Il mangiatore d'anime [The Soul Eater - it]
- Автор: Резник Майкл (Майк) Даймонд
- Год: 1984
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Beata Della Frattina
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il mangiatore d'anime [The Soul Eater - it]». Краткое содержание книги:
— Purtroppo no, signor Lane. Dovete ricordare che a loro non interessava altro che tutto ciò che poteva aver a che fare con l’acqua. Mi è capitato di leggere un rapporto di un loro diario di viaggio, e ne ho tratto le debite conseguenze.
— Quando è successo?
— Vi riferite ai miei studi o a quell’avvistamento?
— All’avvistamento.
— Un milione di anni fa, forse anche più.
— Troppo lontano.
— Perché? — volle sapere Ondine.
— Perché m’interesserebbe sapere quanto impiega a fare il giro completo del suo… diciamo così, pascolo — rispose Lane. — Questo mi indicherebbe dove lo potrei trovare in un determinato momento. Ma un milione d’anni fa è troppo lontano nel tempo. Dev’essere andato e tornato un’infinità di volte da allora. Ma continuate, per favore.
— La seconda menzione attendibile ci viene dagli abitanti di Dorne, un pianeta del sistema di Belore.
— Ma non abbiamo sterminato i Dorne nel corso di una guerra circa duemila anni fa?
— Più o meno, ma qualcuno certamente sopravvisse e ne esistono ancora oggi, sebbene non credo che ne rimangano più di un centinaio.
— E cosa avevano da raccontare sulla Bestia dei Sogni?
— Molte cose — rispose Ondine. — Al punto che pare che ci abbiano costruito sopra la loro civiltà.
— Com’è possibile? — chiese Lane perplesso.
— A quanto pare i Dorne e le Bestie dei Sogni erano nemici mortali… almeno a quanto sostenevano i Dorne.
— Le Bestie? Volete dire che ce n’era più d’una?
— Certamente. Pare che ne esistesse un’intera razza. La storia dei Dorne è confusa, il che è plausibile dopo tanto tempo, ma pare che ci fosse un tempo in cui andavano a caccia di quelle bestie. Forse si trattava di un rito a cui dovevano sottostare i giovani prima di essere dichiarati adulti. A quanto mi è dato sapere i Dorne erano convinti di avere ucciso tutte le bestie, e quando per la prima volta mi sono imbattuta in accenni alla Bestia dei Sogni presso altre civiltà ho pensato che si trattasse di leggende basate sui miti dei Dorne. Ma ci sono stati in seguito troppi avvistamenti da parte di uomini, e la nostra razza non ha mai avuto a che fare che io sappia, con la civiltà Dorne, ragion per cui mi sono convinta che almeno una di quelle bestie è sopravvissuta.
— Di quali armi si servivano? — chiese Lane.
— Chi, i Dorne? Non ne ho la minima idea; non era una cosa che mi interessasse. Comunque, o durante o subito dopo la strage sopravvenne un drastico cambiamento nella civiltà Dorne. Divennero una razza di adoratori della morte. Non della vita dopo la morte, come gli antichi Egizi, ma della morte come fine a se stessa. Credo che sia l’unica civiltà da noi conosciuta che abbia elevato la morte a divinità.
— Bestia dei Sogni è il nome più comune — osservò Lane. — Che origine ha?
— Non lo so di preciso, ma esiste un’antica leggenda secondo la quale una nave terrestre la incontrò alcuni secoli fa, e la bestia trasmise all’equipaggio sogni orribili e incubi tali per cui tutti diventarono pazzi o morirono. Naturalmente si tratta solo di una leggenda alla quale non do il minimo credito — si interruppe per riprender fiato, ma subito dopo riprese: — Dopo secoli in cui la leggenda si è diffusa ed è stata tramandata, la bestia è stata battezzata anche con altri nomi di cui però ignoro l’origine. Non dimenticate, signor Lane, che me ne sono interessata solo marginalmente, e ne so qualcosa solo in rapporto alle civiltà planetarie che sono il mio vero campo di studio.
— Potete aggiungere un altro nome alla lista — disse Lane. — Spazzastelle.
— Spazzastelle — ripeté lei. — Interessante, e anche adatto, no? Mi piace. L’avete inventato voi?
— No. Io non gli dò nessun nome. È stato coniato da un vecchio che poi fu ucciso proprio da quella bestia. Non so neanche come si chiamasse, poveretto. Si faceva chiamare solo Marinaio.
— Mi dispiace. Eravate presente anche voi quando accadde?
— Sì.
— E come mai non ci lasciaste la pelle anche voi, se è lecito saperlo?
— Era molto vecchio e malandato.
— E come morì?
— Pare che quella creatura sia dotata di un sistema difensivo di cui non ho mai visto niente di simile — spiegò Lane, e descrisse fin nei minimi particolari tutto quello che era successo, compresa la morte del Marinaio e il suo secondo incontro con la bestia, omettendo solo le proprie reazioni ad essa.
— Affascinante! — commentò Ondine. — E naturalmente questo dà una spiegazione logica alla leggenda degli spaziali impazziti. Però — aggiunse, — non spiega il culto dei Dorne.
— Già.
— Quali particolari potete fornirmi a proposito della Bestia dei Sogni?
— Ha un diametro di circa sette chilometri, una forma quasi sferica, è priva apparentemente di organi motori, emana una luminosità rosso-arancione, emette una notevole quantità di infrarossi e raggiunge la velocità della luce.
— E, naturalmente, è in linea con quanto dice la Bibbia.
— Scusate, ma non vi seguo.
— Il male si ritorce su chi lo fa — disse Ondine. — Non riesco a immaginare un esempio più calzante dell’antico detto “dente per dente”.
— Può darsi — ammise Lane.
Ondine diede un’occhiata al suo antiquato orologio da polso. — Santo cielo! — esclamò. — Non mi ero accorta che fosse così tardi. Devo scappare, signor Lane. Oggi è il compleanno di una mia nipotina, e non le ho ancora comprato un regalo.
— Quanti nipoti avete? — chiese Lane.
— Undici — rispose lei con orgoglio.
— Comprar regali a tutti dev’essere faticoso.
— A cosa serve una nonna? — ribatté lei ridendo. — E poi, se non fosse per me, i loro compleanni e le vacanze passarebbero del tutto inosservati. — Arricciò il naso all’idea, poi scrisse qualcosa su un foglio di carta che porse a Lane.
— Naturalmente vi farebbe piacere parlare con un Dorne — disse. — Non se la fanno molto con gli uomini, ma questo può servirvi da presentazione per uno che mi ha molto aiutato nelle mie ricerche. Si chiama Vostuvian.
— Grazie — rispose Lane. Guardò il foglio ma non riuscì a decifrare una sola parola.
Ondine stava lavando tazze e teiera mentre lui si avviava alla porta. — Signor Lane! — lo richiamò.
— Sì?
— La nube di polvere deve aver un volume di trilioni e trilioni di chilometri cubi, non è vero?
— Certo.
— Le probabilità che due oggetti, sia pur anche due stelle, possano incontrarsi nel suo interno sono letteralmene astronomiche, no?
— Sì.
— Allora se fossi in voi — concluse lei spolverando la scrivania, — mi chiederei come mai ho già incontrato tre volte la Bestia dei Sogni.
11
Belore era un mondo sporco, arido e polveroso. Qua e là si poteva trovare un po’ d’acqua, ma in quantità appena sufficiente per sopravvivere. Un tempo ce n’era molta di più, a quell’epoca esistevano città ricche di fiorenti commerci e le fertili pianure erano intersecate da strade molto frequentate da gente felice e piena di speranza. Adesso le città dei Dorne erano ridotte a cumuli di rovine, i commerci erano un ricordo lontano, e la popolazione indigena un miserevole resto di quella che un tempo era stata una razza forte e vigorosa.
Lane attraversò un campo inaridito dirigendosi verso una fila di catapecchie di fango, in cui abitavano i Dorne superstiti. I Terrestri avevano costruito in un altro punto del pianeta un ricco centro commerciale, ma i Dorne vivevano appartati, evitando i rapporti con le altre razze.
In una parola, vegetavano in attesa di estinguersi.
Lane vide per la prima volta un Dorne mentre raggiungeva la catapecchia più vicina. Era un maschio, umanoide, alto due metri, incredibilmente scarno, calvo, con due occhi enormi e sporgenti e larghe narici. Le mani erano fomite di quattro dita, e poiché i gomiti erano molto vicini alle spalle e le ginocchia alle caviglie pareva un attaccapanni.