell’uomo grasso. Anche così, lavorare con il Potere adesso era faticoso, scagliandolo per chilometri, ma solo i rancidi filamenti che si distaccavano quando scagliava evitavano che ne attingesse di più. Il Potere era dolce, contaminato o meno. Dopo ore trascorse a incanalare senza riposo, era stanco. Allo stesso tempo doveva combattere saidin con forza anche maggiore, per impiegare gran parte dell’energia al fine di evitare di ridursi in cenere sul posto, la mente bruciata. Era anche più difficile tenere a bada la distruzione di saidin, più difficile resistere al desiderio di attingerne ancora, più difficile maneggiare quello che aveva attinto. Una sgradevole spirale che lo trascinava verso il basso, e dovevano passare ancora delle ore prima che le sorti della battaglia si decidessero.