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Crocevia del crepuscolo

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Crocevia del crepuscolo
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Logain si irrigidì un po’ di più a ogni parola, ma il suo sguardo rimase fisso su Rand. Era evidente come le corna su un ariete che stava ignorando gli altri nella stanza. Min non aveva voluto aver nulla a che fare con questo incontro e si era messa in disparte a leggere; Rand non riusciva a capire nulla nei libri di Herid Pel, ma lei li trovava affascinanti. Era stato lui a insistere perché Loial rimanesse, e l’Ogier stava fingendo di esaminare le fiamme nel caminetto. Tranne quando lanciava un’occhiata alla porta, le orecchie dalle punte pelose che si contraevano come se si stesse domandando se poteva scivolare via inosservato grazie alla tempesta. Accanto all’Ogier, Davram Bashere appariva più basso di quanto fosse in realtà, un uomo ingrigito con scuri occhi obliqui, un naso adunco e spessi baffi che curvavano all’ingiù attorno alla bocca. Portava anche la sua spada, una lama più corta di quella di Logain, e sinuosa. Bashere passava più tempo scrutando nella sua coppa di vino che verso qualunque altra cosa, ma ogni volta che i suoi occhi toccavano Logain, inconsciamente faceva scorrere un pollice lungo l’elsa della spada. Perlomeno Rand pensava che fosse un gesto inconscio.

«Taim ha dato l’ordine» disse Logain, freddamente a disagio nel fornire spiegazioni di fronte a un pubblico. Un fulmine improvviso vicino alla casa proiettò ombre sinistre sul suo volto per un istante, una lugubre maschera di oscurità. «Io presumevo che provenisse da te.» I suoi occhi si mossero leggermente in direzione di Bashere, e la sua bocca si strinse. «Taim da un bel po’ di cose che la gente crede siano tue istruzioni,» proseguì riluttante «ma ha i suoi piani personali. Flinn, Narishma e Manf or sono sulla lista dei disertori, come ogni Asha’man che hai tenuto con te. E lui ha una cricca di venti o trenta che addestra personalmente. Ogni uomo che indossa il drago fa parte di quel gruppo tranne me, e mi avrebbe impedito di portarlo se avesse osato. Qualunque cosa tu abbia fatto, ora è tempo di rivolgere i tuoi occhi alla Torre Nera, prima che Taim la spacchi peggio di quello che è accaduto alla Torre Bianca. Se accadrà, scoprirai che la maggior parte è leale a lui, non a te. Lo conoscono. Molti non ti hanno nemmeno mai visto.»

Irritato, Rand si tirò giù le maniche e affondò in una sedia. A Logain quello che aveva fatto non importava. L’uomo sapeva che saidin era pulito, ma non riusciva a credere che Rand o qualunque altro uomo potesse averlo davvero purificato. Il Creatore aveva forse deciso di allungare una mano pietosa dopo tremila anni di sofferenze? Il Creatore aveva fatto il mondo e poi ne aveva lasciato il destino nelle mani dell’umanità, un paradiso o il Pozzo del Destino a loro scelta. Il Creatore aveva fatto molti mondi, osservato ognuno prosperare o morire, e aveva proseguito per creare altri innumerevoli mondi. Un giardiniere non piangeva la morte di ogni bocciolo.

Per un istante pensò che quelle dovessero essere riflessioni di Lews Therin. Non aveva mai fatto quel genere di ragionamenti sul Creatore o qualunque altra cosa ricordasse. Ma poteva percepire Lews Therin annuire in approvazione, un uomo che ne ascoltava un altro. Nondimeno, non era il tipo di questione su cui avrebbe riflettuto prima di Lews Therin. Quanta distanza rimaneva fra loro?

«Taim dovrà attendere» disse in tono stanco. Quanto avrebbe potuto attendere Taim? Fu sorpreso di non sentire Lews Therin scatenarsi a dirgli di uccidere quell’uomo. Desiderò che quello lo facesse sentire più a suo agio. «Sei venuto solo per assicurarti che Logain mi raggiungesse sano e salvo, Bashere, o per dirmi che qualcuno ha accoltellato Dobraine? O anche tu hai un compito urgente per me?»

Bashere sollevò un sopracciglio al tono di Rand e la sua mascella si contrasse quando scoccò un’occhiata a Logain, ma dopo un momento sbuffò così forte che gli spessi baffi avrebbero dovuto tremolare. «Due uomini hanno messo a soqquadro la mia tenda,» disse, appoggiando la sua coppa di vino su un azzurro tavolo intagliato contro la parete «uno dei quali aveva con sé un messaggio che avrei potuto giurare di aver scritto io, se non avessi saputo che non era così. Un ordine di portar via ‘certi oggetti’. Loial mi ha riferito che gli individui che hanno accoltellato Dobraine avevano lo stesso tipo di messaggio, a quanto pare nella grafia di Dobraine. Anche un cieco potrebbe vedere cosa stavano cercando, pensandoci un attimo. Dobraine e io siamo i candidati più probabili a sorvegliare i sigilli per te. Tu ne hai tre, e dici che tre sono rotti. Forse l’Ombra sa dove si trova l’ultimo.»

Loial si era voltato dal caminetto mentre il Saldeano parlava, le sue orecchie rigide, e ora proruppe: «Questa è una faccenda seria, Rand. Se qualcuno spezza tutti i sigilli della prigione del Tenebroso, o forse anche solo un altro o altri due, il Tenebroso potrebbe liberarsi. Perfino tu non puoi affrontarlo! Voglio dire, so che le Profezie sostengono che lo farai, ma deve trattarsi solo di un modo di dire.» Perfino Logain appariva preoccupato, i suoi occhi studiavano Rand come se stessero valutando le sue possibilità contro il Tenebroso.

Rand si appoggiò all’indietro nella sedia, attento a non mostrare la propria stanchezza. I sigilli sulla prigione del Tenebroso da un lato, Taim che spaccava gli Asha’man dall’altro. Il settimo sigillo era già stato rotto? L’Ombra stava già facendo le mosse di apertura dell’Ultima Battaglia. «Una volta mi dicesti qualcosa, Bashere. Se il nemico ti offre due bersagli...»

«Colpiscine un terzo» terminò prontamente Bashere, e Rand annuì. Comunque lui aveva già deciso. Il tuono sbatacchiò le finestre fino a scuotere l’intelaiatura. La tempesta era in forte aumento.

«Non posso combattere l’Ombra e i Seanchan allo stesso tempo. Manderò voi tre a negoziare una tregua con i Seanchan.»

Bashere e Logain rimasero in silenzio come tramortiti. Finché non cominciarono a discutere, con le voci che si coprivano a vicenda. Loial sembrava davvero pronto a svenire.

Elza si muoveva irrequieta, ascoltando il rapporto di Fearil su ciò che era accaduto da quando l’aveva lasciato a Cairhien. Non era la voce roca dell’uomo a irritarla. Lei odiava i fulmini e desiderava poter impedire ai violenti lampi di balenare alle finestre, proprio come aveva protetto con un flusso la sua stanza contro orecchie indiscrete. Nessuno avrebbe reputato strano il suo desiderio di riservatezza, dato che aveva trascorso vent’anni a convincere tutti di essere sposata con l’uomo dai capelli pallidi. Malgrado la sua voce, Fearil pareva il genere d’uomo che una donna avrebbe sposato, alto, snello e piuttosto piacente. Il duro taglio della sua bocca non faceva che accentuare il suo fascino, in realtà. Certo, qualcuno avrebbe potuto ritenere singolare che lei non avesse mai avuto più di un Custode allo stesso tempo, se ci si soffermava a pensarci. Un uomo con i giusti requisiti era difficile da trovare, ma forse avrebbe dovuto cominciare a cercare. Il fulmine illuminò di nuovo le finestre.

«Sì, sì, basta così» lo interruppe infine. «Hai fatto la cosa giusta, Fearil. Sarebbe parso strano se tu fossi stato l’unico a rifiutarsi di trovare la propria Aes Sedai.» Un senso di sollievo si diffuse lungo il legame. Lei era severa sull’obbedienza ai suoi ordini, e mentre sapeva di non poterlo uccidere – di non volerlo, perlomeno – la punizione richiedeva soltanto che lei mascherasse il legame in modo da non condividere il suo dolore. Quello e una protezione per soffocare le sue urla. Elza detestava le urla quasi quanto i fulmini.

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