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Il mangiatore d'anime [The Soul Eater - it]

Электронная книга - «Il mangiatore d'anime [The Soul Eater - it]». Краткое содержание книги:

Tra le leggende che si raccontano nei bazar e nelle taverne degli astroporti ce n’è una che riguarda un mostro interstellare detto “il Mangiatore d’Anime” ma chiamato anche in altri modi, come “la Bestia dei Sogni” o “lo Spolveratore dello Spazio” . Gli ingenui non ci credono affatto a questa leggenda, e la gente più seria ci crede solo fino a un certo punto. Ma chi ci tenesse a saperne di più, vada al Tchaka’s Bar di Northpoint, un pianeta verso il centro della Galassia, e chieda di un vecchio ubriacone che chiamano l’Antico Marinaio. Lui una volta l’ha intravisto, il Mangiatore d’Anime.
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E con una sincerità quasi dolorosa, Lane finalmente capì quel che sapeva da mesi, e ne gioì.

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Lane attraversò il “campus”, fermò un paio di studenti per chiedere informazioni e finalmente arrivò al palazzo che cercava.

Salì fino al sesto piano con la scala mobile, scese, percorse un lungo corridoio contando le porte, e quando trovò quella che cercava bussò ed entrò.

Graziosi ninnoli bianchi erano appesi alle finestre e sull’ampia scrivania che campeggiava al centro della stanza era posato un vaso pieno di fiori. E seduta alla scrivania c’era una caricatura talmente esagerata che nessun disegnatore avrebbe mai osato imitarla.

Era una piccola vecchia signora, anzi era la Piccola Vecchia Signora completa di soffici capelli argentei ondulati, guance da cherubino, una ventina di chili di troppo e un sorriso così dolce accattivante che qualsiasi nonna avrebbe dato i denti che le restavano in cambio.

— Sì? — disse alzando la testa. — Cosa posso fare per voi, giovanotto?

Lane sorrise: — Ne è passato del tempo da quando ero un giovanotto, comunque grazie. Cerco Ondine Gillian.

— E l’avete trovata.

— Voi? — esclamò sorpreso Lane. — Non so perché ma non vi immaginavo così.

— È colpa del nome — rispose con una risatina la donna. — Una che si chiama Ondine dovrebbe essere una ninfa del mare con una collana di conchiglie, no?

— No — disse Lane. — Mi aspettavo una signora austera, severa, che avrebbe gettato il mio messaggio nel cestino.

— Un messaggio? Allora dovete essere il signor Lane.

— Esatto. E posso dire che voi non somigliate per niente alla donna fredda e analitica autrice della monografia che ho letto.

— Be’, grazie — rispose lei con gli occhi che brillavano. — Accomodatevi, signor Lane.

Lane chiuse la porta e avvicinò una sedia alla scrivania. Mente lui si sedeva, Ondine gli porse una foto tridimensionale.

— Sei dei miei nipotini — disse con orgoglio. — Me l’ha mandata mio figlio stamattina.

Lane guardò i bambini, nessuno dei quali aveva l’aria angelica della nonna, e fece i complimenti del caso.

— Posso offrirvi una tazza di tè? — chiese Ondine.

— Tè? Non ne bevo da almeno vent’anni… Be’, sì grazie, con piacere.

Non aveva ancora finito di parlare che Ondine era trotterellata alla parete di fondo, aveva fatto scorrere un pannello, preso una teiera di metallo e versato il contenuto in una tazza di porcellana.

— Zucchero? — chiese, mentre lui ne assaggiava un sorso.

— A dir la verità non ricordo.

— Vi consiglierei di no. Fa male ai denti.

— Vi credo sulla parola — rispose Lane bevendo un altro sorso. — È molto buono.

— È ancora meglio col limone. Ne volete?

— No, grazie… Ma non restate in piedi. Sedetevi.

— Sono spiacente — disse Ondine con un sorriso che smentiva l’affermazione. — Qualche volta sono fin troppo premurosa, e tratto anche gli adulti come bambini. So che non dovrei, ma adoro rendermi utile.

— Il che mi porta al motivo della mia visita — disse Lane. — Ho bisogno di aiuto, anche se non in senso materiale.

— Ne sono felice, signor Lane — disse Ondine. — È talmente raro che qualcuno salvo ogni tanto uno studente, salga qui da me. Non voglio essere indiscreta, ma come mai avete pensato a me?

— A quanto ho potuto accertare, voi siete la massima autorità vivente in materia di civiltà antiche non umane in prossimità della nube di polvere cosmica, e a me interessa moltissimo quella zona.

— Ma cosa dite! — esclamò lei arrossendo. — Ho fatto qualche modesta ricerca su alcune civiltà planetarie di quella zona, ma non sono certo la massima autorità in materia, nemmeno, nell’ambito di questa università. Sono solo una vecchia cha ha deciso di non vegetare nell’attesa che figli e nipoti si ricordino ogni tanto di lei.

— Siete troppo modesta.

— E voi troppo gentile — ribatté Ondine sorridendo. — A proposito, l’avete vista?

— Cosa?

— Ma la Bestia dei Sogni, naturalmente! L’avete già vista o avete intenzione di andarla a cercare? È per questo che siete venuto qui, no? — Gli sorrise con dolcezza e gli versò un’altra tazza di tè.

— L’ho vista — disse Lane, ormai convinto che Ondine Gillian non era la nonnetta svampita che sembrava.

— L’avevo immaginato.

— Vorrei sapere tutto quello che potete dirmi in proposito. Fatti, favole, miti, leggende, tradizioni, qualunque cosa. Penserò io a giudicare.

— Perché vi interessa tanto, signor Lane?

— Sono un cacciatore.

— E vorreste uccidere la Bestia dei Sogni?

— Non so. Ora come ora vorrei saperne di più sul suo conto.

— Vi finanzia qualche museo?

— No. Sono indipendente, e poi nessun museo saprebbe cosa farsene, a meno che ci sia qualcuno capace di imbalsamare una palla di energia.

— Dove l’avete visto? — chiese Ondine.

— La prima volta è stato vicino a Pinnipes. Ai margini di un buco nero dirottò e lo persi di vista.

— La prima volta? — L’anziana signora corrugò la fronte, ma subito sfoderò il suo amabile sorriso che, come sospettava Lane, le serviva di copertura perché non voleva far capire quanto fosse intellettualmente formidabile. — L’avete vista ancora?

— Sì. L’ho vista altre due volte.

— Molto interessante… Be’, da dove devo incominciare? Dal principio, immagino. La Bestia dei Sogni è comparsa, in una forma o nell’altra, in nove diverse civiltà della zona. In tutti i casi si tratta di civiltà che avevano sviluppato la loro tecnica fino a disporre di navi interstellari, dal che deduco che non si sia mai avvicinata a un sistema planetario. Volete un biscotto col tè?

— No, grazie.

— State comodo? Volete un cuscino?

— No, no, grazie sto comodissimo. Continuate, per favore.

— Certo — rispose Ondine col suo solito sorriso. — La prima menzione viene dai Lemm, una razza anfibia che viaggiava nello spazio quando l’uomo si arrampicava ancora sugli alberi e mangiava radici, anche se a mio parere l’Australopithecus africanus non sapeva arrampicarsi sugli alberi più di quanto ne sia capace io. Non aveva i piedi adatti, ecco tutto. Le supposizioni sulle sue abilità di arrampicatore sono solo delle gran sciocchezze, non vi pare?

— Non sono esperto in materia — rispose Lane. — Ma perché terminate sempre di parlare con una domanda?

— Scusatemi, è un mio piccolo tic nervoso, dovuto, credo, al tentativo di costringere la gente a star attenta quando parlo. Non avete idea di quanto possa essere efficace quando faccio lezione a una classe di studenti annoiati.

— Tornando ai Lemm… — cercò di ricordarle Lane.

— Ah, sì, i Lemm. Essendo anfibi, come dicevo, a loro interessavano solo i mondi formati in massima parte di acqua, e così capitarono un giorno su Pinnipes II che apparentemente faceva al caso loro. Invece, non so perché, non lo trovarono adatto e ripartirono. Durante il viaggio di ritorno incontrarono un organismo vivente interstellare. Poiché finora non abbiamo ancora scoperta un’altra creatura in grado di vivere nel vuoto, e poiché tutte le leggende e gli avvistamenti, compreso il vostro, sono avvenuti a non molta distanza da Pinnipes, credo che quella creatura fosse la Bestia dei Sogni.

— Hanno lasciato qualche descrizione?

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