Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
«Prima arriviamo, prima torniamo» disse lui, montando in sella al baio. Mentre cavalcava attraverso il varco creato per far uscire i carri, gli uomini dei Fiumi Gemelli stavano già cominciando a rimettere a posto i pali mancanti. Nessuno difettava di cautela, con gli uomini di Masema nelle vicinanze.
Pur essendo a cento passi di distanza, i suoi occhi colsero un movimento, qualcuno a cavallo che scivolava via fra le ombre sotto gli alberi svettanti. Uno degli osservatori di Masema, senza dubbio, che correva a riferire al Profeta che Perrin e Berelain avevano lasciato l’accampamento. Per quanto potesse cavalcare veloce, però, non avrebbe fatto in tempo. Se Masema voleva Berelain o Perrin morti, come pareva probabile, avrebbe dovuto attendere un’altra opportunità. Gallenne però non aveva intenzione di correre rischi. Nessuno aveva visto tracce di Santes o Gendar, i cacciatori di ladri di Berelain, sin dal giorno in cui non erano tornati dal campo di Masema, e per Gallenne questo era un messaggio chiaro quanto le loro teste in un sacco. Fece disporre i suoi lancieri in un anello vigile attorno a Berelain prima che raggiungessero gli alberi. E anche attorno a Perrin, ma quello era solo fortuito. Se avesse potuto fare a modo suo, Gallenne avrebbe portato tutte e novecento le sue Guardie Alate o, meglio ancora, avrebbe convinto Berelain a non andare. Anche Perrin ci aveva provato, senza miglior fortuna. Quella donna aveva l’abitudine di ascoltare e poi fare esattamente quello che le pareva. Anche Faile era così. Alle volte un uomo non poteva far altro che conviverci. Molto spesso, dato che non c’era nient’altro da fare.
Gli enormi alberi e gli affioramenti di roccia che spuntavano dalla neve ruppero la formazione, naturalmente, ma era ancora uno spettacolo variopinto perfino nella fioca illuminazione della foresta, i rossi pennacchi che sventolavano con la leggera brezza ai raggi obliqui del sole, cavalieri in armatura rossa che svanivano ogni tanto dietro massicce querce ed ericacee. Le tre Aes Sedai cavalcavano dietro Perrin e Berelain, seguite dai loro Custodi, tutti intenti a perlustrare il bosco attorno a sé, e poi gli uomini con lo stendardo di Berelain. Kireyin e il vessillo di Ghealdan venivano poco più indietro, i suoi disposti in lucenti file ordinate, o quanto più vi si potevano avvicinare. Il fatto che la foresta sembrasse rada era solo un’impressione, e mal si addiceva a file ordinate e sgargianti stendardi, ma con l’aggiunta di sete broccate, gemme, una corona e i Custodi nei loro mantelli cangianti, era una vista davvero impressionante. Perrin avrebbe potuto ridere, anche se con poca allegria.
Berelain parve percepire i suoi pensieri. «Quando vai a comprare un sacco di farina,» disse «indossa lana semplice, in modo che il venditore pensi che non puoi permetterti di pagare più di quanto devi. Quando te ne serve un carico, indossa gioielli in modo che pensi che ti puoi permettere di comprare tutta quella su cui riesce a mettere le mani.»
Perrin malgrado il suo umore borbottò una risata. Suonava molto simile a qualcosa che una volta gli aveva detto mastro Luhhan, con una gomitata nelle costale per fargli capire che era una battuta e uno sguardo negli occhi che diceva che era qualcosa di più. Vestiti male quando vuoi un piccolo favore, ed elegante quando ne vuoi uno grosso. Era davvero lieto che Berelain non odorasse più come un lupo in caccia. Almeno aveva una cosa di meno di cui preoccuparsi.
Raggiunsero presto la coda dei carri, una linea che non era più in movimento quando arrivarono al terreno di Viaggio. Asce e sudore avevano rimosso gli alberi recisi dai passaggi e avevano creato una piccola radura, ma era affollata ancora prima che Gallenne comandasse al suo anello di lancieri di circondarla rivolti verso l’esterno. Fager Neald si trovava già lì, un vanesio Murandiano con i baffi incerati a punta, in sella a un castrone pezzato. La sua giubba non sarebbe stata riconoscibile per chi non avesse mai visto un Asha’man: l’unica di ricambio che aveva era sempre nera, e almeno non aveva delle spille che potessero distinguerlo. La neve non era alta, ma anche i venti uomini dei Fiumi Gemelli guidati da Wil al’Seen erano sui loro cavalli, invece di starsene a terra ad aspettare che i piedi gli gelassero negli stivali. Avevano l’aria più dura di quando avevano lasciato i Fiumi Gemelli con lui, archi lunghi appesi lungo la schiena, faretre traboccanti e spade di varie forme alla cintura. Perrin sperava di poterli mandare a casa presto o, ancora meglio, di portarli a casa.
Molti stavano tenendo in equilibrio un’arma ad asta sopra la sella, ma Tod al’Caar e Flann Barstere portavano degli stendardi, la testa di lupo cremisi di Perrin e l’aquila rossa di Manetheren. La forte mascella di Tod aveva un piglio ostinato, e Flann, un tizio alto e ossuto da Watch Hill, pareva imbronciato. Era probabile che non avesse voluto quell’incarico. E forse neanche Tod. Wil rivolse a Perrin uno di quegli sguardi schietti e innocenti che in patria ingannavano così tante ragazze – a Wil piaceva fin troppo ricamo sulla sua giacca nei giorni di festa, e adorava cavalcare davanti a quegli stendardi, probabilmente nella speranza che qualche donna pensasse fossero i suoi – ma Perrin lasciò correre. Nella radura c’erano altre tre persone ancor più inaspettate dei vessilli.
Tenendo stretto attorno a sé il mantello come se la brezza leggera fosse un vento forte, Balwer spronò goffamente in avanti il suo roano dal muso schiacciato a incontrare Perrin. Due dei seguaci di Faile procedevano dietro di lui con espressione di sfida. Gli occhi azzurri di Medore parevano strani nel suo scuro volto tarenese, ma d’altro canto la sua giacca, con le maniche a sbuffo a strisce verdi, pareva altrettanto strana attorno alla sua sagoma prosperosa. Figlia di un Sommo Signore, era una nobildonna fino al midollo, e abiti da uomo non le si addicevano. Latian, cairhienese e pallido in una giubba scura quasi quanto quella di Neald, seppur caratterizzata da quattro strisce rosse e blu lungo il torace, non era molto più alto di lei, e il modo in cui tirava su col naso affilato per un raffreddore e se lo strofinava, lo faceva sembrare meno competente. Nessuno dei due portava una spada, un’altra sorpresa.
«Mio signore; mia signora Prima» disse Balwer in quella sua voce asciutta, profondendosi in un inchino dalla sua sella, come un passero che si muove su e giù sopra un ramo. I suoi occhi guizzarono verso le Aes Sedai dietro di loro, ma quello fu l’unico segno che diede di aver notato le Sorelle. «Mio signore, mi sono ricordato di avere un conoscente in questa So Habor. Un coltellinaio che viaggia con la sua mercanzia, ma potrebbe essere a casa, e sono diversi anni che non lo vedo.» Questa era la prima volta che aveva menzionato di avere un amico da qualche parte, e una cittadina sepolta nel nord dell’Altara sembrava un posto singolare per una cosa del genere; ma Perrin annuì. Stava cominciando a sospettare che su Balwer ci fosse più di quanto l’uomo lasciava intendere.
«E i tuoi compagni, mastro Balwer?» Il volto di Berelain rimase impassibile nel suo cappuccio orlato di pelliccia, ma odorava divertita. Sapeva molto bene che Faile aveva utilizzato i suoi giovani seguaci come spie ed era sicura che Perrin li impiegasse allo stesso modo.
«Desideravano fare una gita, mia signora Prima» replicò in tono cortese l’ometto ossuto. «Garantirò io per loro, mio signore. Hanno promesso di non causare guai, e potrebbero apprendere qualcosa.»
Odorava divertito – un aroma stantio, ovviamente, provenendo da lui – anche se con una punta di irritazione. Balwer sapeva che lei sapeva, cosa di cui non era compiaciuto, ma Berelain non menzionava mai la cosa direttamente, il che andava bene. C’era decisamente di più su Balwer di quanto lasciava intendere.
L’uomo doveva avere le proprie ragioni per portarli con sé. Era riuscito a impiegare tutti i giovani seguaci di Faile in un modo o nell’altro, e li mandava a origliare od osservare fra i Ghealdani, i Mayenesi e perfino gli Aiel. Stando a lui, quello che gli amici dicevano poteva essere altrettanto interessante di quello che pianificavano i nemici, e questo quando c’era la certezza che fossero amici. Naturalmente Berelain sapeva che la sua gente veniva spiata. E anche Balwer sapeva che lei lo sapeva. E lei sapeva che lui... Era tutto troppo complicato per un fabbro di campagna.