Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Arganda scoccò un’occhiata corrucciata verso le tende aiel e poi verso i Mayenesi, quindi si diresse con ampie falcate verso il punto in cui attendevano altrettanti lancieri ghealdani, nelle loro armature scintillanti e i verdi elmi conici, e parlò in tono sommesso all’uomo che li avrebbe comandati. Questi era un individuo snello di nome Kireyin e, dallo sguardo altezzoso visibile dietro le sbarre del suo elmo argentato, Perrin sospettò che fosse di nobili natali. Arganda era così basso che Kireyin dovette piegarsi per ascoltare ciò che aveva da dirgli, e quella necessità gelò la sua espressione ancora di più. Al posto di una lancia con un pennacchio verde, uno degli uomini dietro Kireyin stava portando un’asta con uno stendardo rosso su cui campeggiavano le tre stelle argentee a sei punte di Ghealdan, e una delle Guardie Alate recava il falco dorato di Mayene in campo azzurro.
Anche Aram si trovava lì, anche se in disparte e non pronto per cavalcare. Avviluppato nel suo mantello verde putrido, l’elsa della spada che gli spuntava dalla spalla, divise equamente le sue occhiatacce di gelosia fra i Mayenesi e i Ghealdani. Quando vide Perrin, lo sguardo dell’uomo si fece imbronciato e lui si allontanò in tutta fretta, passando fra gli uomini dei Fiumi Gemelli in attesa della colazione. Non si fermò per scusarsi quando andò a sbattere contro qualcuno. Col passare dei giorni e mentre se ne stavano seduti ad aspettare Aram era diventato sempre più permaloso, schernendo e prendendo a male parole chiunque eccetto Perrin. Il giorno precedente era quasi venuto alle mani con un paio di Ghealdani su qualcosa che nessuno di loro riuscì a ricordare quando li ebbero separati; Aram sosteneva che i Ghealdani non avessero rispetto e loro gli avevano detto di lavarsi la bocca. Quella era la ragione per cui l’ex Calderaio veniva lasciato indietro. La faccenda a So Habor sarebbe stata già abbastanza delicata senza bisogno che Aram scatenasse un litigio che Perrin non andava cercando.
«Tieni d’occhio Aram» disse piano quando Dannil gli portò il suo baio. «E soprattutto Arganda» aggiunse, infilando i borselli nelle sue bisacce e chiudendo per bene i lembi con la fibbia. Il peso del contributo di Berelain era addirittura pari al suo e quello di Arganda messi assieme. Be’, aveva motivo di essere generosa. I suoi uomini erano affamati come chiunque altro. «A me Arganda pare un uomo pronto a fare qualcosa di stupido.» Resistenza saltellò un poco e gettò indietro la testa quando Perrin prese le redini, ma lo stallone si calmò rapidamente sotto una mano ferma e gentile.
Dannil si strofinò i baffi simili a zanne con le nocche arrossate dal freddo e lanciò un’occhiata verso Arganda, poi espirò profondamente in una nebbiolina. «Lo sorveglierò, lord Perrin,» borbottò, dando uno strattone al proprio mantello «ma per quanto tu abbia detto che, una volta che ti sarai allontanato, avrò io il comando, lui non ascolterà nulla di quello che dirò.»
Purtroppo era vero. Perrin avrebbe preferito prendere Arganda con sé e lasciare Gallenne, ma nessuno dei due era stato disposto ad accettarlo. Il Ghealdano si rendeva conto che uomini e cavalli avrebbero cominciato presto a morire di fame se cibo e foraggio non fossero stati trovati da qualche parte, ma non si lasciava convincere a trascorrere un giorno più lontano di quanto non fosse già dalla sua regina. Per certi versi, il suo comportamento pareva più frenetico di quello di Perrin, o forse era solo più pronto a farsi sopraffare da esso. Lasciato a sé stesso, Arganda si sarebbe avvicinato agli Shaido ogni giorno di più fino a trovarsi proprio sotto il loro naso. Perrin era pronto a morire per liberare Faile. Arganda pareva pronto a morire e basta.
«Fa’ quello che puoi per impedirgli di commettere qualcosa di stupido, Dannil.» Dopo un momento aggiunse: «Ma senza arrivare a sferrare colpi.» Non si aspettava che Dannil si spingesse oltre un certo limite per trattenere quell’individuo, in effetti. C’erano tre Ghealdani per ogni uomo dei Fiumi Gemelli, e Faile non sarebbe mai stata liberata se fossero arrivati a uccidersi fra loro. Perrin per poco non appoggiò la testa sul fianco di Resistenza. Per la Luce, com’era stanco, e non riusciva ancora a intravedere la fine di tutta questa faccenda. Un lento scalpitio di zoccoli annunciò l’arrivo di Masuri e Seonid, con i loro tre Custodi che cavalcavano proprio dietro di loro, avvolti in mantelli che li facevano scomparire quasi del tutto assieme a parte dei loro destrieri. Entrambe le Aes Sedai indossavano sete luccicanti, e una voluminosa collana d’oro, con i suoi pesanti fili a strati, risaltava sotto il bordo dello scuro mantello di Masuri. Una piccola gemma bianca dondolava sulla fronte di Seonid da una catenella dorata assicurata fra i suoi capelli. Annoura si rilassò, sistemandosi più comoda sulla sua sella. Lontano fra le tende aiel, le Sapienti erano in fila a osservare, sei donne alte col capo avvolto in scialli scuri. La gente di So Habor avrebbe potuto accogliere gli Aie! come quella di Malden, ma Perrin non era stato sicuro che le Sapienti avrebbero lasciato che qualunque Sorella andasse senza di loro. Erano state l’ultima ragione della loro attesa. Il sole era un bordo rosso dorato sulla sommità degli alberi.