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La corona di spade

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La corona di spade
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Seaine attese il seguito, ma l’Amyrlin si limitò a guardarla, sistemandosi il vestito striato di rosso.

«Cosa desideri esattamente che scopra, Madre?» chiese Seaine con cautela.

Elaida balzò in piedi. «Ti incarico di seguire il puzzo del tradimento, non importa dove ti guiderà o quanto in alto, si trattasse anche della Custode in persona. Ciò che troverai, a chiunque dovesse condurti, lo riferirai solo all’Amyrlin Seat, Seaine. Nessun’altra deve sapere. Hai capito bene?»

«Ho capito i tuoi ordini, Madre.»

Ed era l’unica cosa che aveva capito, si rese conto Seaine in un secondo momento, dopo che Elaida ebbe lasciato le sue stanze ancora più in fretta di come le aveva raggiunte. Si accomodò sulla sedia lasciata libera dall’Amyrlin per pensare, con le mani sotto il mento, proprio come si era sempre seduto suo padre. Alla fine, tutto era riconducibile alla logica.

Lei non si sarebbe schierata contro Siuan Sanche — a suo tempo l’aveva proposta come Amyrlin! — ma una volta accaduto e con tutte le formalità rispettate, anche se guardandosi bene dal non violare alcuna regola, aiutarla a fuggire era stato di sicuro un tradimento, come anche dare dei contrordini alle richieste dell’Amyrlin. Forse anche comunicare con al’Thor. Dipendeva dalla natura e dall’intento della comunicazione. Scoprire chi aveva modificato gli ordini dell’Amyrlin sarebbe stato difficile senza sapere di quale ordine si trattava. E dopo così tanto tempo, non era facile scoprire chi poteva aver aiutato Siuan a fuggire, come anche scoprire chi aveva scritto ad al’Thor. Erano troppi i piccioni viaggiatori che ogni giorno andavano avanti e indietro dalla Torre, tanto che talvolta sembrava che dal cielo piovessero penne. Se Elaida sapeva più di quanto aveva riferito, di sicuro non l’aveva lasciato a intendere. Il tutto non aveva molto senso. Il tradimento avrebbe fatto ribollire Elaida dalla rabbia, ma lei non l’aveva vista arrabbiata. Piuttosto era nervosa. E ansiosa di andare via. Reticente, come se non avesse voluto dirle tutto ciò che sapeva o sospettava. Quasi come se ne avesse paura. Quale tipo di tradimento poteva rendere Elaida nervosa o spaventata? Morte e disastro per tutta la Torre.

Proprio come i pezzi di un rompicapo, tutto andò al proprio posto e le sopracciglia di Seaine si sollevarono ancora una volta. Tutto era andato a posto. Sentì il sangue defluirle dal viso, le mani e i piedi d’un tratto gelati. Sigillato per la Fiamma. Aveva detto che avrebbe mantenuto il segreto, ma era cambiato tutto da quando aveva pronunciato quelle parole. Seaine sì spaventava solo quando era logico spaventarsi e, in quel momento, era terrorizzata. Non poteva affrontare tutto questo da sola. Ma di chi fidarsi? Date le circostanze, a chi avrebbe potuto chiedere? La risposta fu relativamente semplice. Seaine ci mise un po’ a riprendersi dalla sorpresa, ma poi uscì velocemente dalle sue stanze per avventurarsi fra gli alloggi delle Bianche, camminando molto più in fretta di quanto faceva di solito.

Nei corridoi c’erano come sempre gli inservienti, anche se lei camminava così in fretta che li superò quasi tutti prima che potessero anche solo cominciare a inchinarsi o fare la riverenza. Ma vide anche meno Sorelle del solito. Molte meno. Se le altre erano per lo più rimaste nei propri alloggi per diversi motivi, le poche che incontrò parevano sopperire per certi versi a quell’assenza. Passavano davanti agli arazzi appesi lungo i corridoi, con i volti sereni e con sguardi che parevano annebbiati. Di tanto in tanto due o tre donne scambiavano qualche parola, con gli occhi vigili che scattavano da una parte e dall’altra per controllare chi stesse ad ascoltare. E quelle che si univano per discutere erario della stessa Ajah. Solo il giorno precedente, Seaine era sicura di aver visto le donne scambiare amicizia e confidenze anche fra Ajah diverse. Le Bianche in teoria dovevano accantonare del tutto le emozioni, ma lei non aveva mia visto un motivo valido per diventare cieca a tutto il resto, come invece facevano alcune. Il sospetto rendeva l’aria della Torre densa come gelatina. Purtroppo non era una novità — l’Amyrlin aveva dato il via a tutto ciò con le sue restrizioni severe, e le voci su Logain avevano solamente esacerbato la situazione — ma quella mattina le cose parevano assai peggio del solito.

Da un angolo davanti a lei spuntò Talene Minly, e per qualche motivo portava lo scialle non solo sulle spalle ma avvolto attorno alle braccia, come se volesse fare bella mostra delle frange verdi. A quel punto si accorse che ogni Verde che aveva incontrato quella mattina portava lo scialle. Talene, con i capelli biondo oro, il corpo statuario e un carattere molto amabile, si era schierata a favore della deposizione di Siuan, ma era giunta alla Torre quando Seaine era Ammessa e quella decisione non aveva intaccato la loro amicizia di vecchia data. Talene le aveva fornito le proprie ragioni, che Seaine aveva accettato anche se non le condivideva. Quel giorno, l’amica si fermò guardandola sospettosa. Ormai erano tante le Sorelle che parevano guardarsi l’un l’altra in quel modo. In un altro momento Seaine si sarebbe fermata per parlare, ma non ora, con la mente piena di pensieri che potevano farle esplodere la testa come un melone marcio. Talene era un’amica e supponeva di potersi fidare di lei, ma supporre o credere non era sufficiente in questo caso. Forse in seguito, se avesse avuto tempo, sarebbe andata a cercarla. Sperando che fosse possibile, l’oltrepassò velocemente salutandola solo con un cenno del capo.

Giunta agli alloggi delle Rosse notò che l’umore generale era anche peggiore, e l’atmosfera ancora più tesa. Come per le altre Ajah, c’erano molte più stanze che Sorelle — la situazione era già stata tragica prima che fuggissero le ribelli — ma la Rossa era l’Ajah più numerosa e le Sorelle occupavano tutti i piani ancora in uso. Le Rosse portavano spesso lo scialle, anche quando non era necessario, e anche lì tutte le donne, fino all’ultima, facevano bella mostra delle frange rosse come fossero una bandiera. Le conversazioni si interrompevano quando Seaine si avvicinava e occhi freddi la seguivano nel silenzio più totale. Si sentì come un invasore nel territorio nemico mentre camminava su quel pavimento dalle mattonelle tanto particolari, bianche con la Fiamma di Tar Valon rossa. A pensarci bene, ogni parte della Torre poteva essere territorio nemico. Viste al contrario, quelle fiamme scarlatte potevano anche essere interpretate come la Zanna del Drago. Lei non aveva mai creduto a quelle favole irrazionali sulle Rosse e i falsi Draghi, eppure... Perché nessuna di loro negava?

Adesso aveva bisogno di chiedere indicazioni. «Non la disturberò se ha da fare» disse. «Una volta eravamo amiche intime e vorrei che lo fossimo di nuovo. Ora più che mai le Ajah non possono permettersi di naufragare lontano una dall’altra.» Tutto vero, anche se le Ajah sembrava che si stessero spaccando, ma la Domanese la stava ascoltando con un volto che sembrava inciso nel rame. Non c’erano molte Domanesi Rosse, e quelle poche di solito erano più cattive di un serpente incastrato in un recinto.

«Ti faccio strada, Adunante» rispose infine la donna, e non con molto rispetto. L’accompagnò, quindi rimase a guardare mentre Seaine bussava alla porta, come se non si fidasse a lasciarla da sola. Sui pannelli era incisa la Fiamma di Tar Valon, laccata rosso sangue.

«Avanti!» rispose una voce brusca dall’interno. Seaine aprì la porta sperando di avere ragione.

«Seaine!» esclamò Pevara contenta. «Che cosa ti porta qui stamattina? Avanti! Chiudi la porta e siediti!» Fu come se tutti gli anni da quando erano state novizie e Ammesse insieme si fondessero insieme. Abbastanza in carne e non molto alta — per la verità era bassa, per essere di Kandor — Pevara era anche molto carina, con uno scintillio allegro negli occhi scuri e il sorriso pronto. A Seaine dispiaceva che avesse scelto l’Ajah Rossa, non importava quanto fossero valide le sue ragioni, perché gli uomini ancora le piacevano. L’Ajah Rossa di solito attirava le donne già sospettose nei confronti degli uomini, ma altre la sceglievano perché il compito di trovarne alcuni che potevano incanalare era importante. Ma che apprezzassero o meno gli uomini, non erano molte le donne che potevano appartenere all’Ajah Rossa per molto tempo senza diventare ostili nei loro confronti. Seaine aveva motivo di credere che Pevara avesse scontato una punizione quasi subito dopo aver ottenuto lo scialle, perché aveva detto che le sarebbe piaciuto avere un Custode; da quando aveva raggiunto le alte sfere del Consiglio, aveva sempre sostenuto che un Custode avrebbe reso il lavoro dell’Ajah Rossa molto più semplice.

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